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mercoledì 2 marzo 2011

Installare e usare BufferZone

Dopo aver visto come funziona BufferZone Pro in teoria, per aumentare la sicurezza nel nostro computer e permetterci di eseguire programmi in un ambiente isolato, così che un eventuale virus non vada a infettare il resto del sistema, vediamo oggi come funziona nella pratica, ossia come installarlo e usarlo.
Prima di tutto, lo dobbiamo scaricare: non certo un grande problema, visto che è gratuito e lo possiamo scaricare con un click, dal sito ufficiale.
Una volta scaricato, possiamo procedere con l'installazione.
Vi avviso che è in inglese, ma almeno l'installazione non dovrebbe darvi problemi: basta selezionare "I agree" e poi procedere cliccando "Next", quindi aspettare che il lavoro sia ultimato. Alla fine, dovrete riavviare il computer.
Una volta concluse queste operazioni, la prima volta che apriamo BufferZone, ci troveremo davanti a questa finestra:
BufferZone Pro
Nel riquadro in alto a sinistra vediamo due caselle, in cui ci chiede di inserire il nostro nome e la nostra email, per la registrazione. Inseriamo e clicchiamo "Finish": è tutto gratuito, la registrazione serve per ricevere le notifiche degli aggiornamenti di BufferZone Pro e altre informazioni di quel tipo. Nel riquadro in basso a sinistra, invece, vediamo altre due voci relative alle zone del computer e ai siti da proteggere: li studieremo più avanti, per adesso limitiamoci alla registrazione.
Cliccato "Finish", si aprirà una pagina del sito di Trustware, l'azienda produttrice di BufferZone Pro; la pagina contiene un tutorial, ossia una breve guida che ci spiegherà l'uso del programma e le sue funzioni fondamentali. Il problema è che la guida è in inglese, ma vale la pena di dare un'occhiata, per avere un'idea generale del programma.
Nella prima pagina (step 1), troviamo subito una breve descrizione di BufferZone Pro, in cui ci si ricorda che BufferZone è un ambiente virtuale in cui possiamo scaricare e aprire ogni tipo di file o programma, senza rischi per il nostro computer. Quando eseguiamo programmi che accedono a internet, BufferZone li apre automaticamente nell'ambiente virtuale (immaginatelo come una campana di vetro), proteggendo il resto del computer da possibili virus o altro malware. BufferZone funziona, di base, coi browser (i programmi che usiamo per navigare, tipo Firefox o Internet Explorer, insomma), coi programmi di messaggistica istantanea (tipo MSN), coi programmi di condivisione file P2P (come eMule) e con gli allegati eseguibili di un email.
Nella terza pagina (step 3), ci viene segnalata una cosa utile da sapere. Quando apriremo un file scaricato da internet, si aprirà in una finestra dai bordi rossi: significa che è aperto all'interno dell'ambiente virtuale creato da BufferZone e, per questo motivo, isolato dal resto del computer. Possiamo così riconoscere a vista i files che sono protetti con BufferZone, anche perché i files e i programmi "virtualizzati" da BufferZone hanno sull'icona un quadratino rosso e bianco, il simbolo di BufferZone stesso. Quando li eseguiremo, sarà sempre all'interno dell'area isolata del nostro computer.
Se vogliamo aprire un programma all'esterno dell'area protetta, nella quarta pagina (step 4) ci viene spiegato come fare. Basta cliccare sul programma col tasto destro del mouse e selezionare "Open outside BufferZone". Se invece vogliamo installare un programma all'esterno dell'area protetta, allora basta cliccare col tasto destro sul file di installazione e selezionare, stavolta, "Move outside BufferZone": a questo punto, potremo installarlo normalmente. Lo stesso vale per i files: "Open outside BufferZone" per aprirli all'esterno dell'area protetta, "Move outside BufferZone" per spostarli definitivamente fuori dall'area protetta.
Nella quinta pagina (step 5), ci viene segnalato che, dopo l'installazione, nella barra delle applicazioni troveremo anche l'icona di BufferZone (un quadratino bianco e rosso, in basso a destra, nelle vicinanze dell'orologio). Cliccando quell'icona, possiamo aprire il pannello di controllo di BufferZone, verificare quali programmi sono in funzione all'interno dell'area protetta, modificare il loro stato e varie altre cose. Sempre cliccando su quell'icona, possiamo disabilitare BufferZone: tasto destro e poi "Unload BufferZone". Per riattivarlo, basterà aprirlo di nuovo dal menu Start -> BufferZone -> BufferZone protection.
Nella sesta pagina (step 6), ci spiega come svuotare l'ambiente virtuale: dal pannello di controllo, basta cliccare su "Empty BufferZone" e avremo eliminato tutto il contenuto dell'ambiente virtuale. Con un'avvertenza: se lo facciamo, cancelleremo anche tutti i files e programmi che abbiamo scaricato al suo interno. meglio portare fuori ciò che vogliamo salvare e poi svuotare l'area, cancellando così gli eventuali programmi infetti.
Nella settima pagina (step 7), ci spiega che la cartella "Documenti", con tutto il suo contenuto, è automaticamente protetta da BufferZone: nessun programma eseguito all'interno di BufferZone può accedere ai nostri documenti. Un programma eseguito all'esterno di BufferZone può accedere normalmente, ma non un programma eseguito al suo interno. In questo modo, evitiamo che un programma infetto possa mettere mano nei nostri documenti... a patto che quel programma sia eseguito all'interno di BufferZone, ovvio.

