mercoledì 28 marzo 2012

Creare Live USB con UNetbootin

UNetbootin è un piccolo programma (poco più di 4MB di dimensione) per sistemi operativi Windows e Linux, che permette di creare facilmente un Live USB per la maggior parte dei sistemi operativi Linux, nonché per diversi altri strumenti di “pronto soccorso” per computer. Un Live USB è un dispositivo USB (una chiavetta, ad esempio) che contiene un sistema operativo “tascabile”, con cui è possibile avviare un computer senza toccare il sistema operativo installato su quel computer. Il che è utile in molte circostanze.
Un Live USB può servire per provare un sistema operativo ed è spesso utilizzato proprio per “assaggiare” una nuova distribuzione Linux, prima di decidere se installarla o meno. In caso di distribuzioni come Puppy Linux, poi, un Live USB è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, per utilizzarla come se il sistema operativo fosse effettivamente installato sul computer. Inoltre, un Live USB può contenere strumenti di pronto soccorso per computer, come programmi per il recupero di dati, per la gestione di un sistema dall’esterno, per la rimozione di virus (da Windows) e così via. Un coltellino svizzero, insomma.
UNetbootin, dunque, serve a creare un Live USB e lo fa attraverso una interfaccia spartana, ma chiara (o almeno, sufficientemente chiara), accessibile a qualsiasi persona abbia sperimentato solo Windows in vita sua. Questo è ciò che ci appare, all’avvio del programma:

Come vedete, è in italiano.
Per utilizzarlo, la prima cosa da fare è selezionare la distribuzione che vogliamo “installare” sul nostro supporto USB. Se abbiamo già scaricato il file ISO contenente la distribuzione, allora possiamo selezionare la voce “Immagine disco” e premere sul pulsante coi puntini, per cercare e scegliere il file ISO all’interno del nostro computer. Se non abbiamo scaricato il file ISO, UNetbootin ci può pensare per noi. In questo caso, selezioniamo la voce “Distribuzione” (la prima, nella parte alta della finestra), specifichiamo la distribuzione che vogliamo scaricare (Debian, Ubuntu, Fedora, Linux Mint, eccetera), quindi specifichiamo la versione che ci interessa.
Se a questo punto vi siete già persi e non sapete né cosa siano i nomi delle distribuzioni, né tanto meno quale sia la versione che vi serve. UNetbootin è pronto a venire in vostro aiuto. Quando selezionate una distribuzione, infatti, nello spazio sottostante leggerete una breve descrizione di cosa sia, quali siano le sue caratteristiche principali e le differenze tra le versioni proposte. Non è una spiegazione esaustiva, sia chiaro, ma dovrebbe bastare per darvi una idea di cosa avete selezionato: per ulteriori dettagli, UNetbootin vi propone anche il sito internet di quella distribuzione, dove potrete leggere molto di più e trovare guide all'installazione, tutorial e quant’altro.
Una volta selezionato il file ISO della distribuzione che vi interessa, in un modo o nell’altro, dovrete selezionare il supporto su cui volete che sia “installata”. Potete farlo nell’ultima riga in basso, proprio alla fine della finestra. Per creare un Live USB, come “Tipo” dovrete selezionare “Unità USB” (che di solito è già proposta come prima soluzione, per cui non dovrete fare nulla) e poi dovrete scegliere l’unità su cui installarla. Sì, il dispositivo USB dovrebbe essere già collegato al vostro computer, a questo punto, e voi siete chiamati a scegliere la lettera corrispondente al dispositivo. Anche in questo caso, UNetbootin cerca di suggerirvi il dispositivo che è riuscito a localizzare sul vostro computer. Infine, cliccate “Ok” per avviare il processo di istallazione su USB.
Potrebbe volerci un po’ di tempo, a seconda delle dimensioni del file ISO e della velocità delle porte USB del vostro computer. Se poi avete richiesto di scaricare il file ISO, il tempo necessario sarà ancora di più, perché dovrete aggiungere anche il tempo speso a scaricare qualche centinaio di MB. A ogni modo, il vostro intervento non è più richiesto, per cui potrete lasciare che UNetbootin lavori per i fatti suoi, mentre voi vi dedicherete ad altro. Alla fine del processo di scrittura, il vostro dispositivo USB sarà pronto e potrete chiudere UNetbootin. Come utilizzare il Live USB, invece, è tutto un altro paio di maniche e dipende da cosa avete scelto di installarci.

Oltre a UNetbootin, esistono diversi altri programmi che permettono di effettuare lo stesso tipo di operazione, ossia montare una immagine ISO su chiavetta USB, per creare un dispositivo da cui sarà poi possibile avviare il computer e installare un sistema operativo. LiveUSB Creator, per esempio, è consigliato agli utenti Windows che vogliono creare un live di Fedora, ossia un dispositivo USB con cui poter provare (ed eventualmente installare) Fedora, una delle più famose e usate distribuzioni di Linux. Windows 7 USB DVD Tool, invece, è un programma distribuito dalla Microsoft, per creare un USB o un DVD di installazione per Windows 7 partendo da una immagine ISO, e il procedimento è sempre lo stesso: il contenuto dell’immagine ISO è estratto sul dispositivo da noi scelto (una chiave USB, per esempio), a cui poi sono aggiunti i file necessari a rendere il dispositivo avviabile. Ma la lista potrebbe continuare.
Rispetto ad altri, UNetbootin offre due vantaggi notevoli. Per prima cosa, se state lavorando su un sistema operativo Windows, non avete bisogno di installare nulla: UNetbootin si avvia senza installazione, basta scaricarlo e lanciarlo con un doppio click. Per seconda cosa, UNetbootin non è universale ma aspira ad esserlo, almeno per quanto riguarda sistemi operativi e strumenti a base Linux. Al momento, infatti, supporta circa una trentina di distribuzioni diverse di Linux, da Ubuntu a Debian, Fedora, Linux Mint, Puppy Linux e così via, inclusi anche OpenSUSE e FreeBSD, oltre ad alcuni strumenti che possono tornare utili per un avvio di emergenza: dischi di pronto soccorso per alcuni antivirus, strumenti per la partizione o il recupero del disco fisso eccetera. Troverete una lista sul sito ufficiale del programma.
Considerata la naturale tendenza a proliferare e moltiplicarsi delle distribuzioni Linux, non si può dire che le supporti tutte, perché provarle tutte richiederebbe una discreta quantità di tempo, ma di certo ne supporta la maggior parte: con UNetbootin, mediamente avrete più probabilità di riuscire che di fallire.

