sabato 29 gennaio 2011

Sigil, creare e modificare epub

Logo Sigil
Sito ufficiale di Sigil.
Pagina per il download (Windows, Mac, Linux)
Manuale in inglese

Abbiamo parlato la volta scorsa di Calibre, un buon programma gratuito per creare e-book in formato ePub. Un programma che ha, però, un piccolo problema: sarà difficile riuscire a convalidare un ePub creato con Calibre. Ma anche creato con Adobe InDesign, se è per questo. Per risolvere questo problema, ecco un altro programma gratuito, che è anche il mio preferito, quando si tratta di ePub: Sigil.
Sigil è un programma gratuito, multipiattaforma (cioè potete usarlo sia su Windows, sia su Mac, sia su Linux), open source e anche piuttosto recente. Proprio perché recente, è ancora in fase di lavorazione e gli aggiornamenti sono frequenti, a mano a mano che il programma viene migliorato e nuove funzionalità sono introdotte. Come riferimento, prenderemo l'ultima versione distribuita, ossia la 0.3.4 (del 12 gennaio).
Quali sono le caratteristiche principali di Sigil? Beh, innanzitutto è un editor per ePub, ossia serve a modificare gli e-book in formato ePub: se al tentativo di convalida abbiamo ricevuto messaggi di errore da EpubCheck, allora è a Sigil che dovremo rivolgerci, per correggerli. Ci permette anche di creare direttamente ePub, se partiamo da un documento in formato HTML, oppure TXT: possiamo aprire uno i questi due formati con Sigil e poi salvarlo come ePub.
Sigil è un programma del tipo WYSIWYG (what you see is what you get), cioè "quello che vedi è quello che ottieni". Significa appunto che ciò che vedrete sullo schermo di lavoro di Sigil è anche l'aspetto che avrà il vostro ePub, una volta terminato. Questo nel caso voi decidiate di lavorare sulla pagina dell'e-book. Sigil infatti offre tre diversi sistemi di visualizzazione: la pagina finita, il codice XML e una via di mezzo, ossia entrambi gli schermi assieme. Ma vedremo nei dettagli tutte queste opzioni.
Una premessa. Possiamo utilizzare Sigil anche riferendoci aolo alla sua interfaccia più semplice, ossia alla visualizzazione della pagina così come sarà nel nostro e-book: va benissimo, se vogliamo limitarci a progettare e modificare documenti semplici, come opere di narrativa e articoli di solo testo o con poche immagini. Se però  vogliamo lavorare più a fondo sull'impaginazione e sulla grafica, inserendo nel nostro e-book strutture particolari, allora dovremo masticare un poco di HTML, come minimo, per poter lavorare direttamente sul codice.
Innanzitutto, ecco come ci appare lo schermo di Sigil, all'avvio del programma:
Sigil Screenshot
Come possiamo vedere subito, Sigil è in inglese. Dovrebbe però essere abbastanza semplice riuscire a localizzare la maggior parte dei comandi, anche se questa lingua vi dà qualche problema. Le icone che troviamo subito sotto il menu dovrebbero essere di aiuto e semplificare le cose: basta spostare la freccia del mouse su un'icona, per leggere il suo nome e la sua descrizione. Ma facciamo un bell'elenco, partendo dalla prima in alto a sinistra e procedendo poi in ordine.

giovedì 27 gennaio 2011

Creare ePub con Calibre

Come abbiamo già detto, il formato ePub si sta affermando come alternativa più concreta al PDF, per quanto riguarda la creazione di e-book; se poi si tratta di e-book per dispositivi di piccole dimensioni, come cellulari o tablet, allora lo ePub funziona persino meglio del PDF. Ma come è possibile creare un e-book in formato ePub?
Anche se è possibile creare direttamente un file di testo in formato ePub, è molto più semplice scrivere il nostro testo in un altro formato e poi convertirlo in ePub, per non dover impazzire sulle formattazioni e sullo HTML. Esistono diversi programmi, anche gratuiti, che ci permettono di svolgere questa operazione, ossia convertire in ePub un documento già esistente. Uno di questi programmi è Calibre.


Pagina per il download (Windows, Mac e Linux)
Calibre è un valido programma, gratuito, per la gestione e la conversione degli e-book. Permette di convertire vari tipi di documenti in ePub, di organizzare una vera e propria libreria dei vostri e-book, nonché ovviamente di visualizzare gli ePub sul vostro computer, se non avete già altri programmi adatti.
Questa è l'interfaccia, all'apertura:


In primo piano, al centro, abbiamo la lista degli e-book caricati su Calibre; a sinistra abbiamo un indice della nostra libreria; a destra l'anteprima di un libro, con l'indicazione dei formati in cui è disponibile; in alto troviamo il meno del programma. Vediamo come funziona.

Menu
Aggiungi libro - Una voce piuttosto semplice da intuire. Ci permette di aggiungere alla nostra libreria un e-book già esistente, ma soprattutto ci permette di importare un documento che vogliamo convertire in formato ePub. Clicchiamo questo pulsante, per selezionare il documento da importare.
Modifica metadati - Cliccando questo pulsante, possiamo modificare i dati del libro: il titolo, il nome dell'autore, l'anno di edizione, eccetera. Se vogliamo creare un ePub, inserire i metadati è molto importante ed è un passaggio fondamentale.
Converti libro - Beh, anche questo mi sembra piuttosto chiaro. Una volta che abbiamo importato un documento da convertire, dovremo cliccare questo pulsante per convertirlo in ePub.
Leggi - Ci permette di aprire il libro selezionato, cioè quello evidenziato nella parte centrale dello schermo, che appare anche in anteprima sulla destra. Come lettore è molto rudimentale, ma fa il suo lavoro e va benissimo se non abbiamo alternative per aprire un ePub.
5 libri - Il numero ovviamente può variare ed è il pulsante che ci indica il contenuto della nostra biblioteca. Cliccandolo, possiamo creare una nuova biblioteca, spostare la biblioteca esistente, cambiare la cartella in cui saranno salvati i nostri libri, eccetera.
Cuore - Il pulsante col cuore ci permette di effettuare una donazione a Calibre, se vogliamo. Altrimenti, possiamo ignorare questo pulsante e non succederà niente.
Scarica notizie - Se siamo connessi a internet, con questo pulsante possiamo scaricare i dati di un e-book, se presenti in Rete.
Salva su disco - Ci permette di salvare un libro in un'altra zona del nostro disco fisso, in caso di bisogno o di modifiche.
Connetti/condividi - Pulsante che ci permette la condivisione di documento, anche esportandolo attraverso iTunes.
Cancella libri - Con questo pulsante, possiamo eliminare il libro selezionato.
Aiuto - Per consultare il manuale del programma, in caso di difficoltà.
Preferenze - Per modificare le impostazioni di Calibre.

Creare un ePub
Studiando il menu, abbiamo già potuto vedere quali siano le operazioni fondamentali per poter convertire un documento in ePub. Prima di tutto, dovremo "aggiungere" il documento alla nostra libreria, con l'apposito tasto. In secondo luogo, andremo a "modificare" i dati del documento (questo passaggio lo possiamo anche fare più avanti, se ce ne dimentichiamo). Per terzo, procederemo con la "conversione" vera e propria. I primi tre pulsanti del menu, nell'ordine in cui sono collocati: piuttosto semplice da ricordare.
Fin qui, tutto facile:
  1. Aggiungiamo il documento
  2. Modifichiamo i metadati
  3. Convertiamo
Dopo aver cliccato su "Converti libro", ci si aprirà una pagina nuova, in cui dovremo impostare vari elementi del nostro e-book:
Metadati - Se non li abbiamo già inseriti, questo è il momento di specificare i dati del nostro libro: titolo, autore, copertina per la catalogazione e quant'altro.
Visualizzazione - Se vogliamo modificare qualcosa nella formattazione del testo, questa è la sezione su cui lavorare. Altrimenti, lasciamo tutto così com'è.
Imposta pagina - Possiamo selezionare la formattazione della pagina, in base a un particolare tipo di lettore. Se abbiamo preferenze, possiamo ottimizzare il nostro e-book per un certo dispositivo; altrimenti, lasciamo tutto così come è.
Rilevamento della scrittura - Altra sezione che possiamo lasciare così come è, se non abbiamo qualche ulteriore modifica grafica da apportare al contenuto del libro.
Indice - Se non è presente un indice del libro, Calibre lo genererà automaticamente. Qui possiamo decidere se utilizzare un indice prodotto da noi, oppure un indice prodotto da Calibre stesso.
Output EPUB - Per impostare una copertina dello ePub, o dividere il file in più parti.

Controlliamo per sicurezza che in alto a destra, come formato output, sia indicato il formato EPUB, dopodiché clicchiamo OK e cominciamo la conversione. A seconda del tipo di formato e delle dimensioni del file, ci vorrà un certo tempo. Alla fine, avremo il nostro ePub pronto per la lettura.

Quali files si possono convertire?
Precisiamo: non tutti i tipi di documento si possono convertire in ePub, usando Calibre.
Il formato che dà meno problemi in assoluto è lo HTML, ossia quello di una comune pagina web.
Al secondo posto, metterei lo RTF, un formato in cui si può comodamente salvare ogni tipo di DOC o DOCX da Office o da Open Office.
Il formato PDF è probabilmente il peggior formato che si possa dare in pasto a Calibre. La conversione potrebbe andare bene, come potrebbe essere uno schifo totale: dipende dai singoli PDF, da come sono stati creati e dal loro contenuto. Se si vuole convertire un PDF in ePub usando Calibre, è meglio esportare prima di tutto il PDF in HTML, oppure in RTF e poi convertire il documento così esportato.
I file in formato DOC non sono supportati da Calibre: li dovete prima salvare in formato RTF, oppure HTML, usando Office.

