sabato 30 giugno 2012

Facebook Messenger per Windows e cellulare

Della chat di Facebook si è già parlato più volte, sia nel bene che nel male; più spesso nel secondo caso, in effetti, ma lasciamo stare. Per chi soffre di dipendenza da chat e per i nostalgici del vecchio MSN Messenger, sono disponibili alternative alla normale chat all’interno del sito, per comunicare con gli amici di Facebook: non necessariamente migliori, in termini di efficienza, ma pur sempre alternative. In particolare, un’alternativa che la offre Facebook stesso ed è il suo Messenger.
Messenger per Windows è esattamente quello che potrebbe sembrare alla lettura del nome, ossia una specie di MNS Messenger riveduto e corretto (beh, per modo di dire), nonché adattato alle necessità di Facebook. Funziona come una normale applicazione da desktop e non richiede dunque di mantenere aperta una finestra del browser sul sito di Facebook per funzionare; ovviamente, però, richiede una connessione attiva. Se avete mai usato MSN Messenger, sapete già più o meno come funziona anche Facebook Messenger, anche se al momento non potrete farci tutto ciò che facevate con MSN Messenger. Ma vediamo più in dettaglio.
Prima di tutto, Facebook Messenger è un programma da scaricare e installare sul vostro computer, se proprio volete. E qui c’è una prima limitazione: al momento funziona soltanto con Windows 7. Se avete un altro sistema operativo, tipo Vista, dovrete fare a meno di Facebook Messenger, per il momento. Credo comunque che riuscirete a sopravvivere a questa perdita. Durante l’installazione, sarà anche necessario eseguire una configurazione di Messenger, ma non è niente di preoccupante.
Una volta installato, nella barra delle applicazioni del vostro Windows 7 (la barra delle applicazioni è quella striscia orizzontale in fondo allo schermo, che a sinistra si apre col tasto “Start” e a destra si chiude con l’orologio) troverete una nuova icona: un quadratino contenente una F, il classico simbolo di Facebook. Cliccando quella icona, si potrà effettuare l’accesso a Facebook Messenger, inserendo l’indirizzo e-mail e la password con cui siete registrati a Facebook. dopodiché diventerà un normale MSN Messenger, con qualcosa in più e qualcosa in meno.
Una volta avviata l’applicazione, potete muoverla dove preferite sullo schermo, oppure fissarla a un punto preciso: una funzione indispensabile. A parte questo, Facebook Messenger ha tre utilità principali: 
-permette di chattare con gli amici di Facebook, proprio come si potrebbe fare con MSN Messenger;
-permette di ricevere gli aggiornamenti di Facebook, senza bisogno di essere collegati al sito (ebbene sì, il Riquadro degli aggiornamenti vi perseguita anche qui);
-permette di ricevere notifiche.
Una cosa che non permette di fare, al momento, è la chat di gruppo. Potete parlare con più persone singolarmente, ma non con più persone all’interno di una sola chat. E questo è il primo difetto, rispetto a MSN Messenger. Un altro difetto è che Facebook Messenger non permette ancora le videochiamate, cosa che può essere spiacevole, ma non è troppo grave. Ciò che invece è sia spiacevole che grave, e che mi fa dubitare sul perché qualcuno dovrebbe scegliere Facebook Messenger al posto della normale chat, è che questo Messenger non permette ancora di limitare la propria disponibilità in chat: se volete farlo, dovrete andare a modificare le impostazioni della chat all’interno del sito di Facebook. le modifiche apportate alla chat nel sito, poi, si dovrebbero riflettere anche su Facebook Messenger.
Per segnalare i problemi con Facebook Messenger, è disponibile questa pagina.

Oltre alla versione per computer, esiste anche la versione di Facebook Messenger per cellulare, che è più evoluta. Intanto, è disponibile per un numero maggiore di piattaforme, ossia Android, BlackBerry e iPhone; inoltre, ha molte più funzioni del suo cugino da desktop.
A seconda dei gusti, Messenger per cellulare può essere scaricato e installato dallo App Store di iTunes, dallo Android Market, oppure direttamente dalla pagina di Facebook, attraverso il link fornito. Qualunque sia la vostra scelta, l’applicazione è gratuita. Una volta installato, potrete usarlo per contattare e molestare i vostri amici di Facebook in ogni momento.
Messenger per cellulare permette di inviare messaggi di Facebook (e non SMS, come erroneamente indicato) ai vostri amici, condividere foto, files e altro, e insomma fare più o meno tutto ciò che potreste fare con la normale chat di Facebook, incluse le chat di gruppo. Ovviamente, si potrà comunicare in modo più semplice e diretto con gli amici che hanno a propria volta installato Messenger, ma è possibile spedire messaggi anche a chi non lo utilizza: in questo caso, i messaggi gli arriveranno come al solito su Facebook e potrà leggerli non appena si sarà connesso al sito. O almeno potrà vederli, poi non è detto che li leggerà. In ogni caso, proprio come per la chat è attiva la funzione di “ricevuta” per i messaggi inviati: quando un amico li avrà letti, o almeno visualizzati, riceverete l’ormai solito messaggio, che vi notificherà l’orario in cui il messaggio è stato visualizzato.
In caso di problemi con Messenger per cellulare, è incluso nell'applicazione un abbozzo di “aiuto”. Dal menu principale è possibile passare per “Assistenza” -> “Qualcosa non funziona” e leggere una breve spiegazione sui principali problemi noti, su come risolverli e su come inviare una segnalazione, se il vostro problema non è incluso. Tutto ciò non è detto che serva a risolvere il vostro problema, ma almeno vi darà l’impressione di stare facendo qualcosa per risolverlo, con vostro grande sollievo psicologico.

