giovedì 29 settembre 2011

Valigia Blu e il comma ammazzablog

Dato che proprio in questi giorni si discute in Parlamento la legge sulle intercettazioni, nota anche come "Legge-bavaglio", e dato che in essa è incluso anche il comma 29 per "regolare" la libertà di espressione in Rete, noto anche come "comma ammazzablog", mi pare doveroso aderire all'iniziativa promossa da Valigia Blu, per informare su cosa preveda questo comma e quali conseguenze ci sarebbero per la Rete italiana.
Ecco il post "A Rete unificata", da diffondere:


Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog? 
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione. 

Cosa è la rettifica? 
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi. 

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione? 
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito. 

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata. 

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri. 

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica? 
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso. 

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

martedì 27 settembre 2011

Rimuovere voci dal menu contestuale di Windows

Il menu contestuale è quel menu che appare quando clicchiamo su qualcosa col tasto destro del mouse. Di solito, contiene classiche voci per la gestione dei files, come Apri, Apri con, Taglia, Copia, Incolla, Proprietà, eccetera; le voci specifiche, poi, cambiano a seconda del tipo di file su cui abbiamo cliccato, ma queste compaiono più o meno sempre.
Molti programmi, però, hanno il vizio di aggiungere nuove voci al menu contestuale, per usare le funzioni dei programmi stessi: un esempio è l’antivirus, che aggiungerà una voce Scan with, oppure Controlla con (a seconda della lingua), grazie alla quale potremo fare una rapida scansione di ogni file, con un semplice click. Se questa aggiunta può essere utile, nel caso di un antivirus, in altri casi invece non lo è e finisce solo per allungare a dismisura la lista delle voci del menu. Potremo dunque trovarci con un menu contestuale che elenca tre o quattro voci diverse per Adobe Acrobat, un paio per il nostro programma di conversione (tipo Format Factory), un’altra voce per ogni programma che usiamo per aprire MP3, video e affini, altre voci per i programmi di modifica immagini, e così via. Il risultato è spesso fastidioso, soprattutto perché la maggior parte di quelle voci extra non le useremo mai, oppure solo una volt anella nostra vita.
Per eliminare le voci in eccesso dal menu contestuale, e riportarlo a dimensioni decenti, abbiamo due possibilità: modificare direttamente il registro di sistema, oppure utilizzare un programma che ci permetta di modificarlo indirettamente.

Modificare il registro di sistema

È una scelta che sarebbe meglio non fare, se non sappiamo cosa stiamo facendo: una soluzione riservata a utenti esperti, in altri termini. Se vogliamo modificare il menu contestuale direttamente dal registro di sistema, le voci che ci interessano le troveremo all’interno della cartella HKEY_CLASSES_ROOT, come già accennato nell’articolo sul registro di sistema.
Se provate a guardare al suo interno, troverete parecchie voci, la maggior parte delle quali probabilmente non vi dirà nulla (se siete persone normali). Dovrete cercare in base alla estensione dei files, perché ogni tipo di file possiede un diverso menu contestuale e quindi diverse voci da disabilitare. Non è un lavoro semplice.
Se, per esempio, vogliamo eliminare una voce del menu contestuale che appare per un file con estensione DOC (cioè un normale file di testo di Word), dovremo cercare la cartella chiamata .doc, aprirla e controllare il suo contenuto. A seconda del tipo di voce che vogliamo eliminare, ci sarà una chiave di registro diversa, che dovremo cancellare o, meglio ancora, rinominare (in questo modo, in caso di errori la potremo ripristinare facilmente).
Non è un lavoro che vi consiglio, se non sapete cosa dovete cancellare e come trovarlo.

ShellExView

Se non ce la sentiamo di mettere mano al registro (ed è comprensibile), allora possiamo lasciare che sia un programma apposito a modificarlo per noi. In questo caso, una valida scelta è rappresentata da ShellExView, un programmino gratuito per Windows che si occupa proprio di questo: eseguire una scansione del nostro registro di sistema, raccogliere tutte le voci “extra” aggiunte da programmi che abbiamo installato e presentarli la lista, così da lasciarci scegliere quali vogliamo rimuovere.
Esistono anche molti altri programmi che effettuano lo stesso lavoro, ma ShellExView è una buona scelta, per alcuni motivi. Innanzitutto, è molto piccolo (una cinquantina di KB) e non richiede alcuna installazione, così evitiamo di aggiungere altre sozzerie al nostro computer. Inoltre, è anche gratuito e funziona bene. Se volete alleggerire il menu contestuale, vi conviene almeno fare una prima prova con questo programma; se non sarete soddisfatti, potrete poi tentare con altri.
Il funzionamento è molto semplice. Per prima cosa, lo dobbiamo scaricare (se già non lo abbiamo sul computer): operazione di un secondo o due, viste le ridotte dimensioni. Ci si presenta in una cartella ZIP, il cui contenuto (tre files) possiamo estrarre dove vogliamo. Una volta estratto, basta un doppio click sul file shexview.exe e lanceremo il programma.
È probabile che l’avvio sia un po’ lento, ma è normale: sta solo raccogliendo le informazioni sul nostro registro di sistema e compilando la lista con le voci che potremo disattivare. Quando avrà finito, ci apparirà una finestra come la seguente:

Complicato? Può darsi, per questo ShellExView ci viene in soccorso, evidenziando in rosso le voci che, a suo parere, potremmo voler disattivare: sono tutte voci aggiunte da programmi installati in seguito e che, quindi, non facevano parte del menu iniziale di Windows. Non è detto che le vorremo disattivare tutte, ma è probabile che, tra di loro, ci siano proprio le voci che vogliamo eliminare.
La prima cosa da fare è guardare la colonna “Type”. Dato che vogliamo modificare il menu contestuale, a noi interessa la voce “Context Menu”, che sarebbe appunto il nome del menu contestuale in inglese. Possiamo dunque cliccare su “Type”, in modo che le voci siano ordinate in base al tipo e non all’ordine alfabetico, e procedere alla ricerca del blocco “Context Menu”: saranno tutti assieme, impilati con cura.
A questo punto, guardiamo la colonna di sinistra, “Extension”: lì troviamo il nome del programma a cui è riferita la voce del menu che stiamo esaminando. Se quella voce l’ha aggiunta Adobe Acrobat, per esempio, nella colonna “Extension” leggeremo proprio “Acrobat”, oppure “Adobe Acrobat”. Questo è già un indizio utile, per capire cosa dobbiamo disattivare: se vogliamo appunto togliere dal nostro menu contestuale le voci che si riferiscono a un programma della Adobe, dovremo cercare il suo nome nella colonna di sinistra.
Per disattivare un elemento, basta selezionarlo e poi cliccare il cerchio rosso, in alto a sinistra, oppure premere il tasto F7. Il risultato è lo stesso: l’elemento sarà disattivano. A questo punto, ci conviene fare una prova per verificare che sia l’elemento giusto: clicchiamo su qualche file col tasto destro del mouse e controlliamo se dal menu è scomparsa quella voce. Se è scomparsa, missione compiuta. Se non è scomparsa, dovremo ritentare con una opzione diversa. In caso di problemi, è sempre possibile riattivare qualsiasi voce, selezionandola e cliccando sul cerchio verde, oppure premendo il tasto F8: niente è cancellato e ogni azione può essere subito annullata.
Le voci che abbiamo disattivato non sono state cancellate dal registro di sistema, ma sono ancora lì: soltanto, abbiamo indicato al computer che non le vogliamo vedere nel menu contestuale e lui non ce le mostrerà più. Se vogliamo, adesso che ci siamo fatti una idea più precisa su quale sia la voce da rimuovere, possiamo anche andarla a cercare nel registro di sistema e cancellarla, se siamo proprio ostinati, ma non è necessario, perché comunque non ci infastidirà più.

sabato 24 settembre 2011

Facebook e il protocollo Open Graph

Chiudiamo dunque il discorso sugli aggiornamenti di Facebook con quello che, almeno per adesso, dovrebbe essere l’ultimo capitolo. È un aggiornamento che, almeno nell’immediato, non dovrebbe toccare più di tanto gli utenti normali, ma riguardare soprattutto gli sviluppatori e chiunque “traffichi” dietro le quinte di Facebook. Nell’immediato, appunto. A mano a mano che la novità prenderà piede e si diffonderà, le cose cambieranno anche per gli utenti normali; cambierà il loro modo di rapportarsi a Facebook, di condividere contenuti e di vedere il mondo del social network. O almeno, questo nelle speranze di chi lo ha sviluppato, ma poi sarà tutto da dimostrare.
Stiamo parlando dell’Open Graph.

