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venerdì 21 dicembre 2012

MediaFire: aggiornamenti e altro


Ho già parlato in due precedenti articoli di MediaFire, il sito e servizio che offre sia una “cassetta di sicurezza” online, cioè uno spazio in cui poter depositare i propri files, sia uno strumento per la condivisione di materiale, in quanto ogni file inserito è abbinato a un link da cui poterlo scaricare: un primo articolo era dedicato a una presentazione generale del servizio e un secondo articolo era dedicato a un aggiornamento, in seguito a modifiche grafiche del sito di riferimento. Oggi sarà la volta di un nuovo aggiornamento, abbinato anche a una descrizione più completa dei vari servizi offerti.
Prima di tutto, guardiamo i servizi di base, disponibili a chiunque si registri con un account gratuito.
Se in precedenza lo spazio a disposizione era indefinito, in quanto da nessuna parte si specificava la capienza massima dell’account, dopo gli ultimi aggiornamento abbiamo un tetto ben preciso, anche se sufficientemente alto da non causare gravi problemi. Il tetto è infatti di 50 GB, come specificato nella colonna di sinistra di ogni pagina, subito sotto la lista delle cartelle in cui avete suddiviso i files da voi caricati; se non avete creato alcuna cartella supplementare, sarà comunque presente la cartella My Files, che funziona come cartella di base del vostro spazio ed è generata automaticamente al momento della registrazione. Guardando sotto al riquadro delle cartelle, troverete una barra che vi indica la quantità di spazio disponibile (50 GB, per gli account gratuiti) e la quantità di spazio che avete già occupato.
Sempre restando nella colonna di sinistra, il pulsante “Upload” serve a caricare nuovi files nella cartella in cui vi trovate, mentre il pulsante “Create” serve a creare nuove sottocartelle. Come si può vedere, questa sezione è stata parecchio snellita, con le varie modifiche, e adesso è ridotta all'essenziale  non dovreste avere problemi a trovare ciò che vi serve.
Spostandoci verso destra, invece, troviamo la lista di tutti i files che abbiamo caricato nel nostro account, oltre alla lista delle cartelle che abbiamo creato (se ne abbiamo create): di base, le cartelle occuperanno le prime posizioni della lista, dopodiché verranno i vari files, sempre in ordine alfabetico. È comunque possibile modificare queste impostazioni di base, utilizzando i filtri che troviamo nella parte alta della pagina, sulla destra.
Una novità che troveremo, e che non è per nulla inaspettata o sorprendente, è una stretta sulle condivisioni di materiale protetto da copyright. In seguito ai problemi che hanno avuto MegaUpload e altri siti di condivisione, i superstiti hanno pensato che, per tutelare la propria incolumità, sarebbe stato opportuno controllare il materiale caricato e prevenire il rischio di diventare un nuovo “centro di contrabbando”. Se decidete di caricare su MediaFire uno MP3 protetto da copyright (tipo una canzone) o cose simili, ci sono buone probabilità che il vostro file sarà bollato così:

Quella © che compare accanto ai normali pulsanti sta a indicare che il file è protetto da copyright altrui: voi avete il permesso di scaricarlo, ma non potrete utilizzare il suo link per condividerlo con altre persone. L’analisi del materiale caricato è svolta in modo automatico, adottando una strategia simile a quella utilizzata dagli antivirus per individuare virus all'interno di un programma: se caricate normalmente un file protetto da copyright, ci sono ottime probabilità che sarà individuato e bloccato in questo modo, ma potete tentare di aggirare il problema caricandolo in una cartella compressa (ZIP, oppure RAR), meglio ancora se protetta da una password.
A parte questo, i tre pulsanti che compaiono accanto a ogni file sono i soliti: il primo ci permette di modificare le opzioni di quel file, il secondo ci serve per scaricare il file e il terzo per condividerlo con altri, copiando il link a cui quel file è abbinato. La lista delle opzioni disponibili per ogni file, a cui possiamo accedere cliccando sul pulsante a forma di ingranaggio, è questa:

