mercoledì 29 agosto 2012

La modalità anonima di Chrome e Firefox


Non avevo mai utilizzato la modalità di navigazione in incognito, offerta da Google Chrome, né quella di navigazione anonima, offerta da Firefox, perché le trovavo abbastanza inutili, per motivi che presto saranno chiari. Giusto ieri, però, in un momento di intenso spleen digitale, ho provato ad aprire la finestra di navigazione in incognito di Google Chrome e mi sono trovato davanti a un messaggio introduttivo che, per certi versi, è l’equivalente di un cartello stradale del tipo “Pericolo, attraversamento dinosauri”. Il messaggio è questo:
Ora, al di là dell’icona da 007, che già di per sé è di grande aiuto per entrare nel giusto clima, ciò che ha attirato la mia attenzione è il punto quattro. Dopo averlo letto, ho capito che non avrei potuto non scrivere qualcosa in proposito. Per ulteriore curiosità, ho provato anche l’analoga funzione di Firefox, ossia la navigazione anonima, col risultato di trovarmi questo messaggio di avvio:
La mascherina in stile veneziano ha molta più classe, in effetti, e mancano gli avvisi ironico-paranoici (perché voglio credere che quel punto quattro sia stato aggiunto come presa in giro, non come avviso serio), ma il risultato non cambia: tanto la navigazione in incognito, quanto la navigazione anonima, fanno la stessa cosa. Cosa facciano è ciò che vedremo adesso.
Domanda: a cosa serve la navigazione in incognito di Google Chrome (o la navigazione anonima di Firefox, che è uguale)? Se pensate che la risposta sia “a farci navigare senza svelare tracce della nostra identità”, allora siete parecchio fuori strada. L’incognito o l’anonimato di cui parlano queste modalità di navigazione non si riferisce alla Rete, ma al computer su cui vi trovate. Tutto ciò è specificato nella descrizione che entrambi i browser offrono: siccome però poche persone si prendono la briga di leggere le istruzioni, è probabile che il fraintendimento vivrà a lungo.
La navigazione in incognito di Chrome e la navigazione anonima di Firefox non servono per farci visitare questo o quel sito, senza lasciare tracce del nostro passaggio: se effettuiamo una qualche ricerca su Google, Google continuerà a memorizzarla nella sua cronologia dedicata a noi; se entriamo in un sito, quel sito continuerà a conservare traccia del nostro passaggio nel suo database; il nostro provider (cioè la società che ci fornisce la connessione) continuerà a mantenere una lista dei siti visitati; e così via. Se cerchiamo l’anonimato in Rete, è meglio rivolgerci ad altri strumenti, come ad esempio Tor, che comunque non saranno sufficienti senza la nostra attiva collaborazione: il primo software di sicurezza e anonimato lo abbiamo dietro la nostra fronte, perché è inutile usare Tor, se poi andiamo a scrivere i nostri dati reali su questo o quel sito.
La navigazione in incognito (o anonima) fornita da questi due browser serve a cancellare le tracce della nostra attività sul computer che stiamo usando. Saremo anonimi rispetto al computer, non rispetto alla Rete, ed è quindi utile se stiamo utilizzando un computer condiviso e non vogliamo che gli altri utenti possano scoprire che siti abbiamo visitato: per esempio, se non vogliamo che nostra madre/nostra moglie/il nostro capo scoprano che abbiamo visitato il sito “OrgeAnimalesche.xxx” (nome inventato al momento, dubito che esista davvero, ma non ne sarei sorpreso). Attivando questa modalità di navigazione, le tracce della nostra navigazione saranno cancellate dal computer, alla fine della sessione (ossia quando chiudiamo il browser): non saranno conservati i cookies dei vari siti, non saranno registrate le pagine nella cronologia web, non sarà conservata la lista dei download effettuati (ma i file che abbiamo scaricato sopravviveranno, per cui è opportuno trasferirli altrove, se non vogliamo che siano visti), non saranno salvate password. Questo è l’incognito (o l’anonimato) che i due browser ci offrono: forse non quello che ci aspettavamo, ma è quanto passa il convento.
Per quanto sia una forma di anonimato minore, però, non è da disprezzare. Il browser, qualunque esso sia, ha lo spiacevole vizio di memorizzare tutto ciò che facciamo: a volte questa funzione può tornare utile, per esempio se vogliamo ritrovare un sito visitato qualche giorno fa, di cui non ricordiamo più il nome, ma altre volte si può sentire il bisogno di far sparire quella lista di dati, in particolare quando si tratta dei cookies. Un cookie permette sì a un sito di riconoscerci, quando torniamo a visitarlo, risparmiandoci magari la fatica di dover effettuare ogni volta il login, ma può anche  essere utilizzato in forme meno “benigne”, ad esempio per vedere in quali altri siti siamo stati nel frattempo: per chi è interessato alla privacy o per chi ne è fanatico, un cookie è un oggetto da maneggiare con molta attenzione. Sotto questo aspetto, sapere che il nostro browser può provvedere da solo a non conservare la cronologia e a cancellare i cookies alla fine della sessione, senza che dobbiamo provvedere noi stessi, può essere utile: la modalità di navigazione in incognito fa proprio questo, ripulisce al nostro posto le tracce che lasciamo nel browser, navigando su questo o quel sito.
Come nota a margine, la modalità in incognito di Google Chrome disattiva in automatico tutte le estensioni che avete installato nel browser. Se volete riattivarle, dovrete andare su chrome://chrome/extensions/, dove troverete la lista di tutte le estensioni installate e, sotto a ognuna di esse, vedrete una voce “Consenti modalità in incognito”: se la selezionate, quella estensione resterà attiva anche quando siete in incognito.
Se volete ricorrere a mezzi più radicali per far sparire ogni traccia di utilizzo di un computer, allora è meglio che portiate sempre con voi una chiave USB su cui è installato un sistema operativo Live, in sostituzione del sistema operativo installato sul computer da usare: Tails, ad esempio, potrebbe essere un’ottima soluzione. La maggior parte dei comuni utenti non ha bisogno di arrivare a tanto, ma nulla vi vieta di procedere, se siete convinti che vi serva.
Se però siete convinti che all’interno della vostra casa si nascondano agenti segreti di potenze straniere, per spiare la vostra attività al computer e rubarvi i dati (come suggerisce il famigerato punto quattro di Google Chrome), allora avete senza dubbio più di un problema, ma non è di sicurezza digitale. Parlatene col vostro medico di famiglia, sempre che non lo abbiano già sostituito con uno di Loro.