Ne avevamo già accennato di sfuggita al termine dell’articolo precedente, promettendo di tornare in seguito sull’argomento. Ebbene, questo è il seguito.
Cosa si nasconde, dunque, dietro il nome di Open Graph? Per spiegarlo in modo chiaro, dovremo fare un giro un po’ più lungo. Partiamo dai pulsanti “Mi piace” e “Condividi”, che sicuramente tutti voi conoscerete, per averli visti e usati chissà quante volte.
All’inizio, erano soltanto su Facebook e si potevano usare per esprimere il proprio gradimento verso, e anche per condividere, elementi presenti su Facebook. Poi, il loro raggio di azione si è allargato e adesso li possiamo trovare in varie zone della Rete, all’interno di siti tradizionali, di blog, e di “contenitori” come YouTube, tanto che ormai ci siamo abituati alla loro presenza.
Il protocollo Open Graph promette di cambiare tutto ciò.
Open Graph è un protocollo di comunicazione, ossia un insieme di regole da seguire per stabilire con successo una connessione, che permetterà di (o almeno promette di) estendere il campo di azione di Facebook all’intera Rete, potenzialmente. Utilizzando Open Graph, infatti, chi progetta o gestisce pagine web, siti e quant’altro potrà “fondere” la propria pagina con le pagine di Facebook: qualunque cosa potrà essere condivisa su Facebook con un semplice click e con pulsanti personalizzati, in base al tipo di elemento che condividiamo. Vediamo però di spiegare meglio come funziona.
Open Graph può essere immaginato come una officina, o una fabbrica, che Facebook mette a disposizione di ogni sviluppatore di siti, applicazioni o altro. Gli strumenti contenuti in questa officina sono soprattutto una serie di tag, ossia brevi porzioni di codice da aggiungere a una pagina web, a un’applicazione e così via. Se noi aggiungiamo uno di questi tag alla nostra pagina web (che sia un sito, un blog, o altro), la nostra pagina si comporterà come se fosse una pagina di Facebook stesso. Col termine pagina, mi riferisco alle pagine Fan, sia chiaro.
Cosa significa che si comporterà come una pagina di Facebook? Significa che se, per esempio, aggiungiamo un semplice pulsante “Mi piace” a una pagina del nostro sito, un utente potrà cliccarlo e condividerlo su Facebook. In Bacheca? Anche, ma soprattutto quella pagina potrà apparire tra gli “Interessi” di un utente, nel suo profilo, e potrà anche apparire nelle ricerche su Facebook, come succede per qualsiasi pagina Fan creata su Facebook (e attenzione: la nostra pagina, in questo caso, è una pagina del sito che abbiamo creato per i fatti nostri, fuori da Facebook). Ovviamente, apparirà anche nel suo Ticker e potrà essere inclusa nella sua Timeline.

Il tasto “Mi piace” non è l’unica cosa che Open Graph ci mette a disposizione. Al contrario, è il meno che ci sia. Con Open Graph, infatti, sarà possibile creare tag per qualsiasi tipo di attività e per qualsiasi “oggetto” condivisibile, dove per “oggetto” intendiamo sia cose, sia eventi del mondo reale: film, libri, spettacoli, partite, locali, personaggi famosi, eccetera. Per ogni cosa (o quasi, ma la lista è abbastanza lunga e compelta) sarà possibile sviluppare un tipo di condivisione perosnalizzato e adatto al nostro elemento.
Potremo dunque creare un pulsante “Leggi”, per condividere un libro (al posto del vecchio “Mi piace”), oppure un pulsante “Ascolta” per una canzone, un pulsante “Guarda” per un video, e così via. Questo significa che, una volta implementato Open Graph all’interno di un sito internet, potremo cliccare sul pulsante “Leggi” in un articolo di quel sito, per condividerlo coi nostri contatti. Potremo anche cliccare sul tasto “Guarda”, per segnalare ai nostri amici il video che stiamo guardando. Tutto ciò si può già ottenere in parte col tasto “Mi piace”, certo, ma Open Graph permetterà sia una maggiore personalizzazione dei pulsanti (e del loro funzionamento), sia anche una integrazione migliore con la pagina o l’elemento da condividere.
Per capire meglio come funzioni, potete anche guardare il seguente video di presentazione, su YouTube.
Potete trovare facilmente anche i dettagli tecnici sul funzionamento di Open Graph e su come inserirlo in un sito, ma direi che è meglio non addentrarci troppo in discorsi tecnici: lunghe liste di codice possono risultare indigeste a molti, soprattutto a chi non capisce di cosa si stia parlando.

Oltre a tutto ciò, Open Graph permette anche di inviare aggiornamenti agli utenti che hanno cliccato un pulsante sulla nostra pagina, in un sito esterno a Facebook, esattamente come è possibile farlo con una pagina Fan, e il sistema sarà estremamente semplice: si potrà inviare aggiornamenti a tutti gli utenti nello stesso modo in cui scriviamo i messaggi personali di stato. Per cui, la rivoluzione di Open Graph può essere così riassunta: ogni sito esterno a Facebook potrà essere trasformato in una pagina Fan di Facebook stesso. Il sito rimarrà esterno a Facebook e rimarrà autonomo, ma gli utenti potranno utilizzarlo e condividerlo come se fosse una pagina Fan. Se avete un sito personale, o un blog, non ci sarà dunque più bisogno di creare una pagina Fan del vostro sito, perché il vostro sito stesso potrà comportarsi come una pagina Fan, sviluppando e inserendo i pulsanti forniti da Open Graph.
Al momento, Open Graph è in fase beta, ossia in fase di rodaggio: è già stato presentato ed è già possibile provarlo, se siete sviluppatori, ma ci vorrà ancora un certo tempo prima che entri a regime e si diffonda ovunque. Potete comunque tenervi pronti a salutare il semplice pulsante “Mi piace” e accogliere i suoi fratellini che arriveranno... e saranno ovunque.

venerdì 23 settembre 2011

Facebook: Timeline, Ticker e altre novità

Ed eccoci di nuovo a parlare di Facebook, come se in questi ultimi giorni non lo avessimo mai fatto. Sta diventando un appuntamento piuttosto noioso e, sinceramente, avrei preferito parlare di altro, ma tant’è: di recente, Facebook sta sfornando novità come se non ci fosse un domani e giusto ieri sera abbiamo assistito alla presentazione di un’altra novità, ben più grande delle precedenti. Credo dunque sia inevitabile doverne parlare.
Avete brontolato davanti alle nuove impostazioni della privacy? Vi sono piaciute le nuove liste di amici? Avete apprezzato la possibilità di scegliere su cosa essere aggiornati e cosa invece ignorare, tra tutto ciò che i vostri amici pubblicano? Bene, erano soltanto contentini, piccole toppe appiccicate qui e là sulla struttura di Facebook. Le modifiche che entreranno in vigore anche in Italia nei prossimi giorni, e che sono già in parte disponibili se utilizzate Facebook in inglese, si collocano su un piano completamente diverso. Non sono leggere correzioni di rotta, come le precedenti, ma una modifica molto più profonda della struttura stessa di Facebook. In meglio? In peggio? Lo deciderete voi.
Per chiunque fosse interessato, qui è possibile rivedere il video della presentazione di queste novità.
Non so perché dovreste volerlo vedere o rivedere, ma questo è un altro discorso.