sabato 24 marzo 2012

Puppy Linux: un sistema operativo da tasca

Tanto per cambiare un poco rispetto al solito, oggi mi concederò una piccola spedizione esplorativa nel mondo di Linux, curiosando tra le sue innumerevoli distribuzioni, e lo farò parlando di una sua versione molto particolare: Puppy Linux, quello che potremmo definire un sistema operativo tascabile. In tutti i sensi.
Puppy Linux è infatti una particolare distribuzione di Linux, di dimensioni estremamente ridotte, che può essere installata in una piccola chiave USB e portata in giro con noi, per utilizzarla su ogni computer che supporti l’avvio tramite dispositivi USB (cioè praticamente tutti i computer recenti e alcuni di quelli più datati). Se vogliamo, naturalmente, possiamo anche installarla come qualsiasi altro sistema operativo, magari su una partizione del disco fisso dedicata a lui, ma non è necessario: Puppy Linux funziona benissimo come sistema operativo portatile, da chiavetta o da CD. Tutto ciò che dobbiamo fare è scaricare la ISO di Puppy Linux (un centinaio di MB circa, a seconda della versione che scegliamo), montarla su una chiave USB o su un CD e a quel punto avremo a nostra disposizione un sistema operativo completo, anche se essenziale. Per avviare un computer utilizzando il nostro Puppy Linux, basterà poi inserire il CD o la chiavetta prima dell’accensione, accendere il computer e, se non lo abbiamo fatto prima, selezionare l’avvio da CD o da USB.
La caratteristica principale di Puppy Linux è che funziona direttamente e integralmente dalla RAM del computer su cui ci troviamo. Al momento dell’avvio, l’intero sistema operativo è copiato nella memoria RAM del computer ospite e lavorerà utilizzando esclusivamente quella: in teoria, è dunque possibile far funzionare Puppy Linux anche su un computer privo di disco fisso, o con un disco fisso rotto. La quantità di RAM necessaria, poi, è inferiore a quella richiesta da alcuni programmi (ne occupa meno di Google Chrome, per intenderci): 256 MB di memoria RAM sono più che sufficienti per utilizzare Puppy Linux senza problemi. Se vogliamo utilizzarlo su un computer che ha ancora meno RAM, Puppy Linux può funzionare lo stesso, caricando nella RAM solo una parte per volta, per ottimizzare il poco spazio a disposizione.
A cosa serve Puppy Linux? Beh, può servire a molti scopi. Il più ovvio è utilizzarlo come sistema operativo portatile, per avere a disposizione il nostro ambiente e i nostri dati su qualsiasi computer. Con Puppy Linux è infatti possibile salvare impostazioni, files, dati e tutto il resto sia sul disco fisso del computer che ci ospita (e indipendentemente dal suo sistema operativo), sia sul supporto che stiamo utilizzando: in particolare, su una chiave USB potremo avere Puppy Linux, i files con le sue impostazioni personalizzate e tutti gli altri documenti che ci servono, il tutto senza sfiorare il disco fisso del computer.
Un altro possibile uso di Puppy Linux è come “pronto soccorso” per un computer in avaria. Se il nostro computer sta per lasciarci e abbiamo bisogno di recuperare i nostri dati, prima di consegnarlo all’oblio della formattazione, con Puppy Linux possiamo avviare il computer dall’esterno, senza toccare il sistema operativo in panne, accedere al contenuto del disco fisso e salvarlo da qualche altra parte. Se ne abbiamo le competenze, possiamo anche tentare una operazione chirurgica per salvare il computer, sempre attraverso Puppy Linux: dato che Puppy Linux ci consente l’accesso al disco fisso “ospite”, potremo anche tentare di correggere gli errori che lo bloccano.

Rispetto alla media delle distribuzioni di Linux, Puppy Linux è molto facile da utilizzare e ha un aspetto sufficientemente familiare anche per chi non è mai uscito da Windows in vita sua.
La prima operazione consiste nello scaricarlo dal sito ufficiale, e questo potrebbe darvi qualche problema, per una ragione molto semplice: scegliere quale scaricare. Come per quasi tutte le distribuzioni di Linux, ne esistono vari “gusti”, per adattarsi alle richieste degli utenti. Nel dubbio, scaricate la più recente, che al momento è Slacko Puppy. Ah, è in inglese. Se preferite, sul sito italiano potete scaricarne una versione preconfezionata in lingua italiana, anche se meno recente.
Dopo averlo scaricato, ci ritroveremo con un file ISO, che contiene il sistema operativo. Come per ogni altro file ISO; per utilizzarlo dovremo montarlo su un CD, oppure su una chiave USB: nel mio caso, preferisco la chiave USB, perché è più versatile e comoda da trasportare. Se vogliamo montarlo su un CD, possiamo utilizzare il nostro programma di masterizzazione preferito : se vogliamo montarlo su una chiave USB, Unetbootin è il programma che fa per noi: è gratuito, è disponibile per Windows, non richiede installazione e funziona con una carriolata di versioni diverse di Linux, incluso Puppy Linux. Inseriamo la chiavetta, avviamo Unetbootin, selezioniamo la ISO di Puppy Linux e in paio di minuti al massimo il lavoro sarà concluso.
Una volta che la nostra copia di Puppy Linux si trova su un dispositivo portatile, come un CD o una chiave USB, possiamo utilizzarla per avviare il computer. Inseriamo il dispositivo su cui si trova Puppy Linux, spegniamo e/o riavviamo il computer e selezioniamo come mezzo di avvio il dispositivo su cui lo abbiamo caricato.
Selezionare il dispositivo di avvio è probabilmente la parte più complicata dell’intera operazione. Di base, un computer può essere avviato in molti modi: da CD, da DVD, da floppy disk (sistema ormai in via di estinzione), da USB o direttamente dal disco fisso. Quando lo accendiamo, il computer proverà i vari sistemi di avvio nell’ordine in cui sono stati selezionati; non appena ne avrà trovato uno che funzioni, lo utilizzerà per avviarsi. Se l’ordine di avvio è CD-DVD-Disco fisso-USB, il computer cercherà prima un CD; se non lo trova, proverà con un DVD, se non troverà neppure quello, userà il disco fisso e a quel punto si avvierà (se il disco fisso non è rotto e/o formattato). L’ordine di avvio è contenuto in una parte del BIOS, ma non è importante sapere cosa sia il BIOS, ora come ora: l’importante è sapere come modificarlo. Per modificare l’ordine di avvio, dovremo accedere al BIOS e lo possiamo fare subito dopo l’accensione del computer, prima che cominci a caricare il sistema operativo.
A seconda del modello di computer, bisognerà premere un tasto diverso: su un Samsung può essere il tasto F2, su un Compaq Presario può essere Esc, e così via. di solito è il computer stesso a dirvelo. Nella schermata che precede l’avvio, e che spesso contiene il marchio della casa produttrice del computer, ci sarà anche una scritta, che vi invita a premere un certo tasto per accedere al BIOS: leggete la scritta e premete il tasto che vi consiglia di premere. Una volta entrati nel BIOS, cercate la sezione “Boot” e controllate l’ordine in cui sono provati i vari sistemi di avvio: se volete avviarlo da CD, spostate il CD prima del disco fisso, nella lista; se volete avviarlo da USB, spostate lo USB prima del disco fisso. Salvate tutto (di solito col tasto F10) e uscite.
Una volta che avremo impostato l’avvio tramite USB come prima scelta, il grosso del lavoro è fatto. Puppy Linux si avvierà da solo, in modo abbastanza veloce, e a quel punto ci resterà solo una cosa da fare, la prima volta che lo usiamo: impostare le nostre preferenze. Una serie di menu dalla grafica molto spartana vi chiederà di selezionare la lingua della tastiera, il fuso orario, testare le caratteristiche dello schermo e così via. Basterà seguire la corrente e rispondere di volta in volta alle domande: in caso di dubbio, lasciate le impostazioni di base. Alla fine, potrete salvare le vostre impostazioni personali e riciclarle ogni volta che utilizzerete Puppy Linux.
Una guida più dettagliata alla installazione, in italiano e con immagini, la potete trovare qui.

