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giovedì 2 maggio 2013

Navigazione ed email anonime con Anonymouse


Dopo l’excursus sui cookies del precedente post, tornerò oggi a dedicarmi a privacy e anonimato, due temi molto vicini all'utilizzo e alla gestione dei cookies: nello specifico, lo farò parlando di un servizio per la navigazione anonima e per la spedizione di e-mail anonime, attivo già da parecchi anni ma, temo, non molto famoso. Questo servizio è Anonymouse.
Anonymouse è prima di tutto un sito e attraverso quel sito possiamo utilizzare tutti i suoi servizi, senza bisogno di installare programmi o configurare il browser in modo strano e complicato. Basta accedere al sito, entrare nella sezione che ci interessa e fare ciò che dobbiamo fare.
La pagina iniziale del sito, riprodotta qui sopra, potrebbe non ispirare molta fiducia e sollevare più di un dubbio sulla sicurezza e sull'affidabilità del servizio; grafica a parte, però, il sito funziona ed è mediamente affidabile. Non lo utilizzerei per questioni di vita o di morte, sia chiaro, ma per avere un buon anonimato in circostanze normali è molto più comodo (e molto più veloce) di Tor Browser, soprattutto se dobbiamo soltanto collegarci a un paio di siti in modo “protetto”. Vedremo poi alcuni esempi di questo.
Per procedere oltre, dobbiamo cliccare su una delle due bandiere, a seconda della lingua e del paese che preferiamo: arriveremo alla stessa pagina, ma cambierà la lingua in cui i testi saranno scritti. Se scegliamo l’inglese, la pagina si presenterà così:
Siamo già all'interno di uno dei tre servizi offerti, ossia AnonWWW, per la navigazione anonima. A questo punto, tutto funziona come un qualsiasi altro web-proxy , ossia un proxy con cui si interagisce attraverso un sito web, senza bisogno di impostarne i dati all'interno del nostro browser. Di fatto, Anonymouse è un proxy, ma con una maggiore attenzione all'anonimato rispetto a un proxy tradizionale e una minore attenzione alla crittografia, almeno nella sua versione gratuita. Per utilizzarlo, scriviamo o copiamo nel riquadro l’indirizzo del sito che vogliamo raggiungere e premiamo il tasto “Invio” (oppure clicchiamo su “surf anonymously”, come preferiamo). Dopo un breve caricamento, si aprirà la pagina che volevamo raggiungere.
Cosa ha fatto di particolare Anonymouse? Invece di connettersi direttamente al sito, ha svolto un normale lavoro da proxy, ossia ha inviato la nostra richiesta al suo server, la ha ripulita da ogni nostro dato personale e infine l’ha girata al sito che volevamo raggiungere. In questo modo, a collegarsi al sito non saremo noi direttamente, ma sarà il server di Anonymouse; di conseguenza, anche le comunicazioni che il sito ci invierà saranno prima di tutto filtrate da Anonymouse e poi inoltrate a noi. Fungendo da intermediario, il server di Anonymouse blocca lo scambio di dati personali tra noi e il sito di destinazione, garantendoci così un forma di anonimato: non un anonimato assoluto e impossibile da aggirare, sia chiaro, perché un anonimato del genere non esiste, ma è più che sufficiente per circostanze normali. Usatelo pure per collegarvi ai siti porno, insomma, ma non affidatevi ad Anonymouse se state pensando di ricattare il vostro capo o svolgere altre azioni ad alto rischio per la propria incolumità: sarete anche anonimi per il sito di destinazione, ma non lo sarete per il vostro provider (ossia l’azienda che vi fornisce il servizio di connessione). Solo la versione a pagamento di Anonymouse vi fornisce qualche tutela sul fronte-provider, garantendo anche una connessione criptata.
Pur nei suoi limiti, Anonymouse presenta comunque una discreta utilità per gli utenti italiani, soprattutto quelli colpiti dalla ennesima caccia alle streghe in nome della proprietà intellettuale e del copyright, ossia per gli orfani di torrent e della cara, vecchia baia dei pirati. Come dicevo in precedenza, Anonymouse è praticamente un proxy, o almeno svolge funzioni sufficientemente simili a un proxy standard, da permetterci di assimilarlo a uno di essi. Trattandosi dunque di un proxy, lo possiamo utilizzare anche per connetterci a siti che, in condizioni normali, sarebbero inaccessibili dal nostro paese: un esempio tra tutti, i siti legati a torrent e simili. Attraverso Anonymouse, ad esempio, possiamo rapidamente accedere a ThePirateBay, giusto per nominarne uno, ma anche a molti altri siti di torrent. Non è l’unico modo per accedervi, sia chiaro, ma è sempre meglio avere uno strumento in più per farlo, piuttosto che uno in meno.
Oltre al servizio di navigazione, però, Anonymouse offre anche altri due servizi: AnonEmail e AnonNews. A cosa servano di preciso, dovrebbe essere chiaro anche solo leggendo i nomi: AnonEmail permette di inviare e-mail anonime, mentre AnonNews permette di accedere e postare in modo anonimo sui newsgroups. Entrambi hanno una interfaccia parecchio simile, per non dire identica, per cui mi limiterò a postare una immagine di AnonEmail, a titolo di esempio (anche perché è il servizio che, probabilmente, interesserà al maggior numero di possibili lettori).
Il suo utilizzo è molto semplice: nel campo “To” scrivete l’indirizzo del destinatario, nel campo “Subject” scrivete il titolo della e-mail e nel campo “Message” scrivete il contenuto del messaggio. Alla fine, cliccate su “Send anonymously” per spedire il tutto. Niente di diverso da un normale servizio di e-mail basato sul web. Nel caso di AnonNews, a cambiare è soltanto il primo campo, dove dovrete scrivere l’indirizzo del newsgroup su cui volete postare, invece del destinatario della e-mail. Il funzionamento del servizio, invece, è esattamente lo stesso che già abbiamo visto per AnonWWW: il messaggio è inviato prima al server di Anonymouse, ripulito da ogni dato che possa consentire il riconoscimento del mittente (ma NON rimuoverà il vostro nome, se avete firmato la e-mail: non bisognerebbe scrivere il proprio nome in un messaggio anonimo...) e infine inoltrato al destinatario. 
Nel complesso, è un buon servizio per un uso rapido e occasionale, molto buono se vogliamo accedere a un sito di torrent senza faticare troppo, ma non un servizio che consiglierei per questioni serie e vitali. Averlo a portata di mano, magari tra i “preferiti”, può comunque fare sempre comodo.