Ultima cosa
Se volete creare ePub per uso personale, Calibre va benissimo.
Se volete creare ePub per la distribuzione, invece, potreste avere qualche problema. Gli ePub prodotti da Calibre difficilmente superano il test di convalida ePubCheck, per una precisa scelta del creatore di Calibre: egli considera infatti troppo restrittive e limitanti le impostazioni ufficiali, per cui non vuole adeguare il suo programma a quelle norme. Per adesso va così.

mercoledì 26 gennaio 2011

Facebook credits: a cosa servono

A cosa servono i crediti di Facebook?
Se guardate nella parte alta della colonna di destra in una pagina di Facebook, soprattutto nelle pagine dei giochi, probabilmente noterete la scritta "Facebook credits", con accanto un numero. Il numero sarà un 20, oppure un 15, sempre che non li abbiate già utilizzati: sono i crediti che Facebook vi ha assegnato gratis, nel momento in cui li ha introdotti. Alcuni di voi si saranno forse chiesti a cosa possano servire. Bene, fin qui la risposta è piuttosto semplice: servono come moneta virtuale su Facebook.
Al momento, la loro diffusione è ancora limitata, ma dalla prossima estate promettono di diventare la moneta ufficiale di Facebook, per unificare così tutti i vari tipi di monete utilizzati nei giochi e nelle altre applicazioni.
Già adesso, i crediti di Facebook possono essere spesi per acquistare bonus o oggetti all'interno di molti giochi. Potete trovarne qui una lista completa, fornita da Facebook stesso. In tutti questi giochi, potrete spendere i vostri crediti, se ne avete voglia e se utilizzate quei giochi.

L'idea alla base dei crediti è questa.
La maggior parte dei giochi e delle altre applicazioni di Facebook prevede anche la possibilità di spendere soldi reali, per comprare banconote o altre monete che danno accesso a oggetti speciali, non ottenibili coi normali soldi del gioco. I giochi della Zynga, come Farmville, Cityville eccetera, utilizzano ad esempio le banconote per effettuare acquisti speciali, o i ferri di cavallo di Frontierville, altri utilizzano invece gemme, e così via. Invece di spendere soldi su ogni gioco, per comprare di volta in volta il tipo di moneta speciale utilizzata in quel gioco, noi compriamo i crediti direttamente da Facebook e poi li utilizziamo nei vari giochi, per ottenere la moneta speciale. In questo modo, noi possiamo acquistare un tipo di moneta che varrà poi in tutti i giochi di Facebook; Facebook tratterrà per sé una percentuale di quello che noi abbiamo pagato e il resto andrà al gioco nel quale noi spenderemo quei crediti.

Come si può vedere, al momento i crediti di Facebook possono interessare soltanto quegli utenti che utilizzano i giochi, o certe applicazioni che li accettano. Per tutti gli altri utenti, sono fondamentalmente inutili. Per adesso. Non è da escludere che, in futuro, i crediti di Facebook si estenderanno anche al di fuori dei giochi e saranno utilizzabili come moneta "jolly" per compiere acquisti anche altrove. Ma questo lo vedremo col tempo. Per adesso, possiamo spenderli soltanto nei giochi. Se non usiamo i giochi, lasciamoli pure lì dove sono, a decorare la pagina.
A titolo informativo, i crediti si possono acquistare sia con carta di credito, sia con PayPal, sia anche col cellulare: il loro costo è di 1 dollaro per 10 crediti.


martedì 25 gennaio 2011

Creare un e-book: differenze tra PDF ed ePub

Gli e-book, al giorno d'oggi, stanno diventando sempre più una valida alternativa ai libri cartacei.
Senza entrare nel dettaglio sulla praticità e sui gusti personali, i libri digitali presentano almeno due vantaggi rispetto ai libri cartacei: non consumano carta e occupano molto meno spazio. In questo modo, possiamo portare un'intera biblioteca sempre in tasca con noi e a nostra disposizione, nello spazio di un semplice lettore portatile, o anche in un cellulare di nuova generazione. Ah, c'è anche il vantaggio che un e-book costa molto meno di un libro cartaceo, quando non è direttamente gratuito.
Con l'aumento della diffusione di internet e dei mezzi che ci permettono di utilizzare i libri digitali, anche gli e-book sono aumentati progressivamente di numero, fino a proporsi come un buon sistema a disposizione di aspiranti scrittori o di chiunque voglia diffondere e far conoscere ciò che scrive: basta una connessione alla Rete e una pagina su cui ospitare lo e-book, in modo che tutti lo possano scaricare. Qualche problema, però, può venire dalla creazione di un e-book, soprattutto per i meno ferrati in campo tecnologico.
Il primo problema è di certo la scelta del formato.
Scartando i formati troppo limitativi, come il formato DOC che è ben poco universale, abbiamo a nostra disposizione almeno due alternative, più o meno valide a seconda di quale sia il nostro progetto: il formato PDF e il formato ePub. Quale scegliere?
Per rispondere, proviamo a confrontarli tra loro.

PDF

Con ogni probabilità, a tutt'oggi il formato più diffuso per la condivisione dei documenti.
Realizzato come si deve, è un ottimo formato per un e-book, soprattutto grazie alla possibilità di visualizzarlo allo stesso modo su tutte le piattaforme. Lo scopo per cui è stato sviluppato è proprio questo: mantenere intatta la formattazione del documento, a prescindere dal tipo di computer e sistema operativo che si utilizza per visualizzarlo. Inoltre, è la base migliore da cui partire, per stampare un documento, soprattutto se realizzato includendo tutti i font in uso. Nel complesso, è un formato molto rigido e stabile, caratteristiche che ne hanno favorito la diffusione su tutti i computer.
Non si sposa molto bene, però, coi nuovi supporti come smartphone, tablet e affini, e in generale coi gli schermi piccoli, proprio a causa della sua rigidità. Se il PDF è tuttora la soluzione migliore per gli schermi di un computer, mostra tutti i suoi limiti quando viene visualizzato su  un supporto che non dispone di schermi grandi.
In linea di massima, possiamo sintetizzarne così le caratteristiche:
  • Adatto ai computer
  • Dimensioni non modificabili: si può zoomare, ma la struttura della pagina è fissa e immutabile
  • Supporta grafiche complesse, tabelle, immagini di ogni tipo e qualsiasi altra cosa si possa inserire in un documento digitale.
  • Adatto per realizzare testi e documenti di qualsiasi tipo.

EPUB

Il formato più nuovo tra i due, sviluppato proprio per adattarsi alle esigenze delle nuove tecnologie.
Nasce per essere utilizzato su smartphone, tablet e ogni altro dispositivo dotato di schermo piccolo. La sua struttura è molto fluida e modellabile, può cambiare e aggiustarsi in base allo spazio di cui dispone sullo schermo. Queste caratteristiche gli derivano dallo HTML, il linguaggio usato per le pagine web: proprio da una sua variante, lo XML, ha origine lo ePub. In pratica, un formato molto più vicino a una pagina web che non alla pagina di un libro.
Perfetto per un e-book costituito da testo o da grafiche molto semplici, ha ancora grossi problemi se si tratta di supportare tabelle, grafici e immagini complesse.
Se poi desideriamo uno ePub valido, e convalidato ufficialmente, allora dobbiamo ricordarci di sottoporlo al test di convalida, che possiamo trovare qui:
EpubCheck
In linea di massima, possiamo sintetizzarne così le caratteristiche:
  • Adatto a dispositivi di piccole dimensioni.
  • Struttura della pagina modificabile e adattabile allo schermo.
  • Supporta grafiche e immagini semplici, ha problemi con tabelle e pagine illustrate.
  • Adatto per documenti di solo testo, come opere di narrativa, o con poche immagini. Non adatto a documenti illustrati, come fumetti e affini.

Due esempi

Per verificare queste caratteristiche, potete scaricare qui uno stesso testo nei due formati, PDF e ePub. Si tratta di un racconto scritto da me, in effetti, ma il testo non ha importanza: serve appunto a mostrarne la struttura. Come vedrete, per un file di solo testo la differenza tr PDF e ePub è minima; per un file che presenta immagini, la differenza è molto grande.
Nel mondo della bolla - PDF
Nel mondo della bolla - ePub

In sintesi, possiamo dire che, al momento, il PDF è preferibile quando il documento ha una impaginazione molto elaborata, grafici, tabelle, oppure è un libro illustrato o un fumetto. In tutto gli altri casi, ePub e PDF sono alla pari e la scelta dipende soltanto dal tipo di pubblico a cui ci si rivolge: più tradizionale il PDF, più innovativo e aperto ai dispositivi portatili lo ePub.