domenica 26 agosto 2012

Come funziona la cache di un browser


La cartella cache di un browser e il suo funzionamento è un tema che spunta spesso nei commenti ad altri articoli, soprattutto quando si parla di pagine web che funzionano in modo anomalo, ma mi accorgo or ora di non aver mai scritto nulla di specifico a riguardo. Vedrò di rimediare.
Un browser è un programma con cui ci si collega alla Rete e si visitano siti: Internet Explorer, Firefox, Google Chrome, Safari, Opera e così via, a seconda delle preferenze. Navigando in Rete, un browser salva una copia di tutto ciò che noi visitiamo e visualizziamo: pagine, foto, video, eccetera. Queste copie sono salvate in una particolare cartella del nostro computer, ossia la cache: ne esiste una per ogni browser che utilizziamo e, se il computer è condiviso tra più utenti, ne esiste anche una per ogni utente.
A cosa serve salvare una copia delle pagine che visitiamo? Fondamentalmente, a semplificare e velocizzare le nostre visite future. Quando ci colleghiamo a una pagina, infatti, svariati files sono scaricati sul nostro computer: la pagina stessa (di solito un file HTML), le immagini contenute nella pagina, un eventuale foglio di stile che specifica come visualizzare la pagina (un file CSS), vari contenuti multimediali come video o audio (se presenti), eccetera. Questo accade perché, quando ci colleghiamo a un sito, di fatto ci stiamo collegando a un altro computer, ossia il server su cui si trova il sito; il server risponde alla nostra connessione inviandoci il materiale richiesto, ossia la pagina che vogliamo visitare. Questo materiale è scaricato nella cartella cache del nostro browser e da lì è recuperato, per mostrarcelo sullo schermo. Tutto ciò avviene dietro le quinte: dal nostro punto di vista, invece, abbiamo semplicemente aperto una pagina di un sito.
Quando torniamo a visitare quella pagina, però, il nostro browser caricherà prima di tutto i files che ha già salvato nella propria cache, invece di scaricare nuovamente ogni cosa dal server; una volta caricati questi, avrà bisogno di scaricare soltanto gli eventuali aggiornamenti che ci sono stati dopo la nostra ultima visita. Così facendo, la pagina si caricherà più in fretta, perché la maggior parte del materiale era già nel nostro computer, e il server dovrà lavorare di meno, dato che solo una piccola percentuale di materiale dovrà essere inviato al nostro computer.
La cache, dunque, contiene una copia di tutte le pagine che abbiamo visitato e di tutto ciò che era contenuto in quelle pagine. Questa situazione presenta diversi aspetti positivi: se una pagina è stata salvata nella nostra cache, potremo recuperarla e vederla anche offline, ossia senza bisogno di essere connessi alla Rete; tutte le foto e le immagini di vario genere che abbiamo visto su questo o quel sito saranno salvate in una cartella del nostro computer, da cui le potremo recuperare: i video di YouTube e di altri siti analoghi saranno stati salvati all'interno della nostra cache e li potremo recuperare da lì, se non conosciamo altri modi per scaricarli; e così via. D’altro lato, potrebbe non essere piacevole sapere che tutto ciò che abbiamo visitato si trova memorizzato nel nostro computer: anche per questo motivo, ogni browser dispone di una funzione per svuotare la cache, ossia cancellare tutto il suo contenuto.
Svuotare la cache è anche una classica misura di primo intervento, quando si verificano problemi con qualche sito. Se in un sito ci sono state modifiche alla sua struttura dopo la nostra ultima visita, e in particolare modifiche agli script (JavaScript in particolare) che lo fanno funzionare in un certo modo, è possibile che si verifichi un conflitto tra la copia della pagina salvata nella cache e la nuova versione della pagina: svuotando la cache, costringiamo il nostro browser a ricaricare da zero la pagina, scaricando tutti i files dal server, e questo è spesso sufficiente a risolvere problemi di piccola entità. Svuotare la cache è infine una misura utile per liberare spazio sul nostro disco fisso, soprattutto se non abbiamo impostato un limite di dimensione alla cartella utilizzata, e molti programmi di “pulizia”, come CCleaner, propongono lo svuotamento della cache tra le opzioni per liberare spazio. A voi decidere se ne valga la pena o meno.
La cache di un browser è una normale cartella del nostro computer ma, di solito, è una cartella a cui è piuttosto complicato accedere, perché da nessuna parte è specificato dove sia e, spesso, è inserita tra i files nascosti, se stiamo utilizzando un sistema operativo Windows. Esistono però metodi per stanarla, che variano a seconda del browser che utilizziamo: ogni browser la crea in un punto diverso, giusto per semplificare le cose.

Internet Explorer
È probabilmente il più semplice, per cui partiremo da lui. Il percorso classico per raggiungere la cartella cache è 
Strumenti -> Opzioni Internet -> Impostazioni -> Vedi files
Con alcune varianti, questo percorso è rimasto valido attraverso le varie versioni del programma. Con Internet Explorer 9, ad esempio, potrete partire cliccando sulla rotellina in alto a destra, invece che dal menu “Strumenti”.

Firefox
Semplice, ma non immediato. Scrivete nella barra degli indirizzi about:cache e si aprirà una pagina con l’indirizzo in cui si trova la cartella cache (Cache Directory) e una voce “List Cache Entries” che vi permetterà di vedere un elenco dei contenuti della cache. C’è però una brutta notizia: il contenuto della cache non è direttamente accessibile, in quanto crittografato.

Google Chrome
Complicato. Molto spesso è già difficile trovare la cartella in cui è stato installato (se utilizzate Windows, sappiate che non è nella cartella “Programmi”, come forse vi aspettavate), figuriamoci poi la cartella cache. Se avete una icona sul desktop per lanciare Chrome, oppure nel menu di avvio (o facente funzione di, a seconda del sistema operativo), allora potrete cliccare col tasto destro su quella icona, guardare le Proprietà e trovare così l’indirizzo in cui è installato Chrome: la cache, di solito, si troverà in Chrome/User Data/Default/. Anche in questo caso, però, non potrete accedere direttamente al contenuto dei files, in quanto crittografati.