venerdì 28 dicembre 2012

Le impostazioni di ricerca di Google


Come già detto in altre occasioni, i risultati delle ricerche su Google (ma anche su altri motori di ricerca che utilizzano criteri analoghi) non sono neutrali, né identici per ogni utente: più persone che eseguono una stessa ricerca, dunque, otterranno risultati diversi, calibrati in base ad alcuni fattori.
Un primo fattore è la lingua con cui utilizziamo Google, mentre un altro è il paese da cui ci stiamo collegando: un francese che usa la versione in lingua francese di Google, otterrà risultati diversi da un giapponese che utilizza la versione di Google in lingua giapponese, anche se stanno cercando la stessa cosa. Questo criterio era in funzione già da tempo, ma è destinato a diventare sempre più forte dopo l’introduzione del Knowledge Graph, il quale aggiunge ulteriori discriminanti su base geografica, legate alle statistiche di ricerca dei vari paesi. E fin qui, nulla di nuovo.
Altri fattori che determinano il risultato delle nostre ricerche su Google sono legato alla nostra storia personale, cioè alle ricerche che abbiamo compiuto in passato e ai risultati che abbiamo selezionato: i siti che clicchiamo più spesso, o che visitiamo più spesso, tenderanno ad avere una posizione migliore nei risultati delle nostre ricerche, mentre i siti che abbiamo deciso di bloccare non compariranno proprio e abbasseranno nei risultati delle ricerche eventuali altri siti, che si appoggiano o linkano molto questi siti bloccati. Su questi fattori “personali” abbiamo una certa possibilità di controllo, attraverso la pagina delle impostazioni di ricerca di Google.

Nella scheda dei risultati di ricerca, la prima opzione che troviamo è quella relativa all'attivazione o disattivazione del filtro SafeSearch, che serve a filtrare e bloccare tutti quei risultati di ricerca che sono valutati come “di natura sessuale”: un classico filtro per la cosiddetta salvaguardia dei bambini”, insomma, che anche Google mette a disposizione dei tuoi utenti. Come per tutti i filtri di questo tipo, i risultati di ricerca da bloccare sono scelti in base ai calcoli di un algoritmo: non è garantito quindi che tutti i siti “sconvenienti” saranno bloccati, proprio come non è garantito che saranno bloccati soltanto i siti di quel tipo. Gli errori sono sempre possibili e questo filtro non è comunque sufficiente a sostituire un controllo genitoriale, come è specificato nella stessa pagina in cui si descrive il SafeSearch. A ogni modo, chi lo volesse usare potrà anche regolarne la severità, utilizzando l’apposita barra.
Previsioni Google Instant è una voce che riguarda quei suggerimenti di ricerca, ma anche quei risultati di ricerca, che appaiono mentre stiamo ancora scrivendo ciò che vogliamo cercare: sono un tentativo di risparmiarci tempo  e proporci in anticipo ciò che potremmo voler cercare, a volte con risultati parecchio buffi. È possibile decidere se attivare questa funzione, nonché specificare come utilizzarla: le tre opzioni sono “sempre attiva”, “mai attiva”, oppure “attiva solo quando la connessione è sufficientemente veloce”. In questo ultimo caso, l’impostazione è attiva, di base, ma è pronta a disattivarsi automaticamente se la nostra connessione dovesse diventare troppo lenta; si riattiverà poi quando la connessione sarà tornata decente.
Subito sotto è possibile anche specificare quanti risultati vogliamo per ogni pagina, da un minimo di dieci a un massimo di cento: come è ovvio, questo determinerà quanti risultati avremo in ogni pagina di ricerca su Google. Scendendo ancora, possiamo decidere cosa succederà, quando cliccheremo su uno dei risultati di ricerca: di base, le nuove pagine si apriranno nella stessa scheda in cui abbiamo effettuato la ricerca, ma possiamo decidere di farle aprire in una nuova scheda selezionando appunto la voce “Apri ogni risultato selezionato in una nuova finestra del browser”.
Le ultime due  voci sono decisamente più interessanti e coinvolgono in modo molto più diretto il nostro account su Google (se ne abbiamo uno): per modificare entrambe, infatti, sarà obbligatorio l’accesso al nostro account. Inoltre, entrambe le voci hanno un grosso peso sia sui risultati di ricerca, sia sulla nostra privacy (la seconda voce in particolare).
Blocco di risultati indesiderati ci consente di creare una lista con un massimo di 500 siti che dovranno essere bloccati, per qualunque motivo noi vogliamo. Se blocchiamo un sito, le sue pagine saranno escluse dai risultati delle nostre ricerche e potrebbero essere penalizzati nei risultati anche tutti quei siti che, per qualsiasi motivo, si appoggiamo molto ai siti da noi bloccati. Inoltre, Google specifica anche che le nostre “liste nere” potrebbero essere utilizzate (ma non si sa con quale peso) per la regolazione intera delle ricerche; in termini più comprensibili, un sito bloccato da molti utenti potrebbe anche subire una qualche penalità nelle ricerche di altre persone.
Cronologia delle ricerche è una funzione che, a seconda dei punti di vista, può essere utile, oppure inquietante. Google registra tutti i risultati delle nostre ricerche, proprio come un browser registra tutte le pagine che abbiamo visitato: in entrambi i casi, questa è chiamata “cronologia”. Nel caso di Google, questa cronologia è salvata all'interno del nostro account e da lì possiamo decidere se attivare la funzione (normalmente è attiva), disattivare la funzione, cancellare alcuni risultati o cancellare tutti i risultati. Questa funzione può avere una sua utilità, nel caso in cui noi vogliamo ritrovare i risultati di una nostra vecchia ricerca, ma presenta anche aspetti meno piacevoli. Oltre ai vari dibattiti sulla privacy, la cronologia delle nostre ricerche influenza i risultati delle nostre prossime ricerche, adattandole a quelli che sono i nostri gusti e le nostre preferenze, oppure agli argomenti che, in passato, abbiamo ritenuto più utili. In altri termini, se voi cercate spesso argomenti porno e, anche nelle ricerche normali, tendente a cliccare tutti i risultati che sembrano porno, Google deciderà che voi siete pervertiti e nelle vostre future ricerche i risultati porno saranno favoriti rispetto agli altri, adeguandosi ai vostri interessi. Giusto per fare un esempio, sia chiaro. Anche questo dimostra come i risultati delle ricerche su Google non siano neutri, ma dipendano dalla storia personale di ogni utente.
Nella sezione Lingue del menu di sinistra possiamo specificare la lingua da utilizzare (come è ovvio), nel caso in cui questa lingua sia diversa da quella in cui stiamo utilizzando Google. La sezione Posizione, invece, determinerà quanto sarà precisa la geolocalizzazione dei risultati di Google. Di base, Google cerca sempre di fornirci risultati che siano quanto più possibile pertinenti al luogo in cui ci troviamo: se cerchiamo locali o negozi, ad esempio, come primi risultati dovremmo trovare quelli geograficamente più vicini a noi. Anche il luogo su cui si aprirà Google Maps dipende da questo. È una funzione su cui è dunque necessario spendere qualche parola in più.
Aprendo questa scheda, abbiamo la possibilità di inserire l’indirizzo preciso del luogo in cui ci troviamo, se vogliamo inserirlo. Se lasciamo in bianco questo spazio, Google cercherà comunque di scoprire dove ci troviamo, perché “Google fornisce sempre i risultati che ritiene siano più pertinenti alla ricerca effettuata” e “la località è uno dei fattori che utilizziamo per fornire questi risultati pertinenti”, eccetera eccetera: parola di Google. Se stiamo utilizzando un cellulare, la localizzazione è molto semplice e precisa: basterà guardare la cella da cui ci stiamo collegando. Nel caso di un computer, o di una connessione non mobile, Google utilizzerà il nostro indirizzo IP, per cercare di individuare la zona da cui ci stiamo collegando; i risultati saranno inevitabilmente approssimativi. Altra possibilità è quella di ricorrere alla Google Toolbar, se l’abbiamo installata: una delle sue funzioni è “la mia posizione” e si può immaginare benissimo a cosa serva.
Non è possibile disattivare la geolocalizzazione dei risultati; anche se non specifichiamo il luogo in cui ci troviamo, Google cercherà lo stesso di scoprirlo. Per limitare i danni, può essere utile scrivere comunque una località, ma limitandosi al paese (per esempio, “Italia”). Se proprio vogliamo evitare ogni tipo di localizzazione, dovremo ricorrere a un proxy (anche se così troveremo risultati pertinenti al paese in cui si trova il proxy, che per noi potrebbero essere inutili) , oppure utilizzare un altro motore di ricerca, come DuckDuckGo.