martedì 26 giugno 2012

Come funziona la e-mail di Facebook

Come forse alcuni di voi avranno giù notato, ma forse no, da oggi è entrata in vigore una nuova modifica di Facebook, che probabilmente scatenerà l’ormai tradizionale malcontento tra gli utenti (viene da chiedersi se a Facebook lo facciano apposta...): l’indirizzo e-mail di Facebook è diventato il vostro indirizzo ufficiale. Se non sapevate di possedere un indirizzo @facebook.com, adesso lo sapete: potete stappare una bottiglia di champagne e festeggiare con gli amici.
L’introduzione di un indirizzo e-mail nomeutente@facebook.com era già avvenuta, anche se forse molti di voi non se n’erano accorti. Qualche tempo fa, infatti, è stato imposto a tutti un nome utente, da utilizzare nell’indirizzo del proprio profilo Facebook: al posto del vecchio codice numerico, adesso l’indirizzo del vostro profilo è www.facebook.com/nomeutente, dove al posto di “nomeutente” va sistemato il nome che avete scelto. O che è stato scelto per voi, poco importa. Molti utenti non avevano già scelto un nome utente e così si sono ritrovati col proprio nome e cognome (fino a esaurimento scorte), oppure con combinazioni strane di nome, cognome e numeri vari. Ebbene, quello stesso nome utente funzionerà anche come indirizzo e-mail.
L’indirizzo era già stato creato, quando il passaggio al nome utente nell’indirizzo del profilo è stato imposto a tutti, ma finora quella e-mail era probabilmente rimasta sepolta nella nostra cantina più profonda. Adesso Facebook l’ha dissepolta per noi. Se andiamo a controllare tra le nostre informazioni personali, sul profilo, troveremo infatti che l’indirizzo e-mail di base è diventato proprio nomeutente@facebook.com, qualunque fosse l’indirizzo precedente, scelto da noi. Niente di grave, perché possiamo modificarlo in ogni momento e ripristinare l’indirizzo e-mail di nostra preferenza, ma è pur sempre una scocciatura, soprattutto se non ce ne accorgiamo subito.
Ammettiamo però di voler utilizzare davvero questo nuovo indirizzo, creato per noi da Facebook e imposto a noi da Facebook: come funziona? Adesso lo vedremo.
A differenza di un indirizzo e-mail normale, l’indirizzo di Facebook è integrato nel sistema di messaggi del sito stesso. In altri termini, spedire una e-mail è come spedire un messaggio, e ricevere una e-mail è come ricevere un messaggio: formalmente non c’è differenza. sotto questo aspetto, Facebook prosegue con la sua filosofia di fondere tutto all’interno dei messaggi, proprio come già la chat è stata incorporata nei messaggi. Se clicchiamo sull’icona dei messaggi, in alto a sinistra, e poi scegliamo di inviare un nuovo messaggio, si aprirà questa finestra:
Nella parte alta abbiamo due possibilità di inserire il destinatario, come si legge. Se stiamo scrivendo un messaggio a un amico su Facebook, basterà cominciare a scrivere il suo come, come al solito; se invece vogliamo spedire una e-mail a una persona all'esterno di Facebook, dovremo scrivere il suo indirizzo e-mail. Nel secondo caso, la nostra e-mail avrà l’aspetto di un normale messaggio di Facebook e l’indirizzo da cui è stata inviata sarà il nostro nomeutente@facebook.com. Siete avvisati: se il vostro nome utente è Pincopallino, la e-mail apparirà inviata da pincopallino@facebook.com.
Allo stesso modo, chiunque potrà inviarci una e-mail al nostro indirizzo di Facebook (se proprio vuole) e la e-mail ci arriverà come un qualsiasi altro messaggio di Facebook.
In una e-mail di Facebook possiamo inserire tutto ciò che già potevamo inserire in un messaggio o in una discussione in chat, anche perché non c’è differenza tra questi tre elementi: potremo dunque allegare un file, cliccando sull’icona a graffetta, oppure potremo inserire una foto, cliccando sull’icona a macchina fotografica, e potremo anche decidere di inviare il messaggio sul cellulare del nostro amico, se selezioniamo il quadratino accanto all’icona a forma di cellulare (non l’avreste mai detto, eh?). Tutte cose che già si potevano fare con la chat o coi messaggi, l’unica differenza è che adesso possiamo spedirli anche fuori da Facebook, utilizzando l’indirizzo e-mail che ci è stato imposto. Se proprio vogliamo, ovviamente. È bene comunque ricordare che i messaggi non scompaiono dopo l’invio, ma sono salvati nella cronologia di Facebook, proprio come succede con le discussioni in chat e altro: se vogliamo far sparire una e-mail, dovremo cancellarla noi stessi, proprio come già si cancellano i messaggi. E non è detto che la cancellazione sarà definitiva.
Se ci vergogniamo profondamente del nome utente che ci è stato assegnato, abbiamo ancora una via di scampo. In teoria, esiste una pagina da cui è possibile modificare il nostro nome utente, ed è https://www.facebook.com/username, ma di fatto funziona soltanto per assegnare il primo nome utente, sia per noi che per le eventuali pagine fan di cui siamo amministratori. Se abbiamo già un nome utente e lo vogliamo cambiare, possiamo farlo dalle nostre “Impostazioni account”. Aprendole, troveremo la voce “Nome utente” e un pulsante “Modifica” proprio lì accanto. Cliccandolo, lo potremo modificare soltanto una volta. In altri termini, se il nome utente che ci è stato assegnato, o che abbiamo scelto all’inizio, non ci piace più, abbiamo soltanto una possibilità per cambiarlo: usata anche questa, ce lo dovremo tenere così com’è. Meglio pensarci bene, prima di salvare le modifiche, e soprattutto meglio controllare bene l’ortografia.
Eventualmente, potrebbe essere Facebook stesso a cambiare il nostro nome utente, se dovesse risultare non conforme alle sue regole. Poco probabile che succeda, a meno che non abbiate utilizzato termini offensivi, oppure il nome di qualcun altro, o anche un nome coperto da copyright. È comunque bene tenere presente la possibilità.
Per ogni tipo di commento relativo al nome utente, questo è il modulo fornito da Facebook.

