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venerdì 28 dicembre 2012

Le impostazioni di ricerca di Google


Come già detto in altre occasioni, i risultati delle ricerche su Google (ma anche su altri motori di ricerca che utilizzano criteri analoghi) non sono neutrali, né identici per ogni utente: più persone che eseguono una stessa ricerca, dunque, otterranno risultati diversi, calibrati in base ad alcuni fattori.
Un primo fattore è la lingua con cui utilizziamo Google, mentre un altro è il paese da cui ci stiamo collegando: un francese che usa la versione in lingua francese di Google, otterrà risultati diversi da un giapponese che utilizza la versione di Google in lingua giapponese, anche se stanno cercando la stessa cosa. Questo criterio era in funzione già da tempo, ma è destinato a diventare sempre più forte dopo l’introduzione del Knowledge Graph, il quale aggiunge ulteriori discriminanti su base geografica, legate alle statistiche di ricerca dei vari paesi. E fin qui, nulla di nuovo.
Altri fattori che determinano il risultato delle nostre ricerche su Google sono legato alla nostra storia personale, cioè alle ricerche che abbiamo compiuto in passato e ai risultati che abbiamo selezionato: i siti che clicchiamo più spesso, o che visitiamo più spesso, tenderanno ad avere una posizione migliore nei risultati delle nostre ricerche, mentre i siti che abbiamo deciso di bloccare non compariranno proprio e abbasseranno nei risultati delle ricerche eventuali altri siti, che si appoggiano o linkano molto questi siti bloccati. Su questi fattori “personali” abbiamo una certa possibilità di controllo, attraverso la pagina delle impostazioni di ricerca di Google.