Se utilizzate un sistema operativo Windows, un modo molto più semplice per accedere alla cache e aprire o salvare altrove i files contenuti, è quello di ricorrere a uno dei “CacheView” prodotti e distribuiti gratuitamente dalla NirSoft: sono programmino che non richiedono installazione e hanno il solo scopo di permettere un rapido e semplice accesso alla cache di diversi tipi di browser.
Se infine vi state chiedendo quali siano i collegamenti tra la cache di un browser e la cache di Google, sappiate che non ci sono collegamenti diretti, ma solo ideali: la cache del browser raccoglie una copia delle pagine che abbiamo visitato; la cache di Google raccoglie una copia della versione diù recente di tutte le pagine che gli spider di Google hanno visitato. In pratica, la cache di Google può essere considerata come una specie di cartella cache della intera Rete, o almeno di quelle parti della Rete che sono accessibili agli spider.

domenica 19 agosto 2012

Pubblicare un e-book su Amazon - Formati

Suppongo non ci sia alcun bisogno di presentare Amazon: se non avete trascorso gli ultimi quindici anni vivendo sotto un sasso, privi di contatti col resto del mondo e senza avere accesso a un computer, il nome “Amazon” lo avrete sentito di sicuro, anche se magari non vi avete mai acquistato nulla. Meno famosa potrebbe però essere una sottosezione del sito di Amazon, ossia il Kindle Direct Publishing, una piattaforma da cui è possibile auto pubblicare i propri libri in formato e-book: più precisamente, come il nome suggerisce, in un formato per il Kindle, ossia il dispositivo di lettura e-book commercializzato da Amazon.
Esistono svariate altre piattaforme di questo tipo, più o meno serie e più o meno famose: sono spuntate come funghi con la diffusione degli strumenti per leggere e-book e in linea di massima promettono tutte la stessa cosa: puoi pubblicare il libro che vuoi, fissarne il prezzo e poi riceverai una determinata percentuale su ogni vendita del tuo libro. Ciò che è sottinteso, ma che molti autori dimenticano, è che la piattaforma in questione si limiterà a rendere disponibile l’e-book: spetta al suo autore il lavoro promozionale, ossia fare pubblicità al libro e rendere nota al mondo la sua esistenza, se vuole sperare di poterne vendere qualche copia. Amazon, attraverso la sua sezione Kindle Direct Publishing, mette a disposizione degli aspiranti scrittori uno strumento per inserire più facilmente i propri libri nel mercato per Kindle, a zero spese (e a zero guadagni, se non si è capaci di pubblicizzare il proprio libro, ma questo è un altro paio di maniche). Oggi mi occuperò degli aspetti più tecnici (e tecnologici), ossia che formato scegliere per il proprio testo e come realizzarlo.
Qualunque sia il formato in cui presenterete il vostro libro (DOC, HTML, PDF, EPUB, MOBI, eccetera), sappiate che non sarà conservato: Amazon lo convertirà immediatamente in un formato su misura per il Kindle, che non è nessuno dei formati in cui lo potete caricare. È dunque fondamentale scegliere un formato che non dia problemi in fase di conversione, per evitare che il nostro e-book sia deformato e reso irriconoscibile. Avrete comunque la possibilità di visualizzare un’anteprima del libro convertito, alla fine del processo: se i risultati non saranno soddisfacenti, potrete rifare tutto da capo, oppure potrete modificare il file risultante dalla conversione. I formati che Amazon accetta sono i seguenti: EPUB, MOBI (e PRC), HTML , DOC (e DOCX), RTF, TXT, PDF. Qualunque formato sceglierete, poi, dovete ricordarvi di creare anche un indice del libro: Amazon lo richiede.
Vediamo dunque pregi e difetti dei vari formati, nonché come realizzare un e-book in questi formati.

MOBI

È la scelta migliore. Il formato nativo per Kindle, ossia il formato in cui il vostro libro sarà convertito, è in pratica un MOBI con alcune modifiche: passare dall’uno all’altro è un processo indolore, quasi sempre, ed è molto improbabile che la formattazione del testo possa essere alterata. Più complicato, però, è lavorare sul formato MOBI: non esiste un equivalente di Sigil per il MOBI, al massimo potrete lavorare all’interno di Mobipocket Creator, ma non è una esperienza molto piacevole, almeno per i miei gusti.
Se scegliete di produrre un file in formato MOBI, vi suggerisco quindi due strade alternative: realizzare un buon HTML e poi convertirlo in MOBI, oppure realizzare un buon EPUB e poi convertirlo in MOBI. In entrambi i casi, la conversione può essere eseguita facilmente con Calibre. Utilizzate dunque gli strumenti che preferite per preparare il vostro e-book in formato HTML o EPUB, poi convertitelo in MOBI con Calibre e guardare il risultato: se vi soddisfa, siete a posto; se non vi soddisfa, tornate a modificare il file originario e poi convertitelo di nuovo, fino a che non sarete soddisfatti.

EPUB

Rispetto al MOBI, avrete maggior probabilità che l’impaginazione del vostro libro sia alterata dalla conversione, quando lo caricherete su Amazon, ma ha il vantaggio di essere molto più comodo da lavorare, in fase di preparazione. Inoltre, una copia in formato EPUB vi tornerà comoda se deciderete di distribuire il vostro e-book anche su piattaforme destinate ad altri dispositivi di lettura: se volete leggere un e-book su un iQualcosa, per esempio, il formato che vi servirà sarà proprio lo EPUB. Anche gli store con una i- davanti vi chiederanno uno EPUB. Morale della favola: tenerne pronta una copia ben formattata non fa mai male.
Ho già scritto più pagine su come realizzare un testo in formato EPUB, per cui non mi dilungherò anche qui. Una raccomandazione, però, è quella di verificare la correttezza del proprio EPUB alla fine del processo, utilizzando l’apposito test di convalida EpubCheck, online o sul proprio computer: uno EPUB valido è uno EPUB che si convertirà molto meglio.

HTML

Tanto il MOBI, quando lo EPUB sono basati sullo HTML; di fatto, sono una cartella compressa, al cui interno si trovano le varie pagine del libro in formato HTML (o derivato da). Anche lo HTML è dunque una ottima scelta per realizzare il vostro libro, ed è anche il formato che dovrete maneggiare, se deciderete di modificare un testo già caricato su Amazon. Si può porre semmai un altro problema: come realizzare un testo in formato HTML?
Se utilizzate una suite per ufficio come i vari tipi di Office (Microsoft Office, OpenOffice, LibreOffice), avrete a disposizione anche un elaboratore di testi: Word, oppure Writer. Nome a parte, cambia poco. Potrete dunque utilizzare il vostro elaboratore di testi preferito, per scrivere e modificare il libro, l’importante è che alla fine vi ricordiate di salvarne una copia in formato HTML (eventualmente filtrato, se siete su Word). La versione in “pagina web filtrata” vi permette di includere nel file HTML anche tutte le immagini che potreste aver inserito nel vostro libro: prima di caricare il tutto su Amazon, dovrete quindi comprimere in un file ZIP il file HTML e la sottocartella connessa.
Per dettagli sulla formattazione dello HTML, Amazon ha realizzato una (brevissima) guida, che vi servirà soprattutto in fase di modifica di un libro già caricato.