A parte la lingua inglese, non dovrebbero costituire un problema, dato che sono più o meno sempre le stesse. Di un certo interesse è la penultima, ossia Password Protect, che ci permette di proteggere il file con una password.
Normalmente, i files che carichiamo su MediaFire non sono di pubblico dominio e non sono rintracciabili con una ricerca su Google o su motori appositi, come FilesTube. Il discorso cambia, però, se decidiamo di condividere un certo file su un sito, un forum o altro luoghi simili: se copiamo il link abbiano a un file e lo inseriamo in una pagina accessibile pubblicamente, come può esserlo appunto la pagina di un forum o di un sito, allora il nostro file potrà essere indicizzato da Google ed essere visibile nei motori di ricerca.
Guardando infine alla barra superiore, che compare nella parte alta di ogni pagina, le voci più interessanti sono le prime tre, ossia My Files, My Account e Upgrade:

My Files ci porta all'elenco di tutti i nostri files caricati su MediaFire ed è la pagina a cui arriviamo normalmente, una volta eseguito l’accesso al sito. È la sezione di cui ho parlato finora, per cui non credo ci sia altro da aggiungere.
My Account, invece, permette di gestire e modificare l’account con cui ci siamo registrati al sito, nonché svariate opzioni relative sia ai nostri dati personali, sia al funzionamento del sito: possiamo ad esempio scegliere se utilizzare il Flash per caricare un file, oppure le risorse dello HTML5 (utile se ci troviamo su un dispositivo che non supporta il Flash). È possibile anche selezionare una connessione più sicura, attraverso lo https, ma con un’avvertenza: non sempre funziona. Se di punto in bianco MediaFire smette di funzionare, è lentissimo a caricarsi o vi dà altri problemi simili, è molto probabile che dovrete disattivare la connessione via https, per risistemare le cose.
Upgrade, infine, può essere utile se non ci bastano le funzioni della versione base di MediaFire e siamo disposti a passare alle versioni a pagamento: le opzioni a nostra disposizione saranno allora tre, ossia Personal, Pro e Business.
Personal garantisce l’eliminazione delle pubblicità sul sito, sia per il proprietario dell’account sia per chi scarica da uno dei link condivisi; aumenta la dimensione massima dei files caricabili, portandola dai 200 MB dell’account gratuito a 1 GB; l’account non sarà mai eliminato per inattività; permette di scaricare in un colpo solo intere cartelle, eccetera.
Pro mantiene e potenzia tutte le impostazioni precedenti: si passa da 50 GB a 250 GB di spazio disponibile, mentre la dimensione massima per i files da caricare sale a 4 GB.
Business, infine, porta lo spazio disponibile a 1000 GB e la dimensione massima di un singolo file sale a 10 GB.
L’elenco completo delle varie funzioni disponibili per ogni tipo di account, inclusi i costi, lo potete comunque trovare nell'apposita pagina di confronto, su MediaFire.