martedì 20 marzo 2012

Connessioni più sicure con HTTPS Everywhere

Torniamo a parlare di sicurezza e privacy (ma soprattutto sicurezza) con un programma che è una semplice estensione, disponibile al momento sia per Firefox (dove è nato) sia per Google Chrome (dove è ancora in fase beta): HTTPS Everywhere. Una estensione molto semplice, che svolge un lavoro per certi versi superfluo, dato che nella maggior parte dei casi potremmo farlo noi stessi “a mano”. Considerata però la pigrizia e/o la distrazione media di un utente, forse è meglio scaricare questa estensione, installarla nel browser e lasciare che al resto pensi lei, giusto per non correre il rischio di dimenticarsene.
Il lavoro svolto da questa estensione è quello di forzare una connessione https su qualunque sito sia disponibile, cioè su qualsiasi sito che supporti una connessione https. E non tutti la supportano. HTTPS Everywhere non serve a creare una connessione sicura, se questa connessione non esiste; se però c’è una possibilità di utilizzare una connessione sicura, vi indirizzerà verso quella, invece di farvi proseguire lungo la strada insicura. La strada sicura è la https, mentre la strada insicura è la http. Come è facile da immaginare, la http è molto più usata rispetto alla https. Ma vediamo più in dettaglio cosa siano http, https e quale differenza ci sia.
Sono moderatamente convinto di averne già parlato in precedenza, ma siccome non ho voglia al momento di spulciarmi tutti gli articoli passati lo ripeterò qui. Semplificando molto il discorso, si possono identificare due tipi di canali attraverso cui passano i dati di ogni connessione alla Rete: il canale HTTP e il canale HTTPS. Costituiscono anche la prima parte dell’indirizzo di qualsiasi sito, per cui è abbastanza semplice riconoscerli: basta guardare nella barra degli indirizzi del nostro browser e controllare se la scritta comincia per http:// oppure per https://. La differenza è data da una sola lettera, a prima vista, ma è una lettera fondamentale, dato che quella s sta per “secure”.
E cosa cambia? Le connessioni che passano attraverso il canale HTTP sono in chiaro, ossia tutti i dati scambiati tra computer e sito internet sono visibili, non protetti: chiunque sia fornito di tempo, voglia e capacità potrebbe facilmente intercettarle e leggerle. La maggior parte delle connessioni si svolge in chiaro, quindi potenzialmente visibile da chiunque. Molto spesso, ciò non costituisce un problema immediato, se non utilizzate la vostra connessione per attività illegali (nota: scaricare files protetti da copyright è considerato illegale in quasi tutti i paesi del mondo). Potrebbe però costituire un problema a lungo termine, se qualcuno decidesse di registrare tutte le vostre attività, per avere qualcosa da utilizzare contro di voi in qualsiasi momento futuro. Scenario paranoico ma non troppo, se consideriamo che i veri motori della diffusione di internet sono stati il porno (di qualsiasi tipo) e la cosiddetta “pirateria”, due campi non sempre ben visti dalla società.
Lungo il canale HTTPS, invece, lo scambio di dati è criptato. Da un lato, questo aumenta parecchio la difficoltà per chi vuole intercettare e registrare le comunicazioni, dato che poi si ritroverebbe tra le mani un flusso di dati da decrittare: molto spesso, è sufficiente a impedire che qualcuno possa curiosare nelle nostre attività (se non siamo criminali ricercati, ovvio). Da un altro lato, utilizzare una connessione criptata può permettere di aggirare alcuni tipi di filtri internet, cioè quelli che bloccano o intercettano le comunicazioni facendo uso di parole chiave: essendo tutto criptato, diventa molto più complicato analizzare il flusso di dati alla ricerca di queste parole chiave.

HTTPS Everywhere è sviluppato e mantenuto congiuntamente da due organizzazioni a cui la sicurezza e l’anonimato stanno molto a cuore: la EFF (Electronic Frontier Foundation) e Tor Project (gli sviluppatori di Tor, di cui ho già parlato più volte). Potete appunto scaricarlo dal sito della EFF, perché nella normale collezione di addons per Firefox non lo troverete.
Per il resto, si installa e funziona come qualsiasi altra estensione di Firefox o di Google Chrome.
Una volta installato, si manifesterà come una piccola icona dalla forma strana all’interno della barra degli indirizzi (su Chrome), oppure come icona a forma di X nella barra di Firefox. Di solito, non vi darà alcun fastidio e si limiterà a svolgere il suo lavoro in silenzio e con molta discrezione; il suo lavoro è reindirizzarvi su una connessione HTTPS, nei siti che la supportano. Voi potrete continuare a scrivere gli indirizzi dei siti che volete visitare, sicuri o insicuri che siano, e HTTPS Everywhere cercherà per voi una eventuale connessione sicura per quei siti.
Qualcosa cambierà, a dire il vero. Nel caso di Google, per esempio, sarete reindirizzati verso Google Encrypted, ossia la versione protetta del motore di ricerca: ci sarà qualche piccola differenza grafica, ma per il resto funzionerà allo stesso modo. Tra parentesi, è anche la versione di Google che vedrete, collegandovi a esso attraverso Tor.
Una lista completa dei siti che supportano connessioni https la potete trovare tra le “Opzioni” di HTTPS Everywhere e vi apparirà una pagina di questo tipo:
In caso di problemi insolubili con uno o più siti, da qui potrete disattivare l’estensione per quel particolare sito, se avete bisogno di accedervi a ogni costo. Potete anche modificare e personalizzare la lista e le regole di funzionamento, ma nella maggior parte dei casi non ne avrete bisogno. Come per altri campi, anche qui vale il principio del “se non sai cosa stai per fare, non farlo”: è una regola aurea che vi risparmierà molti problemi coi computer.

giovedì 15 marzo 2012

Facebook - modifiche alle Impostazioni sulla Privacy

Ed eccomi di nuovo a parlare della privacy su Facebook, per descrivere un nuovo cambiamento. Precisiamo: stavolta non sono cambiate le regole della privacy, ma solo l’interfaccia della sezione “Impostazioni sulla Privacy”. Un cambiamento così fresco, che non è neppure stata completata la traduzione in italiano delle varie voci. Siccome però sono più o meno le stesse che avevamo prima, non dovrebbe essere difficile orientarsi e riconoscerle.
Questa è dunque la nuova tabella, che troviamo nella sezione “Impostazioni sulla Privacy” del nostro account di Facebook.
Il cambiamento principale riguarda proprio la seconda voce, ossia “Timeline and Tagging”, che sostituisce il precedente “Funzionamento dei tag”. In questa sezione, adesso, sono raccolti sia i comandi per controllare la visibilità dei tag, sia quelli per decidere chi può scrivere sul nostro Diario (sì, la modifica delle Impostazioni sulla Privacy è funzionale all'introduzione del nuovo Diario). Di conseguenza, anche la prima sezione, ossia “Connessione da parte tu”, ha subito modifiche, ma in forma lieve: più che altro, è stata alleggerita di un paio di voci, che sono finite nella “Timeline and Tagging”. Ma vediamo nel dettaglio come sono cambiate le Impostazioni.