DOC/DOCX

Non è un formato che sceglierei: va benissimo mentre state lavorando al vostro libro, ma quando si tratta di caricarlo su Amazon (o su qualsiasi altra piattaforma di pubblicazione) è meglio passare ad altri formati, tipo lo HTML, oppure lo EPUB. Il formato DOC/DOCX ha buone probabilità di causare modifiche, anche profonde, della struttura del testo, soprattutto se avete inserito qualche impaginazione strana, oppure caratteri anomali; poi magari lo caricherete senza problemi e la versione finale del vostro libro sarà splendida, ma non è un risultato su cui potete fare affidamento, non più di quanto potete fare affidamento sulla puntualità di Trenitalia.
Amazon ha anche una breve guida su come impaginare il vostro libro mentre lo state lavorando su Word (ma anche su Writer): tenetela presente, se non sapete come inserire immagini, come creare un indice, come impaginare il titolo, dove mettere la pagina con le note di copyright e così via. Alla fine, la guida vi suggerisce di salvare tutto come pagina web filtrata e caricarlo così: non è la soluzione che adatterei io, ma la scelta è vostra. Se avete un testo ricco di immagini, potrebbe anche essere un suggerimento corretto.

RTF

In linea di massima, vale quanto detto per il formato DOC/DOCX: va bene mentre lo state scrivendo, ma per la pubblicazione attraverso Amazon è meglio convertirlo in un altro formato, alla fine. Se state lavorando con un file RTF, io vi suggerirei di farlo passare per il formato EPUB, dato che la conversione è di solito indolore (e ho anche già scritto una guida sulla conversione da RTF a EPUB); se vi sentite ardimentosi, però, potreste anche caricarlo direttamente in RTF e vedere cosa ne salterà fuori.

TXT

Non so perché una persona dovrebbe decidere di scrivere un libro in formato TXT, nel 2012, ma anche questo è supportato. Ovviamente, se scegliete il TXT potete dimenticarvi di immagini all’interno del testo, formattazioni particolari e quant'altro: va bene solo per un file di puro testo, senza orpelli e molto spartano.

PDF

Non fatelo. Non importa quanto siate disperati, ma non fatelo. È quasi sicuro che il risultato finale sarà molto diverso da quello che immaginavate voi, se caricate un file PDF e chiedete ad Amazon di convertirlo in un altro formato. Per farvi una idea di cosa potrebbe uscirne, provate voi stessi a convertire un PDF in un formato come EPUB o MOBI, utilizzando Calibre, e capirete perché io vi stia dicendo di non scegliere il PDF.
Se proprio dovete, esportate il file in un formato più malleabile, come lo RTF, oppure lo HTML: non sarà un passaggio indolore, ma sarà molto meno doloroso che la conversione diretta. Anche in questo caso, poi, potrebbe succedere che la conversione di un PDF si concluda bene, ma le probabilità sono molto basse: è come fare un viaggio in treno da Milano a Napoli, mentre nevica forte, e sperare di arrivare in perfetto orario.

giovedì 16 agosto 2012

Bloccare il Flash con FlashControl


Il Flash, così come il JavaScript, è una creatura onnipresente nei siti web di oggi: ovunque ci sia bisogno di un contenuto interattivo, ecco che ci ritroviamo con un bell’elemento in Flash, appiccicato dentro la pagina: dai video, ai giochini, fino alle immagini a scorrimento e a pulsanti di vario genere, tutto realizzato rigorosamente in Flash, nella maggior parte dei casi. Si spera che, con l’adozione del famoso (e famigerato) HTML5, la situazione possa cambiare, ma per adesso questo è lo stato delle cose. Sempre come il JavaScript, anche il Flash può essere utile, di tanto in tanto e assunto in dosi moderate, ma molto più spesso è utilizzato in forme invasive e moleste, da presunti webmaster che ritengono molto originale e simpatico inserire video che partono da soli all’apertura di una pagina, per esempio, oppure amano spararci musica a tutto volume mentre siamo sul loro sito. Siccome queste trovate “geniali”, oltre a essere moleste, sprecano anche parecchie risorse dei computer che si ritrovano ad aprire simili pagine, vediamo oggi come fare a disinnescare il Flash, per utilizzarlo soltanto quando davvero ci serve a qualcosa. Nello specifico, mi riferirò al browser Google Chrome, che dispone di una discreta gestione del Flash (almeno per i miei gusti).
La soluzione più drastica è quella di disattivare i plugin relativi al Flash. Un plugin è una piccola “aggiunta” al browser, per consentirgli di visualizzare alcuni tipi di contenuti che, altrimenti, non potrebbe visualizzare: esistono plugin per far funzionare le applet Java, plugin per utilizzare Google Earth, plugin per il Flash e così via. In Google Chrome, potete trovare la lista completa dei plugin installati nel vostro browser all’indirizzo chrome://plugins/, che vi aprirà una pagina con l’elenco. Sotto a ogni plugin troverete la scritta “Abilita” (se è disattivato), oppure “Disabilita” (se è attivato): cliccandola, potrete passare da uno stato all’altro, ossia attivare o disattivare un plugin a vostra scelta. Quelli relativi al Flash sono di solito all’inizio della lista.
Una soluzione meno drastica, ma molto efficace, è l’utilizzo di una estensione per Google Chrome, che vi permetta di scegliere di volta in volta se permettere o bloccare il Flash inserito in una pagina. Una estensione che svolge questo lavoro è FlashControl.