sabato 1 settembre 2012

Navigazione anonima con Ultrasurf

Tornerò oggi a parlare di navigazione anonima e di accesso ai siti bloccati, con un giocattolino che, per quanto limitato nei suoi scopi, può sempre tornare utile per la sua semplicità di utilizzo e per il suo ingombro quasi nullo: Ultrasurf.
Ultrasurf è un programma di dimensioni ridotte (circa 1,5 MB), gratuito, che non richiede installazione e può essere utilizzato con un click, senza richiedere complessi aggiustamenti delle sue impostazioni. Di contro, però, è disponibile soltanto per sistemi operativi Windows, non è open source ed è impostato per utilizzare Internet Explorer; inoltre, tende ad avere un approccio un po’ bigotto e impedisce la navigazione su certi siti. Ad alcuni di questi limiti si può però rimediare, ad altri invece no; per questo motivo non è un programma che può interessare tutti, come invece lo è Tor. Può comunque tornare utile in diverse occasioni, come vedremo.
Ultrasurf è stato originariamente sviluppato per aiutare gli utenti cinesi ad aggirare la censura imposta dal loro governo, o almeno così ne descrive la genesi la società che lo ha sviluppato. Di fatto, può essere utilizzato ovunque si voglia accedere a un sito bloccato (cosa che non accade solo in Cina), oppure si voglia navigare senza rendere nota la nostra identità a qualsiasi sito: più in generale, rientra nella categoria degli strumenti per la navigazione indiretta, ossia quel programmi che ci permettono di raggiungere un sito passando da una strada laterale, invece di collegarci direttamente.
Ultrasurf è infatti un programmino che si occupa di semplificare la navigazione attraverso proxy: noi lanciamo Ultrasurf, lui si collega a un proxy della sua rete e, da quel momento in poi, la nostra navigazione passerà attraverso quel proxy, permettendoci così di accedere a un sito senza svelare la nostra vera identità, oppure di accedere a un sito che è bloccato nel paese in cui ci troviamo. Rispetto ad altre soluzioni, Ultrasurf è discretamente veloce e su molti siti non si noterà una grande differenza rispetto alla navigazione diretta: può diventare lento se cerchiamo di scaricare qualcosa di grandi dimensioni, come succede sempre in caso di proxy, ma nella navigazione normale si comporta bene e passa pressoché inosservato.
Una volta scaricato dal suo sito ufficiale, ci ritroveremo con una cartella zip di nome “u”, al cui interno troveremo un unico file eseguibile, di nome u1203 (la versione attuale; nei prossimi aggiornamenti il numero sarà diverso, dato che corrisponde alla versione in uso): tutto ciò può apparire molto sospetto, ma in questo caso è normale. Possiamo anche controllarlo con un antivirus, giusto per sicurezza. Una volta scaricato, estraiamo il file dalla cartella compressa e avviamolo con un doppio click. Ci chiederà il permesso di accedere alla Rete e poi si aprirà questa finestrella:
seguita dall'apertura di una nuova finestra di Internet Explorer. Come ho detto all’inizio, Ultrasurf è impostato per funzionare con Internet Explorer e ne aprirà una nuova finestra ogni volta che lo lancerete. Se siamo consenzienti alla navigazione con questo browser, allora non ci sono problemi: possiamo usare quella nuova finestra e visitare qualunque sito vogliamo, utilizzando Ultrasurf. Se non siamo consenzienti e vogliamo utilizzare un altro browser, come Firefox o Google Chrome, allora ci sarà qualche passaggio in più. 
La soluzione meno semplice è quella di impostare a mano il proxy a cui il nostro browser preferito si dovrà collegare: per puntarlo verso Ultrasurf, dovremo impostare 127.0.0.1 come indirizzo e 9666 come porta. Firefox dispone di una estensione per utilizzare Ultrasurf in modo più semplice, senza quindi dover smanettare con le impostazioni del proxy. Google Chrome, invece, utilizza le stese impostazioni proxy di Internet Explorer e possiamo sfruttare questa caratteristica a nostro vantaggio: lasciamo che Ultrasurf apra una finestra di Internet Explorer, chiudiamo la finestra e il nostro Google Chrome sarà magicamente impostato per funzionare con Ultrasurf, proprio perché Ultrasurf ha già modificato le impostazioni di Internet Explorer, che sono le stesse di Chrome. Non sarà molto elegante, ma è una soluzione molto semplice.
Mentre navighiamo attraverso Ultrasurf, nell’angolo in basso a destra del nostro browser vedremo un lucchetto giallo:
Possiamo nasconderlo modificando le opzioni, se non ci piace, ma è utile per ricordarci che stiamo navigando con un proxy, oltre a fornirci un più rapido accesso alla finestra principale di Ultrasurf: cliccando sul lucchetto col tasto destro del mouse, infatti, si aprirà un menu che ci propone tutte le voci della finestra principale.
Una volta che siamo connessi con Ultrasurf, cosa succede? Succede che tutto il nostro traffico è deviato verso il miglior proxy disponibile della rete di Ultrasurf. La comunicazione tra il nostro computer e il proxy avviene attraverso un tunnel criptato, più o meno come succederebbe utilizzando un VPN e come succede anche all’interno della rete Tor, mentre la protezione del traffico tra il proxy e il sito finale dipende dal tipo di connessione che si utilizza: con una connessione http il traffico sarà in chiaro, con una connessione https il traffico sarà criptato. In ogni caso, il sito a cui ci colleghiamo vedrà l’indirizzo IP del proxy, non il nostro indirizzo reale. Alla fine della sessione, poi, Ultrasurf cancellerà automaticamente tutti i dati dalla finestra di Internet Explorer, come misura ulteriore di sicurezza: spazzerà via i cookies e svuoterà cronologia e cache.
Passiamo adesso agli svantaggi. Come ho già detto, di base utilizzerà Internet Explorer, ma si può impostare anche per utilizzare altro browser: indirizzo 127.0.0.1 e porta 9666, giusto per ricordarlo. Una limitazione più seria è quella di poter funzionare soltanto su un sistema operativo Windows, ma anche a questo si può rimediare, in attesa che ne sviluppino una versione anche per altri sistemi operativi: la soluzione è utilizzare Wine. Non il massimo della vita, lo so, ma meglio di niente.
Infine, non è possibile accedere a tutti i siti, utilizzando Ultrasurf. Per ragioni misteriose ma alquanto ironiche, uno strumento che dichiara di essere nato per aiutare utenti cinesi a sottrarsi ai filtri governativi fa uso esso stesso di flirti, per limitare i siti a cui si può accedere: non potrete dunque accedere a siti porno, erotici o giudicati tali, perché gli sviluppatori di Ultrasurf non vogliono.
Nonostante questi limiti, può tornare utile per accedere rapidamente a un sito bloccato, come ThePirateBay e i vari altri aggregatori di torrent, soprattutto per la sua buona velocità di navigazione, ed è anche molto semplice da usare: anche il suo livello di sicurezza è decisamente alto. Diciamo che, nel complesso, è un ottimo programma anticensura per un pubblico bigotto, oppure per avvicinare i bambini al magico mondo dell’anonimato, tenendoli al riparo dalla pornografia (tanto la raggiungeranno in altri modi, non credete). Chi non ama i filtri, di qualunque tipo essi siano, e chi non ama i programmi chiusi, invece, farà meglio a orientarsi verso Tor, sopportandone stoicamente la bassa velocità media.