La sezione “Connessione da parte tua” adesso si riferisce soltanto ai sistemi per trovare e contattare una persona su Facebook: più precisamente, per trovare e contattare il proprietario dell’account (cioè tu).
La prima voce, che nell'immagine è “Who can look up your timeline by name” ma che dovrebbe presto o tardi essere tradotta in italiano, si riferisce a chi può cercare il tuo Diario per nome. In altri termini, chi potrà trovare il tuo Diario, cercando il tuo nome nel motore di ricerca di Facebook. a parte il cambiamento lessicale, da Profilo a Diario, non ci sono differenze rispetto al passato.
La seconda voce, “Who can look you up using your email address or phone number”, dovrebbe diventare l’italiano “chi può cercarti usando il tuo indirizzo email o il tuo numero di telefono” e di nuovo non presenta novità rispetto al passato, se non che adesso è specificata la possibilità di cercare una persona usando il suo numero di telefono, nel motore di ricerca di Facebook. Sempre che abbiate inserito il vostro numero di telefono, ovviamente.
Le altre due voci non sono cambiate e mi pare che non sia necessario spiegare a cosa servano: si descrivono da sole.

La sezione “Timeline and Tagging” è quella che ha subito le modifiche maggiori e lo si può capire da un fatto molto semplice: al momento è quasi tutta in inglese.
La prima voce, “Chi può scrivere sul tuo diario”, è la stessa che prima si trovava nella sezione “Connessione da parte tua” e determina quali utenti hanno il permesso di lasciare messaggi sul Diario (ovviamente). Proprio come prima, essere abilitati in questa voce è condizione necessaria ma non sufficiente, per poter scrivere sul Diario di qualcuno.
La seconda voce, “Who can see what others post on your timeline”, è un’altra voce precipitata qui dalla sezione precedente: “chi può vedere i post pubblicati da altri sul tuo Diario”. Rappresenta anche un’altra condizione necessaria, per poter scrivere sul Diario di qualcuno: è necessario infatti avere anche questo permesso, per poter lasciare messaggi sul Diario. Se vogliamo impedire che qualcuno scriva sul nostro Diario, dunque, è sufficiente impedirgli di vedere i post lasciati da altri sul Diario.
Per il resto, nonostante la lingua inglese, non ci sono cambiamenti sostanziali nelle altre voci e vale quanto detto in passato sulle Impostazioni sulla Privacy.
La terza voce, “Who can see posts that appear on your timeline because you’ve been tagged” è forse la sola su cui valga la pena di spendere qualche parola in più, visto che il suo funzionamento non sembrava sempre molto chiaro già in passato. Questa voce determina chi può vedere i post che compaiono sul Diario, perché qualcuno ci ha taggati. Tutti i tipi di post: non si distingue in base alla natura del post. Che sia un link, una foto, un video, un messaggio o altro, l’importante è che contenga un tag rivolto a noi: se noi siamo stati taggati in quel post, da qui possiamo decidere chi lo potrà vedere sul nostro Diario. Di conseguenza, questa voce determina anche la visibilità sul nostro Diario di tutte quelle foto che appaiono sotto ai nostri album, ossia le foto in cui siamo stati taggati (da noi stessi o da altri, non importa). Precisiamo: questa opzione impedisce di vedere i post in cui siamo stati taggati sul nostro Diario, ma sarà sempre possibile vederli altrove, se una persona ne ha il permesso. Se io impedisco all’amico X di vedere le foto in cui sono stato taggato, X non le potrà più vedere sul mio Diario, ma potrebbe vederle sul Diario di altri amici, oppure all’interno dell’album originale, se ha il permesso di accedervi.

Per il resto, le Impostazioni sulla Privacy non sono cambiate e resta valido tutto ciò che avevo detto in precedenti articoli. Le uniche modifiche sono state apportate alle prime due sezioni, per integrarle meglio col nuovo Diario.

