sabato 30 luglio 2011

Come funziona Mediafire - aggiornamento

Avevo già parlato di Mediafire, il sito gratuito per la condivisione di files, spiegando come funzionasse e quali fossero le sue caratteristiche principali. Nel frattempo, però, Mediafire è stato aggiornato, la grafica è cambiata quasi completamente e sono state aggiunte nuove funzioni. Vediamo dunque di aggiornare la guida all’uso di Mediafire, sperando che non lo modifichino di nuovo subito dopo la fine di questo aggiornamento alla guida.

La nuova grafica la potete vedere voi stessi accedendo al sito, per cui non è necessario spendere troppo tempo a descriverla. Come novità principali, oltre a essere diventata estremamente plasticosa e luccicante (cosa che io non apprezzo, ma sono gusti personali), ha raggruppato quasi tutti i comandi in pochi pulsanti, che troviamo sulla colonna di sinistra della pagina.

Upload è abbastanza chiaro: serve a caricare un file su Mediafire. Il processo è rimasto identico e questo è un bene, perché lo possiamo riassumere in poche parole. Basta cliccare il pulsante Upload e scegliere il file che dobbiamo caricare. Se vogliamo caricare più di un file, dovremo poi cliccare “Add more files” (che troveremo in verde nella finestra di caricamento), altrimenti procediamo con l’upload del file che abbiamo scelto. Se vogliamo caricarli in una cartella particolare, dovremo prima entrare in quella cartella e poi procedere con l’upload.

Download Folder ci serve per scaricare una cartella intera: basterà selezionare la cartella e poi cliccarlo. Come è ovvio, possiamo usarlo solo se abbiamo creato qualche cartella all'interno del nostro profilo di Mediafire ed è disponibile soltanto per gli utenti a pagamento, ma non è una funzione indispensabile, anzi...

Share Folder ci fornisce in fretta il link per condividere la cartella in cui ci troviamo. Con quel link, la persona a cui lo spediremo potrà visualizzare l’intero contenuto della cartella e scaricare a uno a uno i files in essa contenuti. Non possiamo usarlo dalla cartella base di My Files, ma dobbiamo prima entrare nelal cartella che vogliamo condividere.

More Action contiene tutti gli altri comandi di Mediafire. Se lo clicchiamo, uscirà un sottomenu con una serie di voci supplementari, come possiamo vedere nella figura di seguito.

Create New Folder serve a creare una nuova cartella all’interno del nostro profilo di Mediafire: la possiamo usare per raccogliere e ordinare i nostri files condivisi.
Download Selected serve a scaricare direttamente il file che abbiamo selezionato. Per selezionare il file, ora che hanno tolto i pratici quadratini accanto a ogni nome, dobbiamo cliccare sullo spazio bianco alla sinistra del nome del file, cioè nel punto in cui una volta si trovava il quadratino. Se lo clicchiamo, appariranno delle bande orizzontali (tipo il codice a barre che troviamo sui prodotti) e l’etichetta col nome del file assumerà una tinta giallognola. Esteticamente non è il massimo, ma non sono io il grafico di Mediafire...
Email Selected serve a inviare per e-mail il file che abbiamo selezionato. Dovremo inserire l'indirizzo del destinatario nella finestra che si aprirà, più un eventuale messaggio (sempre utile, se non vogliamo che il destinatario cestini l'e-mail, pensando che sia un virus).
Move Selected serve a spostare il file selezionato. Ci serve per riordinare i files caricati e sistemarli in varie cartelle, soprattutto se abbiamo creato le cartelle DOPO aver caricato i files... in caso contrario, è molto più pratico caricare il file direttamente nella cartella.
Tag Selected serve a taggare il file che abbiamo selezionato, inserendo eventuali informazioni supplementari.
Delete Selected cancella il file che abbiamo selezionato.
Update Selected è una operazione piuttosto complessa, introdotta da poco. Serve ad aggiornare un file, il che significa modificare un file, mantenendo intatto il link per scaricarlo.
Spieghiamoci meglio. Quando carico un file, ottengo un link da cui si potrà scaricare quel file. Se poi voglio modificare quel file, normalmente dovrei caricarlo di nuovo, ottenendo un nuovo link per scaricarlo. Usando questa funzione, invece, posso caricare un nuovo file e usarlo per sostituire un vecchio file, mantenendo però lo stesso link che aveva il vecchio. Così, per esempio, se decido di modificare un file che ho condiviso su un sito o su un forum, potrò modificarlo senza dover per questo cambiare anche il link che serve a scaricarlo.
Ecco il procedimento, passo per passo.
  1. Mettiamo entrambi i files in una stessa cartella di Mediafire (il file vecchio e il file nuovo). va bene la cartella My Files, ossia la cartella di base: potremo poi spostarli con comodo.
  2. Selezioniamoli.
  3. Clicchiamo il pulsante “Update Selected”. Nella finestra che si apre, al punto 2 ci dirà che il file X will replace il file Y: il file X sostituirà il file Y (ovviamente, al posto di X e Y, ci saranno i nomi dei vostri due files). Se questo ordine ci va bene, allora passiamo al punto 3 e salviamo l’operazione; se invece vogliamo che sia il file Y a sostituire il file X, allora clicchiamo su “Click to Swap” e li invertiremo di posizione.
  4. Alla fine, la sostituzione sarà completata e il link del vecchio file punterà adesso al nuovo file.

Manage Custom URLs ci permette di creare un link personalizzato (cioè non la solita sequenza di lettere e numeri), per il file o la cartella che abbiamo scelto. Ci porterà a una nuova pagina come questa, dove potremo inserire (con "Add New Custom URL") o gestire i link personalizzati che abbiamo creato.

Ogni file, adesso, ha tre pulsanti accanto al nome (verso destra): Actions, Download e Share. Compaiono se spostiamo la freccia del mouse sullo spazio di quel file.
Share serva a far apparire il link per condividere quel file.
Download serve a scaricarlo.
Action, infine, ci aprirà un menu con una serie di operazioni, che vedremo di seguito.