giovedì 29 dicembre 2011

Come funziona MAFIAAFire

Dopo tanto tempo, oggi torniamo a parlare di censura in Rete e di soluzioni per aggirare la censura, con qualsiasi nome essa si presenti. Considerate le varie leggi in discussione sia negli USA, sia qui in Europa a riguardo della cosiddetta “tutela dei diritti d’autore”, con le conseguenti minacce di chiusura per tutti i siti accusati di infrangerle, direi che un ripasso può rivelarsi utile.
Alcuni di voi probabilmente conosceranno già MAFIAAFire, almeno per averlo sentito nominare, ma vediamo di procedere con una breve spiegazione per tutti coloro che, invece, non lo conoscono e non lo hanno mai sentito prima d’ora. Intanto, che cosa non è MAFIAAFire: non è nulla che abbia qualcosa a che fare con MafiaWars e non è nulla che abbia a che fare con la criminalità. Al contrario, è uno strumento del tutto legale (per adesso).
MAFIAAFire è un addon sviluppato per Firefox e oggi disponibile anche per Google Chrome, il cui scopo è rendere più semplice l’accesso a siti, che sono stati bloccati per “intervento divino”. In altri termini, offre un sistema per aggirare il blocco che alcuni governi hanno imposto a siti che, secondo loro, sono colpevoli di violare il copyright di Pincopallino. Provate ad accedere a ThePirateBay in Italia, oppure all’indirizzo alternativo LaBaia, e capirete a cosa mi stia riferendo. Quando si trova davanti a casi simili, MAFIAAFire non vi manda verso l’indirizzo principale del sito (che è bloccato), ma vi devia verso un indirizzo alternativo, se presente: in questo modo, potrete accedere al contenuto del sito, come se non ci fosse alcun blocco.
L’oscuramento di un sito, nella maggior parte dei casi, avviene impedendo il collegamento diretto al sito in questione. Prendiamo l’esempio di ThePirateBay. Quando un utente cerca di collegarsi al sito ThePirateBay dall’Italia, non raggiungerà la pagina del sito, ma una pagina in cui si dice che il sito è stato bloccato dalla Guardia di Finanza per ordine del tribunale tal dei tali, eccetera eccetera, oppure si troverà di fronte a un blocco dei DNS. Il sito è ancora al suo posto, ma sulla strada che conduce al sito è stato inserito un filtro, che intercetta le connessioni provenienti dal territorio italiano e le manda a sbattere contro quella pagina.
Come aggirarlo? Una soluzione è quella di utilizzare un proxy, come abbiamo già visto: se il blocco ha una natura geografica, allora è probabilmente la soluzione migliore. Un’altra possibile soluzione è quella che ci propone MAFIAAFire: utilizzare un mirror site, ossia un sito “specchio”, collocato a un indirizzo diverso, ma che ci riflette sul sito che stavamo cercando.
Rispetto a un proxy, MAFIAAFire richiede un minimo di lavoro in più da parte del gestore del sito, il quale dovrà disporre di almeno un indirizzo alternativo che MAFIAAFire utilizzerà per permettere l’accesso al sito reale a tutti quegli utenti che si troverebbero bloccati. MAFIAAFire contiene infatti una lista di siti bloccati o a rischio blocco, assieme ai possibili indirizzi alternativi per quei siti. Quando digitiamo il nome di un sito nella barra degli indirizzi, MAFIAAFire controllerà prima di tutto se il sito sia incluso nella sua lista: se il sito non è incluso, la navigazione procede normalmente; se il sito è incluso, MAFIAAFire devierà automaticamente la connessione al sito secondario, così da aggirare la strada bloccata. Una cosa che potreste fare anche voi, perché nessuno vi vieta di digitare manualmente l’indirizzo alternativo, una volta che avete verificato che l’indirizzo principale non funziona, ma MAFIAAFire cerca di renderlo più semplice e “user-friendly” a suo parere, rendendo l’intero procedimento automatico e inavvertito dall’utente.

Sia chiaro, MAFIAAFire non è una soluzione universale e infallibile per ogni tipo di blocco o di censura. MAFIAAFire funziona soltanto coi siti che sono presenti nella sua lista e che dispongono di almeno un indirizzo di accesso alternativo: se queste condizioni non si verificano, il sito resterà per voi inaccessibile e dovrete ricorrere ad altri sistemi, come Tor o un proxy. D’altro canto, la lista di MAFIAAFire è aggiornata regolarmente e il proprietario di un sito può inviare in ogni momento una richiesta per l’aggiunta del proprio sito e degli indirizzi alternativi: la procedura è molto simile a quella richiesta da Google per verificare la proprietà di un sito (anzi, diciamo pure che è “ispirata” da quella).
In sintesi, MAFIAAFire non mi pare ancora la soluzione finale che i suoi autori vorrebbero, ma si tratta di uno strumento semplice, la cui esistenza quasi non si avverte sul proprio browser, e che sarà di aiuto agli utenti “normali” (cioè a tutti coloro che non sono nerd e non aspirano a diventarlo), per continuare ad accedere a siti, principalmente di torrent, senza sbattere il naso contro qualche schermata a cura di questo o quel tribunale. Se ti bloccano la porta principale, passa dall’ingresso sul retro: questo il principio di MAFIAAFire. La navigazione con Tor rimane tutto un altro paio di maniche, ma dopotutto rispondono a due esigenze molto diverse tra loro.