lunedì 24 gennaio 2011

Proxy: cos'è e come funziona

Un proxy è un server che agisce da intermediario in una connessione, ricevendo le richieste da un computer cliente e reindirizzandole verso altri server, destinatari delle richieste. Tutto chiaro, no?
In termini più umani, un proxy è un mezzo per deviare una connessione tra due computer o tra un computer e la rete internet: invece di collegare direttamente i due computer, un proxy funziona come un centralinista, ricevendo la chiamata dal primo computer e girandola al secondo. Il che potrebbe sembrare una complicazione inutile, ma vi assicuro che ha un suo senso: è utile, per esempio, quando non è possibile collegarsi direttamente a un sito, o quando non ci si vuole collegare direttamente, qualunque sia il motivo. Ma guardiamo meglio come funziona.
Immaginiamo di voler visitare un sito. La cosa più semplice è collegarsi direttamente a quel sito, giusto? A volte, però, non è possibile: gli uffici e le scuole hanno spesso un filtro che blocca l'accesso a certi siti, per esempio. In questo caso, un proxy può tornare utile. Invece di collegarci al sito, noi ci colleghiamo al proxy: dal proxy, poi, ci colleghiamo al sito. In questo modo, possiamo aggirare il blocco che ci impedisce di accedere a un sito, perché è il proxy a collegarsi al sito, non noi.
Altre volte, invece, può capitare che alcune pagine siano limitate ai visitatori provenienti da un certo paese, oppure che una diretta in streaming (come quelle della Rai) sia visibile solo a chi si collega dallo stesso paese. Se dall'Italia vogliamo vedere una diretta in Italia, nessun problema; ma se la diretta è in un paese estero? O se siamo fuori dall'Italia e vogliamo vedere una diretta riservata ai soli italiani? Di nuovo, un proxy ci torna utile. Ci colleghiamo a un proxy che si trovi in Italia, oppure nel paese che ci interessa, e attraverso quello ci possiamo collegare al sito su cui trasmettono la diretta, per guardarla come se davvero ci trovassimo nello stesso paese.
Ma come è possibile tutto questo? Beh, cerchiamo di spiegare in modo molto semplice e "rudimentale" cosa sia un proxy.
Un proxy è un computer collegato alla Rete. Come tutti gli altri computer, si trova in un posto ben preciso., che ne determina la nazionalità: se quel computer è in Italia, allora è un proxy italiano; se è in Germania, allora è un proxy tedesco, eccetera. A differenza degli altri computer, però, ha installato in sé alcuni programmi che gli permettono di fare da "filtro", ossia ricevere chiamate e reindirizzarle verso il destinatario. Un centralinista, insomma, come lo si può trovare negli alberghi: le nostre telefonate arrivano al centralinista e il centralinista le gira alla stanza a cui sono indirizzate. Così funziona un proxy.
I motivi per utilizzare un proxy, invece di una normale connessione, sono molti. Vediamo i principali:
  • Privacy. Se usiamo un proxy, il nostro computer rimane "nascosto". Quando ci colleghiamo a un sito, il sito vedrà la connessione provenire dal proxy e non da noi: in questo modo, non potrà sapere chi siamo. Utile per rimanere anonimi, entro certi limiti, perché nasconde il nostro indirizzo IP.
  • Aggirare i blocchi. Come ho già detto, se ci troviamo su una rete privata, come quella di una scuola, di una biblioteca o di un ufficio, alcuni siti potrebbero essere bloccati, per varie ragioni. Non ci sarà possibile collegarci direttamente a quel sito. Il proxy ci permette di aggirare il blocco: noi ci colleghiamo al proxy, non al sito, ed è poi il proxy a collegarsi al sito. Se io non posso parlare direttamente con Tizio, allora lascerò un messaggio a Caio, da girare a Tizio: il principio è lo stesso.
  • Aggirare la censura governativa. In molti paesi, inclusa l'Italia, esistono filtri che bloccano tutte le connessioni dei suoi cittadini a determinati siti, inseriti in una "lista nera" stilata da quel governo. Di conseguenza, è impossibile aprire un sito bloccato, se ci colleghiamo direttamente mentre siamo in quel paese. Se però noi ci colleghiamo a un proxy, che si trova in un altro paese, allora ecco che il filtro salta. Se l'Italia non mi lascia visitare il sito X, allora io mi collego a un proxy in Francia e da lì accedo al sito X: in questo modo, la richiesta di accesso al sito proverrà dalla Francia, non dall'Italia, e il sito sarà accessibile.
Come si utilizza un proxy?
Come ogni altro computer connesso alla Rete (incluso il nostro), il proxy ha un indirizzo IP, che lo identifica e localizza. Potete immaginarlo come una sorta di numero civico. Se vogliamo collegarci a un proxy, dobbiamo conoscere il suo indirizzo IP e impostare il nostro browser, cioè il programma con cui navighiamo in internet, perché si conneta a quel proxy. Per il resto, la nostra navigazione sarà normale, anche se più lenta di quando ci colleghiamo direttamente ai siti. Il modo per impostare il browser, però, è un po' complicato e lov edremo magari in un'altra occasione: per adesso, accontentiamoci della teria.
Una lista di proxy gratuiti, divisi per nazionalità, la potete trovare in questi siti: per ognuno è indicato ovviamente l'indirizzo IP da utilizzare, oltre a una stima sul livello di traffico e sulla sua efficienza.

sabato 22 gennaio 2011

Facebook e le liste di amici

Versione aggiornata qui. (20/09/2011)


Le liste di amici sono una utile funzione di Facebook, che ci permette di ordinare e gestire al meglio i nostri amici, regolando anche il modo in cui ognuno di essi ha accesso alle nostre informazioni personali. Sono utili soprattutto per chi ha l'abitudine di accumulare molti amici, composti in gran parte da gente che a malapena conosce o che proprio non conosce affatto: ordinandoli in liste, possiamo sempre sapere chi ha accesso a cosa, nel nostro profilo. Ma vediamo come funzionano.
In un primo momento, le liste di amici di Facebook erano usate soprattutto nella chat: si potevano raccogliere gli amici in varie liste e mostrarsi online oppure offline a questa o quella lista, per regolare chi potesse contattarci. Questa funzione è probabilmente la più famosa ed è ancora valida. Possiamo infatti mettere offline una lista di amici nella chat di Facebook, semplicemente cliccando sul cerchietto verde accanto al nome della lista, e quegli amici non ci vedranno in linea. In questo modo, possiamo decidere chi può contattarci, in ogni momendo.
Con le modifiche nelle impostazioni sulla privacy, nonché con l'introduzione del nuovo profilo di Facebook, l'utilità delle liste di amici è tornata a galla anche al di fuori della chat. Per quanto riguarda la privacy, possiamo decidere di nascondere certe informazioni, album fotografici o altre parti del nostro profilo ad alcune liste di amici, in modo molto semplice. Per quanto riguarda il nuovo profilo, le liste di amici possono determinare quali amici saranno visibili in pubblico sotto la nostra immagine di profilo: le ocsiddette "persone in evidenza".

Creare una lista di amici
Creare una lista di amici è un'operazione piuttosto semplice. Dal nostro profilo, clicchiamo su "Amici": ci si aprirà una pagina con tutti i nostri amici su Facebook. Adesso basta cliccare "Modifica amici", in alto a destra, e poi sul pulsante "Crea una nuova lista". Scegliamo un nome per la lista, poi cominciamo ad aggiungere gli amici che vogliamo inserire in quella lista. Tutto qui. Se invece abbiamo già una lista e vogliamo aggiungervi un amico, dobbiamo prima selezionare la lista che ci interessa,  dall'elenco che troveremo sulla sinistra dello schermo. Clicchiamo per aprire la lista, poi basterà scrivere il nome di un amico che vogliamo aggiungere, nello spazio "Scrivi il nome di un amico per aggiungerlo" (nel caso non lo aveste già capito).
Una volta creata la lista, possiamo usarla in vari modi.

Liste e privacy
Della chat abbiamo già parlato, ma un altro uso molto importante è nella privacy di Facebook. Possiamo infatti creare una lista di amici stretti, che hanno accesso a ogni informazione del nostro profilo; una lista coi colleghi di lavoro, per esempio, che invece avranno accesso solo a una parte delle informazioni; e così via.
Per farlo, basta modificare le impostazioni sulla privacy, come abbiamo già visto. Dal pannello di controllo della privacy, selezioniamo "Personalizza", cliccando sul pulsante a destra della voce che vogliamo modificare. A questo punto, vedremo due campi: "Rendi visibile a" e  "Nascondi a".
"Rendi visibile a": possiamo scegliere gli amici, o le liste di amici, che potranno vedere questo campo del nostro profilo. Che sia un album fotografico, una nota o altro, sarà visibile soltanto agli amici che inseriremo qui. Selezioniamo "Persone specifiche" e poi specifichiamo quali persone avranno accesso a questo elemento.
"Nascondi a": qui invece possiamo inserire gli amici, o le liste di amici, che non potranno vedere questo campo del nostro profilo. Funziona proprio all'opposto del precedente: là impostavamo quelli che potevano vederlo, qui impostiamo quelli che non lo potranno vedere.
Possiamo anche decidere di volta in volta chi vedrà un post che pubblichiamo, cliccando sul lucchetto che troviamo in basso, accanto al tasto per pubblicarlo. Valgono le stesse regole già viste.