Nella scheda dei risultati di ricerca, la prima opzione che troviamo è quella relativa all'attivazione o disattivazione del filtro SafeSearch, che serve a filtrare e bloccare tutti quei risultati di ricerca che sono valutati come “di natura sessuale”: un classico filtro per la cosiddetta salvaguardia dei bambini”, insomma, che anche Google mette a disposizione dei tuoi utenti. Come per tutti i filtri di questo tipo, i risultati di ricerca da bloccare sono scelti in base ai calcoli di un algoritmo: non è garantito quindi che tutti i siti “sconvenienti” saranno bloccati, proprio come non è garantito che saranno bloccati soltanto i siti di quel tipo. Gli errori sono sempre possibili e questo filtro non è comunque sufficiente a sostituire un controllo genitoriale, come è specificato nella stessa pagina in cui si descrive il SafeSearch. A ogni modo, chi lo volesse usare potrà anche regolarne la severità, utilizzando l’apposita barra.
Previsioni Google Instant è una voce che riguarda quei suggerimenti di ricerca, ma anche quei risultati di ricerca, che appaiono mentre stiamo ancora scrivendo ciò che vogliamo cercare: sono un tentativo di risparmiarci tempo  e proporci in anticipo ciò che potremmo voler cercare, a volte con risultati parecchio buffi. È possibile decidere se attivare questa funzione, nonché specificare come utilizzarla: le tre opzioni sono “sempre attiva”, “mai attiva”, oppure “attiva solo quando la connessione è sufficientemente veloce”. In questo ultimo caso, l’impostazione è attiva, di base, ma è pronta a disattivarsi automaticamente se la nostra connessione dovesse diventare troppo lenta; si riattiverà poi quando la connessione sarà tornata decente.
Subito sotto è possibile anche specificare quanti risultati vogliamo per ogni pagina, da un minimo di dieci a un massimo di cento: come è ovvio, questo determinerà quanti risultati avremo in ogni pagina di ricerca su Google. Scendendo ancora, possiamo decidere cosa succederà, quando cliccheremo su uno dei risultati di ricerca: di base, le nuove pagine si apriranno nella stessa scheda in cui abbiamo effettuato la ricerca, ma possiamo decidere di farle aprire in una nuova scheda selezionando appunto la voce “Apri ogni risultato selezionato in una nuova finestra del browser”.
Le ultime due  voci sono decisamente più interessanti e coinvolgono in modo molto più diretto il nostro account su Google (se ne abbiamo uno): per modificare entrambe, infatti, sarà obbligatorio l’accesso al nostro account. Inoltre, entrambe le voci hanno un grosso peso sia sui risultati di ricerca, sia sulla nostra privacy (la seconda voce in particolare).
Blocco di risultati indesiderati ci consente di creare una lista con un massimo di 500 siti che dovranno essere bloccati, per qualunque motivo noi vogliamo. Se blocchiamo un sito, le sue pagine saranno escluse dai risultati delle nostre ricerche e potrebbero essere penalizzati nei risultati anche tutti quei siti che, per qualsiasi motivo, si appoggiamo molto ai siti da noi bloccati. Inoltre, Google specifica anche che le nostre “liste nere” potrebbero essere utilizzate (ma non si sa con quale peso) per la regolazione intera delle ricerche; in termini più comprensibili, un sito bloccato da molti utenti potrebbe anche subire una qualche penalità nelle ricerche di altre persone.
Cronologia delle ricerche è una funzione che, a seconda dei punti di vista, può essere utile, oppure inquietante. Google registra tutti i risultati delle nostre ricerche, proprio come un browser registra tutte le pagine che abbiamo visitato: in entrambi i casi, questa è chiamata “cronologia”. Nel caso di Google, questa cronologia è salvata all'interno del nostro account e da lì possiamo decidere se attivare la funzione (normalmente è attiva), disattivare la funzione, cancellare alcuni risultati o cancellare tutti i risultati. Questa funzione può avere una sua utilità, nel caso in cui noi vogliamo ritrovare i risultati di una nostra vecchia ricerca, ma presenta anche aspetti meno piacevoli. Oltre ai vari dibattiti sulla privacy, la cronologia delle nostre ricerche influenza i risultati delle nostre prossime ricerche, adattandole a quelli che sono i nostri gusti e le nostre preferenze, oppure agli argomenti che, in passato, abbiamo ritenuto più utili. In altri termini, se voi cercate spesso argomenti porno e, anche nelle ricerche normali, tendente a cliccare tutti i risultati che sembrano porno, Google deciderà che voi siete pervertiti e nelle vostre future ricerche i risultati porno saranno favoriti rispetto agli altri, adeguandosi ai vostri interessi. Giusto per fare un esempio, sia chiaro. Anche questo dimostra come i risultati delle ricerche su Google non siano neutri, ma dipendano dalla storia personale di ogni utente.
Nella sezione Lingue del menu di sinistra possiamo specificare la lingua da utilizzare (come è ovvio), nel caso in cui questa lingua sia diversa da quella in cui stiamo utilizzando Google. La sezione Posizione, invece, determinerà quanto sarà precisa la geolocalizzazione dei risultati di Google. Di base, Google cerca sempre di fornirci risultati che siano quanto più possibile pertinenti al luogo in cui ci troviamo: se cerchiamo locali o negozi, ad esempio, come primi risultati dovremmo trovare quelli geograficamente più vicini a noi. Anche il luogo su cui si aprirà Google Maps dipende da questo. È una funzione su cui è dunque necessario spendere qualche parola in più.
Aprendo questa scheda, abbiamo la possibilità di inserire l’indirizzo preciso del luogo in cui ci troviamo, se vogliamo inserirlo. Se lasciamo in bianco questo spazio, Google cercherà comunque di scoprire dove ci troviamo, perché “Google fornisce sempre i risultati che ritiene siano più pertinenti alla ricerca effettuata” e “la località è uno dei fattori che utilizziamo per fornire questi risultati pertinenti”, eccetera eccetera: parola di Google. Se stiamo utilizzando un cellulare, la localizzazione è molto semplice e precisa: basterà guardare la cella da cui ci stiamo collegando. Nel caso di un computer, o di una connessione non mobile, Google utilizzerà il nostro indirizzo IP, per cercare di individuare la zona da cui ci stiamo collegando; i risultati saranno inevitabilmente approssimativi. Altra possibilità è quella di ricorrere alla Google Toolbar, se l’abbiamo installata: una delle sue funzioni è “la mia posizione” e si può immaginare benissimo a cosa serva.
Non è possibile disattivare la geolocalizzazione dei risultati; anche se non specifichiamo il luogo in cui ci troviamo, Google cercherà lo stesso di scoprirlo. Per limitare i danni, può essere utile scrivere comunque una località, ma limitandosi al paese (per esempio, “Italia”). Se proprio vogliamo evitare ogni tipo di localizzazione, dovremo ricorrere a un proxy (anche se così troveremo risultati pertinenti al paese in cui si trova il proxy, che per noi potrebbero essere inutili) , oppure utilizzare un altro motore di ricerca, come DuckDuckGo.