Da qui potete scaricare la versione per Firefox.
E da qui potete scaricare la versione per Google Chrome.

venerdì 17 giugno 2011

Accedere a siti bloccati

Può capitare, a volte, di voler accedere a un sito, oppure a un servizio su un sito, e scoprire che il sito o il servizio in questione è per noi inaccessibile. Succede soprattutto se ci stiamo collegando dal computer dell’ufficio, della scuola o di una biblioteca, ma può succedere anche quando ci colleghiamo dal nostro computer di casa. Il blocco stesso ci può comparire in forme diverse: a volte è un semplice avviso, che vi segnala che noi non possiamo accedere a quel sito o a quel servizio; a volte la pagina tenterà di caricarsi, ma il solo risultato sarà un classico messaggio di “Impossibile accedere”, senza specificare il motivo. Il motivo, però, è chiaro: quel sito è bloccato.
Perché bloccare un sito? Le ragioni sono diverse. In certi casi, quei siti sono considerati non attinenti con quello che dovreste fare: è l’esempio degli uffici, delle scuole e delle biblioteche che bloccano l’accesso a siti di svago o a social network, perché ritenuti una perdita di tempo e una distrazione dalle attività di studio o lavoro. In altri casi, un certo servizio online è disponibile solo per gli abitanti di un’area geografica: è il caso delle trasmissioni in streaming della Rai, per esempio, che sono visibili soltanto ai residenti in Italia. Un ultimo caso, ben più serio, è quello della censura governativa: molti paesi (anzi, quasi tutti) adottano un sistema più o meno rigido per filtrare la navigazione dei propri abitanti, bloccando gli accessi a siti che sono considerati contrari alle leggi in vigore nei rispettivi stati. Senza scomodare la Cina, possiamo guardare in casa nostra e accorgerci che, per esempio, tutti i siti di scommesse non approvati dall’AAMS sono bloccati, così come sono bloccati dalla censura italiana anche alcuni siti di torrent, quali ThePirateBay e Btjunkie.
Possiamo dunque individuare tre tipi fondamentali di blocco:
-blocco degli accessi in base a una “lista nera” di siti, operato da reti private;
-blocco degli accessi in base all’origine del collegamento;
-blocco degli accessi in base a una “lista nera” di siti, operato da filtri governativi.

Il primo caso è quello delle reti di uffici, scuole, biblioteche o altro. Chi le ha programmate, ha anche inserito una lista di siti a cui non è consentito l’accesso. Le possibilità di aggirare il blocco e accedere lo stesso a siti vietati dipendono dalla cura con cui la rete stessa è stata progettata: di solito, un modo per aggirarle lo si trova sempre.
Il più semplice è Google. Chi mai bloccherebbe l’accesso a Google, in un ufficio o in una scuola? Nessuno! Eppure, Google ci offre alcune scappatoie per aggirare un blocco, disponibili anche per chi sa poco o nulla di computer. Per esempio, possiamo accedere alla copia cache di una pagina, come già spiegato: è possibile che non sia aggiornata al giorno stesso, ma se dobbiamo leggere una pagina o un articolo, sarà più che sufficiente. Un altro sistema, sempre con Google, è di ricorrere al suo traduttore: copiamo l’indirizzo della pagina a cui vorremmo accedere, inseriamola nel traduttore ed ecco che la pagina si aprirà. In entrambi i casi, la spiegazione è semplice: il filtro della rete ci impedisce di accedere direttamente a quella pagina, ma non impedisce a Google di accedere. Quindi, noi accediamo a Google e sfruttiamo un servizio di Google per far accedere Google stesso alla pagina che ci interessa.
Un altro sistema, più complicato, è quello di utilizzare un proxy. Ho già spiegato in altre pagine come funzionano i proxy, per cui non mi dilungherò qui nel ripeterlo; a ogni modo, anche in questo caso si tratta di un accesso indiretto al sito bloccato. Noi ci colleghiamo al proxy ed è poi il proxy a collegarsi al sito che ci interessa. E il blocco è aggirato.
Se infine non ci accontentiamo e vogliamo un sistema ancora più sicuro, allora c’è per noi Tor Browser, altro programma di cui ho già parlato. Lo possiamo tenere su una chiavetta, collegarla alla presa USB del computer e poi usarlo per navigare in modo anonimo e alla faccia di qualsiasi blocco.

Il secondo caso di blocco è quello in base all’origine del nostro collegamento. Ogni volta che ci colleghiamo a internet, infatti, ci viene assegnato un indirizzo IP, che è l’indirizzo a cui si trova il nostro computer. Il sito in questione controllerà l’IP del nostro computer, quando proviamo ad accedere, e ne osserverà l’origine: se l’IP non appartiene al paese a cui è consentito l’accesso, allora saremo bloccati. Come è facile immaginare, per aggirare un sistema di controllo come questo si può utilizzare un proxy. Basta sceglierne uno che appartenga al paese a cui è consentito l’accesso, usarlo ed ecco che potremo entrare. Se l’accesso è permesso solo ai residenti in Italia, usiamo un proxy italiano; se è solo per i residenti in Francia, usiamo un proxy francese. E così via.

Il terzo caso, ossia il filtro governativo, è ovviamente il più complicato da aggirare. Dipende molto da quanto rigidi sono i filtri e da quanto sono stati programmati con cura. Per accedere, o almeno per vedere, siti bloccati dal governo italiano, spesso è sufficiente utilizzare le funzioni di Google che ho già presentato prima: la copia cache, oppure il traduttore. Se poi vogliamo anche interagire col sito in questione, allora possiamo ricorrere a un proxy e non avremo problemi.
Governi più seri, invece, utilizzano anche sistemi più difficili da aggirare e Google non basterà più. Anche un proxy normale potrebbe non bastare. In quel caso, Tor può essere un valido aiuto, sia nella versione “portatile”, ossia Tor Browser, sia nella versione integrata con Vidalia. In aggiunta, Tor ci garantisce anche un alto livello di anonimato, che è sempre utile quando abbiamo a che fare con governi che amano la censura e il controllo delle informazioni. Risultati anche migliori si possono ottenere unendo Tor e un sistema come Privoxy, per aumentare soprattutto la sicurezza personale: è sempre meglio andarci molto cauti e usare una protezione in più, in certi casi...