La Timeline

Prima grossa novità: il profilo cambia. E cambia parecchio.
Al di là delle modifiche grafiche, come l’immagine del profilo allargata o altri ritocchi allo header (ossia alla parte più alta della pagina), ciò che cambia davvero è l’introduzione della Timeline.
Cos’è la Timeline? In pratica, è una barra a scorrimento, che dovrebbe raccontare la nostra vita, in ordine cronologico, anno dopo anno. Da un certo punto di vista, si ricollega alla funzione “Storie da ricordare”, introdotta mesi fa e che serviva a ripescare, casualmente, alcuni stati e messaggi da noi pubblicati tempo prima, ma nel caso della Timeline la struttura è molto diversa. Intanto, saremo noi a decidere cosa metterci e cosa non metterci e potrà funzionare come una rapida carrellata di episodi e immagini, attraverso i quali raccontare noi stessi. Inoltre, non apparirà soltanto a noi, ma anche a chi visiterà il nostro profilo, ossia principalmente gli amici (se non abbiamo un profilo aperto a tutto il mondo, ma questo sarebbe meglio evitarlo).
A che serve? Dipende dai punti di vista. In concreto a nulla, perché è un abbellimento grafico della nostra pagina di profilo: non aggiunge funzioni speciali o effetti incredibili. Da un altro punto di vista, però, è un modo per raccogliere e ricordare tutto ciò che abbiamo pubblicato su Facebook nel corso degli anni, rivolto sia a noi (che potremo così vivere l’esperienza di rivedere la nostra vita in un colpo solo, come se fossimo in punto di morte), sia anche ai nostri amici, che potranno vedere o rivedere eventi da noi ritenuti importanti, e che potrebbero aver coinvolto anche loro.
Insomma, è fondamentalmente un elemento coreografico. Se vi piace l’idea di costruire la vostra vita digitale e presentarla come un film, allora la Timeline vi piacerà. Se non ve ne frega niente, o se non volete usare il vostro materiale (già pubblicato su Facebook) per creare la vostra autobiografia, allora è probabile che la odierete.
Unita alla Timeline, arriverà anche uno “Activity Log” (vedremo poi che nome useranno in italiano), in cui sarà raccolto tutto ciò che abbiamo pubblicato su Facebook, fin dal giorno della nostra iscrizione. Un ripostiglio o una soffitta, insomma.

Se vogliamo inserire qualcosa nella Timeline, basterà cliccare sull’elemento che ci interessa e aggiungerlo, ripescandolo dallo sgabuzzino dell’Activity Log. Troveremo anche alcune opzioni per decidere chi potrà vedere quell’elemento e così via. Ne vedete un esempio anche nella foto qui sopra, sebbene sia in inglese.

Ticker

Come già accennato in precedenza, e come apparso tempo fa in alcuni profili per pochi minuti, una novità che riguarda invece la Home è l’introduzione del Ticker.
Il Ticker è un riquadro che troveremo in alto a destra e che ci aggiornerà in tempo reale su ciò che i nostri amici fanno. Più o meno come già succede nei giochi di Facebook, per intenderci: se ne avete mai provato uno, di recente, allora avrete anche visto la colonna di destra, con le notizie su Tizio che gioca a X e Caio che gioca a Y. Il Ticker sarà qualcosa di simile, nella sua versione finale, ma riguarderà ogni attività degli amici, non solo i giochi.
In pratica, il Ticker sarà un “concentrato” della nostra normale Home, con la funzione di aggiornamento continuo (non servirà cliccare F5 o saltellare tra Home e Profilo, per vedere le novità) e con la possibilità di intervenire subito in discussioni, aggiornamenti o altro: basta cliccare la notizia apparsa nel Ticker per “aprirla”, ossia per espandere la notizia ed eventualmente commentare o altro.
Gli aggiornamenti del Ticker seguono le stesse regole di quelli che appaiono in Home, perché sono di fatto un concentrato di quelli. Se un amico ha deciso di non condividere gli aggiornamenti su una particolare sua attività, non li vedrete neppure nel Ticker, e gli aggiornamenti che voi avete deciso di nascondere non appariranno sui Ticker dei vostri amici. Funziona come la Home, per l’appunto, e le opzioni per scegliere quali aggiornamenti ricevere dai nostri amici servivano anche per meglio calibrare questa novità. Vi appariranno ovviamente anche tutti gli aggiornamenti pubblici dei profili a cui vi siete iscritti.
In breve, non dovrebbe causare troppi problemi, a parte qualche possibile brontolio legato alla grafica, perché il Ticker è solo un altro modo di organizzare le stesse cose che abbiamo sulla Home. Nessuna reale novità, solo un cambio di struttura.

Nuove notizie in alto

Sempre per tenerci aggiornati su cosa facciano i nostri amici, è stata introdotta una nuova modifica al newsfeed, ossia alla “rassegna stampa” di Facebook: in altri termini, la lista di tutte le novità che ci troviamo nella Home, quando ci colleghiamo.
Per non ritrovarci sommersi da decine di aggiornamenti inutili o poco interessanti, e rischiare così di perdere le notizie che invece sono importanti, ecco che è stato introdotto questo cambiamento. Al nostro accesso, nella parte alta della Home troveremo una rassegna più o meno lunga delle notizie considerate più importanti: le Top Stories. Saranno nella parte più alta della Home, marchiate con un angolino blu, e le potremo espandere con un click: in questo modo, potremo leggere le novità più importanti, prima di passare a far scorrere la Home, in cerca delle cose meno importanti.
Ovviamente, il metro di giudizio per considerare “importante” o meno una notizia è dettato dagli algoritmi di Facebook, per cui potrebbe non essere sempre così preciso.

Addio al “Mi piace”?

Non proprio. Il pulsante resterà, per adesso, ma prepariamoci a cambiamenti nel modo in cui lo useremo: dovrebbe diventare più specializzato. Per citare Zuckerberg stesso,
“You don’t have to like a book, you can just read a book”.
Ma questo lo vedremo semmai più avanti.
Intanto, un primo cambiamento coinvolgerà il pulsante di condivisione (“Condividi”, oppure “Share”, a seconda della lingua che usate). Questo cambiamento va sotto il nome di “Open Graph”, un intero capitolo di cui, semmai, parleremo la prossima volta, perché ci condurrà in un mondo di cambiamenti molto più grandi di quelli visti prima.
Sarebbe troppo lungo e ho già scritto anche troppo, per adesso... anche perché ormai Facebook mi comincia a uscire dalle orecchie, a forza di parlarne.

martedì 20 settembre 2011

Nuove liste amici su Facebook


Dopo aver parlato delle modifiche alla ricezione degli aggiornamenti, e della possibilità di sottoscrivere il profilo di qualcuno che non è nostro amico, parleremo oggi della seconda novità di Facebook, appena arrivata: il cambiamento nelle liste di amici.
Le liste di amici le conosciamo già e ne ho già parlato in un precedente articolo, durante lo scorso inverno. Adesso, forse anche per completare quanto già fatto con la modifica delle impostazioni sulla privacy, Facebook ha revisionato il concetto e la struttura delle liste, introducendo anche nuovi tipi di liste, che andranno ad aggiungersi a quelle create da noi. Ma vediamo nei dettagli cosa cambierà.

Il nuovo criterio attorno a cui sono costruite le liste di Facebook vuole (o vorrebbe) rispondere al meglio all’esigenza che è alla base delle liste stesse: separare i diversi campi della vita e delle attività di una persona, distinguendo ad esempio fra il settore provato e quello lavorativo, tra gli amici di scuola e quelli di un’attività sportiva, e così via. Per rafforzare questa suddivisione, e permettere di condividere ciò che vogliamo con chi vogliamo (in teoria), sono state introdotte tre grandi categorie, in cui possiamo distribuire almeno una parte dei nostri amici.