sabato 23 giugno 2012

Data mining e terremoti dietro casa


Del terremoto che ha colpito un mese fa l’Emilia-Romagna, e che tuttora prosegue, si è già parlato molto in altri lidi. Pur nono abitando in una delle due province che si alternavano l’epicentro, mi sono trovato abbastanza vicino da avere il dubbio privilegio di seguirlo dal vivo senza bisogno di alcun mezzo di comunicazione: bastavano le scosse e i tremiti percepiti. Adesso che appare in fase di progressivo rilassamento, posso concedermi una rapida analisi di questo mese; essendo però io un nerd, la mia analisi passa attraverso un procedimento un po’ particolare, ossia il data mining.
Data mining è il processo di raccolta, sistemazione e analisi di quantità più o meno grandi di dati, per ricavarne informazioni. Da una grande massa di dati relativa a un argomento è infatti possibile ricavare regole generali, che collegano tra loro questi dati; è possibile individuare tendenze, andamenti e, sulla base di queste, formulare previsioni sul futuro sviluppo di una sequenza di dati. Per esempio, disponendo di un quantitativo sufficientemente grande di dati sui consumi degli italiani, potremmo scoprire dove preferiscano andare per acquistare un determinato prodotto, in quale periodo si acquista maggiormente un certo prodotto (incrociato col calendario dei saldi e delle offerte speciali, può essere una informazione molto utile per i commercianti), come si acquista e quali combinazioni di prodotti sono più frequenti, eccetera.
In pratica, il data mining consiste nel risolvere determinati problemi analizzando i dati già in nostro possesso: quando eseguito con l’utilizzo di computer, è una branca dell’intelligenza artificiale. Non la più affascinante, dal mio punto di vista: preferisco le reti semantiche e i sistemi esperti, che contengono più logica e meno matematica, ma è questione di gusti. Il data mining è connesso alle tecniche di apprendimento per le macchine e, come tale, un campo di notevole importanza, specie in un periodo come il nostro, in cui oceani di dati personali inondano la Rete e il problema sta nel modo migliore per organizzarli, così da trarne informazioni utili (di qualsiasi tipo).
Weka è un valido strumento per il data mining. È un programma sviluppato dall’università di Waikato, in Nuova Zelanda, che ci mette a disposizione un gran numero di algoritmi di apprendimento, per organizzare, sistemare e processare i dati con la tecnica che preferiamo: possiamo visualizzare i dati utilizzando vari tipi di grafici e cercare di trarne ogni possibile modello e regola attraverso i vari algoritmi disponibili. Soprattutto, è un programma realizzato in Java e rilasciato con licenza GNU GPL: tradotto dal nerdese, significa che funziona più o meno su qualsiasi sistema operativo, purché sia installato il Java, è gratuito e lo si può usare e personalizzare liberamente. Dispone anche di una comoda interfaccia grafica, anche se non è di comprensione molto immediata.

Il terremoto, il data mining e Weka si incontrano qui: ho raccolto i dati forniti dallo INGV sulle varie scosse di terremoto che si sono susseguite nell’ultimo mese (dal 19 maggio fino a ieri sera, 22 giugno), li ho sistemati in un formato adatto a essere dato in pasto a Weka e poi ne ho osservato i risultati, giusto per verificare cosa potesse dire una semplice analisi dei dati. Una analisi statistica, va precisato, e che non ha alcun valore predittivo: il data mining può essere utilizzato per realizzare modelli predittivi e, in un certo senso, è utilizzato così nel campo della meteorologia. Si raccoglie una quantità enorme di dati sullo stato passato e attuale dell’atmosfera, li si processa per ricavarne andamenti regolari, regole generali dei cambiamenti atmosferici e, sulla base di queste regole, si propongono modelli predittivi sui loro sviluppi futuri. Detto in modo molto generale, ovvio.
Per i terremoti, invece, tutto ciò non è attualmente possibile, perché non disponiamo dello stesso quantitativo di dati, né possediamo una conoscenza altrettanto precisa sulle cause dei fenomeni: lo studio dell’atmosfera è molto più semplice ed economico dello studio dei movimenti nelle placche terrestri. Si possono stimare le probabilità di un terremoto in una determinata zona nell’arco di qualche decennio, ma non è possibile indicare mese e giorno in cui il terremoto si verificherà. La mia “analisi” con Weka, insomma, si è limitata a osservare il modo in cui si è sviluppato il terremoto nel corso del mese, senza guardare a un possibile futuro.
La raccolta dei dati non è stata difficile. Sul sito dello INGV non sono stato capace di trovare un archivio di dati in un formato adatto alla conversione (no, i PDF non sono adatti: sono ottimi per la stampa o la lettura, ma pessimi per qualsiasi tipo di conversione), così ho dovuto fare ricorso al database di ISIDe, indicare l’intervallo di tempo e la zona di cui volevo raccogliere i dati e poi scaricarli in formato CSV. Dal formato CSV al formato ARFF, cioè il formato adatto a Weka, il passo è breve e il risultato della conversione lo potete scaricare qui, nel caso foste interessati.
(© ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it)

Così è come si presenta il file, dopo averlo dato in pasto a Weka:

Gli attributi sono i tipi di dati presi in esame: in questo caso data, latitudine, longitudine, profondità e magnitudo, per ogni scossa registrata. Le istanze sono i set di attributi che abbiamo a disposizione: in questo caso corrisponde al numero di scosse registrate. Il tempo è espresso in tempo assoluto, ossia in millisecondi a partire dal 1 gennaio 1970, che funge da “anno zero”: questa scelta può sembrare priva di senso, ma in realtà ha un suo senso. Eventualmente, il sistema utilizzato per esprimere la data si può cambiare senza problemi anche all’interno di Weka, senza che questo modifichi il file originale.

Dai grafici riportati qui sopra, possiamo farci una idea sull'andamento statistico del terremoto. Sul piano del tempo, il numero di scosse è in chiara diminuzione, dopo aver raggiunto un picco notevole verso la fine di maggio. La latitudine dell’epicentro non è cambiata di molto e le varie scosse (1998 scosse registrate, fino a ieri sera) si sono concentrate tra 44.847 e 44.913 di latitudine nord, mentre la longitudine appare più distribuita, con la maggioranza delle scosse comprese tra i 10.871 e gli 11.397 di longitudine est. Un quarto delle scosse ha avuto luogo a una profondità tra i 9 e i 10 chilometri, mentre la magnitudo media oscilla attorno al 2.5 ed è soprattutto questo dato ad avere un valore statistico molto “relativo”: le innumerevoli scosse di secondo grado contano poco, quando ce ne sono sette sopra i cinque gradi, che hanno fatto il grosso del lavoro di distruzione.
Altra cosa che è possibile fare è osservare il rapporto tra due attributi:
Nel grafico soprastante vediamo un confronto tra tempo e magnitudo: sull'asse delle X (l’asse orizzontale) abbiamo lo scorrere del tempo, mentre sull'asse delle Y (l’asse verticale) le croci rappresentano la magnitudo delle varie scosse. Colpo secco iniziale il 20 maggio, poi un periodo di relativa calma e quindi un muraglia di scosse verso la fine di maggio, prima di tornare a calare. Se guardiamo l’andamento della latitudine nel corso del tempo (qui sotto), osserviamo di nuovo quanto già visto coi grafici precedenti: le croci tendono a piazzarsi al centro, lungo lo stesso asse, e solo negli ultimi giorni si distribuiscono in modo più ampio.

Sul piano della longitudine, infine, vediamo che in un primo momento il terremoto era concentrato a est, più vicino a Ferrara che a Modena, mentre a fine maggio il centro si è spostato di parecchio verso Modena, per tornare poi a una distribuzione più uniforme.