Usare BufferZone

Abbiamo installato e registrato il programma, nonché letto la guida introduttiva. Se adesso proviamo ad aprire la cartella "Documenti", vedremo che tutti i nostri files avranno un piccolo lucchetto: significa che sono protetti da BufferZone e nessun programma eseguito dentro l'ambiente virtuale li potrà toccare. Per il resto, potremo usarli come sempre, non cambierà nulla. Troveremo anche una nuova cartella, Virtual, all'interno di C: (nella cartella "Computer", insomma): quello è l'ambiente virtuale usato da BufferZone.
Nella barra delle applicazioni, come dicevo, adesso troveremo un'icona bianca e rossa: è l'icona di BufferZone. Se la clicchiamo col tasto destro, si aprirà un menu con tre voci: "Open" per aprire il pannello di controllo, "Surf out of BufferZone" per navigare in internet all'esterno dell'ambiente virtuale, e "Unload" per disattivare e chiudere il programma.
Il pannello di controllo ci apparirà così:
BufferZone Pro
Nella parte bassa della finestra, troviamo una serie di opzioni, che ci permettono di controllare e modificare l'attività di BufferZone:
Edit BufferZone programs ci mostra i programmi e i processi del computer che sono sotto la protezione di BufferZone, secondo le sue impostazioni di base: le tre icone nella parte alta ci danno la possibilità di aggiungere altri programmi (il + verde), di escludere il programma selezionato (la X rossa) o di modificare il nome (il taccuino). Questa è una lista generale, che include anche programmi magari non presenti nel nostro computer: sono tutti i programmi che BufferZone è abilitato a controllare.
Uninstall BufferZone programs serve a selezionare e disinstallare un programma che abbiamo in precedenza installato dentro l'ambiente virtuale. Da usare se ci accorgiamo di avere installato programmi infetti, oppure programmi che non ci interessano più.
Empty BufferZone, a seconda di cosa selezioniamo, può cancellare tutto il contenuto dell'ambiente virtuale, come già detto.
Privacy Zones funziona solo con Internet Explorer e ci permette di selezionare alcuni siti speciali, come il sito della nostra banca e cose simili, per i quali vogliamo una protezione massima. Questi siti saranno isolati dal resto del browser, per aumentare la protezione dei nostri dati personali.
Confidential files ci mostra le cartelle del nostro computer che sono protette: di base, la cartella "Documenti" e la posta elettronica. Possiamo aggiungere o togliere cartelle, con le tre icone in alto.
Create BufferZone snapshot e Restore BufferZone snapshot servono, rispettivamente, a creare e ripristinare una copia di backup dell'ambiente virtuale. La copia conterrà tutti i programmi installati all'interno di BufferZone, tutte le informazioni del registro e tutti i files salvati nell'area protetta.