Amici più stretti – come suggerisce il nome stesso, è una lista in cui possiamo mettere tutti i nostri contatti che consideriamo amici più stretti e con cui vogliamo condividere più informazioni. In questo modo, potremo raggruppare tutti i contatti a cui siamo più interessati e fare in modo che quanto condividono non vada disperso in mezzo alla montagna di aggiornamenti: le notizie su di loro avranno la priorità. Detta in modo molto semplice: amici di serie A.
Conoscenti – un gradino più in basso rispetto alla lista precedente. In questa lista, possiamo mettere tutte le persone che conosciamo, ma che ci interessano un po’ meno, o con cui siamo meno in contatto. I loro aggiornamenti non avranno la priorità, a meno che non si tratti di aggiornamenti importanti (secondo il metro di importanza dei programmatori di Facebook). In modo altrettanto semplice, sono amici di serie B.
Con restrizioni – questa è la lista dei rompiscatole, diciamolo pure. Gli “amici” inseriti in questa lista potranno vedere soltanto i post che abbiamo impostato come “Pubblici”, usando lo strumento di selezione del pubblico. In pratica, il posto giusto in cui inserire la gente che non vogliamo proprio eliminare, ma che preferiamo tenere ben fuori dai nostri affari.

Accanto a questi tre grandi raggruppamenti, in cui noi possiamo inserire chi vogliamo, sono arrivate poi alcune liste, create in automatico da Facebook: sono le cosiddette “liste intelligenti”, anche se è tutto da dimostrare che siano poi così intelligenti. Queste liste sono state create raggruppando alcuni nostri amici in base a criteri quali la vicinanza geografica, la scuola frequentata, il posto di lavoro e l’appartenenza alla famiglia. Troveremo così una lista intelligente che raggruppa tutti i colleghi di lavoro che abbiamo tra gli amici, un’altra che raccoglie tutti gli amici che abitano nella nostra città o in un’area di tot chilometri da noi, un’altra che raccoglie i membri della nostra famiglia e così via.
Sono liste automatiche, create con l’intenzione di facilitare i contatti e rendere più veloce la scelta di amici o la condivisione di notizie tra piccoli gruppi (soprattutto in ambito scolastico o lavorativo) e la loro precisione è molto relativa: sono precise tanto quanto lo sono gli algoritmi usati da Facebook per crearle. Possiamo comunque togliere o aggiungere amici a ognuna di queste liste intelligenti, se vogliamo renderle più precise e utilizzarle.
Ovviamente, possiamo continuare a creare nuove liste e a usare le liste che avevamo creato in precedenza: nessuno le ha toccate e nessuno ce lo impedirà, proprio come possiamo ignorare questa modifica di Facebook, se non ci piace.

Per vedere solo gli aggiornamenti degli amici inseriti in una determinata lista, possiamo guardare nella colonna di sinistra della nostra Home, dove troveremo la voce “Liste” e un elenco delle liste che abbiamo creato. Cliccando sul nome di una lista, ci appariranno solo le novità pubblicate dagli amici inclusi in quella lista.
Il ricorso alle liste, poi, diventa molto più utile in congiunzione con le nuove impostazioni di privacy. Lo strumento di selezione del pubblico, ossia quell’icona che compare accanto al pulsante “Pubblica” in ogni nostro post, è stato rivisitato per adeguarlo alle nuove liste. In questo modo, quando pubblichiamo qualcosa, possiamo scegliere direttamente la lista di amici che lo vedrà, senza tanti clic e senza passare per “personalizzazioni” varie. Cliccandolo, infatti, ci apparirà l’elenco delle nostre liste e potremo scegliere quella con cui vogliamo condividere quell’elemento; le altre non lo vedranno. Funzionerà così:
Logicamente, possiamo continuare a pubblicare elementi per tutti i nostri amici, proprio come oggi; se però vogliamo condividere qualcosa con un gruppo più ristretto, possiamo farlo in modo più rapido ricorrendo alle liste e allo strumento di selezione del pubblico.
Su questo punto, però, è bene fare una ultima precisazione. Quando condividiamo un elemento con una lista, gli amici che abbiamo inserito nella lista non vedranno il nome della lista: non sapranno, dunque, se li abbiamo messi nella lista dei migliori amici, dei colleghi di lavoro, oppure nella lista dei rompiscatole. Vedranno, però, i nomi delle altre persone con cui abbiamo condiviso l’elemento. In questo modo, secondo le teorie di chi lo ha programmato, sapranno di essere in un gruppo ristretto e si sentiranno più liberi di comunicare, senza il timore che chiunque possa leggere ciò che dicono. Se poi sarà davvero così, lo scopriremo... ma posso già immaginare le lamentele.

lunedì 19 settembre 2011

Nuovi aggiornamenti degli Amici su Facebook

Come forse alcuni di voi avranno già notato, è di nuovo tempo di novità su Facebook.
Dopo le modifiche alle impostazioni sulla privacy e i relativi cambiamenti nel profilo, per adattarsi al nuovo, famigerato “strumenti di selezione del pubblico”, adesso è la volta degli amici. Per essere più precisi, è la volta degli aggiornamenti che riceviamo dagli amici, nonché delle liste stesse, che sono state sottoposte a un pesante rinnovamento e ci appariranno con un look nuovo. Vediamo nei dettagli cosa cambierà.

Aggiornamenti

Avete presente le notifiche che arrivano ogni volta che un amico fa qualcosa, o i vari messaggi di “a X piace Y”, “X è stato taggato nella foto Y” e così via? Bene, parliamo proprio di questi aggiornamenti, che tappezzano la home di ciascuno.
Un primo cambiamento è la possibilità di ricevere gli aggiornamenti anche da persone che non sono nostri amici, purché queste persone abbiano abilitato la nuova opzione. Possiamo dunque “sottoscrivere” il profilo di una persona, che sia nostro amico oppure no, e nella home riceveremo gli aggiornamenti di quella persona: cosa fa, cosa dice, cosa pubblica. Un ottimo sistema per le comari e la gente che ama farsi gli affari altrui, spiando dal balcone di casa.
Come fare? Semplice! Nel profilo di chi ha autorizzato questa novità, troveremo un pulsante “Ricevi gli aggiornamenti”. Cliccandolo, sottoscriveremo quel profilo e saremo aggiornati su tutto ciò che la determinata persona fa e dice. Attenzione, però! Potremo ricevere soltanto gli aggiornamenti impostati come “pubblici” da quella persona, se non è nostra amica. Questa opzione è infatti stata pensata soprattutto per sottoscrivere i profili di personaggi famosi o comunque pubblici, aggirando così il limite dei 5000 amici per un profilo personale. Non potremo avere accesso alle sue informazioni private, ma potremo comunque essere informati su tutto ciò che vorrà rendere pubblico. Sì, lo so che “assomiglia” a Twitter, ma questo è un altro paio di maniche...
Naturalmente, questo potrebbe causare una valanga di notifiche inutili e noiose, se abbiamo troppi amici o troppe persone sottoscritte. Per risolvere almeno in parte il problema, è arrivato un nuovo strumento per decidere quale tipo di aggiornamenti vogliamo ricevere. Quando sottoscriviamo il profilo di una persona, cliccando “Ricevi gli aggiornamenti”, avremo anche la possibilità di impostare il tipo di aggiornamenti, attraverso un menu di questo tipo:

L’impostazione di default è “La maggior parte degli aggiornamenti”, che in pratica sono quelli che riceviamo normalmente dai nostri amici. Possiamo però cambiarla, a seconda dei nostri interessi.
Tutti gli aggiornamenti – saremo aggiornati su TUTTO ciò che pubblica o fa quella determinata persona. Tutto, anche le notifiche più stupide.
La maggior parte degli aggiornamenti – è l’opzione che è attiva adesso e ci permette di ricevere tutto ciò che abbiamo ricevuto finora.
Solo aggiornamenti importanti – per ricevere solo gli aggiornamenti ritenuti di una certa importanza, qualunque sia il concetto di “importante” per chi ha programmato questa funzione di face book.