È possibile poi applicare svariati filtri e algoritmi di apprendimento, per cercare le regole e le tendenze nascoste in questi dati, ma è un lavoro di dubbia utilità: questi algoritmi di solito servono per apprendere qualcosa da un set di dati che contiene informazioni da darci. Questi dati, invece, hanno semmai un valore statistico, ma non servono a stabilire regole o formulare modelli di previsione: sarebbe come cercare di determinare la vita e la storia della famiglia che abita al piano di sopra, basandoci sul rumore dei passi che sentiamo attraverso il soffitto della nostra stanza.

mercoledì 20 giugno 2012

I permessi delle applicazioni di Facebook


La questione dei permessi che possiedono le applicazioni di Facebook, col nostro consenso più o meno esplicito, è emersa in un recente commento a un altro articolo: vediamo oggi di dedicarvi uno spazio tutto suo.
Su Facebook esistono applicazioni (oppure app, se preferite l’abbreviazione) di ogni tipo: dai giochi, agli oroscopi, fino a qualsiasi cosa possa venire in mente a uno sviluppatore con troppo tempo libero. Alcune applicazioni sono legittime, altre sono truffaldine, alcune sono innocue (anche se forse un po’ rompiscatole), altre sono potenzialmente dannose. Ma non è questo il punto. Tutte le applicazioni, in un modo o nell’altro, ci chiedono il nostro permesso, prima di essere attivate e di poter interagire col nostro profilo e coi nostri dati: più precisamente, dobbiamo concedere una serie di permessi, per accedere a diversi tipi di nostre informazione e, in certi casi, anche alle informazioni dei nostri amici. Tutto ciò avviene nella finestrella che si apre al centro della pagina, quando cerchiamo di utilizzare per la prima volta una nuova applicazione, una finestrella che, per certi versi, ha la stessa funzione dei termini di utilizzo che “accettiamo” prima di poter installare un nuovo programma: proprio come succede coi termini di utilizzo di un nuovo programma, molto spesso acconsentiamo senza preoccuparci di leggere il testo. Cattiva abitudine, ma molto diffusa.
Fin qui niente di strano. Poi, un giorno, ci accorgiamo che l’applicazione X continua a pubblicare ciarpame a nostro nome e ci chiediamo come mai lo stia facendo. la risposta è semplice: lo fa perché le abbiamo dato noi il permesso di farlo. Le abbiamo concesso anche molti altri permessi, in realtà, e in molti casi non è chiaro a cosa le possano servire. Per farci una idea più precisa, e per modificare le nostre scelte, ciò che dobbiamo consultare è la scheda “Applicazioni”, all’interno delle “Impostazioni account”.
Ci apparirà una lista completa di tutte le applicazioni a cui abbiamo dato il permesso di interagire, in vari modi, col nostro profilo di Facebook e coi nostri dati personali. Potrebbero essere molte più di quante ne ricordavamo. Per vedere una lista dei “poteri” che abbiamo concesso a un’applicazione, clicchiamo su “Modifica” accanto a quella che vogliamo analizzare. Nella maggior parte dei casi, ci accorgeremo di averle concesso il permesso di:
  • scrivere al nostro indirizzo e-mail;
  • accedere a una lunga lista di nostri dati personali;
  • accedere a una lista di dati che i nostri amici condividono con noi;
  • pubblicare a nostro nome.

L’elenco delle autorizzazioni può essere più o meno lungo, a seconda del tipo di applicazione, ma in ogni caso includerà spesso informazioni che noi non saremmo troppo felici di condividere con un gioco, ad esempio. Alcune di queste autorizzazioni sono obbligatorie: per rimuoverle, dobbiamo rimuovere l’applicazione stessa. Altre, invece, si possono rimuovere in modo relativamente indolore, anche se in futuro quell'applicazione potrebbe chiederci di nuovo il permesso: pubblicare a nostro nome, per esempio, è un permesso che possiamo revocare quasi sempre e sarebbe opportuno farlo.
Se non vogliamo o non possiamo rimuovere il permesso alla pubblicazione (è il caso di molti giochi social come Farmville, che richiedono di continuo la pubblicazione di post per ricevere aiuti da altri amici), possiamo almeno modificare la visibilità di questi post e restringerla a una determinata lista di persone, ossia gli amici che condividono lo stesso gioco: in questo modo eviteremo di sommergere la Home dei nostri contatti con una decina di richieste di un gioco che neppure conoscono. Per fare questo, dobbiamo scendere un poco nella lista dei permessi, fino a che non incontriamo la voce “Chi può vedere i post pubblicati per te da questa applicazione”. Sarebbe utile creare apposite liste, ad esempio una lista “Farmville”, e poi rendere visibili i post soltanto a quella lista, così da risparmiare i nostri amici non giocatori.
In questa lista, troveremo sicuramente applicazioni che non usiamo più da mesi e che, nonostante tutto, continuano ad avere accesso ai nostri dati e magari a pubblicare post a nostro nome. In questo caso, la soluzione migliore è rimuoverle, operazione che possiamo eseguire facilmente, sia cliccando sulla X accanto a “Modifica”, sia cliccando “Modifica” e poi “Rimuovi applicazione”. Una volta che abbiamo deciso di rimuovere un’applicazione, potremmo approfittarne per fare una bella pulizia di tutte le attività collegate a quell’applicazione: potrebbero essere parecchie, specie se si trattava di un’applicazione nociva. Cliccando per rimuovere un’applicazione, ci apparirà una finestrella di questo tipo:
Se selezioniamo l’opzione “Elimina tutte le attività dell’applicazione”, daremo una bella sfoltita alle attività inutili, che ingombrano la storia del nostro profilo Facebook: una soluzione molto più pratica, rispetto a dare la caccia ai post a uno a uno, per cancellarli.
Nessuna applicazione rinuncerà spontaneamente all'accesso ai nostri dati: possiamo impedirle di pubblicare a nome nostro, possiamo impedirle di spedirci e-mail, ma il permesso di accedere ai nostri dati è legato all’esistenza stessa dell’applicazione: se lo vogliamo rimuovere, dobbiamo eliminare anche l’applicazione. Per aiutarci, la pagina dedicata alle impostazioni delle applicazioni ci segnala anche quando è stata l’ultima volta che abbiamo utilizzato quell’applicazione, mentre la scheda di una singola applicazione (quella che raggiungiamo cliccando su “Modifica”) ci informa sull'ultima volta che ha avuto accesso ai nostri dati. Un’applicazione che non usiamo più da mesi, e che continua ad accedere ai nostri dati, è una perfetta candidata per la rimozione.
In ogni caso, che vogliate o meno eliminare qualche applicazione o restringere si suoi permessi, una gita in questa sezione delle nostre informazioni account è molto istruttiva: ci mostrerà quante siano le cose che condividiamo e quanti dati personali diamo in pasto ogni giorno a questa o quella applicazione, spesso senza accorgercene neppure. Considerata l’importanza crescente che i dati personali acquistano, è un bel tesoro che offriamo in cambio dell’utilizzo gratuito di un gioco.

