martedì 31 maggio 2011

Come funziona iBooks

iBooks è una applicazione gratuita, distribuita dalla Apple, per leggere e gestire e-books su iPhone, iPod, iPad e in pratica tutti gli apparecchi che cominciano per i. Supporta naturalmente il formato Epub, ma in un qualche modo se la cava anche coi PDF, sebbene la resa grafica non sia delle migliori: come abbiamo già detto, il PDF è un formato che possiede l’elasticità del granito e non si adatta molto bene agli schermi di piccole dimensioni. A ogni modo, tecnicamente potete leggere anche i PDF con iBooks, anche se magari non saranno bellissimi. Ma vediamo come funziona.

Innanzitutto, scaricare e installare iBooks non dovrebbe essere difficile. Con iTunes, basta passare dal classico App Store e cercare appunto iBooks: è una applicazione gratuita, sceglietela e installatela sul vostro iPhone, iPod o iPad, a seconda di dove la vorrete usare. Eventualmente, già che ci siete potete anche controllare possibili aggiornamenti per iTunes o per il sistema operativo che state usando, ma questo non è legato all’installazione di iBooks.
Una volta scaricato e installato, avrete già un primo e-book per sperimentare le funzioni di iBooks: si tratta dello e-book di Winnie the Pooh. Siccome suppongo che non vi accontenterete, per procurarvi altri e-books le possibilità sono due: trasferirli dal vostro computer al vostro iPhone/iPod/iPad, oppure acquistarli tramite lo iBookstore, la libreria virtuale della Apple. Nel secondo caso, potrete recarvi a fare shopping sul loro sito, dove troverete anche alcuni e-books gratuiti, ma soprattutto troverete titoli in inglese: la sezione italiana ancora non è molto fornita. Qui, invece, vedremo come trasferire un e-book (che avete già) dal computer a iBooks.

Per spostare un e-book dal vostro computer al vostro lettore su cui è installato iBooks (sia esso un iPhone, un iPod o un iPad), dovrete naturalmente farlo passare per iTunes e poi sincronizzare il lettore. Aprite dunque iTunes e, se state usando un sistema operativo Windows, cliccate prima sul menu “File” e poi sulla voce “Aggiungi file alla libreria...”; se invece siete su un Macintosh, dal menu “Archivio” scegliete “Aggiungi alla libreria...”. Scegliete poi lo e-book che volete trasferire sul vostro lettore, oppure gli e-books, se volete fare una retata e trasferirne molti in un colpo solo.
Una volta che gli e-books sono stati inseriti su iTunes, basta sincronizzare il vostro lettore portatile al computer. Collegate il lettore al computer, cliccate sulla etichetta “Libri” di iTunes, che dovreste vedere in alto a destra, selezionate gli e-books che volete trasferire (oppure selezionate tutti i libri, a seconda di cosa preferite) e naturalmente selezionate anche l’opzione “Sincronizza libri”, altrimenti sarà difficile che riusciate a sincronizzarli e trasferirli. A questo punto, i libri che avete selezionato saranno trasferiti anche sul vostro lettore e li potrete trovare all’interno di iBooks.

Come ho detto, il formato nativo per gli e-books è il formato Epub: quelli che acquisterete o scaricherete dallo iBookstore della Apple saranno tutti in questo formato, che è poi il più adatto per i lettori portatili di ogni tipo. Potreste dunque voler convertire i vostri PDF nel formato Epub, per leggerli meglio, e questo sarà possibile utilizzando programmi gratuiti e multipiattaforma che già abbiamo descritto, ossia Calibre e Sigil: Calibre per la conversione e Sigil per perfezionare il risultato finale. Non funzionerà sempre e, nel caso di PDF ricchi di immagini, i risultati potrebbero essere pessimi, ma un normale testo di narrativa lo potrete convertire senza problemi.

Per quanto riguarda invece il funzionamento vero e proprio di iBooks, non dovreste avere grandi problemi. Di base, alla sua apertura si presenterà con una grafica che richiama gli scaffali di una libreria, su cui saranno allineati i vostri e-books; nella parte alta saranno presenti solo due pulsanti, ossia “Modifica” e “Store”.
Modifica serve appunto alla gestione degli e-books all’interno dell’applicazione: più che altro, lo userete per cancellare un e-book, se avrete bisogno di fare spazio.
Store vi porterà allo iBookstore, dove potrete acquistare altri libri, se necessario.
Avete poi una funzione di ricerca, utile nel caso abbiate caricato molti e-books e abbiate bisogno di cercarne uno in particolare, e poi due piccoli pulsanti per modificare la visualizzazione della vostra libreria.
Per aprire un e-book, basta toccare la sua copertina. I comandi che avete a disposizione durante la lettura vi serviranno soprattutto per ingrandire o ridurre la dimensione del carattere, aumentare o diminuire la luminosità dello schermo, cercare parole all’interno del testo, collocare un segnalibro per recuperare in fretta la pagina a cui siete arrivati nella lettura e insomma tutte le classiche funzioni di qualsiasi programma per visualizzare files di testo: suppongo non sia necessario aggiungere molto altro in proposito, anche perché la grafica è semplice e piuttosto chiara.
In sintesi, possiamo dire che iBooks è una valida applicazione per leggere e gestire i vostri e-books sui dispositivi portatili di casa Apple, facile da usare e completa. Non offre il massimo del rendimento coi PDF, ma questo è normale e non dipende dall’applicazione, quanto dalla struttura stessa dei PDF: come detto più volte, sono pensati per essere visualizzati su schermi di computer e questo porta a spiacevoli inconvenienti quando cerchiamo di aprirli su schermi più piccoli.

lunedì 30 maggio 2011

Recuva, per recuperare files cancellati da Windows

O almeno provarci.
In un precedente articolo, abbiamo parlato di Eraser e di come cancellare definitivamente un file da Windows. Stavolta proveremo ad affrontare il problema dalla prospettiva opposta, ossia come recuperare un file che abbiamo cancellato, sempre su un sistema operativo Windows.
Prima di tutto, un rapido riassunto sul meccanismo di cancellazione files, per Windows. Dopo che abbiamo svuotato il Cestino, i files non sono realmente cancellati dal nostro computer: cancelliamo soltanto la via di accesso al file. In questo modo, il nostro computer non vedrà più il file che abbiamo cancellato e penserà che quello spazio sia vuoto. Dunque, lo utilizzerà per salvare altri files, sovrascrivendo il nostro file "cancellato". In pratica, è come coprire una parola sbagliata con uno strato di bianchetto, aspettare che il bianchetto si asciughi e poi scriverci sopra un'altra parola. Fino a che un nuovo file non è salvato nello spazio del vecchio file, quindi, è possibile recuperare quello che avevamo "cancellato". Tecnicamente, è possibile recuperarlo almeno in parte anche dopo che quello spazio è stato usato per salvare altri files, ma per adesso limitiamoci alle cose più semplici; anche perché, in molti casi, ci ritroveremo con documenti incompleti, rovinati e pressoché inutilizzabili.
Esistono numerosi programmi che permettono di recuperare files cancellati da Windows, o almeno permettono di tentare il recupero. Per prudenza, sarebbe opportuno tenerne sempre uno pronto, su chiavetta o su altro dispositivo mobile: non si sa mai quando possa tornare utile, ma prima o poi capita sempre di averne bisogno. Perché su chiavetta? Beh, le probabilità di poter recuperare per intero un file cancellato, come abbiamo detto, dipendono dal fatto che quella porzione di memoria sia ancora libera: meglio quindi lavorare con supporti esterni, invece che salvare altro materiale sul disco fisso. Un supporto esterno, poi, ci servirà comunque, perché è lì che dovremo salvare eventuali files recuperati: sempre per evitare di salvare altro materiale sul disco fisso e rendere irrecuperabili i files cancellati che contiene.