mercoledì 28 novembre 2012

RetroShare e la condivisione Friend-to-Friend

Oggi tornerò a parlare di condivisione files, dedicandomi a un programma dalla storia abbastanza curiosa: RetroShare. RetroShare è un programma open-source, disponibile per i principali sistemi operativi (Windows, Macintosh e diverse distribuzioni di Linux), che funziona come piattaforma decentralizzata per la comunicazione e lo scambio di files. Detta in altri termini, con RetroShare potete scambiare files, in modo simile a quanto avviene con eMule o Torrent, ma potete anche chattare con gli amici o costruire un forum di discussione. Il che non sarebbe niente di particolare, dato che si può fare in molti altri modi, anche più semplici; la particolarità sta nel fatto che tutte le comunicazioni sono criptate. Come si autodefinisce nel suo sito, RetroShare è progettato per offrire un Secure Social Network, cioè un ambiente in cui ciò che decidi di condividere coi tuoi amici sarà davvero condiviso soltanto coi tuoi amici e inaccessibile ad altri. Ma vediamo più in dettaglio.
La condivisione di files, in un sistema peer-to-peer (P2P), avviene in forma uguale tra un numero imprecisato di sconosciuti: io inserisco un file in una rete P2P, come eMule, e chiunque potrà raggiungere quel file e scaricarlo. Inoltre, se sono presenti più copie di uno stesso file, sarà possibile scaricarne frammenti da ogni copia disponibile, così da velocizzare l’operazione. E fin qui niente di nuovo, perché chiunque abbia mai usato eMule (o Torrent) ne conosce anche, almeno in forma approssimativa, il funzionamento. Questo sistema introduce vari problemi di sicurezza, perché è relativamente facile localizzare chi stia scaricando cosa: ogni utente è collegato in modo diretto alla fonte da cui scarica e questo rende possibile localizzare l’indirizzo IP dell’utente in questione.
RetroShare passa da un sistema peer-to-peer a un sistema friend-to-friend: i files non sono più condivisi indiscriminatamente con chiunque, ma solo con una ristretta cerchia di persone, ossia quelli che io ho scelto come “amici”. Nella sua forma più semplice, dunque, possono utilizzare RetroShare per creare una ristretta cerchia di amici e scambiare con loro il materiale che voglio, attraverso canali criptati: organizziamo la nostra piccola comunità, ci scambiamo files in modo sicuro e protetto e tanti saluti al resto del mondo.
Esiste però anche una forma più “sociale”, basata sugli “amici di amici”, che porta RetroShare molto più vicino a eMule e Torrent, pur mantenendo un sistema friend-to-friend. Per spiegare meglio questa forma sociale, vediamo come funziona la ricerca di un file. Quando cerco un file, per prima cosa RetroShare guarderà tra i miei amici: se uno di loro lo possiede e lo ha messo in condivisione, allora lo riceverò da lui e la ricerca è finita. Se non lo possiede, RetroShare guarderà tra tutti gli amici di quell'amico  poi guarderà tra gli amici degli amici dell’amico, e così via, fino a che il file non è stato trovato o, in caso di risultati negativi, fino a che la ricerca non si fermerà per essersi spinta oltre una certa distanza. Una volta localizzato il file, non sarà trasferito direttamente a me, ma mi arriverà “saltellando” da un amico all'altro  seguendo la catena di amici che porta da me al file: in questo modo, il “distributore” del file non vedrà il destinatario, ma solo il suo amico più diretto.
Esempio concreto. Pincopallino possiede il file che mi interessa, ma non è un mio amico diretto. Il file sarà quindi trasferito a Tizio, che è amico di Pincopallino; Tizio lo trasferirà al suo amico Caio; Caio lo trasferirà al suo amico Sempronio; Sempronio è un mio amico, così lo trasferirà direttamente a me. In tutto questo giro, io non vedrò mai Pincopallino e Pincopallino non vedrà mai me, proprio come non vedremo le varie tappe intermedie. Ogni scambio avverrà poi attraverso un tunnel criptato, che collega i due amici tra cui lo scambio si verifica. Come è facile da intuire, questo percorso è molto più lento rispetto al normale peer-to-peer, ma ha il vantaggio di essere molto più sicuro: sta dunque agli utenti decidere tra la velocità e la sicurezza.
Gli amici sono persone di cui ti fidi e sono stabiliti attraverso uno scambio di “certificati di identità”. Quando utilizziamo RetroShare per la prima volta, ci sarà richiesto di generare una nostra identità, che si accompagna a due chiavi, utilizzate per gestire le connessioni criptate: l’aggiunta di un amico avviene mandandogli il mio certificato, per identificarmi, e lui potrà accettarla inviandomi a sua volta il suo certificato. In questo modo, entrambi potremo verificare l’identità dell’altro. Una cosa da tenere presente è che i miei amici sapranno sempre chi sono, per cui è opportuno che gli amici siano davvero amici, cioè persone fidate: l’essenza di RetroShare è questa, uno scambio protetto tra persone fidate.
Quale sarebbe la curiosità della storia di RetroShare, cui accennavo all'inizio? RetroShare è in vita da diversi anni e finora è stato ignorato da tutti o quasi: il suo stesso sviluppo è ancora alla versione 0.5.4c, cioè ancora piuttosto lontano da una versione stabile e definitiva. Dall'inizio dell’anno in corso, però, pare che la gente si sia accorta della sua esistenza e il suo utilizzo è aumentato di parecchio nel giro di pochi mesi. Staremo a vedere i successivi sviluppi.

Rischi legali?