lunedì 12 marzo 2012

Facebook: EdgeRank e visibilità dei post

Dopo l’introduzione del discusso e discutibile Riquadro degli Aggiornamenti, la sezione in alto a destra nella Home di Facebook in cui ci appaiono notizie in tempo reale, sono due i luoghi in cui possiamo leggere aggiornamenti e notizie provenienti dai nostri amici e dalle Pagine di cui siamo fan: la sezione “Notizie” della Home e, appunto, il Riquadro degli Aggiornamenti. Queste due zone, però, non funzionano allo stesso modo e non ci mostrano le stesse notizie. Soprattutto, non mostrano lo stesso numero di notizie.
Il Riquadro degli Aggiornamenti mostra quasi tutte le attività dei nostri amici, un fatto che ha già provocato parecchi mugugni e proteste, dopo la sua introduzione: nuove amicizie, nuovi commenti ai post, nuovi “mi piace”, eccetera eccetera. In breve, nel Riquadro troviamo più o meno tutto ciò che gli amici fanno, o almeno tutte le loro azioni che noi potremmo vedere, in un modo o nell’altro.
Le Notizie nella Home, invece, contengono solo alcuni degli aggiornamenti dei nostri amici; contengono anche soltanto alcuni degli aggiornamenti delle Pagine di cui siamo fans. Le notizie che appariranno nella nostra Home sono quelle considerate più importanti per noi, cioè le notizie che siamo più interessati a leggere e a trovare in primo piano. Nella Home abbiamo anche la possibilità di ordinare le notizie sulla base di due fattori: il puro e semplice ordine cronologico, oppure l’ordine di importanza delle notizie.
Ma come è calcolata l’importanza per noi di una notizia? E come è costruito l’ordine di importanza?
La risposta a queste domande si trova nello EdgeRank, l’algoritmo utilizzato da Facebook per classificare l’importanza di una notizia in relazione agli interessi di ogni utente.
La funzione dello EdgeRank è quella di calcolare quanto un post potrebbe essere interessante per un utente di Facebook: i post che otterranno un punteggio migliore, in relazione ai nostri gusti, si guadagneranno anche una posizione di primo piano nella nostra Home. Operazione non molto diversa da quella compiuta da Google, quando ci mostra i risultati di una nostra ricerca: nei primi posti avremo i risultati che maggiormente corrispondono all’argomento da noi cercato, mentre gli altri appariranno via via in ordine decrescente, nelle pagine successive. La differenza è che Google basa la sua classifica dei risultati sulle parole da noi usate nella ricerca (in realtà non solo su quelle, ma semplifichiamo), mentre Facebook ordina i risultati in base alla loro corrispondenza coi nostri gusti. Ma come sono determinati i nostri gusti?
A determinarli provvede appunto lo EdgeRank. Le attività che compiamo quotidianamente sui post, sulle foto, sui video, eccetera, sono l’indicatore dei nostri gusti, almeno per l’algoritmo. A ogni nostra azione è assegnato un punteggio: quando clicchiamo “mi piace” su un post, quando lo commentiamo, quando lo condividiamo, eccetera. Questo punteggio non è definitivo, ma cambia in relazione al tempo trascorso dalla nostra azione: un commento di oggi potrebbe valere 4 punti, un commento di ieri varrà 3,8 punti, un commento di un mese fa ne varrà uno soltanto (numeri messi a caso, giusto per dare una idea). Sommando i punteggi di tutti i post pubblicati da un nostro amico o da una Pagina di cui siamo fans, otterremo un valore numerico del nostro interesse nei confronti di quell’amico o di quella Pagina. Questo è lo EdgeRank di Facebook.
Affinità, Peso e Tempo sono i tre valori da considerare. L’Affinità è la quantità di interazioni che abbiamo con una Pagina o un amico; il Peso è la qualità di interazione (commento, “mi piace”, condivisione); il Tempo è l’età di ogni nostra interazione. Le Pagine e gli amici con cui abbiamo una interazione più frequente, di maggiore qualità e più recente avranno un posto privilegiato nella nostra Home. Il che funziona anche come circolo vizioso, perché la maggiore visibilità dei loro post aumenterà anche le probabilità che noi interagiamo con quei post, rafforzando la loro posizione di “preferiti” (almeno secondo l’algoritmo utilizzato per calcolare le preferenze).
Tutto ciò spiega anche la “fame” di commenti e di “mi piace” che molte Pagine mostrano. Maggiori saranno le nostre azioni sui loro post e maggiore sarà il punteggio che guadagneranno tra i nostri interessi: un maggior punteggio significa più spazio sulla nostra Home, più visibilità e più pubblicità, un fattore-chiave soprattutto per le Pagine che promuovono marchi o prodotti.

Per chiunque sia poi interessato a migliorare il proprio punteggio di EdgeRank e guadagnarsi una posizione migliore tra gli interessi dei propri amici o dei propri fans, i principi sono sempre gli stessi che si ripetono fino alla nausea in tutte le guide più o meno valide sul fatale argomento di “come attirare più visitatori sul proprio sito” o “come autopromuoversi in Rete”: bisogna attirare l’interesse del pubblico, cioè farsi notare.
Video e foto attirano l’attenzione più di un post di solo testo (discutibile, ma è uno di quei principi che nessun autoeletto “guru del marketing” metterebbe in dubbio); chiedere un parere ai lettori aumenta le possibilità di interazione; pubblicare post variegati e non in fotocopia;  aggiungere con moderazione link a elementi esterni (pagine web e simili), per arricchire la discussione; scegliere con cura il tempo giusto per pubblicare un post, in base all'orario in cui si riceve il maggior numero di commenti e “mi piace”; eccetera eccetera. Questi sembrerebbero essere i fattori che più aiutano a ottenere interazione coi lettori e, di conseguenza, a migliorare la propria posizione nel loro EdgeRank; che funzionino davvero, poi, è tutto da dimostrare.

venerdì 9 marzo 2012

Come aprire un file DJVU

Oggi mi dedicherò a un tipo di file che, probabilmente, la maggior parte di voi non avrà mai visto né sentito nominare e che, altrettanto probabilmente, la maggior parte di voi non vedrà mai, perché al momento non sembra avere ottenuto molto successo, al di fuori di qualche nicchia. Al momento, certo, ma in futuro chissà. Mi riferisco al formato DJVU (da pronunciarsi come l’espressone francese “déjà vu”, per chiunque fosse interessato).
DjVu è un sistema di compressione per immagini, sviluppato verso la metà degli anni ’90 per risolvere un problema molto specifico: la scansione di testi cartacei e la loro distribuzione attraverso internet, conservando il più possibile la qualità del testo originale. Più precisamente, è nato per produrre scansioni di alta qualità, ma anche di moderate dimensioni, adatte dunque a essere visualizzate velocemente su un sito, oppure scaricate altrettanto velocemente e senza ritrovarsi con mallopponi di decide di MB (e alla metà degli anni ’90, quando è stato sviluppato, la velocità di download era un grosso limite). Rispetto a formati più comuni e famosi, come il JPEG o il GIF, le dimensioni di una immagine realizzata col sistema DjVu possono essere anche dieci o venti volte inferiori, pur mantenendo una qualità pari o più spesso superiore.
Una immagine prodotta con la tecnologia DjVu avrà naturalmente estensione DJVU. Uno ebook realizzato riunendo assieme più immagini in formato DJVU sarà a sua volta in formato DJVU. Non se ne trovano molti, ma è possibile imbattersi in questo formato se cerchiamo libri più o meno vecchi, che qualche persona dotata di molta pazienza ha scansionato e salvato in forma digitale. Sembra aver ottenuto un certo successo in campo scientifico, quando si tratta di distribuire libri e manuali cartacei, in modo non necessariamente rispettoso delle varie leggi sul copyright. Il che è in fondo rispondente alle intensioni dei creatori del DjVu, i quali volevano appunto un sistema per poter digitalizzare e distribuire tutta la cultura ancora incatenata al formato cartaceo.
Ma lasciamo stare le discussioni teoriche e veniamo a un problema molto concreto: come si apre un file con estensione DJVU?