Qui accanto, vi ho messo il menu che appare cliccando il pulsante “Action” accanto a un file. In teoria, il significato di ogni voce dovrebbe essere abbastanza chiaro, perché sono sempre gli stessi comandi che siamo abituati a vedere, ma elenchiamoli lo stesso.
Copy Link serve a copiare il link del file.
Download serve a scaricarlo.
Share ci fornisce i link per condividerlo.
Send To serve a spedire il file via email.
Move serve a spostare il file in un’altra cartella.
Delete File serve a cancellarlo.
Rename serva a cambiare il suo nome.
Update File serve a eseguire l’operazione di aggiornamento del file, che abbiamo già descritto qui sopra.
Description serve a inserire una descrizione del file (utile se lo vogliamo condividere).
Tags serve ad aggiungere uno o più tag al file.
Add/Edit Note serve a inserire, o modificare, una nota accanto al file.
Advanced Statistics serve a visualizzare le statistiche del file, il numero di scaricamenti, eccetera.
Password Protect serve a proteggere il file con una password, se lo riteniamo necessario.
Public – (make Private) ci indica la categoria in cui rientra il file: pubblico se tutti lo possono scaricare (avendo il link), privato se è riservato soltanto a noi. Con questo comando, possiamo renderlo Pubblico o Privato, a seconda delle nostre preferenze.

Per tutto il resto, vi rimando a quanto già detto nella prima versione della guida a Mediafire: questo è solo un aggiornamento, per descrivere come funzionino la nuova grafica e i nuovi comandi.

mercoledì 27 luglio 2011

Vecchia e nuova chat di Facebook

Come abbiamo già visto, in questo periodo FaceBook ha deciso di rifarsi la chat, che in effetti era un elemento alquanto criticato e ricco di malfunzionamenti. In altri termini, sembrava messa lì per caso, giusto perché avanzava uno spazio nella grafica. Le prime modifiche sono state l’introduzione della videochiamata, ossia la possibilità di chattare in video sfruttando una collaborazione con Skype, e la possibilità di avviare chat testuali di gruppo. E fin qui tutto bene.
In seguito, è stata introdotta anche la barra laterale, sulla parte destra dello schermo, con una lista dei contatti disponibili, e a quanto pare è stata accolta dagli utenti con lo stesso entusiasmo che di solito accompagna una gastroscopia. La barra laterale, infatti, appare ogni volta che clicchiamo sulla chat e ci mostra un elenco di venti contatti, in ordine alfabetico e scelti, teoricamente, in base alla frequenza con cui interagiamo. In pratica, dovrebbero essere le persone che sentiamo più spesso, ma è tutto da dimostrare che sia davvero così. Per nascondere questa barra laterale, basta cliccare sulla icona a forma di ingranaggio, che vediamo in basso a destra, e selezionare “Nascondi barra laterale” (non l’avreste mai detto, eh?), che dovrebbe essere la voce più in basso.
A ogni modo, quasi nessuno ha apprezzato il cambiamento e dappertutto, sia su FaceBook che in altri luoghi della Rete, è un susseguirsi di consigli e istruzioni su come tornare alla vecchia chat, come eliminare la barra laterale e così via. Alcuni di questi suggerimenti funzionano, altri no, altri ancora sono solo un trucco per approfittare della confusione e convincervi a installare qualche simpatico virus (o malware, per usare il termine tecnico) sul vostro computer. Vediamo dunque i metodi più diffusi e come funzionano.
En passant, trovo buffo che, prima, tutti si lamentassero della chat di FaceBook, perché funzionava male, e chiedevano che fosse cambiata. Adesso che è cambiata, tutti rivogliono la vecchia chat. Mai contenti, gli esseri umani...

Estensione di Firefox

Qualcuno ha approfittato subito dell’occasione e ha sfornato una estensione per Firefox, che ci permette di disattivare la barra laterale (sidebar) e ritornare alla vecchia chat:
e questa è la versione per Google Chrome:
Funziona? Ai posteri l’ardua sentenza. Al momento, come possiamo vedere dalla pagina della estensione, ci viene detto che “Questo componente aggiuntivo non è stato revisionato da Mozilla”, il che non è un buon segno. Può essere solo dovuto al fatto che l’addons in questione risale dal 24 luglio, ossia tre giorni fa, ma è più prudente aspettare che sia stato revisionato, prima di installarlo, giusto per evitare brutte sorprese. Inoltre, le recensioni non ci dicono molto, finora: sono solo commenti entusiastici, di poche parole, e questo a volte può non essere un buon segno.
Personalmente, non l’ho installato e non lo installerò, anche perché sono piuttosto neutrale nei confronti della nuova chat. Basta nascondere la barra laterale e poi la differenza è minima.

Script per Greasemonkey

Se usate Firefox e avete installata l’estensione Greasemonkey, allora sappiate che esiste anche uno script, chiamato Facebook Retrò Chat, che può essere utilizzato per eliminare la nuova chat e ripristinare una versione quasi uguale alla vecchia:
Gli utenti di Firefox devono prima installare Greasemonkey e poi questo script, per poterlo utilizzare, mentre gli utenti di Google Chrome possono installarlo direttamente. In entrambi i casi, il risultato sarà quello di eliminare la barra laterale, far riapparire sulla parte sinistra dello schermo la lista dei vostri amici e togliere il limite di 20 nomi, che è stato introdotto con la barra laterale. La chat vera e propria, poi, sarà piuttosto simile alla vecchia chat di FaceBook, anche se non identica: se non siete di gusti troppo difficili, non dovreste notare troppo la differenza.
Da segnalare, però, che diversi utenti hanno lamentato uno scarso funzionamento di questo script, non so se a causa di difetti nello script o di installazioni difettose; a ogni modo, siamo sempre nel campo dello “installare a proprio rischio e pericolo”. Nel peggiore dei casi, potrete sempre disattivarlo e disinstallarlo in seguito, se decidete di provarlo.

Sempre tra gli script di Greasemonkey, e quindi utilizzabile sia con Firefox + Greasemonkey, sia con Google Chrome, esiste anche
che, come il precedente, rimuove la nuova chat e simula la vecchia chat. Non è quindi un ritorno al passato veroe  proprio, ma una simulazione della vecchia chat, con solo alcuni dei comandi che possedeva. per i nostalgici, però, potrebbe bastare.