Come avviene per qualsiasi sistema di scambio protetto, anche RetroShare può essere utilizzato per scambiare materiale più o meno illegale. A questo proposito, è bene segnalare quanto avvenuto di recente ad Amburgo, dove una sentenza alquanto discutibile ha evidenziato i rischi legali che si possono correre, utilizzando questi programmi. Qui potete trovare la storia completa, coi link alle ingiunzioni del tribunale (in tedesco) e a dibattiti in merito alla legittimità dell’ingiunzione stessa (sempre in tedesco). Non essendo io un esperto di diritto, men che meno tedesco, lascerò ad altri il compito di valutare il tipo di impatto che potrà avere questa ingiunzione.

martedì 8 maggio 2012

La condivisione anonima di dati con Freenet


Dopo diversi articoli sulla navigazione anonima con Tor, tornerò oggi a parlare di anonimato in Rete, ma in una prospettiva differente: non la navigazione tra siti (in chiaro o nascosti), ma la diretta condivisione di dati. Parlerò quindi di Freenet.
Freenet è un sistema per pubblicare e condividere dati in Rete ed è costituito da due parti: il database vero e proprio, suddiviso tra tutti i computer connessi alla sua rete, e gli strumenti per navigare il database e comunicare coi vari computer connessi. Se state pensando a una rete P2P, simile a quelle che si possono ottenere con eMule o i torrent, allora pensate bene: Freenet funziona più o meno così, ma con alcune differenze.
Come è spiegato nella sua documentazione, Freenet può essere immaginato come un enorme magazzino, distribuito su tutti i computer che appartengono alla sua rete. Quando noi inseriamo un file in questo magazzino, ne riceviamo in cambio una chiave (simile ai link che ci sono restituiti da siti di condivisione, quali MediaFire e il defunto Megaupload), mentre il file è collocato in uno o più computer presenti in rete. Ognuno di questi computer è detto “nodo”, perché costituisce un nodo della grande maglia formata da Freenet. Per recuperare il file, dovremo consegnare a Freenet la chiave e in cambio riceveremo il file corrispondente, scaricandolo dai vari nodi su cui è stato immagazzinato “a tranci”. E fin qui, cambia poco rispetto a una qualsiasi rete P2P.
Per entrare a fare parte di questa rete, dobbiamo installare Freenet sul nostro computer e diventare così un nodo della rete. Con l’installazione, cederemo una frazione del nostro disco fisso a Freenet, che la utilizzerà per immagazzinare i files condivisi da noi e da altri membri della rete, in una cartella “store” creata sul nostro computer; di conseguenza, anche una parte della nostra banda di connessione sarà utilizzata da Freenet, per mantenere la propria rete e gestire gli scambi di files. Il che, di nuovo, è identico a quanto accade con Emule e altri programmi di condivisione: scarichiamo files dai computer altrui e altri utenti scaricano files dal nostro computer. È l’essenza del peer-to-peer, dopotutto.
Una prima differenza di Freenet, rispetto ad altre reti di condivisione, è che noi non abbiamo alcun controllo sui files immagazzinati nel nostro computer. Non sappiamo neppure cosa sia stato immagazzinato sul nostro computer. Tutti i files inseriti in Freenet, infatti, sono prima di tutto frammentati in pezzi più piccoli, per agevolare lo scambio, e poi crittografati: soltanto l’utente con la chiave corrispondente sa quale file stia scaricando, mentre tutto il resto della Rete non ne saprà nulla. Ogni nodo, quindi, conterrà soltanto un cumulo più o meno grande di frammenti anonimi di files, crittografati e indistinguibili: in questo modo, nessuno può sapere quali files si trovino nel proprio computer e nessuno può formalmente essere ritenuto responsabile di ciò che è condiviso attraverso il suo nodo (almeno davanti al tribunale della propria coscienza).
Proprio perché nessuno sa dove si trovi esattamente un determinato file e in quante copie sia presente, non ci sono facili sistemi per rimuovere un file: ciò lo rende resistente alle censure ed è proprio uno degli obiettivi perseguiti dal creatore di Freenet. I files sono conservati in base alla loro popolarità, ossia alla frequenza con cui sono cercati e scaricati: un file popolare continuerà a rimanere attivo e disponibile in molte copie, mentre un file che non interessa più a nessuno, pian piano, diventerà sempre più raro fino a scomparire per “selezione naturale” dalla rete. Se si vuole eliminare un file, dunque, l’unico sistema è sperare che a nessuno interessi più.