FlashControl dispone di un buon numero di opzioni che permettono di decidere se e come visualizzare il Flash all’interno di una pagina, ma di queste parlerò a breve; intanto, diciamo che, di base, qualsiasi contenuto in Flash sarà bloccato: al suo posto, nella pagina vedremo qualcosa di questo tipo:
Significa appunto che, in quella porzione di pagina, si trova un elemento in Flash: può essere un video, un gioco, una pubblicità o qualsiasi altra cosa. Se non ci interessa vederlo o usarlo, lasciamo tutto così come è e ci risparmieremo sia di consumare banda per scaricare l’elemento, sia di consumare RAM e CPU per farlo funzionare. Se invece siamo interessati a quell'elemento, basta cliccare sul riquadro grigio: in questo modo, l’elemento sarà caricato normalmente e noi potremo vedere il video, divertirci col giochino, eccetera, a seconda dei casi. In breve, FlashControl impedisce che un elemento in Flash sia caricato e avviato automaticamente: per avviarlo servirà il nostro consenso, da esprimere con un semplicissimo click sulla superficie bloccata.
Questo è il suo funzionamento di base, ma abbiamo a disposizione parecchi strumenti per personalizzarlo: possiamo ad esempio creare una lista nera con siti che dovranno sempre essere bloccati, oppure una lista bianca di siti su cui il Flash è sempre permesso, oppure possiamo cambiare l’aspetto del riquadro che indica un elemento bloccato, e così via. tutto ciò lo possiamo ottenere su Google Chrome passando da Impostazioni -> Estensioni e cliccando Opzioni subito sotto al nome di FlashControl. Si aprirà così una pagina per configurare FlashControl.
Qui sopra vediamo la pagina di configurazione nella versione “Simple”, per gli utenti che non amano molto perdere tempo a configurare qualcosa e preferiscono un pannello con due opzioni in croce: gli utenti normali, insomma. Le impostazioni disponibili sono
Enable FlashControl, per attivare o disattivare questa estensione;
Enable address bar menu, per inserire o togliere una piccola icona nella barra degli indirizzi (della icona parlerò poi);
Default behavior, per dirgli cosa fare davanti a un elemento in Flash (bloccarlo o autorizzarlo).
Tutto molto semplice e alla portata di chiunque, come potete vedere: avete tre cose da scegliere e con queste tre scelte potete gestire tutto il Flash che incontrate, ricordando poi che basterà un click per sbloccare qualsiasi elemento bloccato. Se poi vi sentite avventurosi, potete affrontare anche i due livelli successivi di personalizzazione: Moderate e Advanced. A titolo di esempio, ecco come appare il pannello di controllo, in versione Advanced:
Le opzioni della versione Simple sono rimaste, nel riquadro in alto a sinistra, ma parecchie altre opzioni e schede si sono aggiunte. Nella parte bassa, Appearance ci permette ad esempio di decidere che faccia avrà il “blocco” del Flash, ossia che aspetto dovrà avere il rettangolo grigio che indica un elemento bloccato: dovreste avere opzioni a sufficienza per soddisfare il vostro gusto estetico. Le schede Whitelist e Blacklist, invece, ci permettono di creare liste coi siti da autorizzare sempre, oppure da bloccare sempre (le liste nere e le liste bianche, di cui parlavo prima), mentre Info contiene una raccolta di link con informazioni più dettagliate su FlashControl, oltre alle pagine su cui segnalare eventuali problemi con l’estensione. In linea di massima, comunque, il pannello Simple sarà sufficiente per la maggior parte degli utenti, che vogliono solo bloccare il Flash.
Se avete scelto di abilitare l’icona nella barra degli indirizzi, poi, vedrete una piccola icona col simbolo del Flash (una F in campo rosso) in fondo a destra, nella barra degli indirizzi: cliccando questa icona, avrete accesso a una versione “ristretta” del pannello di controllo. Questo è ciò che apparirà, se avete impostato il pannello su Simple:
Abbiamo cinque pulsanti rossi:
Allow this page consente di autorizzare in un colpo solo tutti gli elementi in Flash presenti nella pagina che state visitando; se li avete autorizzati, al suo posto troverete la scritta Block this page, che invece blocca tutti gli elementi nella pagina.
Whitelist e Blacklist permettono di aggiungere alla lista dei siti sempre autorizzati (lista bianca) o dei siti sempre bloccati (lista nera) la pagina in cui vi trovate; se la pagina è già stata inserita in una di quelle due liste, troveremo la scritta Unwhitelist o Unblacklist, per rimuoverla rispettivamente dalla lista bianca o nera.
Disable FlashControl disattiva l’estensione: se è già disattivata, al suo posto troverete Enable FlashControl che vi permette di riattivarlo.
Preference aprirà la pagina col pannello di controllo, di cui ho già parlato in precedenza.
Se avete scelto di utilizzare il pannello di controllo in una versione più avanzata, allora troverete anche altri pulsanti, tra cui Open Resources Panel: cliccando questo pulsante, si aprirà una piccola finestra con informazioni più dettagliate su quale tipo di risorse stia utilizzando il Flash presente in quella pagina, come le stia utilizzando e per confezionare filtri su misura per quel particolare sito.

mercoledì 15 agosto 2012

Mondi di plastica tra pareti di plastica


Estate 2025: all’ombra della Piramide di Lambrate, i resti dell’Italia cuociono nel disinteresse della gente. Tra casa e lavoro, Fedele Innocenti percorre i tunnel pedonali cieco al mondo, fino a che il mondo non verrà a bussare alla porta.
Così si apre “Orizzonti di plastica”, romanzo a mosaico in cui ogni tessera è indifferente alle altre, eppure tutte sono legate tra loro. L’ambiente è quello di una ipotetica Italia del futuro prossimo, ormai alle soglie del disfacimento sia sociale che territoriale, dove l’unità nazionale resta solo sulla carta, mentre il paese si è smembrato in una moltitudine di regioni, province e comuni, indipendenti o quasi. Allo stesso modo, anche la popolazione è suddivisa tra centro e periferia, in rigide fasce di reddito; come le regioni, convivono senza quasi toccarsi. Il mondo oltre i confini è l’ignoto.
Mentre alcuni cercano di combattere questa apatia, sognando una rinascita, il dipendente esentasse Fedele Innocenti riceve un incarico dal suo superiore, un incarico che lo porterà a “toccare” altre persone e a scoprire cosa può nascondersi dietro il silenzio e l’incapacità di comunicare; malattia che colpisce a volte anche chi ci è più vicino. Uno sguardo oltre i sottili confini di plastica, che la tv onnipresente ha costruito attorno a ognuno, in una società che crede senza vedere e vede senza credere.
Intanto, il mondo che l’Italia ha voluto dimenticare, chiusa nel suo paese dei balocchi, si prepara a una nuova mossa. Uno scacco matto?
Romanzo di fantascienza di una utopia distorta, ma soprattutto romanzo dell’incomunicabilità e del silenzio, che accompagna ogni gesto in una realtà troppo piena di rumori. Un futuro, forse, a noi più vicino e presente di quanto si possa pensare, tra parole non dette, verità false e un vertice della piramide che è sempre più lontano dalla sua base. Tanto lontano che, ormai, neppure lo si vede, tra le nebbie che avvolgono la grande città.