Un avviso: la prima volta che apriremo un programma all'interno di BufferZone, l'apertura sarà più lenta del solito, perché BufferZone dovrà registrarlo e impostarne le caratteristiche. Dalla seconda apertura sarà tutto più veloce, in teoria.

venerdì 11 febbraio 2011

Come funziona un crypter

Come abbiamo visto, è possibile nascondere un virus agli antivirus. Un file che il nostro antivirus ci presenta come "pulito", in realtà, potrebbe nascondere al proprio interno un bel trojan, pronto a infettare il nostro computer. Per questo, non possiamo mai avere la certezza assoluta che un file sia sicuro, soprattutto se lo abbiamo scaricato in modo "discutibile" e in una versione crackata: chi ha provveduto a crackare il programma, o a confezionare un'apposita crack per un programma, potrebbe anche aver deciso di lasciare un ricordino all'interno del file.
Uno degli strumenti più usati per occultare un virus è il crypter. Vediamo come funziona.
Abbiamo detto che un antivirus riconosce un virus sulla base del codice da cui è composto. Ogni file con estensione EXE, ossia l'estensione di quasi tutti i programmi e i virus per Windows, non è altro che una sequenza di linee di comandi: ogni tipo di programma ha determinate sequenze di linee di codice, che lo contraddistinguono e ne identificano le funzioni. Anche i virus hanno sequenze di codice che li identificano come virus, in quanto descrivono il loro funzionamento. L'antivirus ha in memoria queste sequenze, per poterle riconoscere quando scansiona un file. Se all'interno di un file sono presenti queste sequenze di codice e di comandi, allora quel file è, oppure contiene, un virus e l'antivirus lo segnala. Un buon antivirus utilizza anche altri criteri oltre a questo, ma non complichiamo troppo le cose.
Un crypter ha appunto lo scopo di nascondere quelle parti di codice che un antivirus riconoscerebbe come infette, mascherandole con una porzione di codice pulito e apparentemente innocuo: al momento della scansione con l'antivirus, sarà proprio la parte sostituita a essere esaminata, mentre la parte infetta resterà al sicuro, nascosta dietro di essa. L'antivirus non la vedrà, perché le parti di codice che riconosce come virus gli sono state nascoste, ricoperte da un codice che, invece, non può identificare.
Un crypter è un programma che carica al proprio interno il file infetto, ne preleva il codice, lo maschera con una serie di processi di crittografia, per renderlo irriconoscibile e, alla fine, produce un file infetto che potrà risultato UD (undetectable, ossia irriconoscibile per buona parte degli antivirus), oppure FUD (fully undetectable, ossia irriconoscibile per tutti gli antivirus). Come è facile capire, al cuore di ogni crypter ci sono proprio i processi di crittografia a cui sottoporrà il virus, per mascherarlo: i vari crypter esistenti si distinguono proprio in base alla crittografia utilizzata, alla potenza del sistema e così via. I dati di crittografia si trovano all'interno di un particolare file del crypter, chiamato stub.
Lo stub, in pratica, contiene la maschera che sarà utilizzata per nascondere il codice del virus e ha di solito una vita piuttosto breve. Uno stub resiste fino a quando un antivirus non impara a riconoscere il virus mascherato: a quel punto, anche il codice usato dallo stub sarà etichettato come virus e non sarà più possibile usarlo per mascherare con successo un virus. Come molto spesso accade in campo informatico, è un continuo gioco di guardie e ladri tra le case produttrici di antivirus e i creatori di virus. Gli antivirus, a mano a mano, imparano a riconoscere gli stub, ossia il codice usato per mascherare i virus, e i creatori di virus devono di continuo produrre nuovi stub, ossia nuove combinazioni crittografiche per mascherare i virus.
Il procedimento è il seguente:
  1. Si parte da un virus.
  2. Il crypter protegge il virus con la crittografia, per renderlo illeggibile agli antivirus.
  3. Il crypter prende il virus crittografato e lo inserisce nel fondo dello stub, che è pronto per essere inserito in un programma o distribuito in altri modi.
  4. L'antivirus, in una scansione, controllerà lo stub e vedrà solo un file pulito, perché il virus è nascosto e crittografato al suo interno.
  5. Quando la vittima esegue il programma che contiene lo stub, lo stub estrae il virus, lo decritta e lo salva in una cartella del computer della vittima.
  6. Il virus ha infettato il computer della vittima, senza che l'antivirus lo potesse trovare.