venerdì 15 giugno 2012

Social Fixer, per cambiare faccia a Facebook

Social Fixer for Facebook è il discendente e continuatore di Better Facebook ed è una estensione disponibile per vari browser (Google Chrome, Firefox, Safari e Opera), che permette di modificare l’aspetto con cui Facebook si presenta a noi. Ed è bene sottolineare questo punto: non modifica il funzionamento o la grafica del sito Facebook, ma modifica il modo in cui ci appare attraverso il browser su cui abbiamo installato questa estensione. Di conseguenza, tutti i cambiamenti a stile, colore, interfaccia, eccetera, saranno validi solo per noi e solo con quel particolare browser: il resto del mondo continuerà a vedere il nostro profilo in modo normale. È lo stesso principio in base a cui funzionano le presunte applicazioni che “tolgono il Diario”: usandole, probabilmente noi non vedremo più il Diario sul nostro profilo, ma tutti gli amici continueranno a vederlo.
Dopo questa premessa, passiamo a vedere come funzioni in concreto Social Fixer.
Social Fixer è una estensione che ci offre un discreto numero di opzioni, per personalizzare il nostro utilizzo di Facebook e la sua visualizzazione. Permette ad esempio di applicare vari filtri alle notizie che appaiono nella Home, nascondendo i post che abbiamo già letto, fornendoci varie etichette sotto cui raggruppare i post in base all’applicazione che li ha pubblicati (tutti i post di Farmville raccolti assieme, per esempio), cambiando colore e stile alle pagine di Facebook, permettendo di allargare le immagini con un semplice passaggio del mouse, senza bisogno di cliccarle, o anche avvisandoci quando un amico ci “elimina”, e così via. Niente di fondamentale, insomma, ma tante piccole modifiche che possono servire ad adattare Facebook ai vostri gusti.
L’installazione è senza dubbio la parte più semplice: basta accedere al sito ufficiale, cliccare sull’icona del browser su cui lo vogliamo installare e poi seguire le solite procedure da estensione. Il difficile, semmai, arriva quando lo vogliamo configurare, anche perché è disponibile soltanto in inglese: a seconda della vostra conoscenza della lingua, potrebbe essere più o meno complicato.
Dopo aver installato Social Fixer sul nostro browser, nella barra in alto della Home di Facebook troveremo una icona a forma di chiave inglese, proprio a sinistra del nostro nome: quello è il “centro di comando” di Social Fixer. Lo useremo dopo, perché prima di tutto dovremo vedercela col “wizard”, ossia una semplice procedura guidata per decidere la configurazione iniziale di Social Fixer.
Come vediamo dalla immagine, la prima scelta è tra due opzioni: le impostazioni raccomandate e le impostazioni minime. Qualunque cosa scegliate, dovrete comunque attraversare diverse pagine in inglese, in cui vi saranno mostrate tutte le varie voci di impostazione, giusto per farvi fare un giro turistico dell’estensione e delle sue funzionalità. La differenza tra impostazione raccomandata e impostazione minima è solo nel numero di opzioni che saranno preselezionate; in ogni caso, potrete scegliere se attivare o meno qualsiasi voce, cliccando sul quadratino corrispondente. Niente di rivoluzionario neppure qui, insomma, ma doversi leggere tutte le varie opzioni potrebbe risultare alquanto noioso. In caso di errori o di risultato non soddisfacente, qualsiasi vostra azione potrà essere cambiata in un secondo momento, per cui non preoccupatevi.
Al termine della configurazione guidata, aggiornando la pagina di Facebook vedrete già parecchi cambiamenti nell’aspetto, soprattutto se avrete scelto le impostazioni raccomandate. Se non siete soddisfatti, o se volete cambiare qualcosa, basta cliccare sull’icona a forma di chiave inglese e scegliere la prima voce del menu che vi apparirà, ossia Social Fixer Options. Vi apparirà questo:
Nella colonna di sinistra avete una lunga serie di etichette, che indicano le varie sezioni, mentre sulla destra troverete tutte le opzioni che si possono modificare per quella sezione. Fare un elenco completo di tutto sarebbe un lavoraccio, perché superiamo allegramente le cento opzioni in totale, ma nel dubbio potete sempre procedere per esperimenti (selezionare una opzione, salvare e vedere cosa succede), oppure chiedere. Rimanendo a questa prima pagina, possiamo vedere le opzioni della sezione “Popular”, ossia quelle che lo sviluppatore dell’estensione ha ritenuto più importanti e/o interessanti per gli utenti: è solo un primo assaggio, ma servirà a farsi una idea.
Show full image permette di far apparire un popup con l’immagine ingrandita, quando passiamo il puntatore del mouse sopra una immagine in miniatura: in pratica, possiamo guardare una immagine in forma allargata, senza bisogno di cliccarla.
Hide “Trending Article” permette di nascondere dalla Home quei riquadri che ogni tanto Facebook ci mostra, contenenti gli “articoli più letti” o i “video più visto”, e che spesso non ci interessano.
Disable the Lightbox permette di disattivare quello strumento con sfondo nero per visualizzare le foto in versione “theatre”, che a molti non piace.
Automatic move posts raggruppa tutti i post pubblicati da una certa applicazione (diciamo Farmville, per esempio) e li sposta all’interno di una etichetta apposita, che troveremo nella parte alta della nostra Home.
Add "Reply" links to comments permette di aggiungere un tasto “rispondi” ai singoli commenti di un post: potremo così rispondere direttamente a una persona e questa persona potrebbe essere taggata nella nostra risposta (se scegliamo così).
Eccetera, eccetera. Più o meno, le opzioni di Social Fixer sono tutte così. Nella sezione “Chat”, ad esempio, possiamo trovare l’opzione per eliminare l’attuale barra laterale della chat e ripristinare la vecchia chat, di cui molti sembrano sentire la nostalgia, mentre nella sezione “Timeline” abbiamo varie opzioni per modificare il modo in cui noi vedremo il nostro Diario; “Theme” permette di cambiare l’aspetto grafico di Facebook, mentre “Advanced” contiene una serie di opzioni dal significato meno immediato e che vi sconsiglio di modificare, se non siete sicuri di ciò che state facendo.
Infine, nel menu di Social Fixer sono degne di nota le ultime due voci, ossia “Disable Social Fixer” e “Anonymize Screen”. La prima serve ovviamente a disattivare Social Fixer, mentre la seconda serve a nascondere tutti i nomi che compaiono nella Home e può essere utile se vogliamo fare un salvataggio della pagina, senza mostrare i nomi delle persone.