mercoledì 4 maggio 2011

Come funziona la cache di Google

La cache di Google è qualcosa che, almeno di nome, dovreste aver già incontrato tutti, almeno una volta. E il motivo è molto semplice. Sotto al risultato di ogni ricerca su Google, infatti, accanto alla scritta "Pagine simili" compare anche "Copia cache": probabilmente non ci avrete mai fatto caso, o forse l'avete ignorata, ma quella parola è finita sotto i vostri occhi già centinaia di volte.
Ma che cos'è questa cache? Vediamo di spiegarlo in breve.
La cache è un archivio, nel quale sono conservate copie di altri documenti. Tutti i programmi con cui ci colleghiamo a internet, cioè i browser come Internet Explorer, Firefox e Chrome, ne hanno una e la usano per conservare una copia di tutte le pagine che visitiamo: in questo modo, se torniamo a un sito già visitato in precedenza, il browser potrà sfruttare la copia nella cache per caricarlo più velocemente. A noi, però, non interessa la cache dei browser, almeno oggi, per cui possiamo procedere oltre e arrivare alla cache di Google.
Google utilizza la propria cache per archiviare una copia di tutte le pagine presenti nel suo indice: la cache è quindi un archivio di tutti i documenti che Google è in grado di cercare. Il funzionamento è piuttosto semplice. Google al momento è il principale motore di ricerca della Rete; per poter cercare, però, ha bisogno prima di tutto di conoscere il contenuto della Rete: i nomi dei siti presenti, il contenuto delle loro pagine e così via. Per ottenere queste informazioni, Google utilizza alcuni programmi automatici, i bot (detti anche "ragni", per ovvia analogia con il Web), che eseguono un "censimento" della Rete: saltando da una pagina all'altra, ne copiano il contenuto e lo inoltrano a Google stesso. Una volta arrivato a destinazione, il contenuto delle pagine è indicizzato, ossia è catalogato nell'archivio di Google in base a elementi come argomento, parole chiave e così via. Quando noi eseguiamo una ricerca, Google sfoglia il contenuto del suo archivio e ci restituisce le pagine che più si avvicinano a ciò che noi staimo cercando, in base alle informazioni in suo possesso.
La cache è appunto l'archivio di Google, ossia il "luogo" in cui sono salvate le copie di tutte le pagine internet che ha indicizzato.
Questo archivo è aggiornato periodicamente, in modo da aver sempre sotto controllo tutto ciò che è pubblicato in Rete. Naturalmente, data la vastità della Rete, non sarebbe possibile controllare e aggiornare ogni ora il contenuto di tutti i siti, perché le pagine da controllare sono miliardi. Per questo motivo, i bot di Google controllano e aggiornano il contenuto degli archivi secondo un criterio abbastanza sensato: la frequenza degli aggiornamenti dipenderà dalla dimensione del sito, dal numero di visite che riceve, dalla quantità di nuove pagine che quel sito produce, eccetera. I siti più grandi, famosi e attivi saranno dunque visitati più spesso dai bot; i siti più piccoli e meno attivi, invece, saranno visitati di meno.
Per ogni pagina indicizzata da Google, la cache conterrà l'ultima versione che è stata copiata dai bot: più o essere dunque più o meno recente, a seconda di quanto spesso i bot visitano quel determinato sito. Talvolta la copia della cache è identica all'originale, talvolta invece la copia della cache è più vecchia dell'originale, se l'originale è stato modificato o aggiornato dopo l'ultimo passaggio dei bot. Guardando la copia cache di una pagina, dunque, potremo trovare o una versione identica di quella pagina, oppure una versione più vecchia. Questo cosa significa? Significa che, per esempio, se una certa informazione è stata rimossa dalla pagina originale di un sito, nella copia cache potrebbe invece esserci ancora, perché magari i bot di Google non hanno ancora avuto il tempo di aggiornarla. Ed è un dettaglio che non va trascurato, perché ci ricorda che in Rete nulla è mai distrutto per sempre.
La cache di Google ha però anche altri aspetti, che possono tornarci utili. Un aspetto lo abbiamo già visto: se qualche informazione è stata cancellata dalla pagina originale, potrebbe ancora esistere nella sua copia cache. Su scala più ampia, ci può permettere di recuperare le pagine di un sito che, nel frattempo, è stato rimosso dalla Rete: se Google lo aveva indicizzato, per un certo periodo potremo ancora accedere alla sua copia cache, anche se il sito è ormai defunto. Ancora: se un filtro web non è stato progettato con cura, possiamo aggirarlo usando la cache di Google, in modo del tutto lecito. E il motivo è semplice. Se un filtro ci impedisce di accedere al sito "pincopallino", noi possiamo raggiungerlo lo stesso visitando la copia conservata nella cache di Google: in questo caso, noi non stiamo accedendo al sito pincopallino, ma stiamo accedendo a Google, perché la copia si trova appunto negli archivi di Google. Non è proprio come usare un proxy, d'accordo, ma è una possibilità da tenere presente. Eccetera eccetera.

Come accedere alla copia cache di un sito? Beh, il sistema più semplice è quello di cliccare "copia cache", che troviamo in coda a ogni risultato di una nostra ricerca su Google. In alternativa, possiamo cercare direttamente la copia cache su Google: basta digitare cache: seguito dall'indirizzo del sito che ci interessa. Nella copia cache di una pagina, inoltre, è sempre indicata la data dell'ultimo aggiornamento: potremo così sapere subito a quando risale quella copia.

Aggiornamento - Dopo l'ultima modifica grafica di Google, non troviamo più il link "Copia cache" sotto ai risultati di ricerca: dovremo cliccare (o anche solo spostare il mouse) sulla freccia che compare a destra di ogni risultato, per vedere le voci "Copia cache", "Simili" e l'Anteprima della pagina.

mercoledì 16 febbraio 2011

Tor, anonimato in Rete

Tor icona
In precedenza, abbiamo spiegato cosa sia un proxy e come si possa usare per accedere a siti bloccati, oppure per mantenere l'anonimato in internet. Abbiamo anche spiegato come configurare un proxy, per utilizzarlo col nostro browser, ossia col programma con cui ci colleghiamo a internet. Per completare il discorso, vedremo oggi un'applicazione concreta e completa del concetto di proxy, per costruire una intera rete anonima, che possa collegare tra loro molti computer e molti utenti da ogni parte del mondo.
Parleremo di Tor.
Tor (The Onion Routing) è un progetto che ha come obbiettivo quello di garantire l'anonimato in internet: un sistema di comunicazione basato proprio sul concetto di proxy e sulla collaborazione tra gli utenti che ne fanno parte, per costruire una rete a prova di censura e di identificazione. Funziona sul principio dello onion routing (lett. "navigazione a cipolla"): in termini molto semplici, permette di collegarsi attraverso una rete di server ospitati sui computer degli utenti connessi alla rete, in modo che un osservatore esterno possa vedere solo il traffico che entra nella rete o il traffico che esce dalla rete, e mai entrambi contemporaneamente. Il traffico interno alla rete, invece, è del tutto nascosto. In pratica, se voglio visitare un sito utilizzando Tor, io mi collegherò prima di tutto alla rete di Tor; da lì, sarò rimbalzato attraverso una serie di server, distribuiti in varie parti del mondo, e alla fine raggiungerò il sito.
Una complicazione inutile? Non è detto. Un estraneo vedrà soltanto che io mi sono collegato a un server di entrata della rete Tor; non vedrà niente di ciò che avviene all'interno della rete; vedrà infine un collegamento che esce da un server di uscita della rete Tor e accede a un sito. Non sarà possibile, dunque, rintracciare l'origine dell'ultimo segnale, né sarà possibile scoprire a che sito io mi sia collegato; il sito stesso non potrà sapere che sono stato io a collegarmi, né quale sia la mia origine. Come potete capire, Tor serve anche a evadere la maggior parte dei sistemi di controllo e censura di Internet, messi in atto dai vari governi.