Firefox e i Segnalibri

Se non vogliamo installare niente di strano sul nostro computer (precauzione più che comprensibile), e utilizziamo Firefox come browser, possiamo sfruttare i suoi Segnalibri e ricostruire, in un certo modo, la vecchia chat. Il primo passaggio consiste nell’accedere a questa pagina:
Come vedrete, ci apparirà di lato la chat. Salviamo la pagina come nuovo Segnalibro. Se non sappiamo come fare, usiamo la combinazione CTRL + D, altrimenti il percorso è Segnalibri -> Aggiungi pagina ai segnalibri.
A questo punto, è possibile aprire la vecchia chat in una finestra del nostro browser: un sistema poco comodo, ma che almeno non richiede di installare componenti esterne. Possiamo anche utilizzarlo con altri browser, come Google Chrome o Internet Explorer, salvando l'indirizzo della chat tra i nostri "Preferiti" e poi aprendola quando vogliamo.

mercoledì 20 luglio 2011

Summon It semplifica le ricerche

Summon It è un nuovo servizio, che da pochi giorni è uscito in versione ufficiale dopo un periodo di prova. Un servizio di ricerca, che funziona come aggregatore di motori di ricerca, siti e portali, con l’obbiettivo di semplificare il procedimento della ricerca in Rete. Invece di doverci recare su vari siti, per eseguire varie ricerche, Summon It si propone come punto di partenza unico: basterà scrivere ciò che stiamo cercando, selezionare l’ambito in cui cercarlo e otterremo il risultato corrispondente.
Questa è la pagina principale:

Nonostante la lingua inglese, è un servizio italiano, come si può capire anche dalla terminazione in .it del suo indirizzo, che segnala appunto un dominio italiano... e che, in questo caso, costituisce anche una parte del nome: “summon it” (così spieghiamo il gioco di parole, per chiunque non lo avesse capito). Ma passiamo al suo funzionamento, che è meglio.

Come potete vedere, la pagina ci presenta un riquadro per la ricerca (in cui scrivere ciò che cerchiamo) e, sotto, una serie di icone che rappresentano vari siti... e che, suppongo, saranno ignoti alla maggior parte di voi, a parte i più famosi. Ma non è un problema. Queste icone rappresentano i siti su cui, più spesso, ci ritroviamo a cercare materiale o informazioni: abbiamo dunque i motori di ricerca veri e propri (e vediamo appunto che le prime tre sono Google, Bing e Yahoo!), i social network (come Facebook e Twitter), i siti di condivisione video (come YouTube, Vimeo, Metacafé) o di condivisione foto (come Picasa, Flickr, DeviantART), ma anche siti come Wikipedia, IMDb (un database di informazioni cinematografiche), oppure i siti ufficiali di aziende come Apple e Microsoft (che tornano sempre utili, in caso di problemi col nostro computer), o anche Amazon. In breve, le icone rappresentano i siti in cui possiamo cercare attraverso Summon It: in caso di dubbio, basta spostare la freccia del mouse sopra l’icona che ci interessa e ci apparirà il nome del sito. Per ogni icona è anche disponibile una combinazione di tasti per la scelta veloce: nel caso di Google, ad esempio, potrete premere i tasti ALT e 1, invece di cliccare sulla sua icona.
Fin qui, credo che non ci siano problemi. Vediamo come si svolge in pratica una ricerca.

Prima di tutto, dobbiamo ovviamente scrivere ciò che stiamo cercando; è sempre meglio non dare mai niente per scontato, per cui l’ho precisato. Dopodiché, clicchiamo sull’icona che ci interessa, per cercare tra i suoi contenuti. In una nuova pagina, si apriranno i risultati della nostra ricerca.
Esempio: vogliamo cercare informazioni sul romanzo “Guerra e pace”.
Scriviamo dunque “Guerra e pace” come argomento della nostra ricerca. Il passaggio seguente dipende da cosa vogliamo sapere di preciso.
Se vogliamo effettuare una ricerca generica, allora clicchiamo l’icona di un motore di ricerca, come Google o Bing: in una nuova pagina ci apparirà il risultato della ricerca sul motore che abbiamo scelto.
Se vogliamo sapere la trama e cose simili, allora clicchiamo l’icona di Wikipedia e ci si aprirà una pagina coi risultati della ricerca su Wikipedia: troveremo le pagine in cui si parla di Guerra e pace, in questo caso.
Se vogliamo acquistare il libri, allora cliccheremo l’icona di Amazon e, come risultato, avremo le informazioni sul prodotto in vendita presso il sito di Amazon.
Se cerchiamo video, cliccheremo ad esempio l’icona di YouTube e ci usciranno tutti i risultati dei video che contengono riferimenti a Guerra e pace.
E così via. In pratica, lo scopo di Summon It è quello di mettere a nostra disposizione una sola pagina, da cui possiamo lanciare tutte le ricerche che vogliamo, senza bisogno di spostarsi di sito in sito, a seconda di quello che ci interessa. Si potrebbe obiettare che, in effetti, una cosa del genere la possiamo ottenere già con Google, utilizzando la funzione site:, ma avere un sito in cui basta cliccare una icona, invece di dover ricorrere a formule strane, è molto più semplice per la maggior parte degli utenti. Inoltre, con Summon It noi utilizziamo direttamente le funzioni di ricerca dei rispettivi siti: Summon It ha un ruolo da centralinista, raccogliendo i nostri argomenti di ricerca e spedendoli poi ai destinatari (giusto per usare una immagine semplice, invece di perdermi in dettagli più tecnici e meno comprensibili).
Per tutti quelli che sono interessati a scaricare materiale in modo più o meno lecito, sono presenti anche le icone di Torrentz (per cercare i torrent del file che ci interessa) e di FilesTube, il motore di ricerca per siti di condivisione di cui ho già parlato.

sabato 16 luglio 2011

Il formato MIDI

Siccome ogni tanto mi arrivano sulla conversione di un file audio dal formato MIDI al formato MP3 (e viceversa), vediamo di spiegare in breve e nel modo più semplice che cosa sia un file in formato MIDI e quali siano le sue caratteristiche principali. In questo modo, forse, sarà più facile capire i problemi e le difficoltà di una conversione MIDI -> MP3 (ma soprattutto MP3 -> MIDI), un tipo di conversione possibile, ma non automatica come tra altri formati.

Cosa è un MIDI

Un file MP3, così come un file WAV e più o meno qualsiasi altro formato audio “normale”, è una registrazione di uno o più suoni (o la campionatura di una forma di onda, se preferite fare i tecnici): una canzone, per esempio, o un discorso, o qualsiasi altra cosa che sia “audio”.
Un file MIDI, invece, non è la registrazione di un suono (o la campionatura di un’onda), ma è invece un insieme di dati che descrivono il modo in cui un certo brano musicale deve essere suonato. In un MIDI avremo allora una traccia per ogni strumento musicale e, in quella traccia, sarà contenuta la sequenza delle note suonate, la loro durata, modulazione e ogni altro effetto associato a essa. Non troveremo dunque la registrazione effettiva della musica, ma solo le indicazioni su come la musica deve essere suonata, strumento per strumento. La voce umana, invece, non è inclusa tra i dati che si possono immagazzinare in un MIDI e questo li rende perfetti per creare basi musicali.
Per riassumere in breve, possiamo immaginare un MIDI come uno spartito musicale e un MP3 come una esecuzione musicale. Non è una similitudine precisa, ma dovrebbe essere sufficiente per far capire la differenza tra le due forme.