Un’altra strategia utilizzata da Freenet per resistere alle censure è quella di essere strutturato come rete decentralizzata e composta da innumerevoli sottoreti più piccole. Ogni nodo conosce soltanto una ristretta cerchia di nodi a esso adiacenti e soltanto con loro si può collegare; questi nodi, a loro volta, conoscono soltanto una ristretta cerchia di altri nodi e si possono collegare soltanto con loro; e così via, fino a coprire l’intera rete. È superfluo specificare che ogni nodo è anonimo. Tutti i nodi, inoltre, hanno lo stesso valore: non esiste distinzione tra client e server, cioè fra un nodo che funge da deposito (server) e un altro che si collega per attingere (client), come avviene in altre reti. Tutti i nodi sono sia server che client; un nodo molto potente, ossia un nodo che cede molta banda di connessione e un grande spazio di deposito sul proprio disco fisso, può talvolta assumere un ruolo da server, ma ciò è dato solo dal maggiore contributo che riesce a dare alla rete.
La struttura composita della rete Freenet ne rende possibile due diversi utilizzi: come Darknet e come Opennet. Il Darknet è una sottorete composta soltanto da nodi in cui avete fiducia e che conoscete, creata manualmente da un utente, mentre l’Opennet è una sottorete composta da nodi qualsiasi e sconosciuti. In pratica, collegandoti in modalità darknet, tu puoi selezionare i tuoi vicini e collegarti solo a utenti che conosci e in cui hai fiducia, ottenendo il massimo livello di sicurezza; collegandoti in modalità opennet, invece, i tuoi vicini sono scelti “a caso”.
All’interno di Freenet, proprio come all'interno della rete Tor, è possibile anche creare veri e propri siti, denominati “freesites”, che funzionano come interfaccia per i dati accumulati nella rete. Per accedervi, può bastare anche un normale browser, purché si sia connessi a Freenet, e un freesite può contenere grossomodo tutto ciò che può trovarsi in un semplice sito web. Il tutto, ovviamente, senza l’uso di un server, come invece avviene per i siti normali. Sotto questo aspetto, un freesite funziona in modo simile a un sito creato con Osiris, in quanto esiste appoggiandosi alla rete P2P e non a una struttura centrale, come invece lo è un server tradizionale.
Ricapitolando, Freenet è una rete per la condivisione peer-to-peer decentralizzata e anonima, formata riunendo una porzione del disco fisso e della banda di connessione di tutti i computer che ne fanno parte. I suoi contenuti sono distribuiti in più copie tra i vari computer, crittografati e anonimi, e possono essere recuperati e scaricati attraverso una apposita chiave, che contraddistingue ogni file. Chiunque può caricare e condividere tutto ciò che gli pare, senza controlli e senza censure: a decidere la sopravvivenza dei contenuti è una sorta di “selezione darwiniana”, che fa sopravvivere e proliferare i contenuti più popolari e lascia pian piano cadere i contenuti che non interessano più.
Libertà di parola e anonimato sono alla base della filosofia di Freenet e dei suoi sviluppatori. Ogni utente ha il diritto di caricare e condividere tutto ciò che vuole, bello o brutto che sia, piacevole o spiacevole che sia, e lo può fare anonimamente. Se state pensando che può essere un ottimo strumento per pedofili, satanisti, terroristi, criminali e qualsiasi altro tipo di babau sociale, avete ragione: può essere utilizzato comodamente anche per diffondere materiali più o meno illegali, immorali e così via. Dopotutto, la libertà di parola è anche libertà di dire che a noi non piacciono, che offendono la nostra morale o che violano la legge: se poniamo limiti a ciò che si può e non si può dire, ricadiamo nella censura, perché ogni limite può essere stiracchiato fino a includere ogni cosa scomoda per noi. O almeno, questa è la filosofia di Freenet: se non la condividere, forse non è lo strumento che fa per voi. Siete avvisati.
Chiudendo con dettagli più tecnici e pratici, Freenet è sviluppato in Java, il che lo rende multipiattaforma: qualunque sia il vostro sistema operativo, finché avete installata una Java Virtual Machine, Freenet potrà funzionare. Nelle versioni precedenti era supportata soltanto la Java Virtual Machine fornita dalla versione ufficiale di Java, ossia la versione Sun Microsystem e poi Oracle, mentre dagli ultimi aggiornamenti è stata introdotta la possibilità di usarlo anche con l'OpenJDK, se preferite. In ogni caso, per usare Freenet dovete aver installato una qualche versione di Java.
Le prime volte che userete Freenet, sarà veloce come un regionale di Trenitalia quando nevica. Col passare dei giorni, poi, diventerà sempre più veloce, man mano che la sua rete personale si forme e il vostro disco fisso entra a far parte dell’ecosistema di Freenet, fino a raggiungere una velocità decente. Resterà sempre più lento di una connessione normale, ma questo vale per qualsiasi sistema analogo, da Tor ai VPN, data la loro natura “indiretta”.
In aggiunta al set di strumenti forniti al momento dell’installazione di Freenet, esistono poi svariati altri “optional” che possono essere aggiunti, per potenziarne o migliorarne l’utilizzo. Il set di base si occupa di connettersi alla rete e fungere da proxy, gestendo il traffico in entrata e in uscita, mentre altri componenti, installabili a parte (se si vuole), aggiungono funzionalità di chat, message board, creazione e gestione di freesites, eccetera. 