Una soluzione è quella di installare un plugin (cioè una piccola estensione, che aggiunge nuove funzioni a un programma) nel vostro browser (che, ricordiamo, è il programma con cui vi collegate a internet): soluzione alla portata di tutti, ma non molto comoda, almeno per i miei gusti. Due esempi sono DjVuLibre e DjVu Browser Plug-in.
Un’altra soluzione è quella di scaricare un programma apposito per visualizzare questo tipo di file, un programma come WinDjView, che è gratuito e di piccole dimensioni.
WinDjView è un programma per sistemi operativi Windows (come è facile intuire dal nome), ma esiste anche la versione MacDjView, per sistemi operativi Macintosh: potete scaricare entrambe dallo stesso sito e sono praticamente uguali. Questo è un esempio di come appare un file DJVU, aperto con WinDjView.
Come potete vedere, WinDjView assomiglia vagamente ad Acrobat Reader e a programmi di quel tipo: nella colonna di sinistra abbiamo una serie di anteprime con tutte le pagine di cui il nostro libro è composto, mentre a destra troviamo l’ingrandimento della pagina che stiamo leggendo. La dimensione della pagina può ovviamente essere aumentata con lo zoom e nella barra in alto, subito sotto i menu, troviamo appunto una serie di comandi che ormai dovrebbero essere familiari, perché sono quasi uguali a quelli di Acrobat Reader. Se non vi sono familiari, basterà spostare la freccia del mouse su un pulsante e avrete un suggerimento sulla sua funzione (in inglese).
Se ci accontentiamo di leggere un ebook in formato DJVU, allora non c’è altro da aggiungere. Possiamo utilizzare WinDjView come un qualsiasi altro programma per la lettura di file (Acrobat Reader è l’esempio più ovvio). Se invece il formato DJVU non ci piace e vogliamo convertirlo in un più familiare PDF, possiamo farlo direttamente da WinDjView, ma con un’avvertenza: dobbiamo avere già installata nel nostro computer una stampante virtuale, per realizzare PDF. WinDjView non converte un bel niente: è solo un programma per visualizzare files. Utilizzando però la funzione di stampa che possiede (l’icona a forma di stampante, in alto a sinistra), possiamo però salvare il file che stiamo leggendo nel formato PDF, se il nostro computer possiede i mezzi per farlo. E i mezzi tipici per farlo sono il classico (e costoso, per chi lo acquista) Adobe Acrobat Pro, oppure programmi come PDF Creator, PDF Creator Plus e tanti altri.
Potete però anche tenervi il vostro file in formato DJVU, leggerlo con WinDjView e vivere felici.

Una nota. Le versioni più recenti di WinDjView (e forse anche di MacDjView, suppongo, ma non ho provato) richiedono l’installazione del programma. Una volta installato, il programma sarà associato ai file con estensione DJVU. Molto comodo, certo, ma alcuni utenti hanno lamentato un comportamento non del tutto corretto da parte del programma (o meglio, del suo creatore), perché apporterebbe alcune modifiche a certi browser (cambiamento della pagina iniziale e installazione di una barra). Questo accadrebbe solo con le versioni che richiedono installazione, ossia con le versioni 1.X e successive (adesso siamo alla 1.0.3). Per questo motivo, ma anche perché io non amo installare troppa roba sul mio computer, suggerisco di scaricare la versione 0.5, che è più vecchia ma ha il pregio di non richiedere installazione: è sufficiente lanciare il programma e poi usarlo per aprire un qualsiasi file in formato DJVU.

lunedì 5 marzo 2012

Anteprima di Windows 8: una presentazione

Tra le varie novità più o meno apprezzate che il mese di marzo sta portando, come la nuova veste grafica delle Pagine di Facebook (sicuramente tra le meno apprezzate, a giudicare dai commenti che si leggono un po’ ovunque), c’è anche una novità ben più corposa e “pesante” ed è il lancio dell’anteprima di Windows 8, il futuro sistema operativo Windows. Dall’inizio del mese, chi vuole potrà scaricare gratuitamente dal sito Microsoft una copia di Windows 8 Consumer Preview (cioè l’anteprima disponibile per gli utenti “normali”, non sviluppatori), installarla sul proprio computer e utilizzarla a proprio piacimento. E a proprio rischio e pericolo, perché si tratta pur sempre di una versione di prova e non è garantita una stabilità assoluta.
Sarà una versione di Windows che farà discutere parecchio e che, molto probabilmente, dividerà gli utenti: alcuni lo ameranno, altri lo odieranno. Dopo averlo provato (avendo tempo libero e avendo una partizione libera sul disco fisso), posso dire che a me non piace, ma questo è un altro discorso. Vediamo dunque come è fatto, in breve.

Per chiunque preferisse una guida video, invece di leggersi una noiosa descrizione scritta da me, qui sono disponibili i video di presentazione della Microsoft, che vi mostreranno visivamente come sia il nuovo Windows 8 (o meglio, come sia la versione di prova del nuovo Windows 8): considerato che io possiedo le capacità grafiche di un’ameba, preferisco affidarmi a video ufficiali, invece di tentare di produrli io stesso.
Per tutti gli altri, buon proseguimento di lettura e condoglianze.

Per prima cosa, il download. Come si scarica la versione in anteprima di Windows 8? In vari modi, a seconda delle preferenze. Una prima possibilità, consigliata dalla Microsoft, è scaricarlo da questa pagina, utilizzando il programma di installazione di Windows 8. In alternativa, è possibile scaricare una immagine .ISO del sistema operativo (o meglio del suo disco di installazione) da questa pagina, scegliendo lingua (no, non c’è l’italiano) e formato adatti alle proprie esigenze. Optando per la prima soluzione, ossia il programma di installazione, sarà possibile poi creare un supporto di installazione e installarlo sia da DVD, sia da chiave USB, se volete installarlo su un computer differente da quello con cui lo avete scaricato. Con la seconda soluzione, invece, dovrete per forza creare un DVD o una chiave USB da cui eseguire l’installazione.
Qualunque soluzione scegliate, ricordatevi di una cosa: NON installatelo mai e poi mai come primo sistema operativo del vostro computer. Create una partizione e installatelo lì, senza toccare il sistema operativo principale. Windows 8 funziona, ma è ancora una versione provvisoria, che sarà sottoposta ad altre modifiche e aggiustamenti vari, prima di diventare definitiva (e lo dovrebbe diventare in autunno). È un sistema operativo che potete usare, ma a cui non è bene affidare l’intero computer: per quello bisognerà aspettare la versione definitiva. Inoltre, se installate Windows sopra un sistema operativo già esistente, non potrete tornare indietro, se non reinstallando il vecchio sistema operativo dal disco di ripristino. Morale della favola: installatelo in un angolo, se proprio lo volete provare, e provatelo solo se siete confidenti di poter risolvere con le vostre forze eventuali problemi di installazione.