martedì 10 luglio 2012

Facebook e l'utilizzo dei dati personali (III)

Concludiamo dunque il viaggio attraverso la Normativa sull'utilizzo dei dati di Facebook con le ultime due sezioni, dedicate a pubblicità e cookies. In pratica allo stesso argomento, almeno per come sono sviluppati da Facebook. prima di cominciare, però, una breve premessa su cosa siano i cookies, giusto a titolo informativo e per non doverlo ripetere in seguito.
Un cookie è un piccolo file, in genere non più grande di un paio di KB, che viene scaricato nel nostro browser ogni volta che ci colleghiamo a un certo sito, oppure utilizziamo un’applicazione online. Quando ci colleghiamo al sito Pincopallino, il sito controllerà prima di tutto il reparto “cookies” del nostro browser: se non è presente un cookie di Pincopallino, il sito provvederà a inserirne uno; se il cookie è già presente, il sito lo leggerà, recuperando così informazioni su quando lo abbiamo visitato l’ultima volta e, a seconda del cookie utilizzato, varie altre informazioni sul modo in cui abbiamo interagito con Pincopallino. Se ci siamo registrati su un sito, un forum o simili, il cookie ci permetterà anche di non dover ripetere l’accesso, se l’ultima volta siamo usciti dal sito senza fare logout. In breve, un cookie è una etichetta, che i siti appiccicano sul nostro browser e su cui annotano vari dati relativi al nostro utilizzo del sito.
Detto questo, procediamo con la pubblicità su Facebook.
Secondo la Normativa, Facebook non condivide le informazioni personali dei suoi utenti con gli inserzionisti pubblicitari, a meno che gli utenti non abbiano dato il consenso. Tuttavia, come già indicato nella sezione relativa ai dati personali, Facebook può fare più o meno quello che vuole coi dati che riceve, dopo averli spersonalizzati, ossia dopo aver rimosso il nome e altri elementi che possano permettere una identificazione diretta dell’utente in questione. Sempre come ho notato in precedenza, non è garantito che rimuovere questi elementi sia sufficiente a impedire la reidentificazione di una persona, come qualsiasi esperto stalker vi potrebbe confermare, ma tant’è; questo modo di utilizzare i dati non è comunque esclusiva di Facebook, ma è condiviso più o meno da tutti i siti e le aziende che si trovano a gestire montagne di dati sugli utenti: una volta rimosso il nome e trasformato nel signore o nella signora X, i dati personali diventano merce preziosa e gestiti di conseguenza.
Nello specifico, e in relazione alla pubblicità, Facebook utilizza i dati personali allo scopo di fornire a noi le inserzioni che, secondo i nostri gusti, dovrebbero risultare più interessanti, mentre agli inserzionisti offre il pubblico su misura per i prodotti che intendono pubblicizzare. In pratica, gli inserzionisti possono ordinare il tipo di pubblico a cui vogliono mostrare la pubblicità, ossia scegliere età, sesso, area geografica e gusti delle persone a cui mostrare la pubblicità e Facebook, in base ai dati dei suoi utenti, mostrerà l’inserzione pubblicitaria soltanto a quelli che rispondono ai requisiti. A titolo informativo, questo è un modulo utilizzato per “ordinare” una pubblicità.
En passant, Facebook ci avvisa anche che gli inserzionisti potrebbero inserire un cookie nel banner pubblicitario, per “rendere l'inserzione più efficace”. Sostituiamo il “potrebbero inserire” con un “inseriranno” e saremo più vicini alla realtà, almeno per i grandi inserzionisti.
Oltre alle inserzioni “anonime”, in cui troviamo solo la pubblicità di un prodotto, esistono anche le inserzioni “sociali”, ossia pubblicità in cui il prodotto è abbinato a uno o più amici. La pubblicità di un certo prodotto, ad esempio, più essere associata alla notizia che a un tuo amico piace la pagina di quel prodotto o dell’azienda che lo produce: se non volete che anche il vostro nome e le vostre attività possano essere utilizzate all’interno di una di queste inserzioni, potete disattivare la funzione nella sezione apposita delle Impostazioni account. Questo, però, servirà soltanto a disattivare l’uso dei nostri dati per le inserzioni sociali, ma non intaccherà il funzionamento della pubblicità normale.
Continuando, le notizie sponsorizzate sono una forma “minore” di pubblicità e consistono nell’evidenziare agli amici una nostra attività. Se mettiamo “Mi piace” a una pagina, questa pagina potrà sponsorizzare la notizia e farla apparire in un riquadro evidenziato sulla home dei nostri amici: un classico riquadro del tipo “Pagina XYZ, piace a tot amici”. Lo stesso può accadere quando confermiamo la nostra partecipazione a un evento e così via: in breve, per tutte le attività che possono essere pubblicizzate tra i nostri amici, in modo da attirarli. Questa funzione non la possiamo disabilitare.
I cookies, infine, sono ampiamente utilizzati sia da Facebook, sia dagli inserzionisti e i celebri “terzi”, più volte citati nella Normativa. Per quanto riguarda cookies e affini utilizzati da Facebook, si dichiara che sono utilizzati solo per svolgere certe operazioni, come:

  • rendere più facile e veloce l'utilizzo di Facebook;
  • attivare funzioni, memorizzare informazioni su di te (anche nel tuo dispositivo o nella cache del browser) e sull'utilizzo di Facebook;
  • visualizzare, studiare e migliorare la pubblicità;
  • monitorare e studiare l'utilizzo dei tuoi prodotti e servizi;
  • proteggere te, le altre persone e Facebook.
Cookies e affini non sono utilizzati per creare un profilo del comportamento di navigazione sui siti di terze parti, almeno secondo le dichiarazioni, e da un lato è plausibile: Facebook dispone già di un profilo abbastanza completo del nostro comportamento sul suo sito, gentilmente fornito da noi, e su queste basi ha già potuto costruire tutti i profili che voleva, aggiornandoli quotidianamente. Le meraviglie del data mining!
Facebook colloca un cookie nel nostro browser ogni volta che accediamo a una pagina del suo sito; di contro, leggerà il contenuto dei cookies non solo quando accediamo a una qualsiasi pagina di Facebook, ma anche quando visitiamo un sito altrui, su cui è presente un collegamento a Facebook, per esempio attraverso uno dei cosiddetti “plug-in sociali”. Naturalmente, è sempre possibile disabilitare i cookies su qualsiasi browser, ma questo potrebbe impedire il corretto funzionamento di una o più parti del sito: in pratica, se vuoi Facebook ti mangi pure il biscottino (cookie significa biscotto, a titolo informativo).
A modo suo interessante è il fatto che, come ultima spiegazione, anche Facebook si sia giocato il jolly della sicurezza e della protezione, la versione digitale del vecchio “è per il tuo bene”, usato da chiunque voglia costringere qualcun altro a fare qualcosa. È anche la scusa che qualsiasi governo estrae dal suo cilindro magico, quando si tratta di restringere i diritti individuali, ma lasciamo stare.
A concludere la Normativa, troviamo un elenco di “varie ed eventuali”, ossia di informazioni che possono sempre tornare utili, come i recapiti di Facebook per eventuali rimostranze o contatti di altra natura, il modo in cui Facebook può contattare i suoi utenti, le vie attraverso cui Facebook informerà delle modifiche ai suoi regolamenti e molto altro. È perciò utile dare una occhiata di persona, anche perché sono notizie brevi e di facile comprensione.