Liste e profilo
Una novità introdotta col nuovo profilo di Facebook è che possiamo decidere, entro certi limiti, gli amici che compariranno in evidenza sotto alla nostra immagine di profilo. Come fare? Beh, creando una lista di amici e mettendola in primo piano. Questa opzione è stata introdotta da Facebook per permetterci di decidere a chi, tra gli amici, dare maggiore rilievo, come abbiamo già visto parlando del nuovo profilo.
Se clicchiamo per modificare il nostro profilo, sulla sinistra della pagina vedremo una serie di voci: a noi interessa la terza, ossia "Persone in evidenza". Clicchiamola.
A questo punto, tra le varie opzioni, vedremo anche "Amici in primo piano". Se non abbiamo impostato nulla, ci saranno una lista generica con tutti i nostri amici, più una lista coi "Familiari". Possiamo cambiarla, per evidenziare alcuni amici, e per farlo ci serviremo delle liste.
Se abbiamo già una lista pronta, basta cliccare su "Aggiungi una lista o un gruppo esistente"; altrimenti, clicchiamo su "Crea una nuova lista" e creiamone una. A questo punto, avremo più liste di amici tra gli "amici in primo piano". Spostando il mouse sopra le liste, potremo trascinare in alto o in basso le varie liste, per modificare la loro posizione. Cliccando sulla X a destra di una lista, la elimineremo dall'elenco. In questo modo, decideremo quali amici saranno in primo piano.
Una cosa va precisata. Possiamo decidere quale lista sarà in primo piano, ma non possiamo decidere quali amici, all'interno della lista, compariranno poi nel nostro profilo: la scelta è casuale e cambia di volta in volta, mostrando dieci amici a caso dalla nostra lista. Ovviamente, se creiamo una lista con solo dieci amici, allora saranno sempre loro a essere in primo piano.
Alla fine, ricordiamoci di salvare le modifiche.

venerdì 21 gennaio 2011

Scaricare gratis da Rapidshare, Megaupload, Hotfile e altri

Rapidshare, Megaupload, Mediafire: sono solo alcuni dei siti di hosting a nostra disposizione, ossia siti in cui possiamo caricare files per condividerli con altri, oppure da cui possiamo scaricare files che altri hanno inserito per condividerli. Abbiamo già visto in precedenza come funzioni Mediafire; abbiamo visto anche come funzionino in generale i siti di hosting, nonché come utilizzare FilesTube, il motore di ricerca per siti di condivisione. Per completare il discorso, questa volta parleremo di come scaricare gratis dai principali tra questi siti di hosting.
Premessa generale. Quasi tutti questi siti ci offrono due possibilità di scaricare: gratis, oppure a pagamento. La versione gratuita ha di solito molte limitazioni: è più lenta, non si possono scaricare più files nello stesso momento, ha spesso una procedura piuttosto complicata da seguire. Il vantaggio, però, è appunto il fatto che sia gratuita. Vediamo dunque quale sia il meccanismo per scaricare gratis i files, a seconda del sito su cui sono stati caricati. Ah, il sistema per scaricare può cambiare col tempo, come succede piuttosto spesso su Rapidshare: le istruzioni sono valide adesso, ma in futuro potrebbero cambiare.

Mediafire
Il più semplice in assoluto. Dopo aver cliccato su un link di Mediafire, ci si aprirà una nuova pagina. in questa pagina, cliccando sulla scritta "Click here to start download", che troveremo circa al centro dello schermo, potremo scaricare il file. Tutto qui.

Megaupload
Leggermente più complicato.
Fino a qualche mese fa, per scaricare da Megaupload era necessario inserire prima un codice di tre lettere e un numero, poi aspettare 45 secondi e infine appariva il pulsante per lo scaricamento gratuito. Adesso pare che il processo si sia un poco semplificato: non ci sono più codici da inserire, ma soltanto i 45 secondi da attendere. Passati quei 45 secondi, in basso ci apparirà il tasto "Download Standard", di colore grigio: cliccandolo, potremo scaricare il file che ci interessa.
Esiste anche l'alternativa del "Download Premium", per gli utenti che si sono registrati a pagamento su Megaupload: in questo caso, basta cliccare sul pulsante arancione per avviare lo scaricamento, che sarà anche più veloce. Funziona solo se siamo registrati come utenti premium, pagando.

4shared
Altro sito da cui è abbastanza semplice scaricare. Per sicurezza, però, cominceremo a utilizzare qualche immagine dello schermo, così sarà più facile capire il meccanismo. Il nome del file scaricato è stato cancellato, per prudenza. Ecco dunque la pagina che ci apparirà, dopo aver cliccato su un link di 4shared.
Per scaricare, dobbiamo cliccare sul pulsante sulla sinistra, con la scritta "Scarica adesso". Se quel pulsante non c'è, significa che il file è stato cancellato, probabilmente per violazione di copyright. L'altro pulsante, quello a destra, lo dobbiamo sempre ignorare.
Ci si aprirà una nuova pagina, con un conto alla rovescia di 20 secondi (a volte anche di più): passati quei venti secondi, sopra la finestra del conto alla rovescia apparirà la scritta "Scarica file adesso". Clicchiamo quella scritta e scaricheremo il file. Tutto il resto va ignorato.

Rapidshare
Qui le cose cominciano a farsi complicate.
Come già per Megaupload, e come per quasi tutti i siti che vedremo più avanti, esistono due possibilità: lo scaricamento gratuito, per chi non è iscritto al sito o per gli utenti standard, e lo scaricamento a pagamento. Concentriamoci sul download gratuito, che è il più complicato.
Cliccando su un link di Rapidshare, ci apparirà questa pagina:

Dobbiamo andare in basso a destra, nell'angolo, per trovare il riquadro del download gratuito: quello che ci viene indicato come "Free account" ed è pieno di X rosse. Clicchiamo allora su "Slow Download", per lo scaricamento gratuito. Dovremo attendere circa 60 secondi, in media. Spesso saranno di più.
Vediamo il contatore alla destra dell'omino che guarda l'orologio. Una volta scaduto il tempo, al posto del conto alla rovescia apparirà un pulsante grigio con la scritta "Download now": clicchiamolo e scaricheremo il file.

Hotfile
Altro sito un po' laborioso, con una lunga attesa prima di poter scaricare gratis.
Cliccando su un link di Hotfile, ci apparirà questa pagina.
Clicchiamo naturalmente sul pulsante "DOWNLOAD REGOLARE", che troviamo sulla sinistra. Dovremo aspettare un certo numero di secondi, in genere variabile in base alle dimensioni del file, e poi ci si aprirà una nuova pagina.
A questo punto, basterà cliccare sulla scritta "Fai clic qui per scaricare il file".

Fileserve
Altro processo un po' complicato, da seguire a passo a passo.
Cliccando su un link di Fileserve, ci apparirà questa pagina:
Dobbiamo guardare in basso a destra nello schermo, dove c'è scritto "Utente gratis". Clicchiamo sul pulsante verde "Download più lento". A questo punto, ci sarà richiesto di inserire un captcha, ossia digitare una scritta che apparirà dentro un rettangolo.
Inserita la scritta correttamente (attenzione a maiuscole e minuscole), dovremo cliccare sul pulsante verde "Download più lento". Ancora qualche secondo di attesa e alla fine ci apparirà di nuovo il solito pulsante verde con la scritta "Download più lento": clicchiamolo e scaricheremo il file.

Depositfiles
Concludiamo con questo sito, che grossomodo non è molto diverso dai precedenti.
Cliccando su un link di Depositfiles, ci apparirà questa schermata.
Ovviamente dobbiamo cliccare su "FREE DOWNLOAD", sotto il quadrante di sinistra. Dopo un'attesa di 60 secondi (di norma), ci apparirà sulla destra il pulsante grigio "Download the file". Clicchiamolo e scaricheremo il file.


mercoledì 19 gennaio 2011

Come bloccare Google Analytics

Google Analytics è un servizio gratuito, che Google mette a disposizione dei suoi utenti, in particolare webmaster, per studiare e monitorare tutti i visitatori del proprio sito internet.
Nasce come servizio di statistiche, che permette di registrare il numero di visitatori di un sito, la loro provenienza (ossia da quali pagine siano arrivati sul nostro sito), le parole che hanno cercato nei motori di ricerca (ossia Google) per trovarci, quali pagine del nostro sito ricevono più visite, quanto tempo un visitatore è rimasto nel nostro sito, ma anche altri elementi, come l'origine geografica del visitatore, che può essete tracciata fino alla città da cui il visitatore si collega, o anche la dimensione dello schermo usato da chi visita il sito. Tutto questo è finalizzato ad aiutare i webmaster, permettendo loro di conoscere gusti e interessi dei visitatori, in modo da poter migliorare il proprio sito e offrire servizi e contenuti sempre più adatti al loro pubblico di utenti. Così dice Google. Serve anche, come è ovvio, per pianificare e controllare al meglio le campagne pubblicitarie su internet, analizzando il modo in cui gli utenti reagiscono alle vostre campagne, per verificare quali siano più efficaci, quali da migliorare e così via.
Non so voi, ma io non sono molto entusiasta di tutto ciò. E non sono l'unico a pensarla così, tanto è vero che in Germania si discute già da un po' se sia legale o meno, come sistema di raccolta informazioni, proprio per una questione di privacy degli utenti. Non addentriamoci però in questioni legali e rimaniamo su altre questioni molto più pratiche: la velocità di connessione.
Google Analytics funziona inserendo nel nostro browser, ossia nel programma con cui navighiamo in internet, un cookie, cioè un piccolo file che serve per identificarci: una pratica comune a quasi tutti i siti internet, va detto. Grazie a questo, può sapere quando entriamo in un sito, quando ne usciamo, con che computer e con che browser lo visitiamo e, di conseguenza, anche il luogo in cui ci troviamo fisicamente, mentre lo visitiamo. Tutto ciò, però, comporta anche un rallentamento della nostra connessione: con Google Analytics attivo, ogni informazione sulle nostre azioni in un sito sarà inoltrata dal nostro computer ai server di Google, per segnalare cosa stiamo facendo e cosa abbiamo cliccato, e questo a ogni nostra azione. Il che, alla lunga e in periodi di traffico, rende più lenta la navigazione di un sito. Se poi utilizziamo servizi come Gmail, lo vedremo benissimo: entrare nella pagina di Gmail è molto più veloce, dopo aver disattivato Google Analytics. Questione di praticità, appunto. Per quanto riguarda la privacy, ognuno ha poi il diritto di gestirla come meglio crede.