venerdì 17 febbraio 2012

Burnbit e i file torrent

Molti di voi probabilmente conosceranno già BitTorrent e i file torrent. O almeno, mi auguro che molti di voi li conoscano già.
BitTorrent è una tecnologia per la distribuzione di contenuti in P2P, ossia un sistema per condividere files attraverso la rete del P2P (tipo eMule, per intenderci). I torrent sono piccoli files, caratterizzati dall’estensione .torrent, che contengono informazioni relative al file da condividere. Senza addentrarci nei dettagli tecnici su come funzioni il sistema, possiamo dire che la condivisione di un file consiste nello scaricare prima di tutto il torrent corrispondente al file che ci interessa e poi aprirlo con un programma come uTorrent: questo programma leggerà i dati contenuti nel torrent, si collegherà alla Rete per cercare copie del file che vogliamo scaricare e poi comincerà a scaricarlo, prelevandone un pezzo da ogni fonte. Come risultato, potremo scaricare il file da più punti, il che può assicurare una maggiore velocità di download, oltre a una maggiore stabilità.
Un torrent è utilizzato spesso come alternativa al download diretto, soprattutto per files di grandi dimensioni. Un download diretto consiste nello scaricare un file direttamente dal server s cui si trova: se sono in molti a voler scaricare quel file nello stesso periodo, è facile che si verifichino rallentamenti o altri problemi dovuti al traffico. Utilizzando un torrent, invece, solo una parte del file sarà scaricata direttamente dal server, mentre il resto pro verrà da chi ha già scaricato quel file e adesso lo condivide, con un notevole risparmio del server e una velocità maggiore di scaricamento.
Burnbit è un sito che si propone di facilitare questo procedimento.


Siccome soltanto alcuni siti ci offrono la possibilità di scaricare tramite torrent, come alternativa al download diretto, Burnbit si propone come mezzo per risolvere questo problema, permettendoci di creare una versione torrent per qualsiasi file scaricabile via HTTP. In teoria. In pratica non ci si riesce proprio con tutti i file, ma il sito è ancora allo stadio sperimentale, per cui è possibile che in futuro il servizio migliori e funzioni davvero per qualsiasi file.
A ogni modo, se abbiamo bisogno di scaricare un file particolarmente pesante e il download diretto non ci dà affidamento, oppure non è la soluzione ottimale per noi, possiamo utilizzare Burnbit per crearne una versione torrent e poi scaricare quella. Il procedimento è comunque piuttosto semplice e permette anche di controllare se il file che ci interessa esiste già in formato torrent, per evitare doppioni e soprattutto lavoro superfluo. In fondo, è proprio il motto del sito: “se un file esiste, c’è la sua versione torrent. Altrimenti, la produrremo noi.”
Se vogliamo inserire un file, dunque, la prima cosa da fare è cercare se esiste già. basta inserire il nome del file nel riquadro di ricerca e vedere cosa ne esce. Se otteniamo il risultato che ci interessa, allora basta scaricare il suo torrent e aprirlo con uTorrent o qualsiasi altro programma stiamo utilizzando per i file torrent. Se il file non esiste ancora, allora lo creeremo noi.
La prima cosa da fare è copiare il link per il download diretto del file, che nella maggior parte dei casi possiamo ottenere con un semplice “tasto destro del mouse + copia link” nel sito distributore del file che ci interessa. Dopo aver incollato il link, clicchiamo il pulsante “Burn” e aspettiamo. Il tempo di attesa è variabile e dipende da molti fattori: può bastare un minuto come può volerci un quarto d’ora, insomma. Alla fine, Burnbit avrà prodotto il torrent corrispondente al nostro file. A questo punto, basterà cliccare su “Download torrent”, scaricare il file torrent, aprirlo col programma che utilizziamo e poi goderci lo scaricamento.