Come difendersi?
Non c'è un sistema unico e garantito per difendersi. Se un virus è nascosto a regola d'arte con un buon crypter (ed è quindi FUD), allora per i primi giorni dopo la sua creazione sarà invisibile a ogni antivirus. C'è la possibilità, però, che non sia completamente introvabile, ma che alcuni antivirus riescano a trovarlo (e allora è UD): se abbiamo un file sospetto, è bene sottoporlo a una scansione con più antivirus, usando per esempio il sito Novirusthanks, già citato.
La soluzione migliore, però, è sempre la prevenzione. I file a più alto rischio sono sempre le crack per videogiochi, programmi e altro: in molti casi conterranno un virus, spesso un trojan. Se possibile, meglio non scaricarle, soprattutto da Torrent o altre fonti inaffidabili. Se proprio dobbiamo, allora controlliamole con il nostro antivirus e con un sito come Novirusthanks, come già detto. Meglio ancora, aspettiamo qualche giorno e poi controlliamole con gli antivirus: come detto, i crypter hanno vita breve ed è raro che uno stub possa rimanere nascosto a tutti gli antivirus per più di una settimana. Se abbiamo un po' di pazienza, qualche casa di antivirus lo localizzerà e potremo quindi salvarci da una infezione.

mercoledì 12 gennaio 2011

Facebook Chat Virus: how to manage and remove it

Update on July 27th, 2011.

Have you clicked a link in FaceBook chat and now your computer is infected? Have you received a strange message with a link in FaceBook chat and you don't know what is it? This is a good starting point to find more about.

How the virus works
Since December, there is a virus crawling through the FaceBook Chat: a worm, to be more accurate
What is this virus?
Pretty easy: like almost all the infections you can get through a social network, it is just a simple message you'll receive in FaceBook Chat. One of your friend will send you this message, which is something like "foto :-)", "pic :)" and a link to the photo itself. Presumably.
DON'T click it.
Whatever thing could happen, don't click that link. Never.
What to do, then? The first thing is "Don't panic". Until now, nothing bad happened: you've only received a message with a potential virus, but the virus is not in your computer, yet. Simply close that chat window and everything will be fine. And DON'T click the link.
As a second step, I'd suggest you to write a message to your friend, the one who sent you the link with the virus. It's not mandatory, but it's a nice thing from you. DON'T copy the link in the message: just write "I got a strange link from you" and explain what happened and everything will be fine. If you got the link from his/her Facebook profile, this means that your friend is already infected by that virus and now the virus itself is trying to spread, without your friend ever notice it. If you inform him/her, you'll surely do him/her a favour and you'll help avoiding that other friends will be infected by the virus
Now, what happens if you click the link?
First of all, you made a really bad move. But well, it can happen. Maybe you involuntarily clicked it, or you really trusted your friend, who knows. It would be better to be more cautious in the Web, but by now you did it. Time to find a solution. Let's see.
If you click the link, you'll be send to a fake FaceBook page, which says that the picture you were looking for has been moved, for whatever reason. If you want to see the picture, you must click on a button, which looks exactly like a common FaceBook button, like the one you usually click in order to activate an app. Have you clicked it? Great! Now, your computer has just won a new virus.