martedì 26 giugno 2012

Come funziona la e-mail di Facebook

Come forse alcuni di voi avranno giù notato, ma forse no, da oggi è entrata in vigore una nuova modifica di Facebook, che probabilmente scatenerà l’ormai tradizionale malcontento tra gli utenti (viene da chiedersi se a Facebook lo facciano apposta...): l’indirizzo e-mail di Facebook è diventato il vostro indirizzo ufficiale. Se non sapevate di possedere un indirizzo @facebook.com, adesso lo sapete: potete stappare una bottiglia di champagne e festeggiare con gli amici.
L’introduzione di un indirizzo e-mail nomeutente@facebook.com era già avvenuta, anche se forse molti di voi non se n’erano accorti. Qualche tempo fa, infatti, è stato imposto a tutti un nome utente, da utilizzare nell’indirizzo del proprio profilo Facebook: al posto del vecchio codice numerico, adesso l’indirizzo del vostro profilo è www.facebook.com/nomeutente, dove al posto di “nomeutente” va sistemato il nome che avete scelto. O che è stato scelto per voi, poco importa. Molti utenti non avevano già scelto un nome utente e così si sono ritrovati col proprio nome e cognome (fino a esaurimento scorte), oppure con combinazioni strane di nome, cognome e numeri vari. Ebbene, quello stesso nome utente funzionerà anche come indirizzo e-mail.
L’indirizzo era già stato creato, quando il passaggio al nome utente nell’indirizzo del profilo è stato imposto a tutti, ma finora quella e-mail era probabilmente rimasta sepolta nella nostra cantina più profonda. Adesso Facebook l’ha dissepolta per noi. Se andiamo a controllare tra le nostre informazioni personali, sul profilo, troveremo infatti che l’indirizzo e-mail di base è diventato proprio nomeutente@facebook.com, qualunque fosse l’indirizzo precedente, scelto da noi. Niente di grave, perché possiamo modificarlo in ogni momento e ripristinare l’indirizzo e-mail di nostra preferenza, ma è pur sempre una scocciatura, soprattutto se non ce ne accorgiamo subito.
Ammettiamo però di voler utilizzare davvero questo nuovo indirizzo, creato per noi da Facebook e imposto a noi da Facebook: come funziona? Adesso lo vedremo.
A differenza di un indirizzo e-mail normale, l’indirizzo di Facebook è integrato nel sistema di messaggi del sito stesso. In altri termini, spedire una e-mail è come spedire un messaggio, e ricevere una e-mail è come ricevere un messaggio: formalmente non c’è differenza. sotto questo aspetto, Facebook prosegue con la sua filosofia di fondere tutto all’interno dei messaggi, proprio come già la chat è stata incorporata nei messaggi. Se clicchiamo sull’icona dei messaggi, in alto a sinistra, e poi scegliamo di inviare un nuovo messaggio, si aprirà questa finestra:
Nella parte alta abbiamo due possibilità di inserire il destinatario, come si legge. Se stiamo scrivendo un messaggio a un amico su Facebook, basterà cominciare a scrivere il suo come, come al solito; se invece vogliamo spedire una e-mail a una persona all'esterno di Facebook, dovremo scrivere il suo indirizzo e-mail. Nel secondo caso, la nostra e-mail avrà l’aspetto di un normale messaggio di Facebook e l’indirizzo da cui è stata inviata sarà il nostro nomeutente@facebook.com. Siete avvisati: se il vostro nome utente è Pincopallino, la e-mail apparirà inviata da pincopallino@facebook.com.
Allo stesso modo, chiunque potrà inviarci una e-mail al nostro indirizzo di Facebook (se proprio vuole) e la e-mail ci arriverà come un qualsiasi altro messaggio di Facebook.
In una e-mail di Facebook possiamo inserire tutto ciò che già potevamo inserire in un messaggio o in una discussione in chat, anche perché non c’è differenza tra questi tre elementi: potremo dunque allegare un file, cliccando sull’icona a graffetta, oppure potremo inserire una foto, cliccando sull’icona a macchina fotografica, e potremo anche decidere di inviare il messaggio sul cellulare del nostro amico, se selezioniamo il quadratino accanto all’icona a forma di cellulare (non l’avreste mai detto, eh?). Tutte cose che già si potevano fare con la chat o coi messaggi, l’unica differenza è che adesso possiamo spedirli anche fuori da Facebook, utilizzando l’indirizzo e-mail che ci è stato imposto. Se proprio vogliamo, ovviamente. È bene comunque ricordare che i messaggi non scompaiono dopo l’invio, ma sono salvati nella cronologia di Facebook, proprio come succede con le discussioni in chat e altro: se vogliamo far sparire una e-mail, dovremo cancellarla noi stessi, proprio come già si cancellano i messaggi. E non è detto che la cancellazione sarà definitiva.
Se ci vergogniamo profondamente del nome utente che ci è stato assegnato, abbiamo ancora una via di scampo. In teoria, esiste una pagina da cui è possibile modificare il nostro nome utente, ed è https://www.facebook.com/username, ma di fatto funziona soltanto per assegnare il primo nome utente, sia per noi che per le eventuali pagine fan di cui siamo amministratori. Se abbiamo già un nome utente e lo vogliamo cambiare, possiamo farlo dalle nostre “Impostazioni account”. Aprendole, troveremo la voce “Nome utente” e un pulsante “Modifica” proprio lì accanto. Cliccandolo, lo potremo modificare soltanto una volta. In altri termini, se il nome utente che ci è stato assegnato, o che abbiamo scelto all’inizio, non ci piace più, abbiamo soltanto una possibilità per cambiarlo: usata anche questa, ce lo dovremo tenere così com’è. Meglio pensarci bene, prima di salvare le modifiche, e soprattutto meglio controllare bene l’ortografia.
Eventualmente, potrebbe essere Facebook stesso a cambiare il nostro nome utente, se dovesse risultare non conforme alle sue regole. Poco probabile che succeda, a meno che non abbiate utilizzato termini offensivi, oppure il nome di qualcun altro, o anche un nome coperto da copyright. È comunque bene tenere presente la possibilità.
Per ogni tipo di commento relativo al nome utente, questo è il modulo fornito da Facebook.