Una volta installato, cosa troverete? Un sistema operativo che potrebbe non piacervi (come nel mio caso), oppure che potrebbe affascinarvi. Di certo, non ha il volto del solito Windows, bene o male che sia. E il nuovo volto si chiama Metro (mi piacerebbe conoscere e guardare in faccia i creativi che si inventano i nomi a casa Microsoft...).
La prima sensazione che mi dà è quella di un sistema operativo pensato e sviluppato prima di tutto per tablet e dispositivi analoghi, dotati di touchscreen e quant’altro, e riadattato solo in un secondo tempo per funzionare anche coi veri computer. Un buon sistema operativo, sia chiaro, anche se siamo solo alla versione di prova: non è inferiore a Windows 7 e forse lo supera già come prestazioni e rendimento, sotto molti aspetti. E infatti proprio sulla base di Windows 7 è stato costruito, come miglioramento e prosecuzione. Questo aspetto lo hanno gestito bene, il resto è aperto a discussioni e dipende molto dai gusti personali.
Il solito desktop non c’è più, o almeno non è in primo piano: al suo posto c’è una serie di piccole finestre, mattonelle, riquadri o come le volete chiamare. In inglese, sono definite “tiles”, ossia tegole, piastrelle. Queste piastrelle si aggiornano in diretta e contengono i collegamenti alle informazioni che dovrebbero essere, secondo i progettisti, le più importanti per noi: troviamo così una finestrella per le previsioni del tempo, una per il browser, una con l’agenda dei nostri appuntamenti, una per le foto e così via. Tra esse, c’è anche il collegamento al caro, vecchio desktop, che diventa in pratica un’applicazione tra le altre, invece di essere lo sfondo immutabile degli eventi.
Come dicevo, Windows 8 si può utilizzare in due modi. Se avete un dispositivo touchscreen, sia esso un tablet o un computer attrezzato con schermo apposito, potrete divertirvi ficcando le vostre ditacce sullo schermo e controllando tutto con un tocco, inclusa una pratica tastiera su schermo, se per voi le tastiere su schermo sono pratiche. Questa tastiera, tra l’altro, include anche un suggeritore automatico delle parole giuste, se sbagliate a scrivere qualcosa (tipo Word, per intenderci), e la lingua è la stessa che avete selezionato per il sistema operativo: se Windows 8 è in inglese, la tastiera su schermo sarà quella inglese, eccetera. Se invece preferite le tastiere reali (il mio caso) e non volete abbandonare il vostro vecchio mouse, potrete continuare a usarli come prima... più o meno. Chi ha disegnato l’interfaccia di Windows 8 spinge palesemente verso il sistema a tocco, ma per stavolta ci ha concesso con grande magnanimità di conservare ancora le vecchie abitudini.

Ma lasciamo perdere l’interfaccia e vediamo cosa c’è sotto il cofano. E sotto il cofano, per una volta, troviamo già la maggior parte dei programmi che ci serviranno, senza bisogno di scaricare subito elementi indispensabili come l’antivirus. Windows 8, infatti, è distribuito con Security Essentials, che è un antivirus decente sviluppato dalla Microsoft stessa, accanto al già noto Windows Defender, che invece si occupa di spyware e affini, e al firewall che Windows offre di serie fin dai tempi di XP 2: non è la combinazione migliore che esista, sul piano della sicurezza, ma almeno è già inclusa ed è un inizio. Rispetto ai computer in vendita tuttora, che presentano la versione “a tempo” di un antivirus commerciale, avere un antivirus Microsoft già di serie e incluso nel sistema operativo è un bel progresso e ci voleva proprio. Posso solo sperare che, nel frattempo, Security Essentials sia poi migliorato anche sul piano delle prestazioni, che in precedenza gli facevano perdere punti rispetto a concorrenti come Avira.
Il browser in dotazione è la versione di prova di Internet Explorer 10, come era facile aspettarsi: non è la versione definitiva, è bene sottolinearlo ancora una volta, ma già così presenta interessanti novità, che possono piacere o meno. Prima di tutto, prosegue lungo la strada prediletta dai browser di questo periodo, cercando di ridurre al minimo il contenitore e al massimo il contenuto. In pratica, Internet Explorer 10 cerca di rendersi invisibile, per lasciare tutto lo schermo a disposizione dei siti: i controlli di navigazione sono a scomparsa e appaiono soltanto quando richiesti da noi. Inoltre, capovolge la normale struttura di un browser. Letteralmente. La barra degli indirizzi si trova nella parte bassa dello schermo, mentre nella parte alta abbiamo le anteprime delle altre schede aperte (se ne abbiamo altre). Potrebbe richiedere un certo tempo, per abituarsi, ma l’idea non mi dispiace. Tra gli altri miglioramenti, è incluso un filtro apparentemente più efficace contro il malware e offre diversi controlli per la privacy (tanto di moda oggigiorno) e la possibilità di essere mandare a quel paese i siti che amano tracciare i nostri movimenti. In pratica, incorpora diverse funzioni che su altri browser sono fornite da apposite estensioni.
Altra novità introdotta da Windows 8 è il Windows Store. Sì, è esattamente quello che state pensando voi e sì, è stato copiato proprio da chi state pensando voi: quando una idea si dimostra funzionante, è normale che anche gli altri la utilizzino. Così è la vita. Dal Windows Store è dunque possibile acquistare nuove applicazioni per Windows, con la certezza che non conterranno brutte sorprese, ma è anche possibile mettere in vendita le applicazioni programmate da noi, sempre per Windows. Al momento, il Windows Store è ai primi passi, nonché coperto da carta di imballaggio, e sono disponibili soltanto alcune applicazioni gratuite (normale, visto che Windows 8 è ancora in fase di sviluppo e lontano diversi mesi dalla sua forma finale), ma per il futuro promette di offrire ampia scelta di applicazioni, sia gratuite sia a pagamento. Se consideriamo il numero di computer Windows in circolazione, possiamo anche crederci.
Per concludere, non può mancare il famigerato cloud, di cui tutti parlano e che tutti cercano di promuovere, anche con la forza. Mail, Calendar, Microsoft SkyDrive, Photos, People e Messaging sono i principali servizi (presentati col nome di “apps”, che fa più figo) che troviamo già inclusi in Windows 8 e che hanno come base il cloud. Attraverso il nostro account Microsoft, potremo accedere a questi servizi e ai loro contenuti anche quando ci troviamo su altri computer, o almeno così è promesso: la mia idiosincrasia nei confronti del cosiddetto cloud mi ha impedito di provarlo di persona, a differenza di altri programmi. In particolare, Microsoft SkyDrive può funzionare come un vero e proprio archivio online, in cui possiamo inserire i nostri documenti, per recuperarli puoi su qualsiasi altro dispositivo, purché accediamo al nostro account e presumibilmente purché sia utilizzato Windows 8. Se proprio siamo sicuri di volerlo fare, ovvio.

Considerazioni finali? Beh, con una metafora automobilistica potrei dire che il motore è ottimo, i freni sono impeccabili, l’elettronica funziona a dovere, ma il sedile è una grattugia. E siccome su quel sedile devo trascorrere la maggior parte del tempo, guidare Windows 8 da un computer vero non è la più piacevole delle esperienze, almeno non per i miei gusti. Altri la penseranno diversamente. Un touchscreen magari la migliorerà, ma il touchscreen mi piace quanto una colite mentre aspetto il treno, per cui...
Se non fosse per la nuova interfaccia, e tutto ciò che comporta in termini di hardware (il touchscreen!), direi che Windows 8 si presenta già come un bel passo avanti rispetto a Windows 7, pur essendo ancora in fase di prova. Ci sono migliorie da fare e la messa a punto non mi pare ancora al massimo, anche se molto potrebbe dipendere dal dispositivo su cui gira, ma le premesse sono molto buone e il passaggio alla versione finale potrà solo migliorarlo come robustezza. Ma continuo a pensare che sia stato progettato per tablet e poi riadattato a computer veri solo in un ultimo, estremo ripensamento: sui computer fissi, Windows 7 potrebbe durare molto a lungo, forse quanto l’immortale XP. Forse. Vedremo come si metterà il mercato.