giovedì 6 gennaio 2011

Uno, nessuno, centomila virus: il magico mondo del Malware (III)

Vediamo dunque di completare questa lunga e noiosa carrellata sui vari tipi di malware, comunemente indicati col termine generico di "virus", così potremo passare ad argomenti più interessanti.

Dialer
I dialer sono piccoli programmi che servono a stabilire contatti con altri computer, o più in generale con la rete internet, attraverso la normale linea telefonica. Il che sembrerebbe piuttosto normale: i tempi dei modem a 56k non sono così lontani e la linea telefonica è ancora usata per collegarsi a internet, per cui un programma di questo tipo è presente su ogni computer. A rendere il dialer un programma nocivo, ossia un malware, è il modo in cui è utilizzato.
Il dialer nocivo, infatti, è un programma a esecuzione automatica, che serve a modificare il modo in cui ci si connette a internet attraverso la linea telefonica: invece che al numero dell'operatore telefonico, il dialer ci connette a numeri speciali, spesso internazionali, con un'alta tariffa per minuto. Il tutto, come è ovvio, senza avvisarci. Ci penserà poi la bolletta a farci scoprire che abbiamo un dialer.
Con la comparsa e la diffusione dell'ADSL, anche i dialer si sono avviati verso l'estinzione, anche se alcune sacche resistono coraggiosamente e cercano di sfruttare ogni spiraglio concesso: non sono più una minaccia continua, come fino a qualche anno fa, ma è sempre bene stare attenti e girare alla larga da tutti i siti che promettono loghi e suonerie per il cellulare, file mp3 o altre cose gratuite, a patto di installare un certo programma, spacciato sempre per gratuito. Sono truffe.
Storia, funzionamento e leggi in materia di dialer sono un capitolo piuttosto lungo, specialmente per quanto riguarda l'Italia dove, guarda caso, le truffe mediante dialer sono le più numerose al mondo, cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato, visto che offerte e contratti sono sempre cristallini e puliti, specie in campo telefonico. Per chi non lo avesse capito, sono ironico. Maggiori infromazioni e una trattazione più completa le potrete trovare qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Dialer
L'importante, come ho detto, è di girare alla larga da tutte le offerte speciali e gratuite, che promettono mari e monti in cambio dell'installazione di un piccolo e gratuito programma. Sono una truffa, per di più illegale.

Hijacker
Sono i "dirottatori" dei browser, ossia quei simpatici e amabili malware che vi spediscono su siti porno o su altre pagine di dubbio gusto, quando cercate di collegarvi a un sito. Di solito si tratta di piccoli programmi che si attaccano al vostro browser, sfruttandone qualche vulnerabilità, e che poi deviano il vostro traffico internet per i motivi più vari, generalmente illeciti: prendono il controllo del programma con cui vi collegate (spesso Internet Explorer) e vi costringono a visitare i siti scelti da chi ha creato quello hijacker: per aumentare le visite su quel sito, per cercare di farvi comprare qualcosa, per costringervi a effettuare sondaggi o registrazioni e insomma per svariate attività a vostro danno.
I modi in cui ci si infetta, di solito, sono quelli che abbiamo già visto anche per altri malware: scaricare e installare programmi "contaminati", che al loro interno custodiscono una sorpresina, oppure visitare pagine infette con un drive by, eccetera eccetera. Potete vedere i due capitoli precedenti, (parte I e parte II) per una trattazione più lunga di questi sistemi.
Per liberarsi da questo fastidio, si procede con la solita sequenza di controlli. Prima con un antivirus aggiornato, giusto per sicurezza; poi con programmi appositi per i malware, come il più volte citato Malwarebytes; infine, si può passare a programmi più complessi e più "radicali", come ComboFix e HijackThis (scaricabile da qui). Alla fine di questa sequenza, il vostro computer sarà pulito di sicuro... a patto che tutti questi programmi di sicurezza siano aggiornati.