Come funziona un MIDI

Come abbiamo visto, un MIDI non è la registrazione di una musica, ma una descrizione di come una musica debba essere suonata. Nel file MIDI sono dunque immagazzinati numerosi parametri audio, che servono a descrivere la musica: gli strumenti che la eseguono, le note da eseguire, la durata di ogni nota, il volume, eccetera. Di per sé, questi dati non ci dicono molto, proprio come uno spartito musicale non dirà molto a chiunque non sia un musicista. Il MIDI, dunque, ha bisogno di essere interpretato e trasformato in musica dall’azione congiunta della scheda audio del computer (se stiamo usando un computer) e di un programma che possa leggere i MIDI. Quasi tutti i programmi audio ci riescono, al giorno d’oggi, per cui questo non sarà un problema: lo apriamo con un Windows Media Player senza difficoltà, per intenderci. La difficoltà viene dopo.
A differenza di un MP3, infatti, la cui qualità dipende dalla registrazione e non dal programma con cui l’ascolto, l’esecuzione di un MIDI dipende interamente dal lettore che utilizzo, proprio perché il file non è una registrazione, ma un insieme di dati che devono essere interpretati ed eseguiti ogni volta. Per riprendere l’immagine già usata, possiamo dire che il MIDI è uno spartito e la sua esecuzione dipende dall’orchestra a cui lo affidiamo: una buona orchestra darà un buon risultato, una pessima orchestra darà un pessimo risultato.
Un file MIDI è dunque molto più piccolo e leggero rispetto al corrispondente MP3, proprio perché non contiene musica, ma solo una sequenza di dati che indicano come suonare la musica: in media, un MIDI sarà nell’ordine dei 50-70 KB di dimensione, mentre un MP3 raramente scende sotto i 2 MB, a meno che non sia una registrazione di pochi secondi. Da qui è facile capire come tutte le musiche dei vecchi videogiochi fossero MIDI, proprio perché occupavano poco spazio e ottimizzare lo spazio era un fattore-chiave all’inizio dell’era dei videogiochi. Il fatto che fossero  MIDI, poi, vi spiega anche perché la musica di uno stesso gioco potesse cambiare parecchio, a seconda del computer: dipendeva tutto dalla differenza nella scheda audio.

A cosa serve un MIDI

Oltre a essere utilizzato in tutti i vecchi videogiochi, il MIDI ha anche usi molto più concreti nel campo degli strumenti musicali elettronici, i quali interagiscono tra loro proprio attraverso un MIDI: il nome stesso del formato deriva da Musical Instrument Digital Interface, ossia interfaccia digitale per strumenti elettronici. Il che è normale, dato che il MIDI nasce proprio come formato standard per permettere agli strumenti di comunicare tra loro e interagire anche col processore a cui sono collegati. Se cercate dunque una base musicale da scaricare sulla vostra tastiera, insomma, dovrete cercarla tra i files MIDI.
Oltre che per gli strumenti, il MIDI è utilizzato spesso anche dai programmi (e dalle macchine) che si occupano di karaoke, sia a livello amatoriale che a livello professionale. Non potendo registrare la voce umana, il MIDI si presta molto bene a un uso come base musicale su cui cantare e le ridotte dimensioni permettono di immagazzinarne migliaia in pochissimo spazio. Dove serve una base musicale, il MIDI è quasi sempre la prima scelta.
Infine, anche per la maggior parte delle pagine web che decidono di mettere, some sottofondo, una  qualche musica, il MIDI è o dovrebbe essere la prima scelta, proprio per la sa dote di leggerezza: è molto più rapido e indolore scaricare un MIDI, piuttosto che attendere il caricamento e l’esecuzione di un MP3 o, peggio ancora, di un WAV.

Conversione da MIDI a MP3

Convertire un MIDI in un formato MP3 è una operazione possibile, ma non indolore, proprio come non è indolore l’operazione opposta, da MP3 a MIDI.
Nel primo caso, per ottenere un Mp3 si tratta praticamente di trovare una orchestra che possa suonare il nostro MIDI: per questo motivo, ogni programma di conversione ci offrirà una certa scelta di possibili “interpretazioni” del nostro MIDI, a seconda del numero e del tipo di strumenti che lo compongono. Se non siamo pratici di musica, dovremo procedere per tentativi, abbinando varie interpretazioni musicali fino a che non ne avremo trovata una che ci soddisfi (o almeno che ci faccia meno schifo delle altre). Un esempio gratuito e online è il sito HamieNET, dove appunto ci sono chiesti vari parametri da impostare, prima di poter convertire un MIDI.
Nel secondo caso, da MP3 a MIDI, si tratta di estrarre le informazioni sugli strumenti dal brano che viene eseguito: è come trascrivere lo spartito di un brano musicale (di ogni singolo strumento del brano musicale) mentre lo ascoltiamo. Si può fare, certo, ma il risultato potrebbe non essere molto preciso e accurato, perché dipende da come è eseguito il brano in questione. Migliore è la qualità del nostro MP3 di partenza e maggiori saranno le probabilità che la conversione vada a buon fine, sempre ricordando che, in ogni caso, l’eventuale parte cantata andrà persa.