A ogni modo, appena più in basso abbiamo la lista degli argomenti di notifica e potremo togliere il segno di spunta a tutti quelli che non ci interessano. Se non vogliamo ricevere gli aggiornamenti sui giochi di quella persona, basterà togliere la spunta alla voce “Giochi”, e così via.
Questo si applica sia ai nuovi amici, sia ai profili che abbiamo sottoscritto, sia anche agli amici che abbiamo già (se abbiamo amici, ovvio). Entrando nella pagina di un nostro amici, infatti, vedremo in alto a destra questa barra:
Il pulsante “Ricezione aggiornamenti attivata” ci permetterà di cambiare le impostazioni per gli aggiornamenti che riceveremo da quell’amico, secondo quanto ho detto sopra. Tra l'altro, pare che adesso la scritta sia diventata "Aggiornamenti attivati", forse per mantenere una grafica più compatta.

Come attivare la funzione per rendere pubblici i nostri aggiornamenti “pubblici”? Beh, se ci sentiamo un po’ delle piccole star di Facebook, se siamo esibizionisti o se ci piace genericamente far sapere i fatti nostri a tutto il mondo (o anche tenere comizi sul Web), possiamo attivare la funzione da questa pagina. 
Clicchiamo sul tasto verde “Consenti aggiornamenti”, che troviamo in alto a desta, e sul nostro profilo apparirà il pulsante “Ricevi gli aggiornamenti”. In questo modo, chi vorrà, potrà cliccarlo e sottoscrivere il nostro profilo, per ricevere SOLO gli aggiornamenti che avremo impostato come “pubblici”, usando gli strumenti della privacy.
In alternativa, per chi lo ha già, si può cliccare il pulsante "Aggiornamenti", che troviamo nella colonna di sinistra del nostro profilo, subito sotto gli "Amici".

Nella prossima puntata, parleremo anche delle novità per le Liste di Amici.

File JAR e file JAD


Un file JAR è un archivio compresso, usato in ambiente di sviluppo Java, per racchiudere e distribuire programmi creati con quel linguaggio di programmazione. Un JAR contiene tutti i “pezzi” da cui il programma è composto, ossia una serie di files con estensione .CLASS, un file di testo coi dati necessari per avviare il programma ed eventuali altre risorse (immagini, suoni, eccetera). Tutto questo, però, ha una importanza relativa per un normale utente, che vuole solo sapere come usare un file JAR appena scaricato. Vediamo dunque come usarlo.
Un JAR è, di fatto, una cartella ZIP con un nome diverso e può essere trattato come qualsiasi altra cartella compressa. Possiamo aprirlo con un programma come WinRAR, per esempio, o qualsiasi altro programma che ci permetta di aprire archivi compressi, ma è una operazione che ci servirà a poco, perché ci ritroveremo con una caterva di files che non capiremo, dato che non sono stati pensati per essere letti da un essere umano, ma dalla Java Virtual Machine del nostro computer.
Esistono due tipo di JAR: eseguibili e non eseguibili. Un JAR eseguibile è un JAR che è stato realizzato in modo da poter essere avviato come qualsiasi altro programma: un doppio clic e il programma partirà, proprio come se fosse un file EXE (su un sistema Windows, ovviamente). Un JAR non eseguibile, invece, è di solito un archivio di classi che possono essere utilizzate come libreria all’interno di un altro programma: questo tipo di JAR interessa solo i programmatori.
Come distinguerli? Non li distinguete, guardando solo l’icona. Un metodo molto semplice, e molto empirico, consiste nel fare un doppio clic: se si aprono, sono eseguibili; se vi danno un messaggio di errore, sono non eseguibili.
Perché un JAR eseguibile funzioni, però, sono necessarie due condizioni: dobbiamo aver installato il Java sul nostro computer e dobbiamo averlo impostato correttamente. Queste due condizioni possono coincidere, ma non sempre. A volte il Java è installato, ma non è stato impostato il suo percorso di apertura e così il doppio clic non funzionerà.
Installare il Java non è un problema. In molti casi, lo avrete già sul vostro computer, anche se non lo sapete, ma è possibile che non sia molto aggiornato. Per scoprirlo, basta visitare il sito Java.com ed effettuare il rapido test che viene proposto: ci sarà dire se abbiamo il Java e se è aggiornato. Tra le altre cose, la pagina e le spiegazioni sono in italiano, per cui non dovrebbero dare problemi. Se poi scopriamo che il Java non è installato o non è aggiornato, possiamo provvedere direttamente da quella pagina: il Java è gratuito e installarlo non vi costerà nulla, se non il tempo necessario per il procedimento.
Se invece abbiamo il Java, ma non è stato impostato il percorso di apertura (e quindi i JAR non si aprono con un doppio clic). Possiamo provvedere noi stessi e non mancano le guide di ogni tipo, come ad esempio questa.

Un file JAD, invece, è un parente molto stretto di un comune JAR eseguibile ed è, in pratica, la versione per cellulari di un JAR. I programmi in Java, come forse sapete, possono funzionare molto bene anche sui cellulari, purché il cellulare in questione disponga di un supporto per il Java. La maggior parte dei giochi è in Java, per intenderci, per cui avrete quasi sicuramente già provato almeno un programma in Java, anche senza saperlo.
Un programma in Java per cellulare è dunque composto da due parti: un archivio JAR non eseguibile e un piccolo file, chiamato appunto JAD. Le due parti devono sempre essere insieme, se vogliamo che il programma funzioni; se abbiamo il JAR da solo, ce ne faremo ben poco. Questo avviene per un motivo molto semplice. Il JAR contiene sì tutto ciò che compone di fatto il gioco, o il programma, ma manca delle informazioni necessarie al sistema operativo per trovare questi elementi e utilizzarli. Le informazioni in questione sono racchiuse nel file JAD.
Ecco la differenza principale tra un programma per computer e uno per cellulari, almeno per quanto riguarda il Java. Nella versione per computer, tutte le informazioni sono inserite in un piccolo file di testo, chiamato MANIFEST, che è incluso nel JAR stesso. Nella versione per cellulari, il JAR non contiene questo file, il quale invece è all’esterno e ha una estensione JAD. Tutto qui. È dunque possibile, almeno teoricamente, trasformare un qualsiasi JAR eseguibile nella corrispondente versione per cellulari, estraendo e modificando il file MANIFEST, ma non è detto che funzioni sempre. Molti programmi, infatti, sono ottimizzati o per l’uso su un computer, o per l’uso su un cellulare, e non è detto che si adattino a entrambi gli ambienti.
A ogni modo, per chiunque fosse interessato, qui è possibile trovare una spiegazione su come effettuare il passaggio da JAR a JAD:

venerdì 16 settembre 2011

Il file ISO e le immagini di disco


Chi si dedica con una certa frequenza alla rete P2P (eMule, Torrent...) e ad altri sistemi di condivisione files, leciti o meno che siano, si sarà probabilmente imbattuto più di una volta in files con l’estensione .ISO, soprattutto cercando di scaricare videogiochi o prodotti analoghi. Un file ISO, infatti, è forse il sistema migliore per condividere il contenuto di un CD-ROM o di un DVD, sia per la fedeltà all’originale, sia anche perché può risolvere diversi problemi di compatibilità. Ma vediamo cosa sia un file ISO.
Un file ISO (ossia un file con estensione .ISO) è l’immagine di un disco, il che probabilmente non vi dirà molto, se non sapete cosa sia una immagine disco. Procediamo dunque con ordine.