Rootkit
Un rootkit è un programma che permette di ottenere accesso privilegiato a un computer, nascondendosi al proprietario dello stesso computer. Non è necessariamente un programma dannoso, perché in certi sistemi può essere utile ottenere accessi privilegiati, per gestirli al meglio; diventa però negativo quando è utilizzato allo scopo di danneggiare, come è ovvio. In questo senso, è spesso utilizzato assieme a un trojan o a uno spyware.
Il funzionamento è piuttosto semplice. Dapprima si ottiene l'accesso al computer vittima, sfruttando qualche punto vulnerabile del sistema, oppure imbrogliando l'utente stesso e inducendolo a installare qualche programma. A quel punto, il rootkit ci apre la strada verso le zone più nascoste del computer, dove si può installare e impadronirsi di privilegi da amministratore sul computer vittima, aprendo anche una porta a chi controlla il rootkit, aggirando i normali controlli di sicurezza. L'ultimo passaggio è spesso quello di installare un trojan, oppure uno spyware, in quella parte delicata del computer, dove una scansione normale non arriverà mai a rintracciarlo.
Il rootkit, di per sé, non è dannoso in senso stretto, ma lo diventa perché, grazie a esso, è possibile nascondere nel computer altri programmi molto più dannosi. Come sempre in questi casi, è l'uso che se ne fa a determinare quanto sia pericoloso un programma.
Eliminarlo non è la cosa più facile del mondo, anzi. Alcuni antivirus come Avira sono impostanti per cercare anche rootkit, ma non sempre ci riescono: dipende da quanto in profondità sono nascosti e dalla parte del computer che hanno scelto per nascondersi. Altri programmi per la ricerca sono il già citato HijackThis, oppure Microsoft Rootkit Revealer.
Anche dopo averli trovati, se ci si riesce, a volte può essere quasi impossibile rimuoverli: in casi estremi, la formattazione è davvero l'unica via d'uscita.

Rabbit
I rabbit, detti anche "wabbit", sono probabilmente la categoria più stupida, inutile e fastidiosa di malware. Il loro scopo nella vita è quello di inserirsi in un computer e moltiplicarsi a dismisura, fino a riempire tutto lo spazio possibile: da qui il loro nome, "rabbit", ossia "coniglio", per la velocità con cui i conigli si riproducono. Oltre a occupare spazio sul disco fisso, hanno anche la simpatica abitudine di avviare nuovi processi, che aumentano in progressione esponenziale, fino a bloccare un computer, consumando rapidamente tutte le sue capacità di calcolo. A parte questo, non infetta nessun file: si moltiplica e mangia tutte le risorse disponibili del vostro computer, tutto qui.
Il risultato finale di un rabbit è il DoS, Denial of Service: in altri termini, bombarda un sistema con richieste di processi da attivare, fino a che il sistema non collassa. Costringe un computer a fare più lavoro di quanto ne possa sostenere, insomma, e il computer alla fine cede. Non danneggiano i vostri files, non si spediscono ai vostri contatti: mandano solo in crash il vostro computer. Un malware stupido, inutile e fastidioso, appunto.
Come per altri malware, anche i rabbit non sono a esecuzione automatica, ma devono essere avviati dall'utente stesso, con un clic: un ottimo motivo per cui è sempre bene controllare con cura ogni cosa, prima di usarla.