Tutto questo a cosa serve?
Per chi distribuisce un file, creare un torrent e appoggiarsi alla rete P2P per distribuire i propri files è un ottimo sistema per alleggerire il traffico sul proprio server. Lo scaricamento di un file, infatti, avverrà solo in parte dal sito che lo ospita, mentre il resto sarà fornito dagli altri utenti che condividono il torrent.
Per chi scarica, invece, dovrebbe essere possibile ottenere una velocità maggiore di download, proprio perché il traffico si diluisce ed è possibile scaricare il file da più punti contemporaneamente. In ogni caso, la velocità minima non sarà mai inferiore a quella di un download diretto, per cui vale sempre la pena di fare un tentativo: se troveremo altri utenti che stanno condividendo quel file, la velocità a cui lo riceveremo aumenterà; se non li troveremo, lo scaricheremo comunque dal server principale, per cui ci arriverà alla stessa velocità di un download diretto.
Naturalmente, in un periodo di caccia alle streghe come il nostro, rimane sempre la domanda: tutto ciò è legale? E la risposta è molto semplice: sì, il torrent è legale. La tecnica di condivisione tramite torrent è legale; semmai, può essere illegale il contenuto che stiamo condividendo. Se siamo legittimi proprietari di qualcosa, nulla ci vieta di condividerlo con altri; se cerchiamo di condividere qualcosa che non ci appartiene legittimamente (il concetto di “legittimo” è parecchio aleatorio e discutibile, ma non è questa la sede adatta per farlo...), invece, è un altro paio di maniche.
Proprio per questo Burnbit vieta esplicitamente l’inserimento di file coperti da copyright, ma anche di file pornografici, e si impegna a rimuovere questi contenuti anche su richiesta dei detentori del copyright. Questo almeno come dichiarazione di intenti, poi si vedrà.

martedì 30 novembre 2010

Come funziona Mediafire

VERSIONE AGGIORNATA DELLA GUIDA QUI

Abbiamo già parlato in precedenza di Mediafire e di altri siti di condivisione, spiegando a grandi linee a cosa servono e come si scaricano files da loro. Adesso cercherò di spiegare nei dettagli come si usa Mediafire: come registrarsi gratuitamente (se ci si vuole registrare), come caricare un proprio file, come organizzare in cartelle i propri files sul sito di Mediafire, eccetera eccetera.

Partiamo dalla cosa più semplice: registrarsi.
Quando entrate per la prima volta nel sito di Mediafire, vi apparirà una schermata come questa:
Se volete caricare un file, senza registrarvi, allora basta cliccare il grosso pulsante verde che vedete nella metà sinistra dello schermo, con la scritta "UPLOAD to Mediafire". Per registrarvi gratuitamente, invece, dovete cliccare sulla scritta verde "Sign up", che trovate in alto a destra. Come già detto, non è obbligatorio registrarsi, ma è utile se avete in programma di caricare molti files: vi aiuterà a tenerli in ordine e a gestirli.
Dopo aver cliccato su "Sign up", vi si aprirà questa pagina:
Potete registrarvi usando i dati di Facebook o di Twitter (se siete già iscritti a quei siti), cliccando sul pulsante corrispondente. Altrimenti, se non siete iscritti a quei siti o non volete usare quei dati, passate sotto, al punto 1 - "Enter your new account info". Nella prima casella dovete scrivere il vostro nome, nella seconda il cognome e nella terza il vostro indirizzo email, che volete collegare a Mediafire. Nome e cognome non sono obbligatori, ma l'indirizzo email lo è.
Al punto 2 - "Pick a display name and password", dovete inserire nella prima casella un nickname, ossia un nome con cui volete essere catalogati su Mediafire. Nella seconda casella inserite la password che avete scelto e nella terza ripetete la stessa password, come conferma.
Fatto questo, cliccate sul tasto verde a fondo pagina "Create Account & Continue".
Il passaggio successivo è confermare il vostro indirizzo email. Entro breve, riceverete un'email da Mediafire, con all'interno un link da cliccare. Cliccatelo e la vostra registrazione sarà completata.
Una volta registrati, per entrare nella vostra sezione di Mediafire bastera fare login, ossia cliccare su "Login" nella prima pagina e inserire indirizzo email e password che avete scelto.