mercoledì 3 agosto 2011

Le Impostazioni account di Facebook

Fra i vari cambiamenti che si sono verificati in questo periodo estivo su Facebook, uno che potrebbe essere passato inosservato ai più è la modifica della sezione “Impostazioni Account”. Una modifica più che altro grafica, è bene specificare, ma ha cambiato comunque la disposizione di molte voci, il che potrebbe causare problemi a chi non riesce a ritrovare qualcosa.
Innanzitutto, la sezione “Impostazioni Account” è quella che ci permette di modificare una serie di opzioni e informazioni che riguardano la nostra identità come utenti e il modo in cui accediamo e interagiamo con Facebook. Da queste pagine, infatti, possiamo modificare il nostro nome, l’indirizzo e-mail a cui ricevere notifiche e messaggi, la password, i dispositivi con cui possiamo accedere a Facebook, la lingua del sito e così via. per raggiungerla, basta cliccare su “Account”, in alto a destra in ogni pagina, e poi scegliere la voce corrispondente.
Ecco cosa ci apparirà:

Come possiamo subito vedere, adesso Facebook ha spezzettato la pagina con le nostre impostazioni, trasformandola in una serie di voci nel menu sulla sinistra (invece del menu in alto che avevamo prima). A ogni voce del menu corrisponderà poi un numero minore di opzioni, che sono state in buona parte semplificate. Impareremo a ritrovarle abbastanza in fretta, non è un problema.
Intanto, la prima voce del menu, che vediamo anche nell'immagine sopra, corrisponde a “Generale”: il suo contenuto dovrebbe essere chiaro a sufficienza, anche solo a leggere i nomi, ma aggiungiamo lo stesso due parole, tanto per stare sul sicuro.
Nome: nome e cognome con cui apparirete su Facebook.
Nome utente: lo potete modificare soltanto una volta ed è il nome che sarà assegnato al vostro profilo. Normalmente, infatti, a ogni profilo di Facebook corrisponde un codice numerico e il suo indirizzo sarà qualcosa del tipo
http://www.facebook.com/profile.php?id=1234567890.
Se invece impostiamo un nome utente, l’indirizzo del nostro profilo diventerà
http://www.facebook.com/NomeUtente.
Non proprio una modifica fondamentale, ma ad alcuni può piacere.
E-mail: l’indirizzo e-mail principale con cui siete collegati a Facebook, più eventuali indirizzi secondari.
Rete: la rete di contatti a cui appartenete, se ce n’è una.
Account collegati: eventuali altri account di Facebook che avete collegato al vostro (per esempio se avete problemi di personalità multipla...).
Lingua: la lingua in cui saranno visualizzati tutte le scritte e tutti i messaggi di Facebook.