lunedì 11 giugno 2012

Altre funzioni di Google Maps

Google Maps è un servizio che non dovrebbe aver bisogno di presentazioni, almeno nelle sue funzioni di base: la maggior parte di noi lo avrà probabilmente utilizzato almeno una volta, per trovare un posto o per studiare un percorso, e magari anche per osservare l’aspetto delle strade con le immagini di Street View. Oltre a queste funzioni, però, ne esistono anche altre, che potremmo aver utilizzato più raramente o di cui magari non ci siamo nemmeno accorti. È di queste funzioni “supplementari” che parlerò oggi.
In alto a destra vediamo un quadrato, che in questo caso è etichettato come “Mappa”: cliccandolo ci si può spostare tra la visualizzazione come mappa e la visualizzazione satellitare. Come è facile intuire, il nome nell'etichetta cambierà a seconda della nostra scelta. Passando il puntatore del mouse su questo quadrato, possiamo anche fare apparire ulteriori opzioni: “Earth”, che ci permette di passare alla visualizzazione mediante Google Earth, e un menu con voci supplementari, dove prima vedevamo soltanto “Traffico”. Un menu che può tornarci molto comodo, se stiamo pianificando un viaggio o una vacanza: a seconda delle voci che selezioniamo, potremo aggiungere alla mappa le informazioni corrispondenti, che possono riguardare il meteo, il traffico sulle principali strade, o anche le webcam disponibili in zona, per poter guardare in diretta ciò che succede nel posto che ci interessa.
Ecco un esempio di come ci appare la mappa, aggiungendo le informazioni sul traffico:

Ed ecco invece come ci appare, aggiungendo le informazioni sul meteo:

Ovviamente, a seconda della zona che abbiamo inquadrato, le informazioni saranno più o meno precise e dettagliate. Se invece ci sentiamo un po’ guardoni e vogliamo dedicarci a un po’ di (in)sano voyeurismo, possiamo aggiungere alla mappa la localizzazione delle varie webcam disponibili, ottenendo questo:
Ogni quadrato rappresenta una o più webcam, collocate in quella zona.
Prossimamente, inoltre, le mappe di Google saranno anche disponibili in modalità offline per i cellulari Android, così da poterle consultare e utilizzare senza bisogno di essere connessi. Non è specificato ancora a partire da quando e non è specificato in quali paesi (dovrebbero essere un centinaio, all'inizio, ma non è detto che l'Italia sia tra questi): staremo dunque a vedere.
Le mappe di Google possono essere corrette e personalizzate da noi utenti, se necessario; Google stesso ci invita a farlo, per ottenere mappe sempre più vicine alla realtà. Lo strumento principale che ci mette a disposizione per questo lavoro è Map Maker, attraverso il quale si possono aggiungere luoghi nelle mappe, aggiornarli e inserire tutte le informazioni che riteniamo necessarie per quella località. Le nostre modifiche dovranno poi essere verificate e approvate, per assicurarsi che non ci stiamo inventando località inesistenti: una volta approvate, saranno visibili a tutti gli utenti di Google Maps.
Al momento, Map Maker è disponibile per le mappe di circa 180 paesi nel mondo, quasi tutti non europei: ancora niente mappe italiane, insomma. Mi riserverò eventualmente di parlarne in modo più approfondito in futuro, quando anche l’Italia sarà stata aggiunta alle mappe che si possono modificare.
In alternativa a Map Maker, esistono altri sistemi per modificare o correggere una mappa, se vogliamo aggiungere luoghi di qualche tipo, che non compaiono sulla mappa di una zona.
Per aggiungere una località commerciale, come un negozio, un ristorante, un albergo e simili, il modo più semplice è utilizzare Google Places, se sei il proprietario di quell’attività commerciale. Nel caso vi siate posti la domanda, la risposta è sì, esiste un "Google" per quasi qualsiasi cosa.
Per le località non commerciali, Google suggerisce di segnalare un problema, trascinare il segnalino sulla posizione dove vogliamo aggiungere qualcosa, selezionare “Un luogo o un punto di riferimento” come risposta alla domanda “Quale elemento non è corretto?”, selezionare “Il luogo non è in elenco” come risposta alla domanda “Quale luogo?” e inserire poi tutti i dettagli sul luogo da aggiungere nella sezione “Descrizione problema”. O almeno, in teoria dovrebbe funzionare così, ma come si può verificare anche questa opzione non sembra ancora disponibile per l'Italia (potrebbe però diventarlo nell'immediato futuro).
Se il bidimensionale non ci soddisfa, una nuova funzione in via di perfezionamento ed estensione ci permetterà di visualizzare mappe ed edifici in formato tridimensionale. Per il momento, possiamo ad esempio divertirci col Modellatore 3D per edifici, uno strumento che ci permette di creare e “montare” edifici, utilizzando le riprese aeree realizzate da Google e assemblando i blocchi che compongono l’edificio. A cosa serve tutto ciò, in concreto? A creare edifici e mappe tridimensionali, che potranno poi essere inserite in Google Earth, se approvate.
Una descrizione completa di questo strumento andrebbe ben al di là dello spazio di questo articolo, per cui vi rimando per il momento alla guida offerta da Google. Aggiungo solo che questa funzione è disponibile soltanto per un numero limitato di luoghi; l’aspetto positivo è che alcune località italiane sono incluse in questo elenco ristretto.
Infine, come per gli altri servizi di Google, anche per Google Maps sono disponibili i suggerimenti personalizzati di ricerca. In pratica, quando cerchiamo una località su Google Maps, Google può suggerirci luoghi che, in base ai risultati delle nostre ricerche precedenti, potrebbero essere di nostro interesse, oppure potrebbero essere proprio l’oggetto della nostra ricerca: se non ricordiamo il nome preciso di un luogo, oppure il suo indirizzo preciso, ma abbiamo già eseguito ricerche simili, Google potrebbe suggerirci il luogo che stiamo cercando. La stessa cosa che accade nelle normali ricerche, insomma, ma stavolta utilizzando riferimenti geografici.