venerdì 2 marzo 2012

Facebook - Diario anche per le Pagine

Come già anticipato da più fonti, col mese di marzo prosegue il rinnovamento grafico di Facebook: dopo i profili personali è ora giunto il momento delle Pagine, che saranno sottoposte a una pesante operazione di chirurgia estetica. Il nuovo volto delle Pagine diventerà infatti il Diario, già amato e odiato sui profili personali. E posso immaginare il coro di proteste che si alzerà, come succede a ogni cambiamento su Facebook (ma non solo su Facebook).
Chi gestisce una Pagina, probabilmente avrà già notato l’avviso che compare nella parte alta dello schermo e che invita gli amministratori di una Pagina a provare la nuova grafica o a cliccare per saperne di più. Per la precisione, questo avviso:

Prossimamente: le nuove Pagine di FacebookIl 30 marzo 2012, tutte le Pagine di Facebook otterranno il nuovo design. Visualizza subito l'anteprima della tua Pagina per vedere che aspetto avrà e provare le nuove funzioni.

Ma non solo. Rispetto a quanto accade per i profili personali, dove il vecchio profilo con Bacheca continua a convivere in pace col nuovo Diario già dalla seconda metà di dicembre, per le Pagine il passaggio si prospetta molto più traumatico, perché la data di scadenza è già pronta. Entro il trenta marzo, infatti, tutte le Pagine passeranno al Diario, che lo vogliano o meno.
Perché proprio il trenta marzo? Perché è la fine del mese, da un certo punto di vista, anche se in effetti marzo ha trentun giorni, ma soprattutto perché è sempre più vicino il giorno in cui Facebook sarà quotato in Borsa (l'ingresso ufficiale potrebbe avvenire ai primi di maggio). Se questo avvenimento ha ben poca importanza per l’utente comune, ne ha già di più per le aziende che utilizzano Facebook come veicolo pubblicitario e commerciale, e la nuova grafica delle Pagine sembra pensata su misura per le loro necessità.

Come è la nuova grafica delle Pagine, a cui dovremo abituarci entro la fine del mese? È esattamente la stessa che abbiamo imparato a conoscere nei profili personali, volenti o nolenti, ossia il famoso e famigerato Diario. Possiamo avere un’anteprima nella pagina di presentazione della nuova grafica, oppure possiamo sperimentarne l’anteprima sulla nostra Pagina, giusto per farci una idea.
Nella parte alta, a occupare una buona fetta di schermo, troveremo dunque la Copertina, che sarà la prima cosa con cui i visitatori avranno a che fare, viste le sue dimensioni. Il che presenta molti vantaggi, per le aziende e per chiunque utilizzi una Pagina Fan per pubblicizzare qualcosa: è infatti possibile inserire come copertina il proprio marchio o l’immagine di un prodotto, che apparirà in versione extralarge e accoglierà di fatto ogni visitatore, rendendo impossibile non notarlo.
Subito sotto la Copertina, la struttura sarà quella che già abbiamo descritto, presentando il Diario per i profili personali: a sinistra un riquadro con le informazioni principali sul tipo di Pagina, o sul prodotto pubblicizzato, o su qualsiasi cosa sia l’argomento della Pagina, mentre sulla destra avremo una serie di riquadri più piccoli, che raccoglieranno foto, eventi, fans e tutto ciò che ha a che fare con la Pagina in questione. Esattamente come vediamo in qualsiasi Diario, insomma.
Dopo questa parte introduttiva, che però costituirà di fatto l’intero primo approccio di un visitatore alla nuova Pagina, occupando quasi l’intero schermo (se state pensando che sia un ottimo sistema per farsi pubblicità, avete ragione), ci troveremo di fronte i contenuti della Pagina, strutturati lungo la Timeline che ormai dovremmo conoscere bene. In altri termini, una linea verticale che taglia in due colonne la pagina, coi post distribuiti in verticale lungo le due colonne. Ogni post punterà a un pallino sulla linea verticale, che indica il momento in cui il post è stato pubblicato. Questo è il riassunto della Timeline.
Naturalmente, proprio come nei profili personali, è possibile mettere in evidenza alcuni post, che rimarranno fissati nella parte superiore della Pagina, per promuovere ad esempio eventi particolari o altre informazioni che vogliamo rendere subito disponibili a ogni visitatore (e anche questo sarà utilizzato in modo massiccio per promuovere offerte, eventi e quant’altro). In breve, più o meno tutto ciò che possiamo fare col Diario del nostro profilo personale, lo potremo fare anche col Diario della nostra Pagina: siccome ne ho già parlato in altri articoli, mi pare piuttosto inutile ripeterle anche qui, dato che sono le stesse funzioni.

A cosa serve questo cambiamento grafico? Per chi utilizza Facebook come veicolo promozionale delle proprie attività, la grafica del Diario può essere utile per rendere più visibile il proprio marchio e controllare meglio notizie ed eventi su cui vuole attirare l’attenzione dei suoi visitatori. È molto probabile che sia proprio questo il tipo di pubblico per cui la modifica è stata pensata. Per gli altri, invece, i vantaggi sono meno evidenti, ammesso che ci siano. Di certo, diventerà più semplice andare a ripescare le vecchie note e i vecchi post, rispetto a quanto lo sia adesso: basterà infatti scorrere la Timeline verso il basso per fare un viaggio nel passato della Pagina e riesumare tutto ciò che vi era stato pubblicato mesi prima. Il che può anche essere uno svantaggio, in certi casi: non è detto che tutti i vecchi post siano meritevoli di essere riportati in vita, cosa che forse molti di voi avranno già scoperto col Diario nel proprio profilo personale.
A ogni modo, questo è ciò che attende le Pagine di Facebook e questo è ciò che avverrà entro la fine del mese: può essere dunque una buona idea cominciare a fare qualche esperimento e studiare come risulteranno le nostre Pagine, una volta adottata la nuova grafica, così il cambiamento inevitabile non coglierà nessuno impreparato. Nella pagina di presentazione della nuova grafica, tra l'altro, potrete anche guardare alcune Pagine che hanno già effettuato il cambiamento, sempre per farvi una idea.

Già che ci sono, segnalo anche un paio di link che potrebbero tornare utili in molte occasioni.
Il primo link serve a segnalare eventuali bug in una Pagina (un bug è un malfunzionamento accidentale e non previsto dai programmatori): se alla vostra Pagina accade qualcosa di molto strano e inspiegabile, potete segnalarlo direttamente al Centro Assistenza di Facebook.
Il secondo link serve a inviare a Facebook consigli, suggerimenti e commenti generici sulle Pagine: se qualcosa non vi va bene, o se vorreste qualche cambiamento, un buon inizio è comunicare a Facebook la vostra opinione. Non è detto che sarete ascoltati, soprattutto se siete in pochi, ma è per sempre un inizio.