Vediamo adesso come si caricano i files su Mediafire.
Se non siete registrati, cliccate sul grande tasto verde con la scritta "UPLOAD to Mediafire", come vi avevo detto prima. Se siete registrati, dopo aver fatto login, vi troverete nella cartella principale di Mediafire, chiamata "My Files": da qui, potete creare altre sottocartelle, per organizzare meglio i vostri files. Se non avete altre cartelle, cliccate su "Upload to this folder", la scritta verde che trovate più o meno al centro dello schermo; se avete altre cartelle, cliccate sulla cartella in cui volete inserire il file e poi cliccate su "Upload to this folder" (la scritta verde sulla sinistra).
A questo punto, il processo è molto schematico.
  1. Nella finestra che si apre, clicca sulla parte centrale, dove c'è scritto "Upload you files. Click here" eccetera.
  2. Seleziona il file che vuoi caricare.
  3. Se vuoi caricare più di un file, clicca su "Add More Files" per aggiungerne altri.
  4. Quando hai scelto tutti i file da caricare, clicca sul tasto verde con la scritta "Begin Uploading Files".
  5. Quando ha finito di caricare, accanto al nome di ogni file troverai sulla destra la scritta blu "Share".
  6. Clicca su quella scritta e copia il codice che trovi sotto la scritta "Sharing URL".
  7. Se vuoi spedire il file a qualcuno, incolla il codice in un normale messaggio o in una email.
  8. Se hai caricato più files, ripeti i punti 6 e 7, fino a che non hai finito la lista.

Come gestire i files.
Adesso che li avete caricati, magari vorrete anche gestirli meglio, se siete registrati. Niente di più facile.
Nella pagina principale di Mediafire, dopo aver fatto login, trovate sulla sinistra un menu con diverse voci:

# Create New Folder
# Tag Selected
# Move Selected
# Copy Selected
# Email Selected
# Delete Selected
# Update File
# Bulk-Download Selected
# Upload from the Web
# Show Extra Details
# View my Account Details

Esamineremo solo le principali, per adesso.
Create New Folder serve a creare una nuova cartella, in cui potete caricare o spostare i vostri files: funziona più o meno come per creare una qualunque sottocartella nel vostro computer. Dunque, entrate nella cartella in cui volete creare una nuova sottocartella, oppure rimanete in "My Files", se volete creare una sottocartella in quel posto, e cliccate Create New Folder.  Sotto il pulsante, vi apparirà la richiesta di inserire il nome della cartella: mettere il nome che volete e poi cliccate Create folder. Ecco fatto, la cartella è creata! Adesso potete entrare in quella cartella e caricare lì i vostri files. Naturalmente, se non scegliete una sottocartella, tutti i vostri files saranno caricati nella cartella principale, ossia "My Files". Da lì li potrete spostare o cancellare in qualsiasi momento.
Tag Selected serve a "taggare" un file, che prima dovrete aver selezionato. Una funzione secondaria, che potete ignorare tranquillamente. Per selezionare un file, basta cliccare dentro il quadratino che si trova a sinistra di ogni nome: questo invece è bene ricordarlo, perché vi servirà.
Move Selected serve a spostare un file (o una cartella). Selezionate il file che volete muovere, poi cliccate "Move Selected": vi chiederà di scegliere in quale cartella spostarlo. Scelietela dalla lista delle vostre cartelle e poi cliccate "Move To Folder", appena sotto.
Email Selected vi permette di spedire direttamente a un indirizzo email il link per scaricare il file, da voi selezionato. Anche in questo caso, selezionate il file che volete spedire, poi cliccate Email Selected e scrivete l'indirizzo email del destinatario. Alla fine, cliccate "Send Web Link" per spedire il link.
Delete Selected serve a cancellare il file che avete selezionato. Il procedimento è sempre lo stesso: selezionate il file che volete cancellare, poi cliccate Delete Selected. Vi apparirà un popup, ossia una piccola finestra che vi chiederà di confermare o di annullare la vostra decisione: "Ok", se volete cancellare, "Annulla" se avete cambiato idea.
Le altre funzioni sono in gran parte accessibili solo per chi si è registrato a pagamento e comunque non sono indispensabili: basta che impariate a usare queste funzioni di base e sarete a posto nel 98% dei casi.