martedì 5 giugno 2012

Buono a sapersi: la guida di Google alla sicurezza online

Buono a sapersi, detto anche Good to Know per chi soffre di anglofilia acuta, è un servizio di Google realizzato in collaborazione con la Polizia di stato. Più precisamente, è una guida alla sicurezza e alla gestione consapevole dei propri dati in Rete, rivolta a un pubblico di medio-bassa competenza informatica (persone normali e non-nerd, insomma) e suddivisa in quattro grandi sezioni, in base al tipo di informazioni contenute. Come è logico aspettarsi, essendo stata realizzata da Google, si concentra soprattutto sulle funzioni del motore di ricerca Google e del browser Google Chrome, ma la maggior parte dei consigli può essere adattata anche ad altri strumenti, senza difficoltà.
Le quattro sezioni in cui è suddivisa la guida, come possiamo vedere nell'immagine soprastante, sono “La tua sicurezza online”, “I tuoi dati sul Web”, “I tuoi dati su Google” e “Gestione dei tuoi dati”: i nomi dovrebbero essere descrittivi a sufficienza, per poterne intuire anche il contenuto, ma vediamo comunque di spiegarlo in breve.
La tua sicurezza online si occupa della protezione vera e propria: come evitare phishing, malware e accidenti vari. Una pagina che tutti dovrebbero leggere e studiare con attenzione è quella dedicata alle password, che contiene suggerimenti su come creare password robuste e più difficili da scoprire. Password che non siano 12345, insomma. Un altro suggerimento che si potrebbe aggiungere a quelli forniti da Google è l’utilizzo di passphrase, al posto di password: non una singola parola ma una breve frase, insomma, purché sia facile da ricordare per voi e ignota ad altri. Ovviamente, però, la solidità di qualsiasi password è subordinata a quella dell’utente che la crea: se cominciate a condividerla e spedirla a destra e a manca, qualsiasi password avrà la sicurezza della porta di Moria.
Altro problema da considerare, e che la guida affronta in questa sessione, è al sicurezza della rete con cui vi state collegando. In altri termini, come comportarsi a seconda del tipo di connessione di cui disponiamo: la connessione di casa non ha lo stesso livello della connessione libera che potremmo trovare in un aeroporto, o in altri spazi pubblici. A seconda del luogo da cui ci si connette, ci sono semplici norme di comportamento da considerare, che troverete nella guida, assieme a suggerimenti su come gestire la password di accesso alla vostra rete domestica.
A ogni modo, rimane sempre valido il principio generale della sicurezza informatica: il più potente strumento di sicurezza, ma anche la più grande falla nella sicurezza, si trova dentro il cranio di ogni utente. Google può anche dare suggerimenti su come comportarsi, per evitare virus e truffe, ma alla fine sarete voi a dovervi ricordare di seguire i suggerimenti.
I tuoi dati sul Web è una sezione dedicata ai metodi utilizzati dai vari siti per raccogliere informazioni sui visitatori e adattarsi alle loro preferenze. In pratica, si parla di cookies e di cosa può raccontare su di noi il nostro indirizzo IP. Le tecniche di raccolta e di immagazzinamento dei dati personali, a cui ricorrono molti siti, possono essere utili o dannose, a seconda dei punti di vista: utili perché un sito può fornirti un servizio migliore, sapendo chi sei e quali sono le tue preferenze, i tuoi interessi e la tua lingua; dannose perché i tuoi dati personali sono schedati da quel sito. A ogni modo, in questa sezione potete trovare maggior informazioni su come funzioni il meccanismo e farvi una idea più precisa, anche se ovviamente il tutto è presentato dalla prospettiva di Google.
I tuoi dati su Google, invece, è dedicata al rapporto tra noi utenti e i servizi offerti da Google, nello specifico. E qui ce n’è per tutti i gusti. Si va dal funzionamento della rete pubblicitaria di Google, che cerca di offrire pubblicità su misura a ogni utente, al funzionamento del log delle nostre ricerche, ossia al “registro” su cui Google salva le ricerche che effettuiamo e i risultati da noi scelti, per poterci poi offrire risultati personalizzati. Avevo già parlato brevemente di questo, in un articolo sulla bolla di ricerca: qui lo trovate messo in relazione anche all’uso della cronologia sul Web.
Per quanto riguarda la pubblicità su Google, nella apposita pagina della sezione sono disponibili le informazioni su come Google utilizzi i nostri dati, per confezionare appositi ads contestuali: pubblicità su misura, in base alla pagina su cui ci troviamo e ai nostri interessi in quel settore. Lo stesso principio che regola la scelta degli annunci pubblicitari su AdSense, insomma. Ci sono poi pagine dedicate anche agli altri servizi offerti da Google e al modo in cui essi interagiscono e raccolgono i nostri dati personali. In breve, questa sezione è dedicata a come Google faccia ricorso al data mining, ossia alle tecniche per raccogliere e correlare tra loro informazioni di vario genere.
Sempre qui, possiamo anche trovare le norme sulla privacy di Google, assieme all'invito a leggerle.
Gestione dei tuoi dati, infine, è dedicata al modo in cui regolarsi coi vari servizi che immagazzinano i nostri dati e li utilizzano per offrirci servizi. Soprattutto, ci dice come disattivare le impostazioni che non ci piacciono o che riteniamo poco sicure per noi. La gestione delle preferenze per gli annunci pubblicitari, per esempio, contiene le informazioni su come disattivare la personalizzazione degli annunci ed è inoltre disponibile un plugin (una estensione, insomma) per Google Chrome, che permette di disattivare la pubblicità su misura per tutte le reti pubblicitarie che utilizzano lo stesso meccanismo di Google. La pagina relativa ai cookies ci spiega come eliminarli e ci rimanda ad altre informazioni su come gestire i cookies all'interno di Google Chrome. E così via.
Di un certo interesse è poi il servizio “Io sul Web”, che ci permette di gestire la condivisione di nostre informazioni personali, effettuate da altri. possiamo ad esempio scegliere di ricevere un avviso via e-mail, ogni volta che qualcuno pubblica il nostro nome da qualche parte nel Web, oppure ogni volta che il nostro indirizzo e-mail è reso pubblico, e così via. Sempre attraverso questo servizio possiamo chiedere la rimozione di informazioni personali sul nostro conto, pubblicate da altri.
Molte pagine della guida “Buono a sapersi”, infine, sono accompagnate da un video in inglese, con sottotitoli in italiano (anche se probabilmente avreste preferito un video cecoslovacco, con sottotitoli in tedesco), per spiegare meglio il funzionamento di alcuni servizi e di alcuni passaggi della guida stessa.