In concreto, Tor è un programma gratuito, disponibile per i principali sistemi operativi (Windows, Macintosh, Linux/Unix, eccetera). Consiste principalmente di un proxy (chiamato relay) e del programma che serve a mantenere la rete, collegandosi agli altri nodi e crittografando il traffico. A seconda delle impostazioni, possiamo utilizzarlo sia per collegarci alla rete di Tor, e quindi navigare in modo anonimo, sia anche per diventare noi stessi parte della rete, accettando di mettere a disposizione una parte della nostra connessione per agire da nodo, ossia da server. Possiamo usarla, ovviamente, per navigare in modo anonimo su internet, ma anche per eseguire altre operazioni, come inviare e ricevere e-mail, oppure i servizi di messaggistica istantanea, come MSN o IRC.
I livelli di utilizzo di Tor sono quattro.

Client
Configurazione di base: possiamo collegarci alla rete di Tor e sfruttarla, ma non ne facciamo parte.

Relay di mezzo
Siamo parte della rete di Tor e il nostro computer agisce come uno dei nodi interni, attraverso i quali si fanno rimbalzare le comunicazioni di altri utenti. Sul nostro computer è attivo un proxy di Tor, che permette ad altri utenti di passare attraverso di noi, per procedere nella navigazione. Ci troviamo nel mezzo della rete, nella parte interamente protetta da crittografia. Se abbiamo una connessione a banda larga, questa è la scelta migliore: una parte della nostra connessione sarà sfruttata da altri, ma in questo modo contribuiremo ad allargare la rete e potenziarla. Inoltre, ci garantisce maggiore protezione e anonimato, rispetto a essere semplici Client.

Relay di uscita
Il nodo di uscita dalla rete. Da un certo punto di vista è il più esposto, perché può essere visto dall'esterno della rete e quindi localizzato. Questi stessi motivi, però, lo rendono anche il nodo più importante. Se scegliamo questa opzione, possiamo decidere a quali siti vogliamo consentire l'accesso e vietare, ad esempio, che altri possano utilizzare il nostro nodo per connettersi a siti che non approviamo (pornografia e altri).

Relay ponte
Un tipo di nodo molto particolare, progettato per aiutare chi vuole connettersi alla rete Tor da un paese in cui la censura è molto stretta ed esistono sistemi di filtraggio finalizzati a bloccare Tor. Utilizza dunque una tecnologia diversa dagli altri nodi, che sarebbe complicato spiegare, ma per noi utenti non fa alcuna differenza pratica.

Usare la rete di Tor è più lento di una connessione normale, proprio perché dobbiamo passare attraverso molti nodi, prima di arrivare al sito che ci interessa. Inoltre, i nodi sono ancora pochi e questo aumenta il traffico (e la lentezza) della rete. Proprio per questo è importante ospitare un nodo, se abbiamo a disposizione una buona connessione a banda larga: collaboreremo così ad allargare la rete di Tor e ad accelerarla.
Per queste sue caratteristiche, poi, è anche importante rispettare alcune norme di buona educazione, quando si usa Tor. Si tratta di un servizio che nasce in primo luogo per garantire anonimato a chi ne ha bisogno e per sfuggire alla forme di repressione governativa, nei paesi a più forte censura: finché lo utilizziamo per accedere a un sito o per conversare in forma anonima e nascosta, niente di male; usarlo per scaricare film o altri files molto ingombranti, invece, è molto discutibile sul piano morale. L'intera rete Tor si basa su volontari che mettono a disposizione parte della propria banda, per aiutare altri a comunicare: intasarla per scaricare film illegalmente, peggio ancora se porno, è decisamente di pessimo gusto. Allo stesso modo, sfruttare l'anonimato per spammare o vandalizzare siti, forum e altro, va contro i principi alla base di Tor.

Come vedremo, due sono i programmi con cui possiamo utilizzare Tor, ossia:
- Tor Browser
- Tor Vidalia

sabato 12 febbraio 2011

Come impostare un proxy

Abbiamo visto che i proxy sono uno strumento che ci serve ad aggirare filtri, censure e ad accedere a pagine che altrimenti sarebbero bloccate per noi o per il nostro paese. Possiamo usarli per visitare siti che il governo italiano ha bloccato, oppure possiamo usarli per accedere a siti bloccati sulla rete che stiamo utilizzando (scuola, biblioteca, ufficio, eccetera); possiamo anche usarli per nascondere la nostra identità e non farci subito localizzare dal sito che visitiamo. Invece di collegarci direttamente a un sito, noi ci colleghiamo al proxy e da lì raggiungiamo il sito che ci interessa.
Il problema principale è che la connessione sarà più lenta, utilizzando un proxy; il vantaggio è che potremo accedere a siti che altrimenti ci sarebbero vietati, ma anche che potremo accedere senza mostrare direttamente chi siamo.
Ma come facciamo a usarli, nello specifico?
Prendiamo come esempio un sito che ci fornisce proxy validi e aggiornati, come HideMyAss.
Se lo apriamo, troveremo una lista di proxy che possiamo utilizzare. Per ognuno di essi, sono indicati l'indirizzo IP, la porta e il paese del proxy. Il paese è molto importante da tenere presente: se usiamo un proxy degli USA, i siti a cui ci collegheremo ci vedranno come provenienti dagli USA, per esempio. Quindi, se noi vogliamo entrare in un sito che è accessibile solo per gli utenti di un determinato paese, dovremo cercare un proxy di quel paese.
Indirizzo IP e porta, invece, servono a configurare il proxy sul nostro browser, ossia sul programma con cui ci colleghiamo a internet. Vediamo come fare, a seconda del browser. Come esempio, prenderemo un ipotetico proxy che abbia 204.232.206.87 come indirizzo IP e 80 come porta.

Internet Explorer

Prima di tutto, apriamo Internet Explorer.
Dal menu "Strumenti", nella parte alta della finestra, clicchiamo sulla voce "Opzioni Internet". Se non ci appare il menu, in alto, clicchiamo prima sul tasto ALT per farlo apparire.
Dalla finestra "Opzioni Internet", clicchiamo sull'etichetta "Connessioni". Verso il basso, troveremo la voce "Impostazioni rete locale (LAN)": clicchiamo il pulsante "Impostazioni LAN".
Nella sezione "Server proxy", selezioniamo "Utilizza un server proxy per le connessioni LAN" e poi clicchiamo su "Avanzate". Nella nuova finestra, come indirizzo scriviamo l'indirizzo IP del proxy che vogliamo usare (nel nostro esempio, 204.232.206.87); come porta, scriviamo la porta a cui si collegherà il proxy (nel nostro esempio, 80).
Ok a tutto, riavviamo Internet Explorer e adesso dovremmo poterci collegare attraverso il nostro proxy.

