domenica 29 gennaio 2012

Che cosa sono le reti VPN

Torniamo oggi a parlare di sicurezza online e, indirettamente, anche di privacy, attraverso uno strumento che magari alcuni di voi avranno già sentito nominare, anche solo di passaggio: il VPN.
La sigla VPN sta per Virtual Private Network, ossia “rete privata virtuale” (una traduzione molto difficile...) e consiste appunto in una rete privata, analoga alla rete locale di un ufficio, una scuola o una biblioteca, costruita però all’interno della rete pubblica, ossia di internet. In altri termini, un VPN è un sistema di comunicazione che permette di creare una propria nicchia privata all’interno della Rete pubblica, collegando tra loro più computer proprio come se li avessimo collegati fisicamente, con un cavo LAN. I computer potranno comunicare tra loro, scambiarsi files, dati e quant’altro si potrebbe fare su una qualunque rete privata, sfruttando però una normale connessione internet e passando per canali sicuri e non visibili dall’esterno (o almeno, non visibili se la rete VPN è stata realizzata come si deve, ovvio).
Un ambito in cui si ricorre spesso alle reti VPN è quello lavorativo. Attraverso un VPN, infatti, un’azienda può consentire ai propri dipendenti di collegarsi alla rete aziendale anche quando sono lontani dal proprio ufficio, sfruttando canali riservati e spesso criptati, se l’azienda in questione ci tiene alla tutela dei propri dati. Anche in ambito accademico si può ricorrere facilmente al VPN per collegare tra loro diversi istituti, attraverso un mezzo che offre tutti i vantaggi di internet, ma una maggiore sicurezza e riservatezza.
Un VPN si può dunque definire come una estensione attraverso internet di una rete privata locale. È virtuale perché i computer non sono effettivamente collegati tra loro con cavi, come potrebbe accadere in una piccola rete locale, ma sono collegati attraverso la normale connessione internet. È privata, però, perché i computer connessi attraverso un VPN non utilizzano la normale trasmissione in chiaro, e cioè pubblica, della rete internet, ma scambiano i propri dati attraverso particolari canali protetti, ricavati all’interno della rete pubblica. I dati che circolano all’interno di un VPN sono logicamente separati e distinti rispetto agli altri dati che circolano nella Rete.
Come è garantita la protezione della rete VPN? Dipende dalla rete stessa. Senza scendere nei dettagli sui protocolli utilizzati per la connessione, che potrebbero essere interessanti per alcune persone ma noiosi per molte altre, un VPN è costituito da due o più computer, che comunicano tra loro attraverso “tunnel” privati, scavati all’interno del normale flusso di dati pubblici.
Un primo livello di sicurezza è garantito dalle protezioni di accesso al VPN, ossia le classiche operazioni di autenticazione che permettono a un utente di inserirsi su questa rete: si va dal più tradizionale login inserendo nome utente e password, fino a soluzioni più esoteriche come impronte digitali e così via. Alle reti con cui avrà a che fare la maggioranza di voi, però, si accederà normalmente col semplice login basato su password.
Una volta assicurato l’accesso sicuro alla rete, però, è necessario anche assicurare la trasmissione sicura dei dati da un computer all’altro. Di questo si occupano i “tunnel” a cui mi riferivo prima. Il tunneling è un processo di collegamento tra due punti, in questo caso due computer connessi alla rete VPN, che incapsula i dati da trasmettere e li invia attraverso un particolare e distinto pacchetto IP, in modo da tenerli distinti dal normale traffico della rete pubblica: il primo pacchetto di dati, che esce dal computer collegato a una estremità del tunnel, è avvolto in un secondo pacchetto e spedito al computer che si trova all’estremità opposta del tunnel, viaggiando così su un percorso distinto rispetto a quello del normale traffico.
A maggiore tutela dei dati trasmessi, subentra poi un ulteriore processo, ossia la cifratura. Oltre a essere impacchettati a parte e spediti lungo una “corsia preferenziale” rispetto al normale traffico di rete, i dati all’interno di un VPN sono anche crittografati. Il livello di sicurezza dipende come è ovvio dal tipo di cifratura utilizzata, e questo a sua volta dipende dal tipo di VPN che state utilizzando, ma in linea di principio tutto il traffico che passa per un VPN è traffico riservato, anche per differenziarlo dal normale traffico internet, che è invece “in chiaro”. Il normale traffico di Rete, infatti, non è protetto in alcun modo: chiunque sia capace di intercettare una nostra comunicazione, si ritroverà in mano il suo contenuto pronto per la lettura. Chi invece dovesse riuscire a intercettare il traffico su una rete VPN si ritroverà per le mani un testo cifrato: a seconda dell’algoritmo che si utilizza per crittografarlo e della sua stabilità, potrebbe essere parecchio difficile riuscire a decifrare le informazioni in un tempo che sia umanamente utile (utilizzando la pura e semplice “forza bruta”, qualsiasi sistema potrà essere decifrato, ma potrebbero occorrere milioni di anni, prima di aver esaurito tutte le possibili combinazioni).
In sintesi, una rete VPN permette di collegare tra loro più computer come se fossero collegati in locale, ma sfruttando la normale connessione internet. La sicurezza di una rete VPN è variabile e dipende da come è stata costruita, ma è comunque molto più elevata rispetto alla connessione in chiaro garantita dalla normale Rete pubblica. Una rete VPN, inoltre, può essere costruita a basso costo: è sufficiente che su ogni computer connesso alla rete sia installato il programma client della rete VPN in questione.