Come si può disabilitare Google Analytics, allora?
Ci sono diversi sistemi.
In seguito alla pressione di alcuni stati, in primis la Germania, Google stesso ha dovuto rilasciare un piccolo plug-in per permettere agli utenti di non essere tracciati da Google Analytics, per tutelarne la privacy. Sarebbe una piccola applicazione gratuita, che si installa all'interno del programma con cui navigate e blocca l'invio di informazioni ai server di Google. Al momento, però, è disponibile soltanto per Internet Explorer, Mozilla Firefox e Google Chrome. Lo si può scaricare appunto da Google, come tool per disattivare Analytics (cliccando la precedente scritta in verde, aprirete la pagina per scaricarlo).
Per gli utenti di Opera e Safari, invece, Google non ha preparato nessuna soluzione: è evidente che non vi vuole bene.
Per gli utenti di Firefox, che abbiano installato l'estensione Greasemonkey, è disponibile anche lo script googlePrivacy, che lavora anche meglio dell'applicazione fornita da Google stesso. GooglePrivacy, infatti, blocca il processo per cui, ogni volta che clicchiamo un link nel motore di ricerca di Google, viene spedito un segnale ai server di Google, per informarli su cosa abbiamo cliccato. Il che, oltre a ficcare il naso nella nostra privacy, rallenta la connessione e l'apertura delle pagine. Questo script blocca alla sorgente l'invio del segnale. Pare che funzioni anche per Google Chrome.
Un'altra possibilità, sempre per utenti Firefox, è usare l'estensione NoScript, a cui abbiamo già accennato parlando di pop-up e pop-under: se regolata a dovere, vi dà la possibilità di bloccare Google Analytics, senza nel contempo disabilitare altre parti delle pagine web che state visitando. Tutto sta a disattivare lo script giusto.
Infine, una soluzione radicale e alla portata di tutti i browser è quella di disabilitare il javascript: visto che Google Analytics lavora proprio utilizzando questo tipo di script, basta disabilitare il javascript per metterlo fuorigioco. Il problema è che si disabiliteranno nello stesso momento anche altre funzioni dei vari siti internet, che ormai utilizzano spesso e volentieri il javascript per i più svariati motivi.

martedì 18 gennaio 2011

Phishing: come funziona

Il phishing è una tecnica illegale, che si usa per rubare dati, informazioni e in generale l'identità di una persona, attraverso un semplice meccanismo di truffa telematica. Il termine stesso "phishing" deriva, con ogni probabilità, dal participio "fishing" del verbo inglese "to fish", pescare, ed esprime molto bene il sistema utilizzato in questo tipo di truffa informatica: far abboccare il pesce (ossia la vittima), usando come esca un'email, o un qualsivoglia avviso, dall'aspetto il più possibile ufficiale e credibile. Una tecnica in uso sempre più spesso anche sui social network, come Facebook. Ma vediamo nei dettagli come funziona.
Molti di voi, probabilmente, avranno ricevuto almeno una volta un'email dalla propria banca, oppure da PosteItaliane, o da una carta di credito (CartaSì, Visa, eccetera), in cui si chiedeva di confermare, aggiornare o modificare in qualche modo i propri dati di registrazione, attraverso un apposito link presente all'interno dell'email stessa. I motivi addotti possono essere i più vari e non starò qui a elencarli: il punto chiave è la richiesta di cliccare su un link, o su un pulsante, per accedere alla pagina da cui modificare i propri dati. Quel link è l'amo a cui si vuol far abboccare il pesce. Phishing.
Naturalmente, l'email avrà il logo ufficiale della banca di riferimento, oppure della carta di credito, o di qualsiasi altra cosa abbia usato come esca. Avrà anche un indirizzo molto simile a un vero indirizzo di quella banca, oltre a uno stile il più possibile ufficiale e credibile. Insomma, avrà tutto ciò che serve per convincere un utente distratto, o poco informato, che quella email è una cosa seria e proviene davvero dalla sua banca. Naturalmente non è così.
Anche la pagina a cui vi porterà il link è in tutto e per tutto simile a una pagina autentica, sempre per rafforzare l'inganno. La differenza è che, inserendo i vostri dati, voi non avrete accesso al sito della banca, della carta di credito o quant'altro: starete soltanto fornendo tutti quei dati alla persona che ha messo in atto il phishing e ha creato quella pagina finta. Non è difficile indovinare a cosa poi gli serviranno i vostri dati personali sul conto corrente o la carta di credito...
Il phishing funziona sfruttando la cosiddetta "ingegneria sociale", ossia una serie di tecniche che servono a indurre la vittima a fornirci le informazioni che ci interessano, senza chiederle espressamente e spesso senza che la vittima si accorga di averci fornito queste informazioni. Un modo raffinato di truffare, insomma, messo in opera sfruttando ingenuità, abitudini e altri elementi caratteriali della vittima stessa, usando le sue debolezze contro di lei.
Il phishing finalizzato al furto di denaro vero e proprio, di recente, è in calo rispetto al passato, sia perché molti degli attuali programmi di posta o browser ci permettono di difenderci meglio da email fittizie e link trappola, sia anche perché è aumentata l'informazione a riguardo e l'attenzione dei singoli utenti. O almeno, si spera che sia aumentata. Resta invece sempre attivo, e anzi in espansione grazie ai social network, un'altra forma di phishing, ossia il phishing orientato al puro furto di identità. In questo caso, la persona che mette in atto il phishing non cercherà di rubarci direttamente denaro, attraverso il nostro conto corrente o la nostra carta di credito, ma cercherà di sostituirsi a noi, usando la nostra identità nei siti che frequentiamo e anche in altri. Molto spesso, poi, ne approfitterà anche per rubare denaro, soprattutto se avrà ottenuto i dati dei nostri conti, ma questo è un passaggio successivo, una conseguenza naturale del furto di identità.
Anche in questo caso, il primo passaggio è spesso identico. Ci arriverà un'email da Facebook, o da un altro sito analogo, in cui ci si chiederà per qualche motivo di verificare il nostro account, se non vogliamo la sua cancellazione. Cliccando il link all'interno dell'email, poi, saremo portati in una pagina falsa per effettuare un login altrettanto falso, grazie al quale ci sarà rubata la password. In alternativa, come abbiamo già visto parlando dei viral script su Facebook, sarà una falsa applicazione a chiederci l'accesso a tutti i nostri dati personali, magari servendosi di un link pubblicato sulla nostra bacheca o sulla bacheca di un amico: tecnica diversa, risultato identico.
A questo punto, i nostri dati potranno essere utilizzati in vari modi, a seconda degli obbiettivi di chi li ha rubati: le due opzioni principali sono quella di rubare direttamente il nostro profilo, oppure di aprire un profilo clonato, in cui si spaccerà per noi, truffando magari i nostri amici, che scambieranno il clone per noi e si fideranno di lui. In questo modo, sarà possibile raccogliere sempre più dati personali di sempre più persone, fino a creare uan vera e propria rete di "cloni", coi quali potrà fare ciò che preferisce: vendere le informazioni personali ad altri, spesso per scopi di marketing, sarà soltanto la prima delle possibilità a sua disposizione.


domenica 16 gennaio 2011

Facebook: come scaricare il profilo

Come posso "salvare" tutta la mia vita su Facebook?
Fotografie, video, messaggi di stato, note: sono tantissimi i nostri dati che, ogni giorno, inseriamo su Facebook, per condividerli con gli amici. In molti casi, è quasi una fetta della nostra vita, che abbiamo parcheggiato nel deposito digitale del social network, pensando che tanto resterà lì per sempre.
E se così non fosse? Se domani, per un qualsiasi motivo, dovessero bloccare il nostro profilo? Se non riuscissimo più ad accedere alla nostra pagina? Che fine farebbero tutti quei dati, che abbiamo inserito su Facebook? Ma non c'è bisogno di essere così drammatici. Può darsi che un giorno ci venga voglia di recuperare vecchie informazioni, ormai sepolte sotto strati e strati geologici di aggiornamenti, vecchie di un anno o anche due. La nuova operazione-nostalgia, lanciata da Facebook con le sue "Storie da Ricordare", è cosa di questa settimana e potrebbe farci ripensare a tutti gli altri vecchi messaggi di stato, di cui quasi non ci ricordavamo più. Messaggi che non sappiamo come recuperare, ormai.
Facebook ci offre una soluzione per questi problemi: una soluzione forse non molto pratica e non molto veloce, ma pur sempre una soluzione. Si tratta di una funzione che è attiva già da un po' di tempo, diciamo dall'autunno scorso, ma che forse pochi di voi avranno notato: Scarica le tue informazioni. Come il nome stesso suggerisce, si tratta di una funzione per effettuare un backup di tutta la nostra vita su Facebook e scaricarlo sul nostro computer. In pratica, possiamo scaricare una raccolta completa di tutte le nostre foto, tutti i messaggi in bacheca, tutte le note, tutti i messaggi inviati e così via.
Questa è la lista completa del materiale che possiamo recuperare:
  • informazioni del profilo (come le informazioni di contatto, gli interessi, i gruppi di cui facciamo parte, eccetera);
  • i post in bacheca e i contenuti pubblicati sul nostro profilo da noi e dai nostri amici;
  • le foto e i video caricati da noi;
  • la lista dei nostri amici;
  • le note che abbiamo scritto;
  • gli eventi a cui abbiamo risposto;
  • i messaggi inviati e ricevuti;
  • i commenti fatti da noi e dai nostri amici ai post in bacheca, alle foto e agli altri contenuti presenti nel nostro profilo.