Una immagine disco è un file, la cui particolarità è quella di essere una copia esatta del contenuto di un DVD o di un CD-ROM, ma anche di un disco fisso, o di una chiavetta USB: la copia esatta del contenuto di un qualsiasi supporto su cui sia possibile registrare e salvare dati, insomma. Possiamo pensarlo come un calco, che riflette tutti i dettagli dell’originale, piuttosto che come una fotocopia. Questa immagine è creata copiando tutto il contenuto del supporto originale, settore per settore, in un file esterno, il file immagine: alla fine del procedimento, questo file conterrà tutto ciò che c’era nel supporto originale, nello stesso ordine in cui compariva nell’originale.
Ciò che distingue un file immagine da una comune copia di un file è che il file immagine, così come è, non può essere utilizzato direttamente. Il suo scopo principale è, infatti, quello di servire per duplicare il supporto originale: una volta che abbiamo ottenuto il file immagine di un DVD, per esempio, potremo masterizzarlo su un altro DVD e ottenere così un risultato identico all’originale. In pratica, un file immagine di un DVD può servire come uno stampino per produrre tutte le copie che voglio del DVD da cui è stato prodotto.
Un altro uso comune dei file immagine è quello di fornire un backup per un computer: possiamo creare una immagine del nostro disco fisso, salvarla da qualche parte e poi utilizzarla per ripristinare tutto il contenuto del disco fisso, in caso di “incidenti di percorso”, come formattazioni, virus o altro. I primi files immagine nacquero proprio con questo scopo, nei tempi ormai perduti del floppy disk, ma questa è un’altra storia e al momento non ci interessa. Pensiamo al file immagine come è oggi.
Come abbiamo detto, un file immagine non si può aprire direttamente, ma va “copiato” su un altro supporto dello stesso tipo dell’originale, per averne una copia identica e funzionante. Esiste però un modo per utilizzare un file immagine anche senza dover per forza masterizzare un DVD, o un CD-Rom, o simili: si tratta di utilizzare un disco virtuale. In altri termini, lo apriamo con un programma che simula all’interno del nostro computer un supporto del tipo richiesto: il file immagine sarà “copiato” sul supporto virtuale e potremo così avviarlo, come se fosse ad esempio un DVD vero.
Detto questo, vediamo di tornare adesso ai file ISO, da cui eravamo partiti.

Lo ISO è uno dei formati in cui normalmente si trova un file immagine; non è l’unico formato, ma è forse il più diffuso, al momento. È anche uno dei pochi, se non l’unico, a non essere un formato proprietario, ossia a non appartenere a un programma o a un’azienda in particolare: questo lo rende ancora più semplice da distribuire, proprio perché non è legato a un prodotto in particolare.
Come ogni altro tipo di file immagine, può essere masterizzato con facilità sul supporto richiesto, sia esso un DVD o un CD-ROM, e la maggior parte dei sistemi operativi, attualmente, è in grado di utilizzarlo in questo modo, ossia copiandolo su un supporto fisico. È a tutti gli effetti una vera copia digitale del supporto originale, qualunque fosse la natura del supporto, e questa è una delle caratteristiche che ne hanno favorito al diffusione come “mezzo” per la condivisione di CD-ROM, DVD e altro. come ho detto all’inizio, i videogiochi che scaricherete dal circuito P2P saranno in gran parte in questo formato.
Come gli altri tipi di file immagine, anche lo ISO può essere utilizzato tramite un emulatore, senza bisogno di masterizzazioni varie. In questo caso, l’emulatore creerà un lettore CD (o un lettore DVD) virtuale, su cui sarà possibile caricare e avviare il nostro ISO. Un sistema operativo di tipo UNIX/Linux ha questa opzione già presente di default e può avviare qualsiasi ISO senza problemi, mentre i sistemi operativi di tipo Windows hanno bisogno di un programma apposito, un emulatore che permetta di simulare il disco virtuale. Ne esistono di vari tipi, gratuito o a pagamento, ma i più diffusi sono Daemon Tools e Alcohol 120% (versioni a pagamento), oppure Daemon Tools Lite e Alcohol 52% (versioni gratuite): se avete scaricato un file ISO e non sapete come aprirlo, vi basterà nella maggior parte dei casi la versione gratuita di questi programmi. Ovviamente, nulla vi vieta di masterizzare il file ISO, risolvendo ogni problema di dischi virtuali o altro.
In casi disperati, è anche possibile aprire un file ISO utilizzando un normale programma di compressione/decompressione, come ad esempio WinRAR: un file ISO può essere considerato un archivio, volendo, e un programma di decompressione potrebbe estrarne il contenuto. Non è però un sistema da consigliare, perché si perderebbero vari elementi dello ISO: meglio aprirlo con un disco virtuale, se possibile.
Una cosa che NON si può fare con un file ISO è creare l’immagine di un CD audio. Possiamo usarlo benissimo coi CD-ROM, coi DVD e ogni altra cosa, ma i CD audio sono strutturati in modo diverso e non compatibile coi procedimenti di creazione di un file immagine.

Come ultima nota sui files immagine, possiamo anche aggiungere che i files DMG, molto comuni a chi traffica coi sistemi operativi Macintosh, sono di fatto files immagine, che sono “montati” dal sistema operativo prima di essere lanciati. È superfluo specificare che il formato DMG è un formato proprietario, a differenza dello ISO, e utilizzabile soltanto su computer Macintosh...

sabato 10 settembre 2011

Cosa sono i bot

In campo informatico, con il termine bot si indica un’ampia categoria di programmi, in forme e scopi differenti, sono utilizzati per svolgere automaticamente attività troppo faticose, o troppo noiose, per gli esseri umani. Il loro impiego più frequente si trova proprio nella Rete internet, dove svolgono lavori che sono sia semplici, sia ripetitivi: il più tipico è l’indicizzazione dei siti e dei loro contenuti, che consiste in pratica nel saltellare da una pagina all’altra, seguendo i link interni, e copiare tutto il suo contenuto, per catalogarlo nell'archivio di un motore di ricerca. Lo stesso termine bot, tra l’altro, deriva proprio dal campo in cui sono più spesso utilizzati, ossia la Rete: è una abbreviazione di web robots, il cui significato dovrebbe essere abbastanza chiaro.
Ah, una precisazione: un bot non è necessariamente un software vero e proprio, cioè un programma completo e indipendente. Molto spesso, anzi, i bot sono semplici script, ossia piccole porzioni di codice, programmate per svolgere un solo compito o poco più e ripeterlo potenzialmente all’infinito.
Come succede per qualsiasi strumento, anche i bot possono essere utilizzati sia in modo utile, sia in modo dannoso. Bot utili sono, ad esempio, quelli utilizzati dai motori di ricerca per ordinare il contenuto dei propri archivi e per “schedare” il contenuto della Rete: se non esistessero, sarebbe alquanto difficile poter trovare qualcosa, fra miliardi di pagine. Altri bot potrebbero, invece, fornirti le informazioni di base su un servizio a cui ti sei appena iscritto (le informazioni sono le stesse per ogni nuovo utente, per cui è semplice sviluppare un bot che te le fornisca), oppure darti il benvenuto in una chat, con le tipiche frasi di rito, o eseguire al tuo posto altre operazioni molto semplici e ripetitive, come controllare periodicamente una pagina, cliccare un determinato pulsante e così via.
A metà tra il positivo e negativo, invece, troviamo quei bot che si usano per automatizzare le attività nei giochi online, che molto spesso sono appunto caratterizzati da una sequenza di azioni da ripetere più e più volte, con poche varianti. In questo caso, un bot ci risparmia di certo fatica e tempo, lavorando al nostro posto, ma spesso è anche considerato un imbroglio (scam, in gergo) e punito dai gestori del gioco stesso, se scoperto.
Decisamente negativi, infine, sono gli usi dei bot per svolgere attività come setacciare siti e forum, alla ricerca di indirizzi e-mail: una pratica molto comune, collegata allo spamming, che permette allo spammer di vendemmiare in breve tempo una grande quantità di indirizzi, che saranno poi soggetti alle sue “attenzioni” (ossia inondati di messaggi pubblicitari, o peggio). Connesso allo spamming, vi è anche l’uso di bot per pubblicare in automatico semplici messaggi di testo su forum, blog o altro, accompagnandoli con link pubblicitari. In questi casi, di solito si utilizzato i captcha per contrastarli, ossia quelle finestrelle in cui si richiede di inserire un codice composto di lettere e numeri, per autorizzare la pubblicazione di un commento (o altro): un umano riesce a farlo senza problemi, un bot no.
Altro sistema molto negativo per utilizzare i bot lo troviamo all’interno della categoria “malware”, di cui abbiamo già parlato. Un worm, infatti, oltre a essere un virus (nel senso generico del termine), incorpora anche alcune funzioni tipiche di un bot, come ad esempio il sistema attraverso il quale si moltiplica e si diffonde. Un buon worm, infatti, dopo aver infettato un computer, provvederà a raccogliere gli indirizzi e-mail presenti nella rubrica del computer e spedirà una copia di se stesso a ognuno di questi indirizzi, per infettare anche loro. Inoltre, nelle varianti più recenti (come il virus della chat di Facebook), il worm presente nel computer infetto aprirà conversazioni con gli amici della persona infetta, spedendo loro un semplice messaggio di testo e un link da cliccare, simulando di essere il proprietario del computer infetto (beh, almeno nei limiti in cui un bot può fingersi reale).
Spinto agli estremi, il sistema sopra descritto può creare un botnet, ossia una rete di computer infetti dallo stesso worm e controllati quindi dal “proprietario” del worm. Questi computer potranno poi essere utilizzati come se fossero bot essi stessi, ossia per eseguire le operazioni che il controllore del botnet deciderà di far loro eseguire. Il risultato supremo che si può ottenere in questo modo e, per esempio, la creazione di un botnet capace di colpire e “affondare” siti internet attraverso un preciso attacco DoS (Denial of Service) oppure DDoS (Diffused Denial of Service). In pratica, una serie di “connessioni a raffica” a un sito internet, per intasarlo di traffico e costringere il suo server a chiudere i battenti per un periodo più o meno lungo. Siccome l’unica operazione richiesta è quella di collegarsi più volte di fila a un sito, è un perfetto lavoro per bot.