EPUB
(257 pagg. circa)

lunedì 13 agosto 2012

Cosa sono i files CHM

Sotto l’etichetta generica di e-book possono essere raccolti svariati tipi di files, a seconda delle proprie convinzioni personali e di ciò che siamo disposti a considerare come “libro”: alcuni scelgono di restringere il termine ai soli formati che abbiano un’aria sufficientemente libresca, come lo Epub, il MOBI e il PDF; altri preferiscono intendere il termine nella sua accezione più ampia e includono negli e-books qualsiasi testo scritto in formato digitale, a partire dal più semplice dei TXT prodotti da un Blocco Note. Questione di gusti e di convinzioni personali, appunto: il minimo comune multiplo è che sia scritto e in formato digitale. Il formato CHM si colloca appunto nella fascia grigia tra lo e-book fatto e finito, con tanto di copertina, indice, eccetera, e il file di testo puro e semplice: alcuni lo considereranno un formato per e-book, altri non lo riterranno degni. Qualunque sia la vostra scuola di pensiero, vi converrà sapere almeno cosa fare quando ve ne troverete davanti uno, dato che ha conosciuto una discreta diffusione in passato ed è tuttora utilizzato in molti contesti.
Il formato CHM è un formato proprietario, realizzato dalla Microsoft una quindicina di anni fa: ha visto la luce più o meno ai tempi di Windows 98, per intenderci. Nonostante questa sua origine “chiusa”, però, il formato CHM è stato allegramente vivisezionato e la sua struttura interna ormai è ben nota: per questo motivo vi capiterà di trovarlo anche in contesti che non hanno nulla a che fare con la Microsoft e con Windows, come alternativa a formati più rigidi, tipo il PDF. Anche il suo campo di azione si è allargato col tempo: se alla nascita era stato destinato alla realizzazione delle guide per i vari programmi (i vari files di “aiuto” che trovate per quasi tutti i programmi destinati all’uso su sistemi operativi Windows, per esempio), adesso è utilizzato per distribuire qualsiasi tipo di testo, libri inclusi.
Qui sopra potete vedere un esempio di file CHM: probabilmente ne avrete già incontrato almeno uno, nel corso della vostra vita al computer. Come potete notare, un file CHM dispone sia di un indice, nel riquadro di sinistra, sia di varie altre funzioni per modificare la visualizzazione del testo, che lo portano molto vicino ai normali lettori per e-books. Non solo: se andiamo a guardare sotto la pelle di un CHM, troveremo molte altre somiglianze con formati quali lo Epub e il MOBI, tanto che possiamo pensarlo come uno zio o un cugino dei formati e-book più diffusi oggi.
Un file CHM, infatti, è fondamentalmente una raccolta di files HTML rilegati assieme. Si prendono i vari capitoli del nostro testo in formato HTML, li si raccoglie assieme, si compila un indice coi link alle varie sezioni dei vari capitoli e poi si comprime il tutto: ecco realizzato un CHM. Se ricordiamo quale sia la struttura di uno Epub, vedremo che la differenza non è molta. È anche facile capire la comodità di un formato dinamico come questo, rispetto alla rigidità di un PDF: come i formati e-book più famosi oggi, si tratta sempre di “sito compresso”, che può modificare il proprio aspetto per adattarsi alla dimensione dello schermo.
Per aprire un file CHM esistono diversi sistemi. Se utilizzate un sistema operativo Windows, avrete già a disposizione tutti gli strumenti che vi servono: nella maggior parte dei casi basterà un doppio click sull’icona del file e si aprirà da solo. I files CHM scaricati dalla Rete, però, potrebbero darvi qualche problema: una volta aperti, può capitare che non vediate il testo normale, ma il classico messaggio di “pagina non trovata”, proprio come succede quando non riuscite a collegarvi a un sito. È una misura di sicurezza, utilizzata spesso da Windows. Se vi succede, cliccate col tasto destro del mouse sull’icona del file, selezionate la voce “Proprietà” dal menu contestuale e scegliete di “sbloccare” il file.
Altra cosa che potete fare coi files CHM, sempre in ambito Windows, è decomprimerli, ossia “smontare” il file ed estrarre tutte le pagine HTML di cui è composto: questa operazione, di solito, risolve qualsiasi problema di lettura dovreste avere, se proprio quel CHM on piace al vostro computer. Per smontare un CHM, dovrete passare dal celeberrimo “prompt dei comandi”, noto anche come “linea di comando” o con altri nomi: qualcosa che, probabilmente, molti utenti Windows non avranno mai fatto in vita loro, a meno che non siano vissuti nei tempi eroici in cui Windows girava ancora su DOS. Dopo aver cercato e avviato il programma cmd dal menu di avvio di Windows, dovrete digitare questo comando:
hh.exe –decompile destinazione nome_file.chm
Al posto di “destinazione” dovrete inserire nome e indirizzo della cartella in cui salvare le varie pagine HTML, una volta estratte dal file CHM; al posto di “nome_file.chm”, invece, dovrete inserire nomee  indirizzo del file CHM. Gli indirizzi del file e della cartella saranno qualcosa del tipo c:\Users\Tizio\Documents eccetera, a seconda di dove avete salvato il file originale e dove volete salvare il suo contenuto. Non lasciate spazi vuoti nel nome del file o nel nome della cartella.
Questa soluzione potrebbe risultare indigesta a molti di voi, oltre che difficile per chi utilizza un altro sistema operativo. Soluzioni alternative, che funzionano sia su Windows, sia su Linux, sia altrove, richiedono l’utilizzo di programmi esterni. Firefox, ad esempio, ci mette a disposizione una estensione per aprire i file CHM, ossia CHM Reader, che aggiungerà una voce “Apri files CHM” al menu di Firefox: potremo così aprire qualsiasi file CHM all’interno di Firefox e leggerlo da lì, proprio come faremmo con gli strumenti forniti da Windows.
Altra possibilità è quella di convertire un file CHM in un altro formato di nostra preferenza, utilizzando Calibre. Fra gli svariati formati che Calibre supporta, infatti, è incluso anche il CHM: basterà così aggiungere il file CHM a Calibre, scegliere di convertirlo e poi selezionare il formato di destinazione, che potrebbe essere uno Epub (per quasi tutti i lettori di e-book), un MOBI (per il Kindle), oppure altri ancora. Come per ogni conversione, non è garantito che il risultato sia allo stesso livello qualitativo dell’originale, ma di solito è sufficientemente buono da non badare alle differenze, almeno nei files di solo testo.

mercoledì 8 agosto 2012

Leggere e creare ebook con Calibre (aggiornato)

Avevo già scritto un articolo su Calibre, presentandone l’aspetto, le funzioni e aggiungendo una breve spiegazione su come usarlo per convertire testi digitali da un formato all’altro. Per la precisione, lo avevo scritto più di un anno fa. Considerato però che lo sviluppo di Calibre procede a velocità ben più elevate di un treno italiano, e che il suo sviluppatore, Kovid Goyal, ha rilasciato giusto all’inizio del mese la versione 0.8.63, forse sarà opportuno procedere con un aggiornamento del testo, giusto per non restare indietro.