Per ognuna di queste voci, trovate sulla destra l’opzione “Modifica”. Una volta modificata, ricordatevi di cliccare il pulsante “Salva”, per rendere effettiva la modifica.
L’ultima riga, a fondo pagina sulla sinistra, recita: Scarica una copia del tuoi dati di Facebook. Corrisponde alla funzione che vi permette di scaricare tutto il contenuto del vostro profilo Facebook, di cui ho già parlato altrove.

La seconda voce del menu è “Protezione” e contiene tutte le opzioni per rendere moderatamente più sicura la vostra vita su Facebook, ma solo per quanto riguarda il modo in cui vi collegate al sito. Per la sicurezza di ciò che condividete e per la privacy, è meglio andare alle Impostazioni sulla Privacy.
Ecco come ci si presenta la pagina “Protezione”.

La prima misura di protezione è la Navigazione protetta. In altri termini, quando è possibile userete una connessione attraverso https, invece che la classica connessione attraverso http. Quale è la differenza? Ne abbiamo già parlato, ma lo riassumeremo anche qui. La connessione http è quella che usiamo di solito, è più veloce, ma i nostri dati viaggiano “scoperti”: il traffico dal nostro computer non è criptato e può essere letto da chi ha tempo, voglia e mezzi per intercettarlo. Invece, la connessione https utilizza un sistema di crittografia per proteggere il traffico dei dati ed è il tipo di connessione che, di solito, si riserva per le circostanze in cui è necessario proteggere i dati: quando si inseriscono password, ad esempio, o quando ci si collega al proprio sito di home banking, o si fanno acquisti online e così via. rispetto alla http, la https è più lenta.
Le Notifiche di accesso ci avvisano ogni volta che qualcuno accede al nostro account di Facebook da un dispositivo che noi non abbiamo mai usato: se in quel momento noi non siamo collegati, allora è evidente che qualcuno sta accedendo a nome nostro.
L’Approvazione degli accessi è collegata alla precedente. Se un dispositivo non riconosciuto, e non registrato come nostro (per esempio un cellulare con un numero di telefono diverso dal nostro), cerca di accedere al nostro account, allora dovrà inserire un codice di sicurezza che sarà inviato al numero di cellulare che ho registrato come mio.
Nei Dispositivi riconosciuti possiamo registrare e salvare come “nostri” tutti quei dispositivi da cui siamo soliti accedere al nostro account.
Le Sessioni attive ci dicono quante persone sono entrate nel nostro account (in teoria solo noi), e da quale dispositivo hanno effettuato l’accesso (in termini molto vaghi). Se ci sono sessioni di troppo, o se vediamo che qualcun altro è connesso in contemporanea a noi, lo possiamo bloccare da qui, cliccando su "Termina attività" accanto alla sessione sospetta.

Il resto delle Impostazioni Account non contiene voci particolari ed è chiaro a sufficienza da essere capito a prima vista. O almeno, non mi pare che siano necessarie spiegazioni ulteriori, perché di fatto ogni voce può essere ridotta a una sola opzione: la voce stessa.

La voce “Notifiche”, nel menu sulla destra, contiene un elenco di tutte le notifiche più recenti e delle applicazioni che ci hanno inviato notifiche. Per ogni applicazione, possiamo "modificare" le opzioni per l'invio di notifiche, usando "Modifica", che troviamo in fondo a destra di ogni applicazione.

La voce “Applicazioni”, invece, contiene l’elenco di tutte le applicazioni che sono abilitate a inviarci notifiche e ad accedere ai nostri dati. Utile per controllare che non vi siano applicazioni indesiderate, che magari abbiamo autorizzato per errore dopo aver cliccato un link. Anche qui, possiamo modificare i "poteri" di ogni applicazione, oppure rimuoverla cliccando sulla X in fondo a destra.

La voce “Mobile” ci permette di registrare un cellulare e abilitare dunque l’accesso alla sezione per cellulare di Facebook.

La voce “Pagamenti” ci serve solo se abbiamo intenzione di fare acquisti o spendere soldi su face book ed è qui che dobbiamo recarci, per scegliere e modificare le forme di pagamento.

La voce “Inserzioni di Facebook” contiene alcune informazioni e alcuni comunicati relativi alle inserzioni pubblicitarie che troviamo su Facebook, incluse alcune smentite ufficiali di leggende metropolitane e teorie da complottasti che circolano in Rete a proposito di Facebook.