mercoledì 13 luglio 2011

Il ripristino della configurazione di sistema

Il ripristino della configurazione di sistema è uno strumento che, probabilmente, tutti gli utenti di Windows avranno incontrato almeno una volta nella loro vita, anche soltanto come nome. È anche uno strumento molto utile, se il nostro computer comincia a dare segni di squilibrio dopo che abbiamo installato un nuovo programma, oppure da un certo giorno in poi. Tende anche a consumare parecchio spazio sul disco fisso, ma questo è un altro paio di maniche.
Il ripristino della configurazione di sistema, in concreto, ci permette di riportare il nostro computer allo stato in cui si trovava in un determinato momento del passato, cancellando così ogni possibile modifica che, nel frattempo, lo ha reso instabile. Se dopo aver installato un nuovo programma, infatti, il computer funziona male, noi possiamo utilizzare il ripristino della configurazione di sistema per ritornare al momento precedente l’installazione di questo programma. Ma vediamo nello specifico come funziona.
Il ripristino della configurazione di sistema è di solito già attivo nella maggior parte dei sistemi operativi Windows: a intervalli regolari, oppure prima dell’installazione di un programma, questo strumento crea un punto di ripristino nel computer, al quale si potrà ritornare in ogni momento. Un punto di ripristino è, in pratica, una fotografia dello stato attuale del computer: tutti i programmi installati, tutte le modifiche al registro di sistema, tutte le configurazioni che abbiamo scelto, sono salvati nel loro stato attuale, quando creiamo un punto di ripristino. Se per esempio lo creiamo alle 8 del mattino di oggi, allora quel punto di ripristino conterrà tutte le informazioni che descrivono lo stato del nostro computer alle 8 di stamattina e, in ogni momento del futuro, potremo utilizzare quel punto di ripristino per far tornare il nostro computer come era alle 8 di stamattina. Tutti i programmi installati dopo quel punto di ripristino spariranno, così come spariranno tutte le modifiche al sistema e tutti gli eventuali pasticci che potremmo aver combinato (per esempio, programmi cancellati o modificati per sbaglio). Non cambieranno, invece, i nostri files personali, come i documenti, le foto, i video e tutto il resto del materiale simile.
In breve, il ripristino della configurazione di sistema è un modo radicale, ma efficace, per cancellare gli errori commessi col computer. Inoltre, è un’azione reversibile: se abbiamo riportato il computer a un punto di ripristino precedente, ma non siamo soddisfatti del risultato, possiamo sempre annullare la modifica. Se invece siamo soddisfatti, possiamo proseguire e ricominciare dal punto di ripristino a cui siamo arrivati.
Ricordiamo che questo strumento serve solo a correggere modifiche, volontarie o involontaria, a un programma o al sistema operativo in generale; se invece abbiamo cancellato per sbaglio un nostro file, allora il ripristino della configurazione di sistema non ci servirà a nulla, perché non lavora sui nostri documenti, ma solo sui programmi e sul registro di sistema. Per recuperare un documento, al contrario, avremmo avuto bisogno di creare una copia di backup dei nostri files. Se non lo abbiamo fatto, possiamo sempre tentare di recuperare il documento con un programma per il recupero di files cancellati, ma le probabilità di farcela non sono alte.

Come trovare il ripristino della configurazione di sistema? Possiamo cercarlo nella lista dei programmi, dal menu Start. Clicchiamo dunque sul tasto Start, poi seguiamo questo percorso:

Tutti i programmi -> Accessori -> Utilità di sistema -> Ripristino della configurazione di sistema

I nomi possono variare, a seconda del sistema operativo che stiamo utilizzando, ma il ripristino della configurazione di sistema lo dovreste sempre poter trovare negli Accessori, tra le Utilità di sistema. Una volta cliccato su quella voce, si aprirà una finestra di questo tipo:

Avviso: potrebbe volerci un po’ di tempo, prima che la finestra si apra. Dipende da quanti sono i punti di ripristino attivo sul computer e, credetemi, possono essere davvero molti, se non avete mai sfiorato questo strumento prima d’ora. Da Vista in poi, Windows ha il vizio di creare punti di ripristino più o meno per ogni cosa che succede: installazione di nuovi programmi, aggiornamenti e più o meno tutto ciò che può modificare in misura anche minima il registro di sistema. Può essere un bene, da un certo punto di vista, perché così potremo sempre annullare ogni modifica in modo radicale, ma presenta anche la spiacevole conseguenza di consumare svariati GB di memoria sul disco fisso: una media di 1 GB per ogni punti di ripristino, ma a volte anche di più, a seconda del vostro computer. Da solo, il ripristino della configurazione di sistema potrebbe anche succhiarvi fino a 15-20 GB al mese...
Come vediamo dalla finestra, se vogliamo riportare il computer a un precedente punto di ripristino, possiamo scegliere sia quello che ci è suggerito dal computer stesso (di solito il più recente), sia un altro punto di ripristino. Nel secondo caso, la finestra successiva ci mostrerà l’elenco di tutti i punti di ripristino creati negli ultimi cinque giorni, con l’opzione di mostrare TUTTI i punti di ripristino, se nessuno di quei cinque ci soddisfa. Scopriremo allora che i punti di ripristino automatici possono essere veramente tanti...
Una volta scelto il punto di ripristino, basta seguire le istruzioni: farà tutto il computer. Alla fine, se non saremo soddisfatti, potremo sempre annullare l’operazione e il nostro computer ritornerà così come era, prima che cominciassimo a trafficare coi punti di ripristino.

In caso di ulteriori problemi. qui potete trovare la pagina con le domande frequenti della Microsoft.

domenica 10 luglio 2011

Leggere e-book con uno smartphone

Uno dei vantaggi principali del formato EPUB, se non IL vantaggio principale, è proprio quello di poter essere letto senza problemi di dimensioni e di impaginazione anche su supporti con schermi di piccole dimensioni, come cellulari, tablet, reader e affini. Se un file PDF non può essere riadattato alle dimensioni dello schermo, ma mantiene la sua struttura rigida e ci costringe a far scorrere la barra orizzontale, per poter leggere l’intera riga, oppure a ridurre lo zoom fino a far stare tutto nello schermo, il formato EPUB è fluido e il testo si ridispone automaticamente, per adattarsi al formato dello schermo.
Dopo aver descritto in breve le differenze tra EPUB e PDF, dopo aver parlato della struttura stessa di un EPUB, dopo aver spiegato come crearli con Calibre e modificarli con Sigil, vediamo adesso come sia possibile leggere un e-book in formato EPUB su un telefono cellulare. Più precisamente, su uno smartphone. Per semplicità, divideremo la discussione in base al sistema operativo dello smartphone,

iOS

Il sistema operativo degli smartphone prodotti dalla Apple, ossia lo iPhone (ma anche tutti gli altri prodotti che cominciano per i-). Se il vostro dispositivo portatile è dunque uno iPhone, un iPod o un iPad, allora questo è il capitolo che vi riguarda. Un capitolo piuttosto breve, in effetti.
Per leggere un EPUB su questi supporti, sono disponibili due programmi semplici e gratuiti: iBooks e Stanza (che, misteriosamente, non comincia per i). Scegliere l’uno o l’altro è soprattutto questione di gusti, ma se preferite stare sul sicuro e utilizzare un programma semplice, allora forse per voi è meglio puntare su iBooks, che potete scaricare gratuitamente dallo Store della Apple e sincronizzare con iTunes, in modo da importare facilmente ogni e-book che si trovi sul vostro computer. Ne ho già parlato in un altro articolo, per cui non mi dilungherò.
Stanza, invece, non si sincronizza con iTunes, ma con Stanza Desktop: dovrete prima installare Stanza sul vostro iPhone, poi installare Stanza Desktop sul vostro Mac (sì, purtroppo funziona solo con un computer Macintosh: se non avete un Mac, usate iBooks), e quindi sincronizzarli.