Batch
Fondamentalmente, sono i virus degli sfigati. Sono piccole porzioni di codice, i cui effetti possono essere i più vari: si può andare dal semplice scherzo, più o meno spiritoso, fino alla formattazione del disco fisso, a seconda di cosa volesse dimostrare chi lo ha creato. Un batch è un file che contiene pochi comandi, a volte anche uno solo, i quali sono eseguiti quando l'utente clicca sul file, per azionarlo. Di solito, hanno estensione .bat, oppure .com, e sono di piccole dimensioni: in certi casi possono essere camuffati come file .exe e avere dimensioni maggiori, per sembrare meno sospetti.
Perché sono i virus degli sfigati? Perché sono il tipo di programma creato da qualcuno che ha appena cominciato a studiare programmazione e vuole dimostrare agli amici di essere un figo col computer e di saper fare di tutto: il loro uso è quindi molto diffuso tra i giovani e rimane nella maggior parte dei casi al livello di uno scherzo tra amici o poco più. Era giusto citarli per completezza, ma non sono certo una minaccia concreta.

martedì 4 gennaio 2011

Uno, nessuno, centomila virus: il magico mondo del Malware

Il termine virus è diventato sempre più comune, oggigiorno, ed è ormai entrato nell'immaginario comune come formula magica, per definire tutto ciò che può causare danni al computer. Come di solito succede in questi casi, il termine è usato in modo improprio: la parola giusta, per indicare i programmi nocivi per il computer, sarebbe malware, di cui i virus rappresentano solo una delle tante sottocategorie.
Può sembrare una distinzione pignola, puramente accademica, ma non è così. Al contrario, può essere fondamentale per la salute del computer ed è il motivo per cui molto spesso si sente dire "Il mio computer funziona male, ma l'antivirus dice che non ha niente". Ovvio, un antivirus serve solo a cercare ed eliminare i virus e alcune altre categorie di malware, ma ne esistono molte altre che sfuggono agli antivirus e continuano allegramente a danneggiare il vostro computer, senza che voi li possiate trovare. Questo per dire che l'antivirus è necessario, ma non sufficiente: come ogni medicina, un antivirus è efficace solo contro alcune malattie.
Malware (forma contratta di malicious software, ossia programma nocivo) è, per definizione, qualsiasi programma creato col preciso scopo di causare danni al computer su cui si trova. Ne esistono a vagonate e, nella gran parte dei casi, sono illegali. Ciò non toglie che il malware sia anche molto usato e diffuso. Ma vediamo alcune categorie, come funzionano e come rimuoverli, se ne siamo infettati.

Virus
La categoria più nota e il termine più usato, anche se impropriamente.
Un virus in senso stretto è una porzione di codice, nascosta all'interno di un file eseguibile (con estensione .exe), di solito di piccole dimensioni. Una volta eseguito su un computer il programma infetto, il virus infetta inizialmente uno o più files del computer ospite, scelti di solito da chi lo ha creato, in modo da garantire la massima diffusione, per poi copiarsi ogni volta che viene utilizzato un file infetto.
A cosa serve tutto ciò? Dipende da cosa voleva farci chi ha programmato quel virus. Alcuni sono quasi innocui e si limitano a copiarsi all'infinito, consumando buona parte dello spazio libero in un computer. Altri sono moderatamente dannosi e provocano strani eventi su un computer, come riprodurre suoni, aprire immagini e così via, oltre ovviamente a consumare spazio. Altri ancora sono attivamente dannosi, cancellando per esempio parti di un file o di un programma, che diventerà così inutilizzabile. Alcuni, infine, sono molto dannosi e possono provocare anche la formattazione di parti del disco fisso, se non dell'intero disco fisso.
Nonostante le apparenze, i virus sono sempre meno diffusi al giorno d'oggi, sostituiti da altri tipi di malware, molto più efficaci e versatili. Che però, chiamiamo lo stesso "virus", anche se appartengono ad altre categorie. Gli anni d'oro dei virus veri e propri si sono chiusi con la fine dei floppy disk, in linea di massima.
Per trovare e rimuovere un virus, basta ustilizzare un antivirus aggiornato, effettuare una scansione dell'intero disco fisso e poi mettere in quarantena, o eliminare direttamente, i file infetti. A volte, sarà anche possibile riparare i files infetti.