Un buon programma per il recupero è Recuva, gratuito e disponibile anche in italiano.
Recuva
Sito ufficiale: http://www.piriform.com/recuva
Pagina per scaricarlo: http://www.filehippo.com/download_recuva

Sicuramente ne esisteranno di migliori, a pagamento, e sicuramente altri vi suggeriranno programmi diversi: ognuno ha quello con cui si trova meglio, o a cui è più affezionato. Lo potete considerare come un punto di partenza, dal momento che è un programma piccolo e gratuito: se non funziona per recuperare il vostro file, o se non ne siete soddisfatti, nulla di vieta di provarne altri.
Come funziona? Beh, l'interfaccia è piuttosto semplice da usare.
Recuva screenshot
Innanzitutto, scegliete il disco su cui volete eseguire lo scan, per cercare i files recuperabili. Una volta selezionato, basta cliccare "Scan", proprio lì accanto. Per restringere la ricerca, potete naturalmente impostare alcuni parametri, come ad esempio il tipo di file che state cercando (pictures, video, music, eccetera): se cliccate la freccia verso il basso, a destra di "Scan", troverete le varie opzioni. Infine, il tasto "Options" serve per impostare le opzioni di Recuva stesso: se proprio avete problemi a farlo funzionare, basta scegliere di utilizzare il "Wizard" e sarete guidati passo per passo nelle operazioni di recupero.
Alla fine della ricerca, avrete un elenco completo di tutti i files cancellati che ha trovato.
  1. Quelli con un cerchietto verde sono i files in perfette condizioni, che possono essere recuperati.
  2. Quelli con un cerchietto giallo sono in condizioni mediocri e potreste tentare un recupero, con poche possibilità.
  3. Quelli con un cerchietto rosso sono ormai stati sovrascritti del tutto ed è pressoché impossibile recuperarli.

Per recuperare un file, basta selezionarlo cliccando nel quadrato alla sua sinistra. Dopo che avrete selezionato tutto, potrete cliccare sul tasto "Recupera" e decidere dove volete salvare il file recuperato. Tutto qui. Come ho detto, fare un tentativo non vi costa nulla: è semplice, gratuito e di solito molto efficace.

sabato 28 maggio 2011

VirusTotal: estensioni e avvertimenti

Completiamo dunque il discorso sul servizio VirusTotal, cominciato la volta scorsa.
Come dicevamo, esistono anche due estensioni per browser, che ci permettono di utilizzare VirusTotal già mentre stiamo navigando in internet, senza attendere di scaricare un file sul nostro computer. In linea di massima, qualcosa di simile lo fa anche l’applicazione VirusTotal Uploader, che però, per quanto piccolo, è pur sempre un programma da scaricare e installare: se non vogliamo riempire il computer con troppe cose, allora possiamo ricorrere alle due estensioni per browser.

VTzilla

VTzilla, come può suggerire il nome stesso, è l’estensione di VirusTotal per il browser Mozilla Firefox. Naturalmente è gratuita e si può scaricare dal sito di VirusTotal, a questa pagina:
Con questa estensione, possiamo eseguire una scansione dei files che vogliamo scaricare, prima che siano disponibili sul nostro computer. Possiamo anche scansire direttamente un indirizzo, per verificare che non contenga brutte sorprese. Ma vediamo come funziona.
Si installa come qualsiasi altra estensione di Firefox e non dovrebbe dare problemi. Una volta installata, il suo funzionamento sarà integrato con il menu contestuale, ossia il menu che appare quando clicchiamo col tasto destro del mouse, oltre che con la finestra per lo scaricamento dei files. La voce che si aggiungerà al menu, di solito, sarà “Scan with VirusTotal”, o l’equivalente nella lingua del vostro browser, eventualmente.
Come utilizzarlo è molto semplice. Per eseguire il controllo di un link, ed assicurarci che non sia un link di phishing o cose simili, basta cliccare sul link con il tasto destro del mouse e scegliere la voce “Scan with VirusTotal” (o come si chiamerà, a seconda della lingua). A questo punto, si aprirà una finestrella che vi mostrerà i risultati della scansione per il link che avete scelto.
Per controllare un file prima di scaricarlo, il procedimento è altrettanto semplice. Quando state per scaricare un file, vedrete una nuova voce nella finestra di download, oltre alle classiche “Apri” e “Salva”. Come è facile intuire, la voce sarà “Scan with VirusTotal” (o equivalenti). Selezionandola, il file in questione sarà preventivamente controllato da VirusTotal: a seconda del risultato, potrete poi decidere se scaricarlo o meno.
Infine, VTzilla aggiungerà una barra a Firefox (una toolbar), che potrete usare per una scansione preventiva di un sito, prima di accedere. Una funzione utile, se avete l’abitudine di girare per siti di dubbia fama e dubbia legalità. Basta inserire l’indirizzo del sito nella barra e poi cliccare “Scan current site”. Con il pulsante “Search VirusTotal”, invece, potrete cercare nel database di VirusTotal le informazioni su un particolare file, o su un indirizzo.

VTchromizer

VTchromizer è l’estensione per Google Chrome, che potete scaricare dal sito di VirusTotal:
Il suo funzionamento è grossomodo uguale a quello di VTzilla; la differenza è data più che altro dal fatto che si deve adattare alle differenze tra i due browser. Come VTzilla, anche VTchromiser si integra nel menu contestuale, aggiungendo appunto la voce “Scan with VirusTotal” al menu che vi appare col tasto destro del mouse, ma a differenza di VTzilla non aggiunge alcuna voce alla finestra di download dei file, perché Google Chrome non lo consente.
Per controllare un link, il processo è dunque lo stesso che abbiamo già visto: cliccate sul link con il tasto destro del mouse, scegliete “Scan with VirusTotal” e aspettate il risultato.
Per controllare un file, invece, non potrete utilizzare il sistema presentato per VTzilla, ma dovrete ricorrere di nuovo al trucco di controllare il link da cui potete scaricare il file: cliccatelo con tasto destro e scegliete la voce per la scansione con VirusTotal. Dopodiché, a seconda del risultato, potrete decidere di scaricare il file stesso.
Al posto della barra, VTchromizer aggiungerà una icona nella parte in alto a destra di Google Chrome, accanto alla barra degli indirizzi. Cliccando su quella icona, potrete utilizzare le stesse opzioni già viste per VTzilla, ossia scansire un sito internet prima di entrarvi (inserendo l’indirizzo nell’apposizo spazio), oppure cercare nel database di VirusTotal le informazioni disponibili su un file, un sito o altro.

VirusTotal e TotalVirus

Un ultimo avvertimento. In circolazione potreste trovare un programma dal nome molto simile, ossia TotalVirus Scanner, o TotalVirus Protector, il quale si offrirà dapprima di eseguire una scansione online del vostro computer, per più chiedervi di installare una versione gratuita del programma, per eliminare questo o quel virus. Non fatelo.
TotalVirus, Scanner o Protector che sia, è un rogue antispyware, un tipo di malware che abbiamo già visto in precedenza. In altri termini, è un programma che finge di essere un antivirus, o un antimalware, ma in realtà è un virus esso stesso. Gioca sull’assonanza con antivirus reali, utilizza un nome che possa richiamare un prodotto autentico, ma è solo un inganno. Meglio fare sempre molta attenzione al nome esatto di un programma.
Siccome rimuovere un rogue antispyware è alquanto fastidioso, è molto meglio evitarlo e non farsi infettare. Se però è già troppo tardi e siete stati infettati, un programma che vi potrà aiutare a ripulire il vostro computer è Malwarebytes Anti-Malware, di cui abbiamo già parlato per il virus che infestava la chat di Facebook: vi rimando a quell’articolo per altre informazioni su Malwarebytes.

giovedì 26 maggio 2011

Come funziona VirusTotal

VirusTotal è un sito che offre un servizio utile, in certi casi: permette di scansire un file qualunque con 40 antivirus differenti. Tutto questo gratis, naturalmente. Può essere usato per un file che abbiamo appena scaricato e di cui non siamo molto sicuri: invece di limitarci a controllarlo col nostro antivirus, possiamo usare più antivirus diversi e sperare che almeno uno di essi possa trovare un eventuale virus. Siccome ogni antivirus si basa su una propria lista e un proprio sistema di riconoscimento, controllare uno stesso file con più programmi aumenta le probabilità di intercettare un virus.

Il funzionamento è piuttosto semplice.
Prima di tutto, noi dobbiamo inviare il file che vogliamo controllare: questo file deve essere di una dimensione compresa tra 1 MB e 20 MB. Possiamo anche mandare più files in una volta sola, se li raccogliamo in una cartella compressa (una cartella ZIP o una cartella RAR, per esempio), purché la dimensione complessiva della cartella rimanga tra 1 MB e 20 MB.
Ci sono due modi in cui potrete inviare il file: possiamo caricarlo direttamente sul sito di VirusTotal, oppure possiamo spedirlo via e-mail, come allegato. In entrambi i casi, la risposta ci arriverà in un tempo variabile, a seconda del traffico sul sito: può essere subito o quasi, in periodi di basso traffico, oppure può richiedere un po’ di più, se il traffico è elevato. Il livello di traffico, tra l’altro, ci è indicato già nella home del sito, dove c’è la scritta “Service Load”, sulla destra.