Android

Se invece utilizzate il sistema operativo sviluppato da Google, allora come lettore di EPUB potete installare Aldiko, un programma disponibile in due versioni: gratuito, oppure a pagamento. La versione gratuita è più che sufficiente per quasi tutte le vostre necessità, mentre la versione a pagamento aggiunge più che altro alcune funzioni fighe ma non proprio indispensabili, come ad esempio l’animazione per sfogliare le pagine (cambiando pagina, la vedrete muoversi come se aveste girato la pagina di un libro vero). Aldiko, naturalmente, vi permette anche di gestire e tenere in ordine tutti i vostri e-books, sistemandoli per autore, etichette, collezioni e così via.
Con Aldiko, è possibile scaricare direttamente e-books dalla Rete, oltre che naturalmente importarli dal vostro computer. In questo secondo caso, per trasferire un e-book dal vostro computer ad Aldiko, basta selezionare l'e-book in formato EPUB che vogliamo trasferire, copiarlo nella cartella "Import" di Aldiko e selezionare la funzione "Import ebook" di Aldiko.

BlackBerry, Symbiant, WindowsMobile

Li ho raggruppati perché, in fondo, il programma di riferimento per tutti questi sistemi operativi è lo stesso ed è un programma di cui ho già parlato, nella sua versione per computer: Mobipocket.
Oltre che per computer, infatti, esiste anche una versione di Mobipocket Reader per cellulari, sempre gratuita e che potete scaricare dal sito che ho già citato nell’articolo su questo programma. La grafica sarà un poco diversa, ma il funzionamento è fondamentalmente lo stesso: potrete importare un e-book dal vostro computer al cellulare, oppure potrete procurarvi direttamente un e-book dalla libreria di Mobipocket (comprandolo, nella maggior parte dei casi). Va però segnalato che, a differenza dei programmi già visto per iPhone e Android, Mobipocket ha una caratteristica particolare: non legge direttamente il formato EPUB, ma lo converte in un formato intermedio (PRC), per cui è possibile che la grafica e l’impaginazione possano subire alcune modifiche, se non si tratta di un e-book di solo testo, oppure se utilizza font particolari o una impaginazione molto complessa. Cosa rara e non consigliabile per un EPUB, ma pur sempre possibile. In compenso, il formato di Mobipocket è compatibile ala perfezione con Kindle, il reader sviluppato dalla Amazon.

Un dettaglio a cui prestare attenzione, quando si scarica o si importa un e-book, è la presenza o meno dei DRM, ossia un tipo di protezione del copyright che rende impossibile leggere l'e-book in questione su più di un determinato numero di supporti, limitandone quindi l'utilizzo per gli utenti. Abitudine pessima, ma alquanto diffusa. Aldiko è in grado di aprire e leggere anche un e-book protetto da DRM (in teoria), ma altri lettori non li digeriscono. Se avete problemi di questo tipo, vi conviene provare a rimuovere la protezione del DRM, anche se non vi esorterò espressamente a farlo perché gli Editori la considerano un'azione caotico-malvagia...

giovedì 7 luglio 2011

Facebook: videochat e altre novità

Periodo di novità, su Facebook. Con l’arrivo dell’estate, ma soprattutto con l’arrivo del nuovo tentativo di Google di inserirsi nel circuito dei social network (è di pochi giorni fa la presentazione di Google+ e delle nuove funzioni), Facebook ha deciso di mettere in campo alcune modifiche, più o meno richieste, ai propri servizi. Al di là delle modifiche grafiche, che come sempre saranno amate o odiate dagli utenti, l’innovazione principale è certo la possibilità di effettuare videochiamate verso i propri amici. Vediamo dunque le modifiche che arriveranno nella chat.

Videochat

La possibilità di vedere i nostri contatti è certo la novità principale. Il servizio di videochat nasce da un accordo tra Facebook e Skype: senza scendere troppo nei dettagli, si tratta di una collaborazione tra i due servizi, che permetterà agli utenti di Facebook di effettuare videochiamate verso i propri amici, utilizzando una versione “riveduta e corretta” della classica chat. Se siete già utenti di Skype, sapete già cosa aspettarvi: uno Skype coi difetti della chat di Facebook.
Scherzi a parte, il servizio sarà piuttosto semplice da usare, una volta attivato. Nel riquadro di ogni contatto, in chat, troveremo in alto a destra l’icone di una videocamera; basterà cliccarla e, se anche il nostro amico avrà attivato la nuova funzione, potremo avviare una videochat, sfruttando la tecnologia di Skype. Per chi fosse interessato, qui possiamo trovare il video di presentazione del nuovo servizio, realizzato da Facebook stesso:

Attivare la funzione di video chat è semplice. Prima di tutto, dovremo entrare in questa pagina di Facebook. Ci apparirà questo:

Come potete vedere nell’angolo in basso a destra della pagina, l’icona che troverete è vagamente simile a una videocamera, ma portate pazienza e usate un poco di immaginazione: è una videocamera. O almeno, così ci assicura Facebook.
Per attivare la videochat, dovremo naturalmente cliccare sul pulsante verde, con la scritta “Per iniziare”. Vi sarà richiesto di installare un plug-in nel vostro browser, ossia un piccolo programma che si andrà a inserire nel browser stesso (ricordiamo, il browser è il programma con cui vi collegate a internet: Internet Explorer, Firefox, Google Chrome, Safari, eccetera) e che gestirà la nuova tecnologia introdotta. Niente di preoccupante, è la stessa cosa che avrete dovuto fare per poter aprire un file PDF nel vostro browser, oppure per visualizzare uno streaming con Microsoft Silverlight, o anche col Flash. In questo caso, vi servirà per utilizzare la videochat: si installa da solo e dovrete soltanto dare l’ok all’operazione. Per esempio, ecco cosa succede con Google Chrome, quando tentiamo di avviare la prima videochiamata:

Il plug-in si scaricherà e si installerà da solo, dopo che noi avremo dato il consenso.
Sarà anche possibile lasciare videomessaggi ai vostri amici, se non sono in linea, proprio come succede con la normale chat: l’unica differenza è che, al posto di un messaggio di testo, si troveranno un vostro video. Una funzione che piacerà a tutti quelli che, tra voi, hanno sempre sognato di spedire videomessaggi, come facevano Bin Laden, Mina e Berlusconi.