Gli spider di Google

Una categoria molto particolare di bot è costituita dagli spider di Google, ma anche degli altri motori di ricerca (spesso raccolti sotto l’etichetta di web crawler, come alternativa a spider). Questi spider sono programmi che hanno il compito di setacciare di continuo la Rete, per catalogare le pagine e i siti web, trovare i nuovi e aggiornare i vecchi. Si spostano da una pagina all'altra utilizzando i link all’interno delle pagine stesse e, in questo modo, ricostruiscono la struttura del sito, che sarà poi spedita al motore di ricerca. Raggiungono una pagina, la scorrono per intero, ne copiano il contenuto (che finirà nella cache di Google) e poi seguono uno alla volta i link che, da quella pagina, portano ad altre pagine, ripetendo la stessa operazione.
Questa operazione è l’indicizzazione di un sito e serve appunto a inserirne le pagine nel “catalogo” del motore di ricerca, così da poterle poi proporre tra i risultati di una ricerca. Data la noiosità estrema del lavoro e la ripetitività monotona, è molto più semplice affidarla a un sistema automatico, che non si annoia e non si lamenta, a differenza di un essere umano: questo sistema automatico è appunto costituito dai bot. Tra l’altro, l’indicizzazione delle pagine è ripetuta a intervalli più o meno regolari, per aggiornare il contenuto dell’archivio del motore di ricerca, ed è un altro buon motivo per lasciare che se ne occupino i bot.
I siti stessi, poi, hanno la possibilità di controllare e indirizzare, almeno in parte, l’attività di uno spider, attraverso l’uso del file robots.txt, che dovrebbe trovarsi nella root di ogni sito (ossia nella cartella “base”). In particolare, si può utilizzare il file robots.txt per dire agli spider quali pagine o quali cartelle non debbano essere indicizzate. Non è detto che vi ascolteranno, perché gli spider interpretano i file robots.txt come consigli e non come ordini, ma di solito lo faranno.

lunedì 5 settembre 2011

Facebook: le modifiche al profilo

In questo periodo, Facebook è in vena di grandi cambiamenti, come forse avrete già notato. Nel precedente articolo, abbiamo parlato di come siano state modificate le impostazioni sulla privacy, in un (vano?) tentativo di renderle più chiare, semplici e accessibili a tutti: la filosofia alla base del cambiamento è quella di permettere agli utenti di avere sempre “sottomano” tutte le impostazioni, così da modificarle con uno (o più) click direttamente dall'elemento che stanno condividendo. Una filosofia che è passata attraverso l’abbandono del pannello di controllo sulla privacy, quella pagina che molti non avevano capito come usare, piena di voci e di opzioni. Bene, la pagina è esplosa e i suoi frammenti si sono sparsi un po’ dappertutto nei profili di Facebook: invece di avere un punto solo, in cui poter ritrovare e modificare tutte le impostazioni, adesso le dobbiamo inseguire nei vari angoli del nostro profilo. Progresso? Regresso? Lasciamo ad altri il giudizio e vediamo semmai quali cambiamenti abbia causato tutto questo ai profili di Facebook.

Entriamo dunque nella pagina del nostro profilo e guardiamo in alto a destra: noteremo subito due pulsanti come questi.
A cosa servono? Beh, potrebbe essere chiaro anche solo leggendo i loro nomi. “Modifica profilo” serve appunto a modificare il nostro profilo, mentre “Visualizza come...” ci permette di vedere come il nostro profilo appaia a una determinata persona, che sia un nostro amico o che non lo sia.
Due funzioni che erano presenti anche prima, ma che adesso hanno cambiato il loro campo di azione. Modificando il nostro profilo, infatti, troveremo anche le opzioni per modificare il livello di privacy di ogni nostra informazioni che contiene: niente più pannello centrale, dunque, che ci chiede a chi vogliamo mostrare il nostro indirizzo (se lo abbiamo inserito), la nostra data di nascita, i nostri interessi e così via. Se vogliamo cambiare qualcosa, dovremo “modificare il nostro profilo”, cercare la sezione in cui quei dati si trovano e correggere la loro accessibilità, usando che troveremo sulla destra di ognuna di queste voci.
“Visualizza come...”, invece, ci servirà a verificare che le modifiche siano riuscite così come noi le volevamo: basterà cliccare su questo pulsante, inserire il nome di un amico (o di un non-amico) e il nostro profilo ci apparirà così come lo può vedere lui (o lei). il pulsante lo troveremo in alto a destra in ogni sezione del nostro profilo, così non dovrebbe essere difficile effettuare il test, dopo uno o più cambiamenti.


Le sezioni in cui è suddiviso il profilo sono rimaste quelle che conoscevamo da prima.
Informazioni di base contiene dati come età, sesso, stato civile, città di residenza, eccetera.
Immagine del profilo permette di modificare direttamente la foto del profilo (cosa che si può fare anche in altri 548 modi, ma vabbè).
Amici e familiari contiene le informazioni su chi abbiamo registrato come genitori o parenti, ma non solo. È sempre da questa sezione che possiamo modificare le liste di amici da far apparire nel nostro profilo, aggiungendo e togliendo liste, oppure modificando l’ordine in cui appaiono. Questa funzione ha avuto qualche problema negli ultimi tempi, probabilmente a causa delle modifiche in corso, ma adesso sembra essere tornata a funzionare bene.
Istruzione e lavoro contiene le informazioni sulle scuole che abbiamo registrato e sulle attività lavorative che abbiamo inserito (ovviamente).
Filosofia di vita contiene (eventuali) informazioni sulla nostra religione, l’orientamento politico ed eventuali nostre citazioni preferite.
Arte e intrattenimento contiene le nostre preferenze in fatto di musica, libri, cinema, tv e interessi vari, che potremmo aver inserito.
Sport contiene le informazioni sulle nostre preferenze in campo sportivo (ovvio): sport preferiti, atleti preferiti e così via.
Attività e interessi contiene altre due categorie piuttosto vaghe, in cui può finirci più o meno di tutto. Sempre qui possiamo anche trovare un elenco completo di tutte le pagine a cui abbiamo messo “Mi piace”.
Informazioni di contatto contiene i dati che permettono di contattarci, come il nostro indirizzo e-mail, l’indirizzo di casa, il numero di telefono, il sito web eccetera.

Ognuna di queste sezioni presente un numero più o meno grande di voci, che corrispondono ai dati che noi abbiamo inserito. Ognuna di queste voci, a destra, mostrerà una icona di questo tipo:
Mi riferisco alla icona con la sagoma di due busti e una freccia che punta verso il basso, in questo caso: il suo aspetto cambierà a seconda di cosa sceglierete. Se la clicchiamo, potremo scegliere il livello di privacy per quella informazione. I livelli sono i soliti:
-Pubblico, cioè visibile potenzialmente a tutti (icona a forma di mondo);
-Amici, cioè visibile solo ai nostri amici (icona con due busti);
-Solo io, cioè visibile soltanto a me (icona con un busto solo);
-Personalizza, che ci permette di decidere liberamente a chi mostrarla e a chi nasconderla, usando liste di amici, oppure inserendo i nomi di chi potrà vedere quella voce, o di chi invece non la potrà vedere. La solita storia, insomma (icona a forma di ingranaggio).