Caricamento dal sito

La procedura è molto semplice. Prima di tutto, dovete cliccare su “Sfoglia”, oppure su “Browse”, a seconda della lingua che usate sul vostro browser (ossia il programma con cui navigate in internet). Scegliete a questo punto il file da controllare. Cliccando sul pulsante “Send”, il vostro file sarà spedito al sito e vi apparirà una pagina di attesa, in cui sarà indicato all’incirca il tempo necessario per controllare il file. Alla fine, si aprirà una nuova pagina, col risultato della scansione. Per ogni antivirus usato, vi dirà se ha trovato qualcosa oppure no.

Spedizione via e-mail

Se invece preferiamo spedire il file via e-mail, tutto è ancora più semplice. Basta spedire una e-mail all’indirizzo scan@virustotal.com, con il nostro file come allegato. Se vogliamo ricevere la risposta come semplice file di testo, come oggetto della mail dovremo scrivere “SCAN”; se invece vogliamo una risposta in formato XML, dovremo scrivere “SCAN + XML”. Spediamo il tutto, ricordando i limiti di dimensione per il file da controllare (tra 1 MB e 20 MB), e poi ci arriverà una risposta via e-mail, non appena la scansione sarà terminata.
La principale differenza, rispetto al caricamento dal sito, è che l’invio per e-mail ha una priorità più bassa, per cui è probabile che dovrete attendere un po’ di più.

VirusTotal Uploader

In alternativa, se abbiamo in programma di usare spesso questo servizio, può essere più veloce installare l’apposito VirusTotal Uploader, cioè un piccolo programma per Windows che faciliterà l’invio di un file da controllare. Lo possiamo scaricare gratuitamente da qui:
Una volta installato sul nostro computer, aggiungerà una nuova voce al menu del tasto destro del nostro mouse. Se infatti cliccheremo su un file con il tasto destro, sotto la voce “Invia a” troveremo anche l’opzione “VirusTotal”. Cliccandola, il file sarà inviato a VirusTotal, per controllarlo.
VirusTotal Uploader ha anche altre funzioni, che possono rivelarsi utili. Se lo apriamo cliccando sull’icona del desktop (ossia l’icona che troveremo sul nostro schermo, dopo averlo installato), ci mostrerà anche tutti i processi attualmente in corso nel nostro computer, ossia tutti i programmi e le parti del sistema operativo che sono in funzione al momento, proprio come li vedremmo nella Gestione Attività di Windows. Cliccando sul pulsante “Upload process executable”, questa lista sarà spedita a VirusTotal e controllata per vedere se, tra i tanti processi in corso, qualcuno sia costituito da un virus.
Inoltre, usando VirusTotal Uploader, possiamo anche controllare in file prima di scaricarlo sul nostro computer. Basta copiare l’indirizzo da cui si scarica il file, direttamente dalla pagina internet in cui si trova, e incollarlo nello spazio sotto la scritta URL, all’interno di VirusTotal Uploader. Clicchiamo “Get and upload” e il file sarà girato a VirusTotal, per una scansione; se poi decideremo di scaricarlo, potremo farlo sapendo già cosa ci aspetta.

Estensioni per browser

VirusTotal Uploader funziona solo per Windows. Esistono però estensioni che possiamo installare sia in Firefox, sia in Google Chrome, e che dunque possiamo usare direttamente dal nostro browser, qualunque sia il sistema operativo del nostro computer. Dubito comunque che vi serviranno molto, se non usate Windows, però è sempre utile sapere che esistono. Una estensione per browser, inoltre, vi eviterà di dover installare un altro programma sul vostro computer, se la cosa vi disturba.
VTzilla è l’estensione per Firefox.
VTchromiser è l’estensione per Google Chrome.
Ma di queste parleremo nella prossima puntata

lunedì 23 maggio 2011

Personalizzare Facebook con FFixer

Torniamo a parlare di Facebook e lo facciamo oggi con FFixer, un piccolo e semplice script gratuito, che ci permetterà di personalizzare e, si spera, migliorare il nostro utilizzo di Facebook.
FFixer, che naturalmente sta per Facebook Fixer, è un piccolo script, che può essere installato in vari browser e modificherà il modo in cui le pagine di Facebook ci appariranno. Possiamo utilizzarlo con Firefox, come script da aggiungere all'estensione Greasemonkey, oppure lo possiamo usare con Google Chrome e con Safari, installandolo direttamente nel browser, come se fosse una estensione. In ogni caso, il risultato sarà quello di aggiungere una nuova voce al menu "Account" di Facebook: la voce "Impostazioni di FFixer". Cliccandola, potrete scegliere cosa attivare, tra le varie funzioni dello script.
Questa è la finestra che apparirà in sovraimpressione nella pagina di Facebook, dopo aver cliccato "Impostazioni di FFixer":
FFixer

Come vedete subito, lo script è stato tradotto quasi completamente anche in italiano, per cui non dovreste avere problemi a usarlo. Sulla sinistra avete un menu cono una serie di voci, a seconda della sezionie di Facebook che potrete modificare; sulla destra avrete le varie opzioni che potete selezionare, a seconda del menu che avete scelto.
Home vi permette di modificare l'aspetto della home di Facebook, come è facile da intuire. A seconda di cosa selezionate, potrete aggiungere o togliere elementi alla colonna di sinista e alla colonna di destra, nella home di Facebook, ma anche allargare o restringere la dimensione della home stessa, per adattarla alle dimensioni della finestra del vostro browser. Se non vi piace la lista della chat con le immagini dei vostri contatti, tra l'altro, potete utilizzare i nomi, selezionando l'apposita voce.
Notizie vi permette di nascondere (ma non eliminare) alcuni degli aggiornamenti e delle notifiche che vi arriveranno nella home: nuove amicizie dei vostri amici, aggiornamenti di stato, nuovi "Mi piace" e così via. Basta selezionare il tipo di notifica che non vogliamo più vedere nella nostra home e tutti i messaggi di quel tipo saranno nascosti.
Foto vi permette di avere un maggiore controllo sulla visualizzazione delle foto vostre e dei vostri amici. A seconda di cosa selezionerete, potrete ingrandire in automatico ogni immagine, quando la toccherete con la freccia del mouse, oppure potrete eliminare la funzione di "photo theater", ossia quella visualizzazione delle foto su sfondo nero, in sovrimpressione. E altri aggiustamenti, che vedrete voi stessi.
Compleanni/Eventi è un menu secondario: vi permette qualche aggiustamento al modo in cui sono visualizzati i compleanni dei vostri contatti, ma lo potete anche trascurare.
Menu/Chat vi permette alcune modifiche alla chat di Facebook, come ad esempio una diversa visualizzazione per i contatti attivi e inattivi, oppure potete nascondere in automatico i contatti inattivi.
Titolo della pagina vi permette di modificare il nome che appare nell'etichetta della scheda, aggiungendo eventualmente il numero di nuovi messaggi o di notifiche ricevute nella barra del titolo.
Scorciatoie da tastiera contiene una lista di comandi che potrete attivare premendo un tasto, oppure una combinazione di tasti: un tasto per andare al profilo, uno per aprire gli album fotografici, eccetera. Potrete disattivare queste scorciatoie, oppure attivarle, semplicemente selezionando o deselezionando la prima voce della lista, ossia "Attiva le scorciatoie da tastiera".
Altre opzioni contiene una serie di voci "varie ed eventuali", non raggruppate sotto una stessa categoria ma pur sempre utili. Ad esempio, potrete aggiungere un link per scaricare i video presenti su Facebook, cambiare il formato dell'orario, forzare l'utilizzo di una connessione https protetta, e così via.
Importa/Esporta contiene una lista delle vostre impostazioni, che potrete copiare e utilizzare su un altro computer o un altro browser, senza bisogno di impostare di nuovo tutto. Naturalmente, è necessario che anche l'altro computer o browser abbia installato FFixer.
Avanzate contiene alcune opzioni che, se non sapete cosa siano, è meglio non modificare. Regolano l'intervallo di tempo prima che una pagina sia aggiornata da sola, oppure l'intervallo èrima di aprire il popup di una foto ingrandita e così via: modificandole a casaccio non dovreste provocare grossi danni, ma è meglio evitare se non sapete cosa state facendo.
Riguardo di FFixer contiene informazioni varie sullo script: la versione, i traduttori delle varie lingue, eccetera.