L'operazione in sé è abbastanza semplice.
Una volta su Facebook, clicchiamo sulla voce "Account", dal menu in alto a destra nello schermo; da lì, scegliamo la voce "Impostazioni account". Ci si aprirà la pagina da cui possiamo modificare le nostre informazioni personali, come il nome, l'email di contatto e così via. Non è questo che ci interessa. Scendiamo fino alla fine della pagina e al penultimo posto dovremmo vedere la scritta "Scarica le tue informazioni"; lì accanto, ci sarà anche "maggiori informazioni". Clicchiamolo.
Eccoci nella pagina da cui possiamo scaricare un archivio con tutta la nostra vita su Facebook. Come molti di voi avranno intuito, il passo successivo sarà cliccare su "Scarica", se vogliamo davvero scaricare tutto. Si aprirà una piccola finestra, in cui Facebook ci avvisa che sarà necessario diverso tempo per preparare tutto l'archivio: se siamo ancora decisi a scaricarlo, clicchiamo di nuovo su "Scarica".
Ci vorrà davvero un po' di tempo, a seconda di quanto materiale abbiamo accumulato nel nostro profilo di Facebook: un'ora o due, come minimo, per cui possiamo andare a fare una passeggiata o dedicarci ad altro. Quando l'archivio sarà pronto, ci arriverà una e-mail da Facebook, per avvertirci che il lavoro è terminato: il titolo sarà "Il tuo archivio è pronto per essere scaricato", o qualcosa del genere, e all'interno ci sarà un link di conferma. Clicchiamo sul link.
Rieccoci su Facebook, pronti per cominciare un  test, per verificare che siamo proprio noi e non qualche furbo che si spaccia per noi e cerca di rubare i nostri dati. Noioso, ma necessario per garantire la sicurezza del procedimento. Il primo passo è semplice, basta inserire la nostra password, come per un normale accesso a Facebook. Andiamo avanti e arriviamo al momento del test vero e proprio: una sequenza di fotografie dei nostri amici, che noi dobbiamo riconoscere. Per ogni foto, selezioniamo il nome giusto, cliccando nel quadratino corrispondente. Possiamo anche passare alla foto successiva cliccando "Skip", se in questo momento non ci ricordiamo proprio chi sia quell'amico, ma soltanto per due volte. Le foto da riconoscere dovrebbero essere cinque, in totale.
Da notare che non sempre ci sarà chiesto di effettuare questo test: io l'ho descritto comunque, per sicurezza, ma è possibile che questa parte sia saltata, in certi casi particolari. O almeno, Facebook dichiara che in certi casi il test non è richiesto; peccato che poi non descriva nei dettagli quali sarebbero questi casi.
Completato o evitato il test di riconoscimento, siamo pronti per scaricare l'archivio: clicchiamo dunque sul pulsante "Scarica ora", che dovrebbe essere facile da individuare, col suo colore verde. Partirà così il download.
Alla fine, ci ritroveremo con una cartella zip, che contiene tutto il malloppo. O almeno, per i sistemi Windows è una cartella zip; non escludo che con un Macintosh la cartella possa essere compressa in altri formati, in caso di problemi di compatibilità. Possiamo aprirla con un doppio clic, come ogni altra cartella, ma per navigarla al meglio consiglierei di estrarre tutto il materiale. Clic col tasto destro sulla cartella e poi scegliamo "Estrai tutto".
Una volta estratto il contenuto, il modo più pratico per esaminarlo è quello di aprirlo come se fosse una pagina internet. Clicchiamo dunque sul file "index.html", che in pratica funzionerà come la home, ed ecco una pagina con tutti i nostri dati di Facebook, strutturata grossomodo come la pagina del nostro profilo.
- Cliccando su "Bacheca", potremo vedere i messaggi e il contenuto salvato dalla Bacheca del nostro profilo;
- cliccando su "Foto", potremo vedere tutte le nostre foto (ovviamente);
- cliccando su "Amici", potremo vedere la lista dei nostri amici di Facebook;
e così via. Il contenuto delle varie sezioni dovrebbe essere abbastanza intuitivo, per cui non mi pare necessario fare tutta la lista.
Per qualsiasi problema in fase di download, o per maggiori informazioni sui dettagli del salvataggio dati, potete leggere direttamente la pagina relativa nel Centro assistenza di Facebook.

sabato 15 gennaio 2011

Bloccare pop-up e pop-under

La pubblicità lecita, in internet, ci si presenta di norma in tre possibili aspetti: banner, pop-up e pop-under. Mi riferisco solo a quella lecita, ovviamente; gli spyware sono un caso a parte e rientrano nella pubblicità illecita: ne abbiamo già discusso e abbiamo spiegato come trattarli ed eliminarli. In ogni caso, anche gli spyware si servono spesso di pop-up e pop-under, sebbene in modo molto più invasivo e fastidioso, per cui possono rientrare nelle tre categoria sopra citate. Guardiamo come funzionano nei dettagli.

I banner sono la forma più innocua di pubblicità in internet. Ci appaiono come semplici inserti colorati, a volte rettangolari e a volte quadrati, che pubblicizzano un determinato servizio, prodotto o sito internet. Corrispondono grossomodo alla normale pubblicità che possiamo vedere all'interno della pagina di un giornale o di una rivista, magari a fondo pagina o in uno spazio laterale, e spesso, ma non sempre, hanno una qualche attinenza col contenuto della pagina: banner sportivi in un sito sportivo, banner tecnologici in un sito di informatica e così via. Se cliccati, di solito conducono al sito del prodotto pubblicizzato e in quel caso potrebbero anche cercare di rifilarvi qualche truffa, a seconda del prodotto in questione (come succede per qualsiasi pubblicità in qualsiasi luogo: mai fidarsi). Se li ignorate, sono fondamentalmente innocui.
Per eliminarli, gli utenti di Firefox possono usare AdBlock Plus, di cui abbiamo già parlato; ne esiste anche una versione per Google Chrome, scaricabile dalla pagina delle estensioni di Chrome.
In alternativa, li possiamo ignorare e basta, proprio come ignoriamo la pubblicità su rivista. Basta non cliccarli e non succederà nulla.

I pop-up sono le fastidiose finestre che si aprono quando entriamo in un sito, oppure quando clicchiamo qualcosa. Spesso hanno anche il brutto vizio di allargare o rimpicciolire la normale finestra di navigazione o alterarla in altri modi a noi non graditi. Spesso pubblicizzano siti di scommesse, oppure siti porno, o comunque siti "al limite". Come dice il nome stesso, spuntano fuori davanti a noi e ci coprono la pagina che volevamo vedere. Fastidiosi, appunto, e molto invasivi.
La maggior parte dei browser attuali, però, dispone di una o più soluzioni per bloccare i pop-up: non sempre funzionano, perché i siti cercano di premunirsi usando strategie per aggirare i blocchi, ma almeno riducono di parecchio il numero delle finestre odiose.

I pop-under sono l'evoluzione più infida dei pop-up. Invece che aprirsi davanti a noi, in primo piano, i pop-under si aprono dietro la nostra finestra principale, spesso senza che noi ce ne accorgiamo. Ce ne accorgiamo però quando andiamo a chiudere il browser e vediamo altre finestre luccicanti e luminose, che erano annidate dietro quella principale. Da un certo punto di vista è meno intrusivo del pop-up, perché non ci balza in faccia con arroganza, ma da un altro punto di vista è più subdolo, proprio perché agisce senza che noi lo notiamo: soprattutto se sono molti e presentano filmati, animazioni flash o altre opzioni ad alto consumo di banda, possono rallentare la nostra navigazione, oltre a intasarci la barra delle applicazioni.
Se i browser attuali funzionano abbastanza bene contro i pop-up, sono ancora piuttosto vulnerabili ai pop-under.

Segnaliamo poi che molti pop-up, come anche i pop-under, presentano all'interno un falso pulsante "Chiudi" o altri trucchi come un pulsante "OK", simile a quello che spesso si usa per chiudere finestre su Windows: in questo modo, un utente distratto potrebbe cliccarlo, pensando di chiudere la pubblicità, per poi invece ritrovarsi spedito in qualche altro sito, oppure alle prese con la richiesta di scaricare o installare qualcosa. E quel qualcosa sarà probabilmente uno spyware. Sempre meglio chiuderli cliccando sulla X della finestra (nell'angolo in alto a destra, sul bordo), oppure direttamente dalla barra delle applicazioni, o anche con un sano ALT + F4.

Come bloccarli
Abbiamo già detto che gli attuali browser dispongono tutti di una funzione per bloccare i pop-up e, nella maggior parte dei casi, la troverete già attiva di default: non dovrete fare niente altro, insomma, perché di solito è pre-impostata. Non basta a bloccare tutti i pop-up, però, e non serve a molto contro i pop-under. Come possiamo rafforzarla, allora?
AdBlock Plus l'abbiamo già visto in precedenza e non è necessario aggiungere molto: anche se non era stato pensato inzialmente per bloccare i pop-up, riesce comunque a bloccarne la maggior parte. Non sembra però avere molto successo coi pop-under: è possibile copiare l'indirizzo di un pop-under e poi aggiungerlo manualmente alla lista degli elementi da bloccare di AdBlock Plus, ma è un sistema un po' macchinoso per molti utenti. Disponibile per Firefox, ovviamente, ma anche per Google Chrome, tra le estensioni già citate.
Google Toolbar, Yahoo Toolbar e qualche altra toolbar ufficiale hanno, tra le altre funzioni, anche quella di bloccare i pop-up. Sono disponibili per buona parte dei browser principali, Internet Explorer incluso.
Simple Adblock, soluzione apposita per gli utenti di Internet Explorer. Grossomodo è un equivalente di AdBlock Plus, pensato però per gli untenti di Internet Explorer; non c'è molto altro da aggiungere.
NoScript è il Terminator di ogni pop-up, pop-under e quasi tutto quello che può infestare internet. Uccide anche troppo, se non ci state attenti. Una delle tante estensioni di Firefox, permette di eseguire solo il contenuto di siti che sono stati dichiarati "affidabili" dall'utente stesso e aggiunti a una lista di siti fidati; in tutti gli altri casi, il contenuto potenzialmente nocivo sarà bloccato senza pietà. Il contenuto potenzialmente nocivo di un sito è rappresentato da Flash, Silverlight, JavaScript, Java e molte altre cose, che normalmente si usano nella maggior parte dei siti. Come configurazione è parecchio complicato e richiederebbe da solo un articolo per spiegare come funzioni di preciso e come si possa impostare a dovere. Per adesso, limitiamoci a rendere nota la sua esistenza.