Worm
Il worm, ossia "verme", è probabilmente il tipo di malware più famoso nell'era di internet: in molti casi, è proprio questo a cui ci si riferisce, parlando di "virus".
Se un virus è una porzione di codice, all'interno di un file eseguibile, il worm è un file eseguibile esso stesso, ossia è del tutto autonomo: non ha bisogno di attaccarsi a qualcosa, per entrare in azione. Una volta infettato un computer, si innesta in modo da avviarsi automaticamente ogni volta che il computer è acceso. E cosa fa, mentre è attivo? Si moltiplica. Lo scopo principale di un worm è diffonodersi nel maggior numero di computer possibili, per questo si invierà in automatico a tutti i contatti della vittima: attraverso email, attraverso programmi di messaggistica come MSN, insomma in tutti i modi in cui un computer può comunicare con un altro computer. Per questo lo possiamo considerare la "peste" di internet.
Un worm, di per sé, non causa danni veri e propri a un computer; per le sue caratteristiche, però, è spesso utilizzato per portare con sé altri tipi di malware, ben più dannosi. Diciamo che, spesso, il worm è il veicolo attraverso cui si diffondono backdoor, keylogger, RAT e altri tipi di malware, che permettono un controllo a distanza del computer vittima. In questo senso i worm sono parecchio pericolosi. Altri danni che possono causare sono la disattivazione di firewall e antivirus, oppure rendere instabile un computer, se il loro creatore aveva questo obiettivo.
Per eliminarli, un antivirus non basta: nella maggior parte dei casi non li localizzerà. Molto più utili sono, invece, programmi mirati a questi malware, come per esempio Malwarebytes, che abbiamo già citato per il virus della chat di Facebook (un ottimo esempio di worm). Anche la Microsoft rilascia mensilmente, tra gli aggiornamenti di Windows, un programma per la rimozione di malware, che può tornare utile.

Trojan
Il "cavallo di Troia" è un altro tipo di malware piuttosto diffuso e famoso. Il modo in cui funzionano si può capire facilmente dal nome stesso: sono programmi nascosti all'interno di altri programmi. Di solito, sono nascosti all'interno di programmi utili o comunque normali, che vengono modificati "iniettando" al loro interno il trojan: quando l'utente scrica e installa il programma normale, installa in automatico anche il trojan al suo interno. L'esempio più comune di trojan è il RAT (Remote Administration Tool), ossia un programma che permette di controllare in tutto e per tutto il computer in cui è stato installato. Chi crea e controlla il trojan, dunque, potrà controllare anche il computer della vittima, come se ne fosse l'amministratore. Mi pare che non ci sia bisogno di specificare quanto possano essere pericolosi.
C'è anche una buona notizia: non si possono diffondere autonomamente, come invece fanno i virus e i worm: per infettare una vittima, devono essere scaricati e installati dalla vittima stessa. Per questo motivo, chi diffonde un trojan lo nasconde di solito dentro a programmi particolarmente "appetibili", come le crack per un gioco o un programma, oppure in altri programm di uso comune, ma modificati per includere il trojan.
Infine, altra brutta notizia: i trojan sono spesso utilizzati assieme a programmi che ne "mascherano" la pericolosità, per farli sembrare innocui all'antivirus. Può dunque capitare che un antivirus non li riconosca e lasci passare un file infetto come se fosse "pulito".
L'antivirus resta comunque il metodo più usato per identificarli e rimuoverli, tenendo presenti però le avvertenze di cui sopra. In alternativa, si può provare con programmi come ComboFix, con l'avvertenza che quest'ultimo può essere un po' difficile da utilizzare per utenti inesperti.

...to be continued.