Una volta modificate le impostazioni che volete modificare, sarà sufficiente chiuderlo e aggiornare la pagina di Facebook per renderle attive e vedere le novità all'opera. Sia chiaro, queste modifiche saranno limitate al modo in cui voi vedete Facebook; per gli altri utenti non cambierà nulla.

giovedì 19 maggio 2011

Guida a ZoneAlarm

ZoneAlarm è uno dei più noti e usati firewall in circolazione. Anche se attualmente offre più servizi a pagamento, tra cui anche un antivirus e altre forme di protezione per il computer, resta sempre disponibile la versione gratuita del suo firewall ed è di questa che parlerò oggi.


Sito ufficiale
Pagina per il download

Un avvertimento, prima di cominciare: i primi giorni di utilizzo potranno essere molto fastidiosi, perché vi sarà richiesto di concedere o negare l’accesso a internet a tutti i programmi che userete. Questo significa che vi apparirà di continuo una finestrella in basso a destra, con la descrizione del programma che richiede l’autorizzazione e la fatidica domanda del firewall: accetto o nego?
Impostare un firewall è soprattutto questione di pazienza. Dopo aver concesso o negato l’autorizzazione ad accedere a internet per i programmi che usate più spesso, e dopo aver memorizzato la vostra scelta, le domande saranno più rare e per la maggior parte del tempo potrete dimenticarvi di avere un firewall. Questo non vale solo per ZoneAlarm, ma per ogni altro firewall.
L’installazione, in teoria, non dovrebbe costituire un problema, dato che più o meno è uguale a ogni altro programma. Qualche problema in più, invece, lo potreste avere cercando di capire come funzioni ZoneAlarm. Ci concentreremo su questo aspetto.
Una volta installato, nella barra delle applicazioni dovreste trovare una nuova icona, una Z blu: è l’icona di ZoneAlarm, che cambierà spesso aspetto quando siete collegati a internet. Con un doppio clic possiamo aprire la finestra principale del programma, ossia questa:

Sulla sinistra vediamo quattro voci principali del menu: Overview, Firewall, Program Control e Alerts & Logs.

Overview ci fornisce una panoramica generale sul funzionamento di ZoneAlarm ed è a propria volta suddivisa in tre sezioni. Main è la pagina principale: ci mostra quali opzioni sono attive (solo il firewall, nella versione gratuita) e quali servizi sono disponibili sul sito di ZoneAlarm (la colonna di destra). Inoltre, cliccando sulla scritta “Guarda come”, in alto, possiamo vedere quanti attacchi dall’esterno sono stati bloccati da ZoneAlarm. Sarà sicuramente una cifra molto alta, ma non è nulla di spaventoso: in gran parte sono ping inviati dai siti che visitiamo, cioè qualcosa di innocuo, ma una parte è costituita da programmi che “sondavano” le porte del nostro computer, per vedere se ne avevamo dimenticata aperta qualcuna. Questi, invece, non sono innocui.
Product Info contiene informazioni sulla nostra copia di ZoneAlarm, ossia a nome di chi è stata registrata, tra quanto scade (se è a pagamento, ma non è il nostro caso) e quale versione è.
Preferences ci permette di impostare come effettuare gli aggiornamenti del programma: è meglio se li impostate come “automatically”. Possiamo inoltre scegliere se caricare ZoneAlarm all’avvio del computer (Load ZoneAlarm at startup, opzione consigliata); se non lo facciamo, è bene ricordarsi di attivarlo prima di collegarsi a internet.

Firewall ci permette di impostare i livelli di sicurezza di ZoneAlarm. Nella finestra Main troviamo due voci, ossia Internet Zone Security e Trusted Zone Security: la prima è il livello di sicurezza per internet, la seconda è il livello di sicurezza per le aree “fidate”, che di solito corrispondono a eventuali reti locali (come la rete dell’ufficio o della scuola). La prima, ossia il livello di sicurezza per internet, va sempre impostato su High, che è il massimo; la seconda potete anche lasciarla a Medium. La voce Zones, invece, ci mostra le zone che sono attive sul nostro computer, divise in Internet e Trusted.

Program Control ci permette di controllare l’accesso a internet dei nostri programmi.

La sezione Main ci permette di impostare alcune norme generali di comportamento per i programmi. La barra Program Control regola come ZoneAlarm debba comportarsi coi programmi in generale: l’opzione High è disponibile solo per le versioni a pagamento di ZoneAlarm e controlla eventuali abusi da parte dei programmi più usati; l’opzione Medium è quella che dovremmo impostare sempre e prevede che tutti i programmi debbano chiederci il permesso, prima di accedere a internet; le opzioni Low e Off corrispondono al tentativo del firewall di imparare da solo come gestire i programmi (low) e alla completa disattivazione del controllo dei programmi (off). Meglio evitarli.
SmartDefense Advisor è invece un sistema per configurare alcuni programmi, per i quali è disponibile un suggerimento ufficiale: di solito si occupa di gestire i componenti fondamentali del nostro sistema operativo. Se lo impostiamo su Auto, farà tutto da solo, seguendo i suggerimenti che ha trovato per quel programma; se lo impostiamo su Manual, invece, chiederà a noi come agire, indicandoci però i suggerimenti; se lo impostiamo su Off, infine, lo disattiviamo. Infine, l’opzione Automatic Lock serve a impostare un blocco automatico dei collegamenti a internet, in occasioni che possiamo scegliere noi cliccando Custom: quando si attiva lo screensaver, per esempio, oppure dopo un certo periodo di inattività.
Sotto la voce Programs, invece, troviamo un elenco di tutti i programmi che hanno richiesto almeno una volta l’accesso a internet, accompagnati dalle impostazioni scelte per quel programma: Access significa la richiesta di accedere alle aree Trusted e a internet, mentre Server significa la richiesta di agire come server in quelle zone. Inoltre, una X rossa significa che quella determinata operazione è bloccata; un ? blu significa che dovrà chiedere ogni volta; una V verde significa che l’accesso è stato garantito automaticamente. Possiamo cambiare in ogni momento l’impostazione per un programma, semplicemente cliccando col tasto sinistro sulla voce che vogliamo cambiare e poi selezionando una delle tre opzioni che ci appariranno (le stesse elencate sopra). Per ogni programma troviamo in basso una breve descrizione.

Alerts  & Logs, infine, registra tutte le attività del nostro firewall, cioè tutti i tentativi di collegarsi al nostro computer da qualche fonte esterna. Per ogni “attacco” è registrato il livello di minaccia, l’orario e l’indirizzo IP da cui è arrivato.