FaceBook: how to save videos

Have you found an interesting video on FaceBook, but you have no clues about how to download and save it? Then, this guide could probably be of some help for you.
Before starting, let's say a thing: videos on FaceBook are accessible in two different formats: FLV and MP4, like on YouTube. This means that you'll probably have to convert them, if you're planning to watch them with Windows Media Player or using them with Windows Movie Maker.

Mozilla Firefox
If your favourite browser is Mozilla Firefox, you're really lucky. All you need is a very simple addon, like Video DownloadHelper, and you can download almost every video with a click. Here you can find DownloadHelper.
Whenever you are on a page with multimedial content, like a video, the icon at the left of the address bar will light on: click on it and you can choose how to download the video you're watching. And it's done. Pretty easy, isn't it?

Internet Explorer
Ok, you're using Internet Explorer.
You can still download a video from FaceBook, without the need of any other software, but it's a little more complicated. Let's play a little geek magic!
Whenever you visit a webpage, everything you see on that page is also saved in Internet Explorer cache: pages, pictures, videos, icons and so on. What is the cache? Well, it's a folder which works like a closet: Internet Explorer stores there all the content from webpages you visit, in order to speed up the loading of a website, next time you visit it. You can find the cache by clicking on "Tools" and "Internet Options". From the new window, choose "General" tab. Under "Browsing History", click on "Settings", then "View files" and you'll have all the content from the cache, spread in front of your eyes.
A lot of stuff, I guess.
Let's clean up everything: it will be easier to find what we're searching for, next time. Go back to "General", then click on "Delete", under "Browsing History". It's enough to select "Temporary Internet files", that are the ones we're interesting in.
Now the cache is clean. If we want to save a video from FaceBook, we can open the page where the video lies and watch it until the end. Now, let's go back to the cache: inside the temporary files folder, we should be able to find our video, too. It will have a name like "1103431878357_870" and a quite big file: sort files from size, if you have problems in finding it.
Here is the video, then. Now we can copy the file in another folder and rename it, with whatever name we like: the main point is the name must end with .mp4 or .flv, as for example "name.mp4". This way, our computer will recognize it as a video.
Done. If needed, we can convert the video, now, or watch it as it is.

Google Chrome
We can use the same trick we have already seen with Internet Explorer: copy the video from the cache, after watching it online. There is only a little problem: with Chrome, it's pretty difficult to find the cache. We can use a small and free software, which will help us accessing the cache: ChromeCacheView.
Just download and install it and you'll be able to find the cache in no time. Then, the trick is the same we already saw: open the cache, copy the file and rename it.

Safari
Another easy solution. Just open the video on FaceBook, watch it and click on "Window" and "Activity": search for the file, which should have a .flv or .mp4 extension, and download it with a double click.

Download from a website
Last but not least, you can use a website to download a video from FaceBook.
SaveVideo is probably the best and easier solution.
You just need to copy the URL of the page where the video is, then paste it on the website (I think you should be able to guess by yourselves where to paste the URL: right under "Enter URL of video page here and press "Download"). Then, press "Download". A link will appear under it, from where you can easily download your video, in a mp4 format.

venerdì 14 gennaio 2011

Facebook, Storie da Ricordare

Storie da Ricordare: la nuova funzione di Facebook, che da un paio di giorni ha cominciato ad attivarsi sui vari profili. Una delle novità di Facebook in programma per questo inverno 2010/2011 e che, come le altre, sta già dividendo gli utenti tra gli entusiasti e gli infastiditi. Un po' come è successo col nuovo profilo, altra modifica che proprio in questi giorni si attiverà in via definitiva per tutti gli utenti, che lo vogliano o meno. Ma vediamo di preciso in cosa consistono queste Storie da Ricordare.
Prima di tutto, non cercate nella vostra home: non la troverete. Non solo: non avrete nessun controllo su di essa. Né attivarla, né disattivarla, almeno per adesso.
Questa nuova funzione è infatti un riquadro che apparirà casualmente in alto a destra nella pagina, sopra le pubblicità di Facebook. Ho detto casualmente, ma in realtà non ho ancora potuto determinare se sia del tutto casuale, oppure se vi sia una qualche regola alla base, un meccanismo che lo attivi di volta in volta. in base a certi eventi determinati La mia impressione è che sia casuale, ma staremo a vedere: due giorni non bastano per un'analisi accurata del suo comportamento.
Cosa contiene questo riquadro? Beh, come il nome già suggerisce, in questo riquadro vedrete storie da ricordare. O meglio, leggerete vecchi messaggi di stato che voi avete pubblicato nel corso dei vostri mesi su Facebook. In altri termini, Storie da Ricordare andrà a frugare tra gli archivi dei vostri messaggi di stato e, di volta in volta, ne riporterà alcuni alla luce, non più di quattro o cinque, per rinfrescare la vostra memoria e farvi rivivere i momenti legati a quei messaggi, nel bene e nel male. Storie da Ricordare sfoglierà le pagine del vostro diario di Facebook e ne ripescherà alcune pagine, da mostrarvi mentre navigherete nel sito.
E uno dei passaggi chiave è proprio questo: il riquadro di Storie da Ricordare non sarà sempre attivo e visibile, nella vostra pagina, ma apparirà solo di tanto in tanto, quando cliccherete un link, o quando aprirete un messaggio, o magari anche quando guarderete l'album fotografico di un amico. Nel corso di una qualunque delle vostre attività su Facebook, ecco che in alto a destra potrebbe apparire il riquadro, a farvi ricordare altre attività che avete svolto in passato, sempre su Facebook: a volte potrebbero essere collegate a un amico, se per esempio state commentando un suo link, ma possono anche essere del tutto slegate. Messaggi casuali, appunto, per quello che abbiamo potuto verificare finora. Non escludo però che, più avanti, questa funzione sarà perfezionata, in modo da avere sempre ricordi legati all'attività che state svolgendo in quel momento. Lo sapremo in futuro: come ho già detto, due giorni sono troppo pochi per avere certezze sul suo funzionamento preciso. Possiamo solo formulare ipotesi.
La domanda che in molti si staranno facendo, adesso, potrebbe essere questa: a cosa serve?
Beh, da un punto di vista pratico, è una funzione inutile. Non aggiunge nuovi poteri, nuovi modi di utilizzare Facebook, nuovi modi di configurarlo. Tutto quello che fa è, appunto, ricordarci la nostra vita passata su Facebook, i nostri pensieri che gli abbiamo affidato nel corso dei mesi, ma anche, e forse questo è il suo scopo principale, ricordarci quanto ormai siamo legati al sito, a Facebook stesso: ricordarci, appunto, che Facebook è diventato parte integrante della vita di molti di noi.
Storie da Ricordare lo fa in questo modo: sfogliando le pagine virtuali della nostra vita su Facebook e riportandoci alcuni frammenti del nostro passato. Un passato che noi stessi abbiamo consegnato a Facebook, coi nostri messaggi di stato.

giovedì 13 gennaio 2011

Farmville? No, grazie.

Farmville, Mafia Wars, Pet Society, Cityville e così via, sono giochi molto comuni e molto usati su Facebook. Come quasi tutti i giochi di Facebook, hanno una caratteristica distintiva: si basano appunto sul concetto di "applicazioni sociali". In pratica, sono giochi che non si riescono a svolgere in solitario, ma richiedono un buon numero di amici che lavorino con te. Più amici hai, più guadagni e sali di livello facilmente. I giochi stessi ti esortano spesso a invitare nuovi amici, promettendo bonus o vantaggi per ogni nuovo amico che si iscrive. Condividere tutto col maggior numero possibile di gente: la filosofia alla base di Facebook, insomma.
Come risultato, ci troviamo quasi ogni giorno a ricevere inviti, regali o richieste di ogni tipo dalle applicazioni che i nostri amici usano. Il che può già risultare fastidioso, a volte. Da quando poi Facebook ha introdotto la novità della notifica per ogni messaggio ricevuto da un'applicazione, quel bel numeretto rosso che si accende in alto a sinistra e ti fa illudere di aver ricevuto messaggi reali, il fastidio è aumentato di parecchio, per quegli utenti che non vogliono partecipare a un gioco ma si ritrovano a ricevere inviti continui da parte degli amici. Come risolvere, dunque?
La soluzione più semplice è bloccare quel gioco o quell'applicazione. Blocchiamo l'applicazione che ci infastidisce e da quel momento noi saremo invisibili per lei: basta inviti a Farmville, a Mafia Wars, a qualunque altra cosa. E i nostri amici potranno continuare tranquillamente a giocare per i fatti loro, senza disturbarci.
Per bloccare definitivamente una di queste applicazioni, e impedirle di mandarci altri messaggi, esistono almeno due sistemi, molto semplici. Vediamo quali sono.
Ci è arrivato l'ennesimo invito per giocare a Farmville. Tutto ciò che dobbiamo fare è cliccare "Richieste per giochi", che troviamo nella parte sinistra della nostra home. Nella pagina che si apre, cerchiamo una richiesta spedita da Farmville: una qualunque, non importa che sia la prima o l'ultima. Sulla parte destra del messaggio troviamo due tasti, "Accetta" e "X". Cliccando la X, rifiutiamo quella richiesta. Ma non solo: al posto della richiesta, ci apparirà adesso una breve scritta, che dice
"Hai ignorato una richiesta di [nome dell'applicazione] inviata da [nome dell'utente che l'ha inviata]. Bloccare [nome dell'applicazione]? Vuoi ignorare tutte le richieste di [nome dell'utente]?"
Adesso, dobbiamo solo cliccare su "Bloccare [nome dell'applicazione]?", che ci apparirà di colore blu, come link cliccabile. Fatto? Perfetto! D'ora in poi, quella applicazione non ci manderà più richieste, inviti o quant'altro. Per noi, ha cessato di esistere.
Altra possibilità: entrare nella pagina dell'applicazione che vogliamo bloccare e bloccarla da lì. Una volta entrati nella pagina ufficiale di quell'applicazione, sulla sinistra troveremo diverse opzioni, sotto l'immagine di profilo:
Vai all'applicazione
Aggiungi alla mia Pagina
Aggiungi ai preferiti della mia Pagina
Suggerisci agli amici
Blocca applicazione

Quello che interessa a noi, ovviamente, è l'ultimo link: "Blocca applicazione". Basta cliccarlo e avremo risolto il problema.