Per adesso, sono soltanto queste le modifiche al nostro profilo: niente di rivoluzionario, insomma, ma alcuni aggiustamenti per adattarlo al nuovo sistema di gestione della privacy. Altre modifiche più consistenti sono ancora nell’aria e prima o poi arriveranno, come quel riquadro con aggiornamenti rapidi sulle attività dei nostri amici, in stile Twitter, che qualche giorno fa era comparso per alcuni minuti, prima di scomparire. Prova tecnica di aggiornamento? Test sul campo? Staremo a vedere.

sabato 3 settembre 2011

Facebook: nuove impostazioni di Privacy

Come preannunciato già da qualche tempo, sono infine arrivate le novità nella gestione della privacy su Facebook. Di conseguenza, dovrò adesso aggiornare la guida alla privacy su Facebook che avevo scritto qualche tempo fa.
Una prima novità la troviamo già nella nostra home e riguarda tutto ciò che condividiamo, o che i nostri amici condividono con noi. Accanto (o meglio, sotto) a ogni elemento che condividiamo, infatti, sono apparse tre nuove icone, che possiamo vedere anche semplicemente scrivendo qualcosa nello spazio “A cosa stai pensando”. In effetti, basta anche solo cliccare su quella sezione, per allargarla e far apparire le tre nuove icone, sotto di essa.

Con la prima icona, a sinistra, possiamo taggare le persone che vogliamo taggare. E fin qui nulla di nuovo, a parte il fatto che adesso c’è un pulsante da usare. C’è però stato un cambiamento nella gestione dei tag e lo vedremo tra poco.

Con la seconda icona, accanto alla prima, possiamo aggiungere il posto in cui ci troviamo, se proprio sentiamo la necessità di annunciarlo al mondo.


Con la terza icona, proprio accanto al pulsante “Pubblica”, possiamo invece gestire direttamente la privacy relativa al nostro post. Possiamo in pratica decidere a chi sarà visibile il post, prima di pubblicarlo, ma potremo anche modificare la nostra scelta dopo averlo pubblicato. Una funzione che, in realtà, esisteva anche prima, ma che molto spesso passava inosservata.


Detto questo, passiamo a fare un veloce riepilogo delle categorie in cui Facebook suddivide il mondo, per quanto riguarda la gestione della privacy:
Pubblico – ha sostituito la vecchia categoria di “Tutti”, nel tentativo di renderla più chiara. Il risultato, a conti fatti, è lo stesso: se scegliamo “Pubblico”, tutti potranno vedere l’elemento che stiamo pubblicando, o che abbiamo pubblicato. Precisiamo: per “tutti”, si intende “tutti quelli che sono a conoscenza del nostro profilo”. Se pubblichiamo un elemento con l’impostazione “Pubblico”, non apparirà sulle bacheche di tutti gli utenti del mondo; chiunque acceda al nostro profilo, però, potrà vedere quell’elemento.
Amici di amici – non è cambiata e include sempre gli amici dei nostri amici (ma va?). In pratica, se io sono amico con Tizio e anche Caio è amico con Tizio (ma non è mio amico), Caio potrà vedere tutti i miei posto che hanno questa impostazione.
Amici – non è cambiata e mi pare abbastanza ovvia. Solo chi è nostro amico potrà vedere gli elementi con questa impostazione.
Solo io – idem come sopra. Soltanto io potrò vedere questi elementi.
Personalizza – alta categoria invariata. Scegliendo questa, possiamo personalizzare il modo in cui il nostro elemento sarà visualizzato: potremo mostrarlo solo a una lista di persone, oppure nasconderlo a una lista di persone, e varie altre combinazioni.
Una ultima precisazione sulle categorie. Per i minorenni, la massima categoria è quella di “Amici di amici”: non esiste la categoria “Pubblico”. Di conseguenza, tutto ciò che posteranno potrà al massimo essere visto dagli amici dei loro amici, mai da un pubblico più ampio.

Detto questo, passiamo a vedere come è cambiato il pannello per la gestione della privacy. Diciamolo subito: è pressoché irriconoscibile, rispetto a prima. Lo possiamo sempre raggiungere dallo stesso percorso, ossia Account -> Impostazioni sulla privacy, ma adesso non si presenta più come una tabella contorta di opzioni, oppure come una lunga lista di categorie e sottocategorie. Il nuovo aspetto è questo:
Piuttosto schematico, direi.
Troviamo dunque cinque categorie, all’interno delle quali sono raccolte tutte le impostazioni che prima erano sparse un po’ ovunque.
Connessione da parte tua – raccoglie gli elementi che regolano la nostra “rintracciabilità” su Facebook (ossia chi può trovarci, cercando il nostro nome o altri dati), oltre a regole generali su chi possa entrare in contatto con noi. Se scegliamo di modificarla, ci apparirà questa finestra:

Accanto a ogni voce, c’è il classico pulsante per modificare le impostazioni e le possibilità di scelta sono quelle che abbiamo già visto: Pubblico, Amici di amici, Amici, Solo io, Personalizza. Non sempre saranno presenti tutte e cinque le voci (ovviamente).

Funzionamento dei tag – questa è una novità introdotta dal presente aggiornamento. Possiamo regolare il modo in cui i nostri amici ci taggheranno negli elementi che condividono, oltre a poter decidere a chi siano visibili gli elementi in cui siamo taggati. Queste le voci che possiamo modificare:
La prima voce, “Controllo del profilo”, ci permette di scegliere se permettere o negare che un post, in cui siamo stati taggati, finisca sul nostro profilo. Possiamo attivarla, oppure lasciarla disattivata.
La seconda, ossia “Controllo dei tag”, può essere abilitata o disabilitata. Se è abilitata, ogni volta che un nostro amico ci taggherà da qualche parte noi riceveremo una notifica, in cui si sarà chiesto se consentire o negare il tag. Se approviamo il tag, lo potranno vedere sia l’amico che lo ha condiviso, sia i suoi amici: è bene ricordarlo.
La terza, “Visibilità del profilo”, ci permette poi di decidere a chi vogliamo rendere visibili i post in cui siamo taggati, una volta apparsi sul nostro profilo.
La quarta, “Suggerimenti di tag”, al momento non è disponibile, ma riguarda una funzione ancora in fase di sviluppo e test, ossia il suggerimento automatico dei tag nelle foto. Quando un nostro amico pubblicherà una foto, Facebook tenterà di riconoscere gli amici che potrebbero comparire nella foto: se ci riuscirà, suggerirà i nomi da taggare. Questa voce ci permetterà di attivare o disattivare i suggerimenti relativi al nostro nome.
L’ultima, “Gli amici possono registrarti nei luoghi”, ci permette di scegliere se gli amici potranno taggarci nei luoghi in cui si trovano (non l’avreste mai detto, eh?). anche in questo caso, possiamo attivarla o disattivarla.

Applicazioni e siti web – questa sezione non è cambiata e funziona ancora come prima, grossomodo. Possono esserci piccole differenze grafiche, ma per il resto vale quanto già detto nella guida precedente.
Restringi il pubblico per i vecchi post – ci permette di decidere se applicare le modifiche anche ai vecchi post, oppure no.
Elementi bloccati – non è cambiato e contiene ancor ala lista degli elementi che abbiamo bloccato (persone o applicazioni), oltre a darci la possibilità di bloccare altri elementi, se vogliamo.

Altri dettagli sull'argomento nel posto successivo, dedicato alle modifiche nel profilo di Facebook.

Per chi vuole segnalare critiche o altro sulle modifiche alla privacy, questo è il modulo di Facebook, che potete utilizzare:
- commenti alle novità per la privacy