lunedì 16 maggio 2011

A cosa serve il firewall

Il firewall è una componente di sicurezza essenziale per ogni computer che si colleghi a internet o anche solo a un altro computer; è così fondamentale, che ormai molti sistemi operativi ne includono già uno, al momento dell’installazione (e spesso non è di grande qualità, ma questo è un altro paio di maniche).
Una precisazione linguistica. Il firewall NON È un “muro di fuoco”, ma un muro tagliafuoco, ossia una parete ignifuga, resistente alle fiamme e utilizzata in costruzioni che richiedono elevati standard di sicurezza, almeno in teoria, come ospedali e simili; il muro di fuoco, semmai, è un incantesimo del D&D e anche in quel caso si chiama “wall of fire”.
Lo scopo del firewall, come suggerisce il nome, è appunto quello di creare una barriera di sicurezza tra il nostro computer e internet, una barriera che filtra tutte le comunicazioni che cercano di attraversarla, in entrata e in uscita, e lascia passare soltanto quelle autorizzate. Questo per dirla in modo molto semplice.
Esistono due tipi fondamentali di firewall: lo hardware e il software.
Un firewall di tipo hardware è utilizzato di solito per proteggere una rete di computer, come ad esempio una rete aziendale, oppure la rete di una scuola. In questo caso, tutti i computer di una azienda, o di una scuola, sono collegati tra loro a formare una rete interna, ma non sono collegati direttamente alla rete esterna, cioè a internet. Per collegarsi a internet, devono passare attraverso un router (di solito), il quale funziona un po’ come uno snodo ferroviario: riceve le comunicazioni dai computer interni e li gira verso la Rete internet; riceve le comunicazioni da internet e li gira verso il computer interno a cui sono dirette. Il firewall si troverà naturalmente in corrispondenza di questo snodo: a volte è incluso nel router stesso, altre volte è un apparecchio esterno, collegato al router. Il suo compito resta comunque quello di filtrare tutto il traffico in entrata e in uscita, per decidere cosa sia possibile lasciar passare e cosa invece sia meglio bloccare: una valvola di sicurezza, tra internet e la rete interna.
Un firewall di tipo software è quello con cui avremo più spesso a che fare, almeno sul nostro computer di casa. In pratica, è un programma che può essere già presente nel sistema operativo, oppure può essere installato in seguito, e che ha il compito di controllare tutte le richieste di accesso al nostro computer, così come le richieste di accesso a internet effettuate dagli altri programmi installati sul nostro computer. Anche in questo caso, controlla cosa entra nel nostro computer e controlla cosa esce.
Un firewall di tipo software è anche definito “firewall personale”, proprio perché è installato direttamente sul computer che lo utilizza e l’utente stesso può regolare le sue impostazioni, per decidere quanto deve essere rigido, a quali programmi concedere il permesso di collegarsi a internet e quali programmi bloccare. Regolare le impostazioni di un firewall è certo la parte più noiosa e difficile, per chi non è molto pratico di computer, ma è anche la più importante, se non vogliamo in seguito avere brutte sorprese.
Come regola generale, concediamo l’accesso a internet solo ai programmi che conosciamo e riconosciamo, e solo se la loro richiesta ha un senso. Per esempio, è ovvio che il nostro browser (che sia Internet Explorer, Firefox, Chrome o quant’altro) avrà bisogno di accedere a internet, se vogliamo usarlo: il compito di un browser è appunto quello di navigare nei siti internet, per cui gli dovremo concedere il permesso di collegarsi a internet. Allo stesso modo, se utilizziamo un programma per scaricare le e-mail sul nostro computer, avrà bisogno del permesso di collegarsi sia in entrata (per ricevere le e-mail), sia in uscita (per spedire le e-mail). Altri programmi, invece, avranno bisogno di poter accedere a internet solo per eventuali aggiornamenti, anche se ci chiederanno l’accesso in ogni altra occasione (e noi rifiuteremo): il Prato fiorito (versione politically correct del vecchio Campo minato), per esempio, non ha alcun bisogno di connettersi a internet: se ci chiede di potersi collegare, mandiamolo a quel paese senza tanti pensieri e neghiamogli il permesso.
Se un programma cerca di collegarsi a internet in un momento in cui, apparentemente, non ha alcun bisogno di collegarsi, allora è sempre meglio negargli il permesso. Può darsi che voglia solo comunicare col suo sito di riferimento, per vedere se ci siano novità, ma è sempre più prudente negare il permesso, in caso di dubbio: una lieve paranoia è utile a non essere infettati e a non fare entrare sconosciuti nel nostro computer. Quando un programma sul nostro computer chiede di poter accedere a internet, infatti, esiste sempre la possibilità che questo programma sia un virus, che abbiamo preso senza accorgercene, oppure che sia un programma infettato da un virus: in questo caso, l’accesso a internet gli servirà per comunicare con il creatore del virus, passargli le nostre informazioni, oppre aprirgli la porta e farlo entrare nel nostro computer. Sia chiaro, nella maggior parte dei casi il motivo non sarà questo, ma se il programma che chiede l’accesso ha un nome strano, oppure se abbiamo l’abitudine di installare software “crackato” senza averlo almeno controllato con un antivirus, allora le probabilità di un virus aumenteranno.
Riassumendo, un firewall personale serve a controllare tutte le richieste di accesso al nostro computer e tutte le richieste fatte dai nostri programmi per accedere a internet: potranno passare solo le richieste che noi autorizzeremo.

Firewall come censore

Se il firewall è molto utile per la sicurezza del nostro computer, esiste però un altro uso che si può fare di questo strumento ed è molto meno positivo, per noi. Un firewall, infatti, può essere utilizzato come strumento per la censura in Rete, limitando i siti a cui un utente può accedere e anche gli argomenti che un utente è in grado di trovare. Ricordiamo infatti che il firewall è un filtro: se sul computer di casa lo useremo per filtrare i programmi che entrano o escono, un governo lo utilizzerà per filtrare il traffico in entrata e uscita di un sito iinternet. Il principio è lo stesso.
Nella maggior parte dei casi, questa funzione sarà utilizzata su un firewall di tipo hardware. La rete di una scuola o di una biblioteca, dunque, potrebbe impedirci di accedere a siti porno, se il firewall è impostato per bloccarli; una rete aziendale potrebbe invece aver impostato un blocco per i siti di svago o di giochi online; eccetera eccetera. Di solito, questo avviene attraverso una lista di siti proibiti, che il firewall controlla quando noi cerchiamo di accedere a un sito: se questo è presente nella lista proibita, allora ci bloccherà, altrimenti ci lascerà accedere.
Un caso limite è costituito appunto dai filtri governativi, a cui già accennavo, e che rientrano nella categoria dei firewall. In questo caso, il firewall bloccherà tutte le richieste di accesso a un sito che è stato deciso di censurare, quando queste richieste provengono da un indirizzo IP dello stato che ha imposto il blocco. Se il governo italiano, per esempio, ha deciso che è vietato accedere al sito X, allora tutti quelli che cercheranno di accedere al sito X, usando un indirizzo IP italiano, saranno automaticamente bloccati dal firewall che funziona come filtro. Avevamo già accennato a questo, parlando dei proxy e di come funzionano. Nei casi più estremi, tutto il traffico internet proveniente da uno stato può essere filtrato, ma di solito si utilizzano anche sistemi aggiuntivi ai firewall, per ottenere una maggiore sicurezza e un maggior controllo sulle informazioni.

venerdì 13 maggio 2011

Impedire le telefonate pubblicitarie: il Registro delle Opposizioni

Pare che finalmente abbira ripreso a funzionare la piattaforma di Blogger, dopo due giorni di blackout, durante i quali non è stato possibile eseguire aggiornamenti o postare nuovi articoli... staremo a vedere.

Oggi non parlerò di computer in senso stretto, anche se mi manterrò più o meno in un settore affine, parlando di privacy: un argomento che, peraltro, ho già trattato più volte, in riferimento a Facebook e a vari sistemi per proteggere le nostre informazioni personali in Rete.
Come forse saprete già, o almeno come in teoria dovreste sapere, dall’inizio dell’anno tutti i numeri telefonici presenti nell’elenco sono diventati zona di caccia libera per qualsivoglia azienda, interessata a riempirci di spam telefonico e di informazioni inutili sui suoi prodotti. Sì, mi riferisco proprio a quelle simpatiche telefonate del tipo “Buongiorno, siamo l’azienda Tal dei Tali e vorremmo parlarle della nostra fantastica offerta...” eccetera eccetera, telefonate che di solito arrivano all’ora di pranzo, o comunque in altri momenti fastidiosi della giornata. Il cosiddetto telemarketing, insomma. Questa innovazione è dovuta a una precisa scelta del nostro amato governo, sempre attento a procurare il massimo danno possibile alla sua popolazione: tutti i numeri in elenco sono a disposizione delle aziende, alla faccia di qualsiasi legge sulla privacy, che dovrebbe tutelare i nostri dati personali.
C’è una via d’uscita, in teoria, ed è quella di inserire il nostro numero in un apposito elenco, riservato a chi  non vuole essere infastidito da indispensabili promozioni telefoniche; effettuare quello che in campo informatico si chiamerebbe “opt-out”, insomma, e che abbiamo già visto parlando di come bloccare Google Analytics. La lista di esclusione è chiamata col nome bizzarro di "Registro delle Opposizioni": se ci iscriveremo a questo Registro delle Opposizioni, le aziende non avranno più il diritto di molestarci ogni volta che vogliono. Sia chiaro, ciò non significa che non ci telefoneranno più; significa solo che non potranno più telefonarci legalmente.
Sorvolando sull’assurdità di tutto ciò, il punto è il seguente: ora come ora, il governo ha deciso che tutti noi abbiamo dato automaticamente il consenso a ricevere telefonate pubblicitarie. Se vogliamo negare questo consenso, e dunque opporci a questa decisione di rendere pubblici i numeri in elenco, dobbiamo iscriverci a un’apposita lista, il Registro delle Opposizioni, e sperare che, una volta tanto, le aziende in questione rispettino la legge (e la marmotta confeziona la cioccolata).
Troviamo tutte le informazioni su questo sito:
http://abbonati.registrodelleopposizioni.it/abbonati/home-abbonato
Già dalla prima pagina, abbiamo la spiegazione di quanto detto sopra:
Come vediamo, ci sono diverse possibilità per effettuare l’opt-out, ossia per negare il consenso alle telefonate pubblicitarie.
  1. Via Web
  2. Via Telefono
  3. Via Raccomandata
  4. Via Fax
  5. Via E-mail
Cliccando sul quadrato con il metodo da noi scelto, avremo una descrizione di cosa fare, per iscriverci al Registro delle Opposizioni. Qui parleremo soltanto dei due metodi che richiedono l'uso del computer, ossia l'iscrizione via Web e l'iscrizione via e-mail