Chat di gruppo

Sempre in risposta a Google+, Facebook ha introdotto anche la possibilità di effettuare chat di gruppo, ma solo nel formato di testo. In altri termini, potrete chattare contemporaneamente con più amici in una stessa finestra, senza bisogno di inserirli in un apposito Gruppo. La funzione di chat di gruppo, infatti, era già attiva, ma limitata ai Gruppi di Facebook; adesso sarà estesa a tutti.
Per le videochat di gruppo, invece, dovremo aspettare ancora; per il momento, accontentiamoci delle chat testuali. Come ultima cosa: se volete ridurre a icona la finestra della chat, e non sapete come fare perché è sparito il pulsante che si usava prima, provate a cliccare sul nome della persona con cui state parlando.

Novità grafiche

Sempre a proposito di chat (sì, ormai lo avrete capito: è il cardine attorno a cui ruota tutto il blocco di novità), ci sarà una modifica nel modo in cui è visualizzata la lista dei vostri contatti nella colonna di sinistra della Home. Se prima seguivano uno schema abbastanza casuale, adesso ci dovrebbero apparire in primo piano gli amici con cui parliamo più spesso. In teoria, poi vedremo.

lunedì 4 luglio 2011

Ricerche per parole chiave, immagini, suoni

Dopo aver parlato in più articoli di come effettuare ricerche di vari tipi, vediamo di riassumere gli strumenti che ci possono essere di aiuto, a seconda di cosa stiamo cercando. Come ormai dovreste sapere, infatti, accanto alla semplice e tradizionale ricerca per parole chiave (che possiamo svolgere su qualsiasi motore di ricerca), esistono anche altri tipi di ricerca, basati su altri fattori: la ricerca a partire da una immagine, per esempio, oppure la ricerca a partire da un segmento musicale (beh, più o meno musicale: dipende da quanto siamo intonati...). In certi casi, poi, esistono strumenti più accurati dei tradizionali motori di ricerca, per esempio se vogliamo trovare un MP3, un album o in generale un file da scaricare (senza ricorrere a eMule o Torrent).
Ecco dunque una breve lista di risorse utili, per facilitare e sveltire le nostre ricerche. Ove possibile, ho anche inserito il link all’articolo in cui descrivo, in dettaglio, come funzioni quel tipo di ricerca.

Ricerca per parole

Il normale e tradizionale tipo di ricerca, che tutti usiamo quotidianamente: apriamo un motore di ricerca, come Google, scriviamo le parole chiave che descrivono l’argomento di nostro interesse e poi setacciamo i risultati, per trovare quello più adatto a noi. Ci sono accorgimenti per migliorare la qualità di una ricerca, per precisarla e per ottimizzarla; nel caso di Google, li ho già descritti in due articoli, parlando delle funzioni di ricerca di Google e di come ottimizzare le ricerche (sempre su Google). Vi rimando a quelle pagine, per i dettagli. Se poi siete interessati a cercare non tanto una parola, quanto una persona (o un nickname), allora potreste provare con Pipl, un motore di ricerca dedicato proprio a questo.
La ricerca per parole è la più comune ed è anche la più indicata, se siamo interessati a informazioni, testi o qualsiasi altra cosa che abbia una forma scritta. A volte, però, non siamo interessati a ottenere una informazione, ma a qualcosa di più concreto: un file da scaricare, per esempio, oppure una o più immagini, o anche un motivetto che abbiamo in testa ma a cui non sappiamo dare un nome. Se il nostro problema è di questo tipo, allora possiamo ricorrere a strumenti diversi dal classico motore di ricerca.

Ricerca di files

Se vogliamo scaricare un Mp3, oppure un programma, un video, o un file di qualsiasi tipo, Google potrebbe non essere lo strumento migliore. Possiamo dunque ricorrere alle funzioni di ricerca di un programma per la condivisione dei files, come eMule o i vari tipi di Torrent, oppure ci possiamo concentrare su un’altra risorsa, che negli ultimi tempi è diventata sempre più comune: i siti per la condivisione di files, come Mediafire, Megaupload, 4shared e mille altri.
FilesTube, allora, sarà il nostro migliore amico. Un motore di ricerca classico (alla Google, per intenderci), ma con una particolarità: non cerca tra le pagine di siti e blog, ma tra i contenuti dei siti di condivisione. Se siamo interessati, per esempio, alla canzone X, basterà cercare il titolo su FilesTube e, se qualcuno l’ha caricata su un sito di condivisione, come risultato otterremo il link da cui poterla scaricare. Un servizio molto comodo, che può accelerare le nostre ricerche. FileTram è un altro motore di ricerca per siti di condivisione, simile a FilesTube ma, al momento, con un database più piccolo tra cui cercare. Può sempre essere utile dargli una occhiata, però...

Ricerca per immagini

La nuova prateria della ricerca online è, al momento, la ricerca per immagini. In altri termini, la ricerca basata non su una o più parole chiave, ma su una immagine, presente sul nostro computer (e in questo caso la dovremo caricare sul motore di ricerca), oppure presente in un’altra pagina web (e in questo caso basterà inserire l’indirizzo dell’immagine). A cosa serve una ricerca di questo tipo? Principalmente, a trovare immagini simili a quella di partenza, oppure altre immagini in cui compaia lo stesso soggetto della foto che abbiamo inserito.
Precisiamo: è una funzione ancora molto sperimentale e spesso i risultati saranno poco utili, ma è anche una funzione destinata a crescere sia di importanza, sia di precisione nel prossimo futuro. Il riconoscimento delle immagini è un campo a cui si sta dedicando anche Facebook, che proprio di recente ha cominciato la sperimentazione di uno strumento per riconoscere e suggerire gli utenti presenti in una foto; Google ha appena presentato la sua funzione di ricerca per immagini e altri lo seguiranno. In breve, dopo aver passato anni a cercare utilizzando parole chiave, in futuro potremmo cercare usando immagini chiave.
Se siete dunque interessati a cercare immagini e foto, potete dunque provare con la ricerca per immagini di Google, oppure con altri siti analoghi, come TinEye.