venerdì 1 giugno 2012

Breve guida alla chat di Facebook

Pur avendo dedicato un articolo al celebre virus della chat di Facebook, che inviava link sospetti a  destra e a manca tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, mi accorgo or ora di non aver ancora dedicato un articolo alla chat in generale. Vediamo di rimediare.
Alla sua nascita, la chat di Facebook dava la sensazione di essere soltanto un’aggiunta successiva alla struttura di base del sito, e probabilmente lo era: funzionava anche parecchio male, molto più di quanto non lo faccia adesso. Col tempo, la situazione è grossomodo migliorata e la chat ha attraversato una serie di fasi e mutazioni, più o meno sgradite agli utenti, che l’hanno portata ad assumere la sua attuale fisionomia. Procederò dunque con una descrizione della chat così come è adesso, pur sapendo che in futuro ci saranno altri cambiamenti, così come ci sono stati finora.
Una delle caratteristiche più visibili e meno amate della chat attuale è la barra laterale, che troviamo nel lato destro di Facebook e che possiamo comodamente nascondere. Questa barra è solitamente divisa in due parti: in alto troviamo il Riquadro degli aggiornamenti (o Ticker, che dir si voglia), mentre in basso troviamo una lista di nostri amici. Questa lista degli amici, a sua volta, può essere divisa in due parti: nella metà alta ci saranno allora gli amici con cui interagiamo più spesso in chat, ma anche altri amici scelti a caso (o meglio, relativamente a caso: la casualità vera non esiste nei computer attuali), e nella metà bassa, sotto l’etichetta “Altri amici online”, troviamo tutti gli altri amici che sono in linea, contrassegnati da un pallino verde. Come caratteristica curiosa, possiamo notare che la lista degli amici “preferiti” include sia gli amici in linea (pallino verde), sia gli amici non in linea (nessun pallino), sia infine gli amici che hanno collegato il proprio cellulare a Facebook (icona a forma di cellulare). In questo ultimo caso, tutti i messaggi inviati da noi saranno inoltrati al cellulare di quell’amico e potrà leggerli lì, anche se non è al momento connesso a Facebook: è una delle novità della chat di cui parlerò dopo.
Nella parte bassa della barra laterale è presente anche una icona a forma di ingranaggio, che mostra la scritta “Opzioni” se vi passiamo sopra il puntatore del mouse. Cliccando quella icona, potremo decidere chi ci vedrà online nella chat, scegliendo una delle tre opzioni proposte:
-Sei visibile a tutti gli amici, a eccezione di...
-Sei visibile solo per qualche amico...
-Non sei visibile per nessuno (vai offline).
Nei primi due casi, ci sarà richiesto anche di inserire i nomi degli amici, o delle liste di amici, a cui vogliamo apparire visibili o invisibili, a seconda di cosa abbiamo selezionato. Cliccando invece sulla icona a ingranaggio che troviamo all’interno di un riquadro di chat, avremo a disposizione un meno con cinque altre opzioni:
-Aggiungi altri amici alla chat...
-Passa offline per (nome dell’amico).
-Visualizza conversazione completa.
-Cancella discussione.
-Segnala come spam.
Credo che le opzioni si descrivano benissimo da sole. Di un certo interesse, però, sono la terza e la quarta opzione, perché ci portano a parlare di un altro grande cambiamento della chat: la fusione di messaggi e chat. In precedenza, infatti, messaggi e chat erano due parti distinte di Facebook: si poteva scrivere un messaggio a un utente, spedendoglielo come se fosse una email, oppure si poteva chattare con quell’utente, e i due tipi di comunicazione erano raccolti in sezioni separate. O meglio, i messaggi erano raccolti, mentre la chat era monouso: spariva dopo che l’avevamo chiusa.
Adesso non è più così. Messaggi e chat sono una cosa sola: quando scriviamo un messaggio, il suo contenuto finisce nella chat e possiamo condurre una qualsiasi discussione in due modi, ossia come botta e risposta via messaggi, oppure come dialogo diretto in chat. Possiamo anche saltellare allegramente da un modo all’altro, senza che ci siano grandi cambiamenti. Inoltre, tutte le nostre conversazioni in chat sono automaticamente salvate, cosa che prima accadeva solo ai messaggi: per ogni amico, avremo una cronologia delle nostre discussioni in chat, che possiamo aprire cliccando su “Messaggi”, oppure selezionando appunto l’opzione “Visualizza conversazione completa”. L’opzione “Cancella discussione”, invece, ci dà la possibilità di azzerare questa cronologia. Forse. Un aspetto molto interessante, infatti, è che sono state salvate e memorizzate anche tutte le vecchie conversazioni in chat, risalenti all'epoca in cui questa funzione non esisteva (o meglio, non era disponibile per noi utenti): questo ci dimostra che, anche se alcuni di noi pensavano ingenuamente che bastasse chiudere la chat per cancellare la conversazione, in realtà tutto ciò che avevamo scritto era stato già memorizzato, a nostra insaputa. Le cose belle della vita.
Passiamo alla integrazione tra Facebook e cellulare. Come ho detto, quando accanto al nome di un amico compare una icona a forma di cellulare, significa che quell’amico non è al momento in linea normalmente (altrimenti avremmo il pallino verde), ma possiamo comunque raggiungerlo sul suo cellulare, perché lo ha collegato a Facebook. Per collegare il cellulare a Facebook, tra parentesi, è necessario scaricare l’apposito Messenger, oppure Facebook per cellulare (se proprio volete).
In questo caso, invece di avviare una chat normale, gli manderemo di fatto un messaggio sul cellulare, se non è in linea. Per noi non cambierà nulla, perché il nostro messaggio sarà sempre incluso nella cronologia delle nostre conversazioni con quell’amico; inoltre, potremo sapere se e quando quell’amico ha visualizzato il nostro messaggio, grazie a una nuova funzione che è stata introdotta sia per i messaggi inviati ai cellulari, sia per la normale chat. Nella parte bassa della finestra di chat ci apparirà un avviso di lettura, assieme all’orario in cui il messaggio è stato letto, quando il nostro amico avrà avuto tecnicamente una possibilità di leggere il nostro messaggio, ossia quando quell’amico è impegnato in una chat, oppure quando ha controllato i propri messaggi ricevuti. Non è detto quindi che lo abbia letto davvero.
Tra le altre funzioni introdotte di recente, c’è anche la possibilità di inviare allegati a un messaggio, oppure a una discussione in chat: possiamo quindi spedire un qualsiasi tipo di file alla persona con cui stiamo parlando, in pratica. Per selezionare il file che vogliamo spedire, basterà cliccare sull’icona a forma di graffetta (uguale a quella usata per gli allegati nelle email): l’icona dovrebbe apparire nella parte bassa dello schermo, mentre stiamo scrivendo un messaggio a un amico. L’icona a forma di macchina fotografica, invece, serve per mandare nello specifico una fotografia o un video, come è facile da intuire. È un primo passo verso la condivisione diretta di files attraverso Facebook, che in futuro dovrebbe includere anche la possibilità di scambiarsi files attraverso le reti P2P come torrent. Staremo a vedere.

Continua qui.