Iscrizione via Web

Per iscriversi al Registro delle Opposizioni via Web, e quindi negare il consenso all'uso del nostro numero di telefono fisso per scopi pubblicitari, dobbiamo innanzitutto cliccare sul primo quadrato che vediamo, ossia questo:
Arriveremo a una pagina che ci spiegherà cosa fare per iscriversi, ed è una cosa abbastanza semplice: si tratta di compilare un modulo online. Il modulo ha questo aspetto:
Dovremo inserire tutti i dati richiesti, selezionare la casella accanto alla scritta "Sotto le proprie esclusive responsabilità" eccetera eccetera, poi inserire il CAPTCHA, ossia digitare il testo contorto che ci appare nella finestrella: in questo caso, per esempio, dovremmo digitare 237m3.
A questo punto, dopo aver accertato che tutti i dati siano corretti, clicchiamo "Invio" e la nostra richiesta di iscrizione al Registro delle Opposizioni sarà inviata.

Iscrizione via E-mail

Per iscriversi al Registro delle Opposizioni via E-mail, e quindi negare il consenso all'uso del nostro numero di telefono fisso per scopi pubblicitari, dobbiamo innanzitutto cliccare sull'ultimo quadrato che vediamo, ossia questo:

Arriveremo a una pagina che conterrà gli indirizzi e-mail utili per iscriversi al registro. L'indirizzo di iscrizione, a cui dovremo inviare la nostra richiesta, è abbonati.rpo@fub.it
Ma cosa dobbiamo inviare? Dobbiamo inviare il seguente modulo, dopo averlo compilato al computer:
http://abbonati.registrodelleopposizioni.it/sites/default/files/Mod.RO-ABBONATO_email.pdf
Se lo stampiamo e lo compiliamo a mano, il modulo non sarà valido: dobbiamo per forza compilarlo al computer. Una volta fatto, alleghiamolo a un e-mail e spediamo il tutto all'indirizzo che ho inserito sopra. Dopodiché, ci arriverà un messaggio di conferma, per informarci che la nostra richiesta è stata inoltrata, e riceveremo anche un codice utenza, il quale ci servirà per verificare, o per telefono o al computer, lo stato della nostra richiesta. L'iscrizione non sarà automatica e immediata, ovviamente: siamo in Italia...

martedì 10 maggio 2011

Cercare utenti e persone con Pipl

Quando si tratta di cercare informazioni in Rete, Google è ormai diventato per quasi tutti noi il servizio di riferimento. Ci permette infatti di svolgere ricerche complete, dettagliate e ci mette a disposizione un enorme database, in cui è catalogata la maggior parte dei siti internet.
Eppure, ci sono casi in cui persino Google non è lo strumento migliore, per le nostre ricerche. Talvolta è infatti meglio ricorrere a motori di ricerca più specifici, progettati per esigenze molto precise. FilesTube ne è un ottimo esempio: se vogliamo cercare un file ospitato su un sito di condivisione, per esempio un video o uno MP3 da scaricare, allora FilesTube ci fornirà risultati migliori e più precisi, rispetto a Google. Lo stesso si può dire anche di FileTram, un altro motore di ricerca per siti di condivisione.
Se invece vogliamo cercare informazioni su una persona, Google è ancora la scelta migliore?
A volte sì, a volte no. Dipende da quanto a fondo vogliamo scavare e da dove si trovano le eventuali informazioni che stiamo cercando. Se da una parte è sempre valida l’opzione “lo cerco su Facebook, lo spio e magari poi lo aggiungo agli amici”, dall’altra esistono anche motori di ricerca che si sono specializzati nel cercare informazioni sulle singole persone. Potrebbe essere utile provarne qualcuno.

Un esempio di questi motori di ricerca è senza dubbio Pipl.
Già il nome ci suggerisce quale sia il suo scopo: cercare persone, non informazioni generiche. Questa è la pagina che ci apparirà, entrando nel sito:
Pipl"

Non molto diverso dalla classica interfaccia dei motori di ricerca, come vedete. Per cercare una persona, ci sono offerte quattro opzioni diverse: cercare per nome, cercare per indirizzo e-mail, cercare per username o cercare per numero di telefono.
Nel primo caso, la ricerca per nome, basterà ovviamente che inseriamo il nome e il cognome della persona su cui vogliamo eseguire una ricerca. Possiamo anche specificare la città e la nazione, se vogliamo, ma è meglio cominciare inserendo solo nome e cognome: se necessario, provvederemo poi a restringere il campo.
Nel secondo caso, la ricerca per e-mail, dovremo inserire l’indirizzo e-mail su cui vogliamo cercare informazioni.
Nel terzo caso, la ricerca per username, dobbiamo inserire il nick usato da quella persona su un sito qualunque.
Nel quarto caso, la ricerca per numero di telefono, dobbiamo ovviamente inserire il numero di telefono su cui vogliamo cercare informazioni.
Funziona? Dipende. Se la persona che ci interessa è abituata a disseminare ovunque le proprie informazioni e non si preoccupa granché della privacy, allora sarà piuttosto facile trovare materiale in proposito. Se invece la persona è più attenta ed evita di rendere pubbliche troppe informazioni, allora sarà già più difficile trovare qualcosa. Per esempio, se il suo numero di telefono non compare in nessun documento online, allora una ricerca per numero di telefono non darà alcun risultato.
Nel complesso, e facendo diversi esperimenti, possiamo dire che i risultati migliori si ottengono con le ricerche per username; forse anche perché, quando ci nascondiamo dietro uno pseudonimo, ci sentiamo più sicuri ed è più facile che abbasseremo la guardia, lasciando filtrare troppi dati sulla nostra identità.
Chiariamo: Pipl non è un sito magico che vi dirà tutto di tutti. Anzi, molto spesso non vi dirà nulla. Un uso combinato di Google e Pipl, però, potrà permetterci di scoprire molto più di quanto scopriremmo usando soltanto Google. Un sito utile agli spioni e a chiunque abbia una fissazione maniacale per i “segreti” altrui, insomma.