Ricerca per musiche

Dopo le parole e le immagini, ecco i suoni. Se conosciamo le parole di una canzone, ma non il titolo, allora la soluzione migliore è una ricerca tradizionale con Google; se invece conosciamo il motivo di una canzone (la sua musica, insomma), ma non le parole o il titolo, allora esistono siti dedicati proprio a questo tipo di ricerca: la ricerca a partire da un frammento musicale. Anche a questo argomento ho già dedicato un articolo, parlando di come trovare una musica senza sapere il titolo.
Come per la ricerca per immagini, ci muoviamo in un campo molto sperimentale e dove non sempre i risultati saranno positivi, ma a volte potremmo ottenere una risposta ai nostri dubbi. Il primo sito di riferimento è Midomi, dove possiamo canticchiare o fischiettare un brano (della durata di almeno dieci secondi) e poi cercare la canzone che più assomiglia alla nostra interpretazione. Per usarlo, però, abbiamo bisogno di un qualche tipo di microfono collegato al computer (logicamente): una webcam può bastare, come alternativa.
Se non ce la sentiamo di cantare, possiamo sempre picchiettare il ritmo di una canzone, usando il sito SongTapper, oppure provare a suonare le note su una tastiera virtuale, utilizzando MelodyCatcher.

venerdì 1 luglio 2011

Ottimizzare le ricerche su Google

In precedenza, abbiamo visto le funzioni di ricerca avanzata di Google, che ci servono a precisare e definire meglio gli argomenti della nostra ricerca, ma anche i siti in cui eseguire la ricerca: è il caso ad esempio del comando site:, che ci permette ci cercare solo all’interno di un determinato sito, o all’interno dei siti di una determinata area geografica. Oltre a queste funzioni, però, Google ne nasconde altre, che rendono questo motore di ricerca una specie di “coltellino svizzero” del Web. In alcuni casi, si tratta di scorciatoie per rendere più rapide e precise certe ricerche; in altri casi, invece, si tratta di veri e propri gadgets inseriti in Google. Più o meno come il celebre traduttore di Google, che vi permette di tradurre (male) un testo o una pagina web da una lingua all’altra.
Cominciamo con una occhiata ai cosiddetti gadgets.

Calcolatrice: in caso di bisogno, Google può essere usato come calcolatrice, per operazioni semplici (più o meno come la calcolatrice di un cellulare). Basta scrivere nella casella di ricerca l’operazione che vogliamo risolvere, poi premiamo Invio e avremo il risultato.

Convertitore: oltre a semplici calcoli, Google può anche eseguire conversioni tra unità di misura differenti. Anche in questo caso, basterà scrivere nella casella di ricerca la conversione che vogliamo effettuare, premere Invio e avremo il risultato. Per esempio: “10 pollici in centimetri”, “6 metri in piedi”, “74 miglia in km”, eccetera.
Il convertitore, tra l’altro, funziona anche con le valute: possiamo dunque verificare il tasso di conversione da una moneta all’altra, semplicemente scrivendo, per esempio, “10 dollari in euro”, così come abbiamo fatto per altre unità di misura.

Traduttore: è il traduttore di Google, che molti di voi avranno usato almeno una volta, con risultati che lasciano alquanto a desiderare. Non mi dilungherò sul fatto che un traduttore automatico decente si potrà avere solo quando ci saranno anche Intelligenze Artificiali vere e proprie, a ogni modo il traduttore di Google può essere utile per dare una vaga idea del contenuto di una pagina: piuttosto che niente è meglio piuttosto. Può tradurre sia singoli brani (o frasi), sia intere pagine: basta copiare e incollare l’indirizzo della pagina, o il testo da tradurre, dopodiché scegliere la lingua di partenza e la lingua in cui il testo va tradotto. Il risultato sarà qualcosa del tipo “io Tarzan, tu Jane”, o peggio, ma da un certo punto di vista sarà pur sempre una traduzione.

Oltre a queste funzioni collaterali, Google può essere utilizzato per ricerche più precise anche senza bisogno di ricorrere a simboli strani o agli operatori che abbiamo visto in precedenza. Basta soltanto impostare la nostra ricerca in un determinato modo, o utilizzare determinate parole chiave, per avere risultati specifici ad argomenti molto comuni di ricerca. Alcuni esempi:

Meteo: le previsioni del tempo sono una cosa che cerchiamo spesso e Google ci ha preparato una scorciatoia apposita, per trovarle più rapidamente. Basta infatti scrivere la parola “meteo”, seguita dal nome della città che ci interessa, oppure dal suo CAP, o infine dal nome della città e dallo stato in cui si trova: come risultato, avremo la situazione meteo di quella località. Ad, esempio: “meteo venezia”, “meteo 43100”, “meteo parigi francia”, eccetera.

Borsa: se invece non ci interessa il meteo, ma siamo maniaci della Borsa, possiamo trovare con Google le quotazioni in tempo reale di un’azienda, un fondo o un qualsiasi titolo che sia quotato in Borsa. Basterà scrivere nella casella di ricerca il simbolo del titolo di Borsa che ci interessa e come risultato avremo la sua quotazione attuale.

Mappa: il servizio di Google Maps è integrato nel motore di ricerca, ovviamente. Se vogliamo quindi conoscere la mappa di una qualsiasi località, sarà sufficiente scrivere nella casella di ricerca il nome della città che ci interessa, o il suo CAP, seguito dalla parola “mappa”. Il risultato sarà appunto la mappa di Google di quella località.

Trasporti pubblici: dopo aver visto il meteo e la mappa di una città, forse ci interesserà sapere anche il suo sistema di trasporti pubblici (treni, autobus metropolitana...). In questo caso, non c’è una funzione di Google già pronta, ma possiamo facilmente ottenere lo stesso risultato con un po’ di “cervello”: scrivendo il nome della località, oppure della provincia in cui si trova (se è una località molto piccola), seguito da “trasporti pubblici”, otterremo di sicuro l’indirizzo del sito dell’azienda di trasporti pubblici locale, dove sarà facile trovare la tabella con gli orari e le corse, oltre alle fermate.

Locali pubblici: già che ci siamo, possiamo anche cercare i locali pubblici presenti in una città, o almeno quelli che sono stati inseriti su Google. Inseriamo nella casella di ricerca il tipo di locale pubblico che stiamo cercando (cinema, hotel, ristorante, libreria...) e il nome della città in cui lo stiamo cercando: come risultato, avremo una lista dei locali esistenti, indicati sulla mappa di Google, e dove possibile anche una breve recensione o un commento lasciato da altri utenti. E anche tutte le informazioni che possono servire per contattarlo, come è ovvio (sito internet, e-mail, numero di telefono, indirizzo...).

Eccetera eccetera. Alcune di queste scorciatoie di ricerca le abbiamo già indicate, altre le vedremo in futuro, ma il concetto su cui si basano è sempre più o meno lo stesso: se cercate un mp3, scrivete il titolo della canzone seguito da “mp3”; se cercato un e-book, scrivete il titolo del libro seguito dal formato che vi interessa (“pdf”, oppure “epub”), e così via. Più siamo precisi nell’inserire ciò che ci interessa trovare e migliori saranno i risultati che otterremo. Certo, Google si sta impegnando per interpretare al meglio anche le nostre richieste più contorte e sgrammaticate, provando a intuire ciò che potrebbe servirci, ma perché complicargli le cose?