Come potere vedere dall’immagine soprastante, l’aspetto di Calibre non è cambiato molto, il che è un bene: non ci sono problemi di adattamento visivo, per inseguire le nuove scelte grafiche del designer di turno, e questo è sempre un aspetto positivo. Ci sono però diversi cambiamenti nel motore, cioè nel luogo in cui è opportuno che siano i cambiamenti, ma a questi accenneremo poi.
Calibre è disponibile in lingua italiana ed è ricco di annotazioni che spiegano in breve lo scopo di ogni pulsante, al passaggio del mouse: il suo utilizzo dovrebbe quindi essere alla portata di tutti, dato che basta saper leggere l’italiano. Cliccando poi sulla freccia che troviamo accanto a ogni icona principale, nel menu in alto, potremo visualizzare tutte le altre opzioni connesse a quella icona, oltre alla principale.
Aggiungi libri permette di importare nuovi e-books, oppure nuovi files che vogliamo convertire in un qualche formato e-book. Le varie opzioni supplementari ci permettono di precisare come vogliamo importare i files, ma in linea di massima otterremo sempre lo stesso risultato: il file selezionato sarà aggiunto alla biblioteca di Calibre e comparirà nella parte centrale della finestra. il primo file, o libro, comparirà anche in un’anteprima nella colonna di destra, che includerà sia la copertina (ammesso che ne abbia una), sia i vari formati in cui possiamo leggere quel libro. Se vogliamo altri formati, basterà convertirlo, come vedremo poi. I formati che possiamo importare con Calibre, e successivamente aprire e leggere, sono parecchi: si va da classici formati da e-book, come lo Epub e il MOBI, al PDF, al DOC/DOCX, fino allo HTML e al semplice TXT. Diciamo che dovreste poter importare più o meno qualsiasi formato di testo.
Modifica metadati, con le sue varie opzioni supplementari, ci permette di modificare le informazioni per il libro che abbiamo selezionato nella parte centrale della finestra: potremo così aggiungere o modificare il titolo, il nome dell’autore, l’immagine di copertina, il codice ISBN, la data di pubblicazione, eccetera. Se useremo Calibre soltanto per organizzare la nostra biblioteca, come una sorta di iTunes per libri (molti utenti lo considerano così), allora la modifica dei metadati ci servirà soltanto per migliorare la catalogazione dei testi; se invece vogliamo usare Calibre per realizzare un e-book, allora la modifica dei metadati sarà un passaggio obbligato, prima di procedere con la conversione.
Converti libri serve appunto a convertire da un formato all’altro un qualsiasi file importato in Calibre. All'interno di Calibre, il formato in cui il testo si trova ha importanza secondaria, dato che il lettore di cui è fornito riesce ad aprirli tutti (anche se non necessariamente bene e in modo esteticamente soddisfacente); se però volete trasferire un libro su un lettore esterno, come ad esempio un Kindle, allora la conversione potrebbe essere fondamentale, per ottenere un formato che sia accettato dal vostro dispositivo di destinazione. Nel caso di un Kindle, ad esempio, potreste ritrovarvi a utilizzare spesso questa funzione, per convertire un e-book dal formato EPUB (non supportato dal Kindle) al formato MOBI (supportato dal Kindle). Il processo di conversione presenta parecchie opzioni, che però non sono cambiate: la spiegazione che avevo fornito in precedenza rimane dunque ancora valida. Dovrebbe però essere possibile ottenere risultati migliori da formati che, finora, erano risultati alquanto ostici da convertire.
Leggi ci permette di leggere un e-book, utilizzando il lettore interno di Calibre. Per leggere un libro, basta selezionarlo nella parte centrale della finestra e poi cliccare questo pulsante, oppure cliccare sul formato che vogliamo aprire nella colonna di destra della pagina: il risultato sarà lo stesso. Il lettore interno potrebbe non essere il sistema migliore per leggere un libro, dato il suo aspetto scabro ed essenziale, ma di sicuro è uno strumento comodo per aprire parecchi formati, senza bisogno di scaricarsi mille programmino diversi. Va anche bene per farsi una prima idea sul risultato di una nostra conversione e, se non ci soddisfa, ripeterla senza bisogno di uscire da Calibre.
Prendi libri ci permette di cercare libri su svariati negozi online e siti “biblioteca”, cercando per autore, titolo, libro e negozio; ci fornisce anche informazioni di massima sul tipo di protezione (o di limitazione, a seconda dei punti di vista) che quel negozio potrebbe apporre ai propri e-books. È da segnalare la presenza del Progetto Gutenberg, tra i “negozi” su cui possiamo cercare: lì potrete essere certi di non avere problemi di DRM e di non dover pagare, perché tutti i testi sono forniti liberamente e gratuitamente.
L’inquietante icona a forma di cuore, che comincia a pulsare se vi passiamo sopra il puntatore del mouse, serve a effettuare donazioni a favore di Calibre e del suo sviluppatore, se vogliamo. Se non ci interessa, possiamo ignorarla e vivere felici lo stesso.
Scarica notizie ci permette di ricevere una sorta di rassegna stampa da uno o più siti di nostra preferenza. Cliccando su questa icona, si aprirà una nuova finestra, dove potremo consultare una lista di fonti, in base alla lingua o al paese: un doppio click sulla lingua che ci interessa ed ecco che avremo l’elenco di tutte le fonti giornalistiche (beh, il termine è qui utilizzato in senso molto ampio, stiracchiandolo per tutte le sue estremità) disponibili per quella lingua. Se proviamo a guardare tra le fonti italiane, che sono 51 in questo momento, troveremo sia siti di quotidiani nazionali, sia siti di agenzie stampa (tipo l’ANSA), sia siti di altre entità non ben definibili, ma che possono anche essere considerate fonti di notizie, a seconda delle proprie convinzioni e dei propri gusti.
Aiuto ci aprirà il manuale di Calibre, che potremo consultare se siamo persi e non sappiamo come proseguire. Da sottolineare che il manuale è online, per cui è necessaria una connessione attiva, per poter utilizzare questa opzione.
Rimuovi libri ci permettere di togliere un libro dalla biblioteca di Calibre: questo non lo eliminerà dal computer, o almeno non necessariamente, ma lo toglierà dalla sezione centrale della finestra. Considerato però che questa funzione cancellerà la sottocartella relativa a quel libro, che si trova all’interno della cartella Calibre, questo potrebbe essere sufficiente a rimuovere il libro anche dal nostro computer, se non ne avevamo salvata una copia altrove. Di conseguenza, è opportuno fare attenzione prima di rimuovere qualcosa.
Il pulsante successivo, X libri (dove X sta per il numero di libri importati su Calibre), ci permette di trovare la biblioteca di Calibre, ossia la cartella “Calibre” che è stata creata da qualche parte nel nostro computer, al momento dell’istallazione, ed eventualmente di spostarla.
Salva su disco ci permette di salvare in un’altra sezione del nostro computer il libro che abbiamo selezionato: usato in combinazione col pulsante “Rimuovi”, può essere utile per salvare un e-book in una cartella diversa del computer, prima di toglierlo dalla biblioteca di Calibre.
Connetti/Condividi, come dice il nome, ci permette appunto di connetterci ad altri dispositivi e condividere cartelle o singoli libri. Tra le sue opzioni c’è anche quella di connettersi a iTunes, che può tornare comoda per collegare Calibre a dispositivi che utilizzano questo programma. Inoltre, è anche possibile condividere libri via e-mail.
Preferenze, infine, ci offe alcune opzioni per personalizzare Calibre, installando ad esempio nuovi plugin, oppure per risolvere eventuali problemi: da qui possiamo riavviare il programma in modalità debug, ad esempio, oppure lanciare un classico “wizard” che ci guiderà lungo le prime impostazioni di Calibre.