mercoledì 25 gennaio 2012

CCEnhancer, l'espansione di CCleaner

Visto che è uscito il discorso nei commenti a un altro articolo, vediamo di fornire anche una breve presentazione ufficiale di questo programma, o meglio di questa espansione.
CCleaner ormai dovrebbe essere noto agli utenti Windows: è un programma molto utile per la manutenzione del proprio computer, ma anche per sottoporlo periodicamente a una bella dieta, eliminando tutti i dati superflui che parecchie applicazioni tendono ad accumulare nella memoria, fino a sommergere ampie sezioni del disco fisso. Maggiori dettagli sul suo funzionamento, se necessario, li potete trovare nell'articolo che vi ho dedicato.
CCEnhancer, come suggerisce il nome, è una espansione non ufficiale di CCleaner, che serve ad aggiungere nuove voci al menu di CCleaner, per permettere una pulizia ancora più mirata e ad ampio raggio a chi non si accontenta delle funzioni di base. Non è ufficiale in quanto non è stata sviluppata o distribuita dalla Piriform, ossia dalla casa produttrice di CCleaner, ma si appoggia in tutto e per tutto al programma originale, modificandone il file di definizione winapp2.ini, nel quale sono contenute le indicazioni su quali settori pulire e quali programmi monitorare, per individuale i loro dati cancellabili. Per gli utenti, tutto ciò si traduce in una sequenza molto semplice di operazioni:
-scaricare CCEnhancer;
-avviarlo;
-cliccare sul pulsante “Download Latest”.

Tutto qui. Da questo momento, ogni volta che avvierete CCleaner, troverete una lista molto più lunga di voci nella sezione “Pulizia”. Le voci aggiunte da CCEnhancer sono facilmente riconoscibili, perché contrassegnate da un asterisco che le distingue dalle voci di base, e sono tutte concentrate tra le “Applicazioni”, perché è a queste che si rivolge prima di tutto CCEnhancer: le applicazioni installate successivamente sul nostro computer, come browser, programmi di grafica, player audio e video, programmi di condivisione P2P e così via. Inoltre, aggiunge anche una bella selezione di nuove voci per Windows, sempre raccolte alla fine dell’elenco delle applicazioni. Nella maggior parte dei casi, troverete molte più voci di quante ne vorreste e soprattutto di quante ne sappiate riconoscere.
A chi serve CCEnhancer? Beh, in senso stretto possiamo dire che non serve a nessuno, perché si può usare la versione normale di CCleaner e vivere felici, senza accorgersi della differenza. Gli utenti più pignoli in fatto di pulizia, o affetti dalla sindrome di Richard Stallman, meglio nota come “devo far sparire tutte le tracce della mia esistenza dal computer che utilizzo”, troveranno in CCEnhancer un pratico compagno di bisboccia, che permetterà loro un maggiore controllo su ciò che vogliono cancellare.
Data l’enorme quantità di voci extra, sarebbe un compito improbo elencarle e presentarle tutte, ma in molti casi dovreste poter capire la loro funzione analizzando il nome, con una minima conoscenza dell’inglese. Tutto ciò che contiene la parola “cache”, ad esempio, si riferisce ai dati salvati da un determinato programma, per velocizzare la successiva apertura, nonché per tenere traccia di ciò che ha fatto in precedenza: potete svuotarle periodicamente, per eliminare il superfluo, ricordando però che il programma corrispondente potrebbe apparirvi più lento, al primo utilizzo successivo. Allo stesso modo, i “logs” sono un registro dell’attività di quel programma e possono essere ripuliti periodicamente, perché tendono ad accumularsi con l’uso. In caso di dubbio, provate prima a selezionare la voce su cui siete incerti, lanciate un’analisi e poi osservatene il responso, per vedere quanto spazio permetterà di liberare e cosa andrebbe a cancellare. Se a quel punto sarete ancora sicuri di volerlo pulire, potrete procedere con la pulizia vera e propria.
Passando ad aspetti più pratici, CCEnhancer è un programma gratuito e utilizzabile soltanto da chi possiede un sistema operativo Windows. Come del resto CCleaner. Anche se nella presentazione sul sito ufficiale non è espressamente indicato, dovrebbe richiedere anche l’esistenza sul computer dell’ambiente .NET Framework, con cui è stato realizzato: siccome tutti i sistemi Windows, almeno da Vista in poi, lo possiedono preinstallato, questa condizione non dovrebbe causare problemi a nessuno.

Un aspetto non direttamente legato a CCEnhancer, ma che potreste aver notato (o forse no), è la possibilità di cancellare vecchi punti di ripristino con CCleaner. Se avete bisogno di liberare spazio, è questa la prima sezione che dovrete controllare. Da Vista in poi, Windows ha la mania di creare un nuovo punto di ripristino ogni volta che scarica e installa aggiornamenti, ma anche in molte delle occasioni in cui noi installiamo qualche nuovo programma. Iniziativa lodevole, per carità, perché ci fornisce una via di fuga in caso di problemi: basta utilizzare un punto di ripristino precedente al problema per riportare il computer a uno stato in cui il problema non esisteva. Lodevole, già, ma anche molto dispendiosa, perché ogni punto di ripristino si mangia da 400 MB fino a quasi 1 GB, a seconda di ciò che avete installato sul vostro computer. Alla lunga, quindi, può essere difficile da sostenere. Dalla sezione “Strumenti”, però, potete selezionare “Ripristino di sistema” per eliminare i punti di ripristino più vecchi, che siete certi di non aver più bisogno di utilizzare.