sabato 7 maggio 2011

Scaricare album di Facebook con Chrome

C'era una volta FacePAD, una comoda estensione di Firefox che, con un click, ci permetteva di scaricare un intero album fotografico da Facebook.
Purtroppo, però, FacePAD ha dovuto affrontare vari problemi, provocati sia dalle sue caratteristiche, sia dalla sua diffusione: dapprima ha dovuto cambiare nome in Photojacker, per questioni legate al copyright, in seguito ha dovuto proprio chiudere, perché considerata una estensione per il web scraping. Ma tutto questo lo abbiamo già visto.
C'è oggi un sistema alternativo, per scaricare in un colpo solo tutte le foto di un album di Facebook? O dobbiamo aprirle e salvarle a una a una?
Se siete utenti di Google Chrome, un sistema alternativo lo avete, anche se, almeno a mio parere, non è pratico come il vecchio FacePAD. Si tratta di Download Facebook Album's photos, una estensione di Google Chrome dal nome incredibilmente originale e creativo, oserei quasi dire rivoluzionario: un po' come fondare un paese e chiamarlo "Paese". Ah no, scusate, questo è successo davvero: basta fare un salto in provincia di Treviso per trovare il paese Paese.
Ma torniamo alle cose serie, o presunte serie.
Download Facebook Album's photos, dunque, è una semplice estensione che possiamo installare sul nostro Google Chrome e ci permetterà, seppure in un modo non particolarmente comodo, di scaricare in una volta sola tutte le fotografie di un album di Facebook. Vediamo come funziona.
Dopo averlo scaricato e installato, vedrete una nuova icona accanto alla barra degli indirizzi del vostro Chrome, proprio di fianco alla chiave inglese: una icona col simbolo di Facebook, non dovreste aver problemi a riconoscerla. Per adesso la possiamo ignorare, ma ci servirà più avanti.
Per testare il suo funzionamento, accediamo a Facebook e cerchiamo un album fotografico da scaricare. Uno qualunque, non ha molta importanza; possiamo però cominciare con un album piccolo, così il test sarà più veloce. Una volta scelto l'album da scaricare, clicchiamolo per entrare. Adesso ci servirà il nuovo pulsante, che è comparso dopo aver installato Download Facebook Album's photos.
Una volta all'interno dell'album, clicchiamo dunque l'icona di Facebook, che troviamo accanto alla nostra barra degli indirizzi e che corrisponde all'estensione Download Facebook Album's photos. Si aprirà una nuova pagina, in cui a poco a poco saranno caricate tutte le immagini di quell'album: una operazione che può essere piuttosto lenta, a seconda della velocità della nostra connessione e del numero di fotografie nell'album. A noi appariranno solo le miniature delle immagini, ma in realtà sta caricando le immagini ingrandite: per questo sarà molto più lento del solito. Portiamo pazienza e aspettiamo.
Alla fine, in una pagina avremo tutte le fotografie. A questo punto, clicchiamo CTRL e S, per salvare l'album. Si aprirà la classica finestra, che ci chiede dove vogliamo salvare il contenuto. Scegliamo una cartella e diamo l'OK. Fine delle operazioni.
Se adesso andiamo a vedere ciò che abbiamo scaricato, troveremo due cose: una pagina in HTML (cioè una normale pagina web) dal nome "fbphotos" e una cartella col nome "fbphotos_file". Se apriamo la pagina web, ci apparirà tutto il contenuto dell'album fotografico, come lo abbiamo visto prima di salvarlo; se invece apriamo la cartella, troveremo al suo interno tutte le fotografie dell'album.
Come ho detto all'inizio, non ha la praticità di FacePAD, che scaricava soltanto le foto e, nelle ultime versioni, ci dava anche la possibilità di rinominarle a nostra scelta; fa però il suo lavoro e questo è l'importante. Piuttosto che niente, è pur sempre meglio piuttosto.

NOTA: La estensione descritta in questo articolo è stata rimossa dallo store di Google Chrome. Al suo posto, però, c'è un suo clone, che funziona praticamente allo stesso modo; di conseguenza, ho modificato il link all'interno dell'articolo, puntandolo verso questo clone, il cui nome è Download FB Album mod.

giovedì 5 maggio 2011

Bin Laden e lo spam su Facebook

Dopo essermi ritrovato in bacheca svariati falsi video della morte di Bin Laden, uniti ad altri falsi link che promettevano di mostrarmi i visitatori del mio profilo, ho pensato che forse sia il caso di dire due parole sulla nuova ondata di spam che si è abbattuta su Facebook. In realtà, sono tutte cose già dette, perché i finti video di Bin Laden sono solo una nuova variante del classico viral script di Facebook, che di volta in volta sfrutta la notizia del momento, per far abboccare gli utenti più curiosi, ma forse è il caso di rinfrescare la memoria.

Punto primo: non esiste nessun video di Bin Laden.
Punto secondo: non esiste nessuna applicazione "stalker", per scoprire chi visita il vostro profilo.
Punto terzo: quei links servono solo ad attirarvi fuori da Facebook, in una pagina-civetta creata apposta per assomigliare a una pagina reale di Facebook e ingannarvi.

Detto questo, vediamo nello specifico come funzionano.
Questa è la schermata che vi apparirà, cliccando sul presunto link di Bin Laden:

Questa invece è la schermata della presunta applicazione per scoprire i visitatori del nostro profilo:

Piuttosto simili, giusto? Diciamo pure uguali, perché in fondo sono due varianti di uno stesso script. Lo script in questione è un javascript, se vi interessa, e non è neppure molto elaborato: invece di simulare un pulsante "Mi piace", fa lavorare direttamente voi, chiedendovi di copiare un codice e incollarlo nella vostra barra degli indirizzi. Cambia ben poco, in sostanza. Copiando questo codice, i risultati che otterrete sono due: pubblicherete sulla bacheca dei vostri amici un post, con un testo preconfezionato del tutto identico a quello che avete trovato sulla vostra bacheca (o magari con qualche variante nel vostro finto commento, se la persona che ha utilizzato lo script si è presa la briga di migliorarlo un poco), e sarete dirottati su una pagina falsa, la pagina-civetta di cui parlavo prima.
Cosa succederà a questo punto?
In linea di massima, dipende dalla persona che hai diffuso lo script. Il viral script, nella sua versione di base, funziona in questo modo.
  1.  Dopo il primo click sul link, si accede a una pagina fan di Facebook, quella che contiene le istruzioni e che abbiamo visto sopra.
  2. Successivamente, si viene spediti su un minisito internet, esterno a Facebook, il cui accesso è bloccato con CPALead. Si tratta di un servizio che impedisce l'accesso diretto a un contenuto, se prima non avete compilato un sondaggio di qualche tipo. Ogni volta che una persona compila un sondaggio, l'utente iscritto a CPALead (cioè il tizio che ha diffuso lo script, nel nostro caso) guadagna una certa cifra.
Quale sia dunque l'obbiettivo di chi diffonde i falsi link di Bin Laden, a questo punto, lo dovreste capire anche voi: più gente clicca, più gente finisce sul suo minisito e compila il sondaggio per accedere, e più il nostro "simpatico" amico guadagnerà.

Naturalmente, questo è il funzionamento della versione di base dello script. La persona che lo ha diffuso, però, potrebbe averlo modificato e utilizzare un sistema differente per sfruttare i visitatori "dirottati". La sostanza non cambia: scopo dello script è portarvi fuori da Facebook, facendovi credere di essere ancora su Facebook. In questo modo, sarà più facile che abbassiate le difese e vi facciate sfruttare da chi ha diffuso lo script, col sistema che lui ha scelto.
Soluzione: non cliccare i link che vi arrivano, o che vi ritrovate in bacheca. La curiosità è sempre dannosa, in questi casi.
Se avete la bacheca piena di questo spam, armatevi di pazienza e cancellatelo, per evitare che qualche vostro amico possa finire in trappola mentre visita il vostro profilo. Nell'angolo in alto a destra di ogni post, se spostate la freccia del mouse in quella zona, vi apparirà una croce nera: cliccatela e la prima opzione che uscirà sarà quella per rimuovere il post dalla bacheca. Già che ci siete, potete anche segnalarlo come spam, usando la seconda voce che vi uscirà.