Fatto questo, non riceveremo più inviti, messaggi e i nostri amici non vedranno neppure il nostro nome, tra le possibili "vittime" a cui mandare regali o inviti, con quel particolare gioco.
Il sistema naturalmente vale per qualsiasi applicazione, non solo per i giochi. Possiamo così bloccare gli oroscopi che pubblicano in automatico sulla nostra bacheca, per esempio, o tutte le altre applicazioni che ci riempiono di spazzatura ogni giorno. E magari la nostra pagina di profilo su Facebook sarà un po' più pulita e ordinata: potremo riempirla solo con la spazzatura decisa da noi.
Se poi dovessimo cambiare idea e voler sbloccare un gioco o un'altra applicazione, per qualsiasi motivo, potremo farlo senza problemi. Dal menu in alto a destra, clicchiamo su "Account" e poi su "Impostazioni sulla privacy": ci si aprirà il pannello di controllo per la privacy, che abbiamo già analizzato in un altro articolo. In basso, troviamo anche "Elementi bloccati", col simbolo di stop di fianco. Clicchiamo su "Modifica le liste delle persone e delle applicazioni bloccate". In fondo alla nuova pagina, troveremo la lista della applicazioni bloccate: per sbloccarne una, basterà cliccare su "Sblocca", a destra del suo nome.
Tutto questo, ovviamente, vale anche nel caso in cui ci siamo stancati di un gioco e vogliamo che smetta di mandarci richieste. Blocchiamolo e non si farà più sentire. Se poi ci tornerà la voglia di giocare, potremo sbloccarlo e riprendere dal punto a cui eravamo arrivati.

mercoledì 12 gennaio 2011

Proteggere file e cartelle con una password su Windows

Proteggere e nascondere i propri files e le proprie cartelle sul computer può sembrare una cosa inutile, da fissati della privacy con manie paranoiche di persecuzione. A volte in effetti è così. Se però usiamo un computer condiviso da altri membri della nostra famiglia, o se altre persone hanno accesso al nostro computer, allora può capitare di avere qualche documento che vogliamo tenere per noi, evitando che altri possano metterci il naso. Proteggere o nascondere questi documenti, allora, più rivelarsi piuttosto utile. Vediamo come fare.
Se utilizziamo un sistema operativo Windows, impostato per più utenti, e non vogliamo che gli altri utenti abbiano accesso a qualche nostra cartella, allora può bastare regolare bene i permessi su un file o su una cartella, per limitarli a noi soltanto. Cliccando sul file o sulla cartelal col tasto destro del mouse, dal menu "Proprietà" possiamo regolare l'accesso e la protezione di quel particolare documento, lavorando sulle schede di "Protezione" e "Condivisione" (quest'ultima solo per le cartelle), per decidere chi può avere accesso. Non servirà a fermare un esperto che voglia impadronirsi dei vostri dati, ma basterà per tenere lontano un familiare troppo curioso, nella maggior parte dei casi.
In alternativa, oppure se il nostro computer ha un solo utente (noi stessi), possiamo utilizzare password o un po' di crittografia, per proteggere i nostri documenti. Niente di troppo complicato o di troppo avanzato; soprattutto, niente che richieda programmi a pagamento.
Sotto questo aspetto, Windows è carente, perché non consente di proteggere con una password un file o una cartella; almeno, non da Vista in poi. Dovremo quindi arrangiarci in altri modi, se vogliamo difendere la nostra privacy e nascondere un documento.

WinRar, per esempio, ci permette di creare cartelle compresse (con estensione .rar) e proteggerle con una password. Molto utile per documenti da archiviare, ma scomodo per documenti che usiamo spesso: non lo consiglierei per nascondere il vostro diario segreto, insomma, specie se lo aggiornate tutti i giorni. A ogni modo, creare un archivio protetto da password è semplice. Intanto, raccogliamo in una cartella tutti i files che vogliamo nascondere, per facilitare il lavoro. Fatto questo, apriamo WinRar, troviamo e selezioniamo la cartella da archiviare, poi creiamo una normale cartella Rar. A questo punto, sempre dall'interno di WinRar, clicchiamo col tasto destro sull'icona della nuova cartella e scegliamo "Set default Password": in questo modo, possiamo impostare una password per proteggere il nostro archivio. Scegliamo una password lunga, mischiando magari lettere e numeri, e scoprirla sarà estremamente difficile.

Secure Folder è un programma più comodo da usare, se vi serve per proteggere files di uso frequente. La lingua è l'inglese, ma è molto semplire come impostazioni e non dovrebbe darvi problemi il fatto che non sia in italiano. Dopo averlo scaricato e installato, il primo passo consiste nello scegliere una password, che vi servirà poi per proteggere files e cartelle che deciderete di proteggere. Per aggiungere documenti da proteggere, poi, è sufficiente lanciare il programma, cliccare su "ADD" e aggiungere tutto quello che vogliamo proteggere. In alternativa, dopo averlo installato potrete cliccare col tasto destro sulla cartella o il file che volete proteggeree scegliere la voce "[Lock/Unlock] With Secure Folder" dal menu. Potrete poi scegliere se chiudere il documento con una password (Lock), oppure chiuderlo e nasconderlo agli altri utenti (Hide & Lock). Per aprire un documento protetto, vi basterà ripetere la stessa operazione, ma scegliendo "Unlock" e digitando la password.
Scaricabile da qui: http://sourceforge.net/projects/securefolder/

MyLockBox è un altro programma scaricabile in versione gratuita, sempre per proteggere con una password i vostri documenti. Quando lo installate, dovete impostare una password e creare o scegliere una cartella protetta da MyLockBox: per proteggere un file, vi basterà poi trascinarlo in quella cartella. Per aprire la cartella protetta, o per chiuderla a chiave e nasconderla, dovrete sempre passare dal pannello di controllo del programma, avviandolo e inserendo poi la password che avete impostato.

Easy File Locker potrebbe avere qualche problema di compatibilità con Windows 7, forse, ma fino a Vista funziona tranquillamente. Altro programma gratuito e in inglese, sempre per proteggere con una password files e cartelle sul vostro computer. Dopo averlo installato e avviato, possiamo aggiungere file e cartelle utilizzando i tasti "Add files" e "Add folder" nella parte alta del menu: i tasti con il +, per intenderci. Dal menu Edit, passando per Modify, si possono impostare i dettagli per la protezione. Infine, si imposta una password e i files sono protetti, accessibili soltanto a noi.
Una breve guida la trovate qui su Zippoblog, in caso di problemi.

Tutti questi programmi, oltre a essere gratuiti, funzionano anche in un modo abbastanza semplice e proteggono i nostri files e le nostre cartelle senza scomodare troppo la crittografia. Esistono poi altri programmi basati proprio sulla crittografia, per proteggere i nostri documenti, ma potrebbero risultare poco digeribili, a prima vista, anche se sono molto efficaci. Li esamineremo semmai alla prossima puntata; per il momento, avete già soluzioni a sufficienza per proteggere e nascondere alla vista degli estranei i vostri files e cartelle personali.


Facebook Chat Virus: how to manage and remove it

Update on July 27th, 2011.

Have you clicked a link in FaceBook chat and now your computer is infected? Have you received a strange message with a link in FaceBook chat and you don't know what is it? This is a good starting point to find more about.

How the virus works
Since December, there is a virus crawling through the FaceBook Chat: a worm, to be more accurate
What is this virus?
Pretty easy: like almost all the infections you can get through a social network, it is just a simple message you'll receive in FaceBook Chat. One of your friend will send you this message, which is something like "foto :-)", "pic :)" and a link to the photo itself. Presumably.
DON'T click it.
Whatever thing could happen, don't click that link. Never.
What to do, then? The first thing is "Don't panic". Until now, nothing bad happened: you've only received a message with a potential virus, but the virus is not in your computer, yet. Simply close that chat window and everything will be fine. And DON'T click the link.
As a second step, I'd suggest you to write a message to your friend, the one who sent you the link with the virus. It's not mandatory, but it's a nice thing from you. DON'T copy the link in the message: just write "I got a strange link from you" and explain what happened and everything will be fine. If you got the link from his/her Facebook profile, this means that your friend is already infected by that virus and now the virus itself is trying to spread, without your friend ever notice it. If you inform him/her, you'll surely do him/her a favour and you'll help avoiding that other friends will be infected by the virus
Now, what happens if you click the link?
First of all, you made a really bad move. But well, it can happen. Maybe you involuntarily clicked it, or you really trusted your friend, who knows. It would be better to be more cautious in the Web, but by now you did it. Time to find a solution. Let's see.
If you click the link, you'll be send to a fake FaceBook page, which says that the picture you were looking for has been moved, for whatever reason. If you want to see the picture, you must click on a button, which looks exactly like a common FaceBook button, like the one you usually click in order to activate an app. Have you clicked it? Great! Now, your computer has just won a new virus.