Le novità introdotte dalle ultime versioni, come dicevo, si trovano in gran parte sotto il cofano e non sono dunque visibili dall'esterno: miglioramenti a quasi tutte le funzioni di base, insomma, oltre che alla grafica del lettore interno. Degna di nota, però, è la possibilità di eseguire piccole modifiche ai libri in formato EPUB, disponibile cliccando col tasto destro del mouse sopra a un libro e selezionando "Ottimizza libro": sia chiaro, Sigil è tutta un'altra cosa, ma se vogliamo soltanto eseguire livevi correzioni, allora potrebbe essere sufficiente.

sabato 4 agosto 2012

La piattaforma WebGL Globe e il commercio di armi

Premessa: se non amate il JavaScript, probabilmente questo articolo non vi interesserà. Io non amo il JavaScript, ma per questa volta farò una eccezione e ne parlerò, sia perché il progetto è interessante, sia perché può servire come dimostrazione che il JavaScript può anche essere utilizzato per realizzare qualcosa di utile, invece dei soliti, stupidi effettini di cattivo gusto, che abbondano nella Rete. Tacendo poi degli usi “maligni”, che sono un caso a parte.
WebGL Globe è una piattaforma per la visualizzazione geografica dei dati all’interno di pagine web, realizzata dal Google Data Arts Team come parte di una serie di “esperimenti” volti a mostrare le potenzialità del JavaScript nei browser, in particolare Google Chrome (ovviamente, essendo stato realizzato da Google). Nella pagina dedicata a WebGL Globe, all'interno del sito dedicato a propria volta ai Chrome Experiments, potete vedere alcuni esempi di progetti che hanno utilizzato con successo questa piattaforma. Progetti più o meno utili e/o sensati, ok, ma valgono appunto come esempi: in caso decidiate anche voi di utilizzare questa piattaforma per qualche progetto, avrete la possibilità di sottoporlo poi a Google, se vorrete, ed essere ospitati su quella stessa pagina, in caso siate selezionati.
La piattaforma WebGL Globe, inoltre, è open source, per cui può essere utilizzata e modificata liberamente: potete recuperare il codice da questa pagina e, come vedrete, è basato interamente su JavaScript, mentre per i dati da inserire (essendo appunto una piattaforma per la visualizzazione di dati) il formato di riferimento è il JSON. Ciò che si ottiene con l’uso di questa piattaforma è un mappamondo virutuale, inserito all’interno di una pagina web, che potremo ruotare a nostro piacimento e su cui saranno rappresentati i dati che vi abbiamo inserito, raccolti per zona geografica, nazione e così via, a seconda di cosa stiamo rappresentando. Per averne una idea migliore, procederemo adesso con l’esame di un esempio, realizzato appunto con WebGL Globe.
L’esempio in questione è una “mappa” interattiva del commercio legale di piccole armi, armi leggere e relative munizioni nel mondo, dove per “legale” si intende il commercio autorizzato dal governo di un determinato paese: una mappa realizzata da Google in collaborazione con l’istituto Igarapé, basata sui dati forniti dal Peace Research Institute Oslo. Maggiori informazioni sulla origine e i motivi della mappa le potrete trovare in questo file PDF, inclusa una definizione più precisa di cosa si intenda per arma piccola e arma leggera. Indicativamente, le armi piccole sono quelle per uso individuale (pistole, fucili, eccetera), mentre le armi leggere richiedono due o tre persone (mortai, missili anticarro, eccetera).
All'apertura della pagina che la ospita, la mappa si presenterà così:
Ok, magari non proprio così, perché il paese in evidenza potrebbe non essere l’Italia, ma in ogni caso avrà l’aspetto di un mappamondo, coperto da targhette rettangolari, su cui sono indicati i nomi dei vari paesi e le cifre relative alle importazioni ed esportazioni di armi, effettuate da quel paese nell'anno selezionato da noi. Nel caso dell’Italia, a titolo puramente informativo, possiamo così vedere che, nel 2009, ha esportato armi per circa quattrocento milioni di dollari, in linea coi risultati degli anni precedenti.
Utilizzando la lista di opzioni presentate in basso a destra, possiamo modificare i dati e distinguerli in base al tipo di arma: militare, civile e munizioni, tre categorie che inizialmente ci sono presentate assieme, sia nelle importazioni che nelle esportazioni, ma che possiamo separare deselezionando una o più opzioni, in base ai nostri interessi. La lunga barra che si trova subito sotto il planisfero, invece, serve a spostarsi avanti o indietro nell’arco di tempo preso in considerazione, ossia dal 1992 al 2010: cliccando su un anno, la mappa si aggiornerà e ci mostrerà i dati relativi a quell’anno, per tutti i paesi del mondo che è stato possibile esaminare. Cliccando invece su quel cerchietto bianco a destra della barra, contenente una icona a forma di grafico, vedremo questo:
che è appunto un grafico, come non era difficile immaginare. Più in dettaglio, è un grafico che ci mostra la variazione in percentuale del commercio di armi, sempre nel corso del periodo 1992-2010. I dati sono quelli dello stato preso in esame, se ne abbiamo selezionato uno.
Come trovare uno stato, dunque? In due modi: possiamo ruotare il mappamondo fino a che non lo abbiamo individuato e poi cliccare sulla sua area geografica, oppure possiamo utilizzare la funzione di ricerca, in alto a destra. Il risultato sarà lo stesso. Sempre accanto alla barra di ricerca, tra l’altro, troviamo anche due pulsanti, contrassegnati da un più e un meno: servono naturalmente a ingrandire o rimpicciolire il planisfero.
Questo, in breve, è il risultato che si ottiene, utilizzando WebGL Globe: una mappa interattiva, su cui sono distribuiti i dati che abbiamo deciso di rappresentarvi. Il prodotto finale, poi, potrà essere inserito in una pagina web e sarà visualizzabile da chiunque, senza bisogno di installare alcun componente aggiuntivo: basta solo che il JavaScript sia attivato.