mercoledì 4 maggio 2011

Come funziona la cache di Google

La cache di Google è qualcosa che, almeno di nome, dovreste aver già incontrato tutti, almeno una volta. E il motivo è molto semplice. Sotto al risultato di ogni ricerca su Google, infatti, accanto alla scritta "Pagine simili" compare anche "Copia cache": probabilmente non ci avrete mai fatto caso, o forse l'avete ignorata, ma quella parola è finita sotto i vostri occhi già centinaia di volte.
Ma che cos'è questa cache? Vediamo di spiegarlo in breve.
La cache è un archivio, nel quale sono conservate copie di altri documenti. Tutti i programmi con cui ci colleghiamo a internet, cioè i browser come Internet Explorer, Firefox e Chrome, ne hanno una e la usano per conservare una copia di tutte le pagine che visitiamo: in questo modo, se torniamo a un sito già visitato in precedenza, il browser potrà sfruttare la copia nella cache per caricarlo più velocemente. A noi, però, non interessa la cache dei browser, almeno oggi, per cui possiamo procedere oltre e arrivare alla cache di Google.
Google utilizza la propria cache per archiviare una copia di tutte le pagine presenti nel suo indice: la cache è quindi un archivio di tutti i documenti che Google è in grado di cercare. Il funzionamento è piuttosto semplice. Google al momento è il principale motore di ricerca della Rete; per poter cercare, però, ha bisogno prima di tutto di conoscere il contenuto della Rete: i nomi dei siti presenti, il contenuto delle loro pagine e così via. Per ottenere queste informazioni, Google utilizza alcuni programmi automatici, i bot (detti anche "ragni", per ovvia analogia con il Web), che eseguono un "censimento" della Rete: saltando da una pagina all'altra, ne copiano il contenuto e lo inoltrano a Google stesso. Una volta arrivato a destinazione, il contenuto delle pagine è indicizzato, ossia è catalogato nell'archivio di Google in base a elementi come argomento, parole chiave e così via. Quando noi eseguiamo una ricerca, Google sfoglia il contenuto del suo archivio e ci restituisce le pagine che più si avvicinano a ciò che noi staimo cercando, in base alle informazioni in suo possesso.
La cache è appunto l'archivio di Google, ossia il "luogo" in cui sono salvate le copie di tutte le pagine internet che ha indicizzato.
Questo archivo è aggiornato periodicamente, in modo da aver sempre sotto controllo tutto ciò che è pubblicato in Rete. Naturalmente, data la vastità della Rete, non sarebbe possibile controllare e aggiornare ogni ora il contenuto di tutti i siti, perché le pagine da controllare sono miliardi. Per questo motivo, i bot di Google controllano e aggiornano il contenuto degli archivi secondo un criterio abbastanza sensato: la frequenza degli aggiornamenti dipenderà dalla dimensione del sito, dal numero di visite che riceve, dalla quantità di nuove pagine che quel sito produce, eccetera. I siti più grandi, famosi e attivi saranno dunque visitati più spesso dai bot; i siti più piccoli e meno attivi, invece, saranno visitati di meno.
Per ogni pagina indicizzata da Google, la cache conterrà l'ultima versione che è stata copiata dai bot: più o essere dunque più o meno recente, a seconda di quanto spesso i bot visitano quel determinato sito. Talvolta la copia della cache è identica all'originale, talvolta invece la copia della cache è più vecchia dell'originale, se l'originale è stato modificato o aggiornato dopo l'ultimo passaggio dei bot. Guardando la copia cache di una pagina, dunque, potremo trovare o una versione identica di quella pagina, oppure una versione più vecchia. Questo cosa significa? Significa che, per esempio, se una certa informazione è stata rimossa dalla pagina originale di un sito, nella copia cache potrebbe invece esserci ancora, perché magari i bot di Google non hanno ancora avuto il tempo di aggiornarla. Ed è un dettaglio che non va trascurato, perché ci ricorda che in Rete nulla è mai distrutto per sempre.
La cache di Google ha però anche altri aspetti, che possono tornarci utili. Un aspetto lo abbiamo già visto: se qualche informazione è stata cancellata dalla pagina originale, potrebbe ancora esistere nella sua copia cache. Su scala più ampia, ci può permettere di recuperare le pagine di un sito che, nel frattempo, è stato rimosso dalla Rete: se Google lo aveva indicizzato, per un certo periodo potremo ancora accedere alla sua copia cache, anche se il sito è ormai defunto. Ancora: se un filtro web non è stato progettato con cura, possiamo aggirarlo usando la cache di Google, in modo del tutto lecito. E il motivo è semplice. Se un filtro ci impedisce di accedere al sito "pincopallino", noi possiamo raggiungerlo lo stesso visitando la copia conservata nella cache di Google: in questo caso, noi non stiamo accedendo al sito pincopallino, ma stiamo accedendo a Google, perché la copia si trova appunto negli archivi di Google. Non è proprio come usare un proxy, d'accordo, ma è una possibilità da tenere presente. Eccetera eccetera.

Come accedere alla copia cache di un sito? Beh, il sistema più semplice è quello di cliccare "copia cache", che troviamo in coda a ogni risultato di una nostra ricerca su Google. In alternativa, possiamo cercare direttamente la copia cache su Google: basta digitare cache: seguito dall'indirizzo del sito che ci interessa. Nella copia cache di una pagina, inoltre, è sempre indicata la data dell'ultimo aggiornamento: potremo così sapere subito a quando risale quella copia.

Aggiornamento - Dopo l'ultima modifica grafica di Google, non troviamo più il link "Copia cache" sotto ai risultati di ricerca: dovremo cliccare (o anche solo spostare il mouse) sulla freccia che compare a destra di ogni risultato, per vedere le voci "Copia cache", "Simili" e l'Anteprima della pagina.

lunedì 2 maggio 2011

Google Encrypted, ricerche più sicure

Google Encrypted
Google Encrypted è una nuova funzione di Google, attiva dall'inizio dell'estate scorsa, finalizzata ad aumentare la sicurezza delle nostre ricerche su Google. Credo però che in pochi si saranno accorti della sua esistenza, perché trovarla non è una cosa immediata. Possiamo però raggiungerla da questo indirizzo: https://encrypted.google.com/

Come vedrete, vi si aprirà una normale pagina di Google, quasi del tutto identica a quella che utilizzate ogni giorno per le vostre ricerche. Le differenze da notare, però, sono almeno due: la prima è il logo di Google, che presenta un lucchetto sopra la "e" (e la scritta "beta" subito sotto); la seconda è quella piccola "s" nella barra degli indirizzi, a indicarci il tipo di connessione che stiamo usando. Una connessione https, non il classico http.
Cosa cambia, dunque?
Da un punto di vista pratico, per gli utenti non c'è alcuna differenza tra usare Google normale o Google Encrypted: le ricerche funzionano allo stesso modo, i risultati sono gli stessi, al massimo una ricerca con Google Encrypted potrebbe essere un poco più lenta rispetto a una con Google normale. Ciò che cambia, invece, è il livello di sicurezza delle nostre ricerche, con il passaggio dal normale protocollo http al protocollo https.
Il protocollo http è quello che utilizziamo normalmente durante la nostra navigazione: lo scambio di dati tra il nostro computer e i vari siti internet non è protetto e, in teoria, può essere sorvegliato, intercettato o spiato da chiunque ne abbia voglia e possieda le competenze e gli strumenti per poterlo fare. Il protocollo https, invece, protegge il flusso di dati con una crittografia asimmetrica SSL, che aumenta la sicurezza delle nostre informazioni. I nostri dati, infatti, non passeranno attraverso un canale scoperto e visibile, come con lo http, ma attraverso un canale crittografato: tecnicamente sarà ancora possibile intercettarli e spiarli, con maggiore difficoltà, ma un eventuale "spione" dovrà poi anche decodificare i dati, prima di poterci capire qualcosa. Se non siete sotto sorveglianza o se non abitate in un paese dalla forte censura, è improbabile che qualcuno farà tutto questo lavoro solo per vedere a quali siti vi stiate collegando, per cui il protocollo https si può considerare sicuro, almeno per le normali comunicazioni. Il protocollo di sicurezza https dovrebbe anche essere utilizzato da tutti i siti, quando eseguite un login e dovete pertanto inserire dati sensibili, come il vostro nome utente e la vostra password; siti di home banking e siti di acquisti, poi, sono obbligati a utilizzare almeno lo https per proteggere i propri clienti, se vogliono essere considerati siti seri e affidabili.
Google Encrypted, dunque, è la versione "protetta" di Google. Tutte le nostre ricerche saranno effettuate attraverso il protocollo https: ciò significa che non sarà possibile intercettare facilmente le nostre ricerche, ma soprattutto significa che le nostre ricerche, se effettuate con Google Encrypted, non saranno memorizzate sul nostro computer e non compariranno nella funzione di autocompletamento in una successiva ricerca (la funzione di autocompletamento, per intenderci, è il vizio che ha Google di completare le parole che stiamo scrivendo in una ricerca, per "suggerirci" quello che cerchiamo). Se utilizziamo un computer condiviso e non vogliamo che altri possano, anche inavvertitamente, vedere cosa abbiamo cercato su Google, questo secondo aspetto può essere interessante; otterremmo risultati analoghi anche cancellando la cache e la cronologia del nostro browser, è ovvio, ma avere a disposizione un "piano B" è sempre utile, nel caso ci dimenticassimo di fare pulizia alla fine della sessione.
Una precisazione. Soltanto i dati sul nostro computer non saranno salvati; Google continuerà a mantenere la sua lista di quello che abbiamo cercato. In altri termini, Google Encrypted ci protegge sì da interventi esterni, ma non impedisce a Google di sapere cosa stiamo facendo.
Infine, se utilizzate Tor per la navigazione, allora vi sarete forse accorti che quasi tutte le vostre ricerche su Google sono automaticamente reindirizzate a Google Encrypted; il che è piuttosto logico, visto che con Tor state già navigando su canali crittografati.