Mozilla Firefox

Dal menu "Strumenti", scegliamo la voce "Opzioni", che dovrebbe essere l'ultima della lista.
Nella nuova finestra, clicchiamo sull'etichetta "Avanzate" (di nuovo l'ultima della lista) e poi su "Rete", tra le quattro etichette che ci appariranno in basso.
Nella sezione "Connessione" - "Determina come Firefox si collega a internet", clicchiamo su "Impostazioni".
Nuova finestra. Selezioniamo "Configurazione manuale dei proxy". Nella casella "Proxy HTTP", scriviamo l'indirizzo IP del proxy (nel nostro esempio, 204.232.206.87); come porta, scriviamo la posta a cui si collegherà il proxy (nel nostro esempio, 80).
Di nuovo Ok a tutto, riavviamo Firefox e dovrebbe essere a posto.

Google Chrome

Dalla finestra principale di Chrome, clicchiamo sulla chiave inglese, nell'angolo in alto a destra. Selezioniamo poi la voce "Opzioni".
Nella nuova finestra, clicchiamo sull'etichetta "Roba da smanettoni", poi cerchiamo "Rete" - "Imposta proxy per connessione alla rete". Clicchiamo sul pulsante "Modifica impostazioni proxy".
Come vedrete, ci manderà nella stessa finesta che abbiamo già usato per Internet Explorer. Il resto del procedimento, dunque, è identico a quanto già detto per Internet Explorer.

Safari

Dalla finestra principale di Safari, clicchiamo sul menu "Preferenze", poi sulla voce "Avanzate".
Altro clic sulla voce "Modifica impostazioni". Si aprirà adesso il pannello "Network".
L'ultimo passo consiste nel cliccare su "Preferenze di Sistema", per poi inserire le informazioni del proxy che abbiamo scelto. Come indirizzo scriviamo l'indirizzo IP del proxy che vogliamo usare (nel nostro esempio, 204.232.206.87); come porta, scriviamo la porta a cui si collegherà il proxy (nel nostro esempio, 80).
Ok a tutto, riavviamo Safari e tutto dovrebbe essere a posto.

lunedì 24 gennaio 2011

Proxy: cos'è e come funziona

Un proxy è un server che agisce da intermediario in una connessione, ricevendo le richieste da un computer cliente e reindirizzandole verso altri server, destinatari delle richieste. Tutto chiaro, no?
In termini più umani, un proxy è un mezzo per deviare una connessione tra due computer o tra un computer e la rete internet: invece di collegare direttamente i due computer, un proxy funziona come un centralinista, ricevendo la chiamata dal primo computer e girandola al secondo. Il che potrebbe sembrare una complicazione inutile, ma vi assicuro che ha un suo senso: è utile, per esempio, quando non è possibile collegarsi direttamente a un sito, o quando non ci si vuole collegare direttamente, qualunque sia il motivo. Ma guardiamo meglio come funziona.
Immaginiamo di voler visitare un sito. La cosa più semplice è collegarsi direttamente a quel sito, giusto? A volte, però, non è possibile: gli uffici e le scuole hanno spesso un filtro che blocca l'accesso a certi siti, per esempio. In questo caso, un proxy può tornare utile. Invece di collegarci al sito, noi ci colleghiamo al proxy: dal proxy, poi, ci colleghiamo al sito. In questo modo, possiamo aggirare il blocco che ci impedisce di accedere a un sito, perché è il proxy a collegarsi al sito, non noi.
Altre volte, invece, può capitare che alcune pagine siano limitate ai visitatori provenienti da un certo paese, oppure che una diretta in streaming (come quelle della Rai) sia visibile solo a chi si collega dallo stesso paese. Se dall'Italia vogliamo vedere una diretta in Italia, nessun problema; ma se la diretta è in un paese estero? O se siamo fuori dall'Italia e vogliamo vedere una diretta riservata ai soli italiani? Di nuovo, un proxy ci torna utile. Ci colleghiamo a un proxy che si trovi in Italia, oppure nel paese che ci interessa, e attraverso quello ci possiamo collegare al sito su cui trasmettono la diretta, per guardarla come se davvero ci trovassimo nello stesso paese.
Ma come è possibile tutto questo? Beh, cerchiamo di spiegare in modo molto semplice e "rudimentale" cosa sia un proxy.
Un proxy è un computer collegato alla Rete. Come tutti gli altri computer, si trova in un posto ben preciso., che ne determina la nazionalità: se quel computer è in Italia, allora è un proxy italiano; se è in Germania, allora è un proxy tedesco, eccetera. A differenza degli altri computer, però, ha installato in sé alcuni programmi che gli permettono di fare da "filtro", ossia ricevere chiamate e reindirizzarle verso il destinatario. Un centralinista, insomma, come lo si può trovare negli alberghi: le nostre telefonate arrivano al centralinista e il centralinista le gira alla stanza a cui sono indirizzate. Così funziona un proxy.
I motivi per utilizzare un proxy, invece di una normale connessione, sono molti. Vediamo i principali:
  • Privacy. Se usiamo un proxy, il nostro computer rimane "nascosto". Quando ci colleghiamo a un sito, il sito vedrà la connessione provenire dal proxy e non da noi: in questo modo, non potrà sapere chi siamo. Utile per rimanere anonimi, entro certi limiti, perché nasconde il nostro indirizzo IP.
  • Aggirare i blocchi. Come ho già detto, se ci troviamo su una rete privata, come quella di una scuola, di una biblioteca o di un ufficio, alcuni siti potrebbero essere bloccati, per varie ragioni. Non ci sarà possibile collegarci direttamente a quel sito. Il proxy ci permette di aggirare il blocco: noi ci colleghiamo al proxy, non al sito, ed è poi il proxy a collegarsi al sito. Se io non posso parlare direttamente con Tizio, allora lascerò un messaggio a Caio, da girare a Tizio: il principio è lo stesso.
  • Aggirare la censura governativa. In molti paesi, inclusa l'Italia, esistono filtri che bloccano tutte le connessioni dei suoi cittadini a determinati siti, inseriti in una "lista nera" stilata da quel governo. Di conseguenza, è impossibile aprire un sito bloccato, se ci colleghiamo direttamente mentre siamo in quel paese. Se però noi ci colleghiamo a un proxy, che si trova in un altro paese, allora ecco che il filtro salta. Se l'Italia non mi lascia visitare il sito X, allora io mi collego a un proxy in Francia e da lì accedo al sito X: in questo modo, la richiesta di accesso al sito proverrà dalla Francia, non dall'Italia, e il sito sarà accessibile.
Come si utilizza un proxy?
Come ogni altro computer connesso alla Rete (incluso il nostro), il proxy ha un indirizzo IP, che lo identifica e localizza. Potete immaginarlo come una sorta di numero civico. Se vogliamo collegarci a un proxy, dobbiamo conoscere il suo indirizzo IP e impostare il nostro browser, cioè il programma con cui navighiamo in internet, perché si conneta a quel proxy. Per il resto, la nostra navigazione sarà normale, anche se più lenta di quando ci colleghiamo direttamente ai siti. Il modo per impostare il browser, però, è un po' complicato e lov edremo magari in un'altra occasione: per adesso, accontentiamoci della teria.
Una lista di proxy gratuiti, divisi per nazionalità, la potete trovare in questi siti: per ognuno è indicato ovviamente l'indirizzo IP da utilizzare, oltre a una stima sul livello di traffico e sulla sua efficienza.